L’odio contro Israele, questo è il risultato della politica della mano tesa di Obama
Shalom, 1 novembre 2009
Con l’approvazione del rapporto Goldstone si impedisce ad un paese democratico di difendersi dagli attacchi terroristi.
Israele ha sempre dovuto difendere il suo diritto a sopravvivere come se fosse un lusso, come se le tante guerre, gli attacchi
terroristi, le migliaia di morti di civili, e poi il bombardamento incessante portato da Hamas a Sderot, Ashkelon, Ashdod e ai kibbutz circostanti non comportassero abbastanza sofferenza.
Mi piacerebbe sapere se c’è qualcosa che vada bene nella politica della mano tesa di Barak Obama. Al momento, sembra che le sue speranze, sempre così luminose sugli schermi tv e sulla carta, di fatto si riferiscano a un mondo che non vuole saperne.
Dell’Iran, primo fra gli obiettivi del pacifismo obamiano, sappiamo che ancora non sono avvenute le promesse ispezioni alla struttura atomica di Qom; quand’anche avvenissero, sarebbero operate dall’AEIA di El Baradei, ovvero consterebbero di qualche evanescente, cauta notizia destinata a essere subito smentita da fatti ben più crudi, per esempio da altri siti nascosti, oppure sarebbero la foto di un teatrino destinato a cambiare lo scenario poco dopo l’uscita dei tecnici dell’Agenzia Atomica. [...]
Iran, ennesimo rinvio. E l’Occidente si stanca
Il Giornale, 28 ottobre 2009
Chi ancora aveva voglia di credere che la politica della mano tesa verso l’Iran avrebbe dato qualche risultato e che la proposta di El Baradei, così vantaggiosa per l’Iran, sarebbe stata accettata, ieri, in Europa, ha sofferto particolarmente sulle ore del pranzo. Invece Obama si è svegliato con la notizia che al Alam, il satellite in lingua araba dell’Iran, ha annunciato che gli Ayatollah daranno la risposta sulla proposta occidentale fra 48 ore; nel frattempo fa sapere che, mentre intende accettare il principio del trasferimento all’estero dell’uranio da arricchire, intende richiedere “cambiamenti”, senza specificare quali. Lo schema di accordo chiede all’Iran di trasferire entro l’anno alla Russia l’80 per cento della quantità di uranio che si pensa l’Iran possieda, una tonnellata e mezzo, e dopo l’arricchimento di passarlo alla Francia per l’ulteriore lavorazione che poi dovrebbe portare alla restituzione a Teheran dell’uranio trasformato in carburante per un reattore che produce radio isotopi. Una favola bella che sembra ormai praticabile solo a El Baradei. Comunque, adesso Alaeddin Borujerdi, capo della commissione parlamentare per la sicurezza e la politica estera, dice che l’accordo non prevede di trasferire all’estero tutta insieme la quantità proposta, ma di spedirla in piccole quantità e di sostituirla una volta arricchita al 20 per cento. La spiegazione è logica. L’80 per cento tutto insieme, proprio per la sua consistenza, può causare un rallentamento delle operazioni che portano alla bomba atomica. E, poi, sembra dire l’Iran, meglio non fidarsi e tenersi a casa il tesoro. [...]
Serata in memoria di mio padre, Alberto Nirenstein

CARI AMICI,
SPERO DI VEDERVI GIOVEDì.
FIAMMA
Abu Mazen si gioca tutto con le elezioni
Se sullo sfondo non si udisse risuonare a Ramallah lo squillo del telefono proveniente direttamente da Obama, il gesto di Abu Mazen, al secolo Mahmud Abbas, il presidente palestinese, di indire le elezioni presidenziali e parlamentari per il 24 di gennaio potrebbe avere un che di seriamente masochista. Ma due giorni fa il presidente americano ha telefonato per rassicurare Abbas sul suo sostegno per un futuro Stato palestinese, e, in sostanza, per dargli il suo appoggio. Gli americani sono stati messi a parte per tempo, e forse lo hanno anche ispirato, del giuoco durissimo in cui Abbas aveva intenzione di mettersi con la mossa annunciata venerdì: il presidente palestinese deve aver detto al suo amico «se non tento di riportare Hamas a un atteggiamento meno strafottente la spaccatura crescerà a dismisura insieme alla sua forza. Tanto vale tentare di piegarlo prima che gonfi fino a sommergermi, richiamandolo al fatto che esistono le elezioni e che io sono il presidente».
Abbas ha dunque detto al pubblico che le elezioni sono un obbligo costituzionale, che la legge lo mette in condizioni di non potersi esimere dal rimettere di nuovo il futuro della sua gente alle urne. Un punto molto dignitoso per ribadire la sua legittimazione democratica. Ha anche aggiunto che il fatto che Hamas sia contraria ad andare alle elezioni adesso dopo il fallimento dei colloqui di riconciliazione sponsorizzati da Mubarak (conclusisi pochi giorni fa con un sì di Abu Mazen, addirittura inviato al Cairo per fax, ma con un altro successivo no di Hamas) non esclude che l’Egitto da qui a poco riesca a stilare una carta di accordo buona per tutti. Abu Mazen lascia capire che in quel caso sarà malleabile. [...]
Mediorientale
Gli argomenti di questa settimana:
Tre fatti di politica interna israeliana: le voci sull'uscita di Ariel Sharon dal coma profondo; i dissidi interni al partito laburista tra Ehud Barak, Ministro della Difesa, e alcuni esponenti del partito e in particolare il parlamentare della Knesset Daniel Ben Simon; l'episodio di un gruppo di soldati che, durante il giuramento, ha manifestato contro lo sgombero di insediamenti. Gli obiettori di coscienza "di destra".
L'attesa risposta dell'Iran alla proposta di El Baradei dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (arrichimento di parte dell'uranio iraniano in Russia, per "monitorare" il processo). Lo scetticismo di Israele. Lo strano incontro di qualche settimana fa al Cairo tra rappresentanti israeliani e iraniani, insieme ad altri, per la riunione della Commissione internazionale per la non proliferazione e il disarmo. Non un incontro bilaterale, ma comunque l'Iran ha negato, Israele no.
Libano: l'arresto di 21 sospetti terroristi legati ad Al Qaeda nel campo profughi palestinese Nahr El-Bared (dove nel 2007 è avvenuta una durissima repressione da parte dell'esercito libanese, sulla quale non si è mai indagato fino in fondo).
La pubblica richiesta di Ban Ki-Moonal disarmo degli Hezbollah.
La guerra sotterranea tra Israele, Libano, Siria: le "misteriose" esplosioni nel Sud del Libano di questi giorni. L'assassinio di Imad Mughniyehnel febbraio 2007. Il bombardamento della centrale nucleare in Siria nel settembre 2007.
L’Iran non ferma la bomba: l’accordo di Vienna è già diventato una farsa
Il Giornale, 23 ottobre 2009
Chissà se Mohammed El Baradei ha ancora stampato sul viso quel sorriso di soddisfazione che mercoledì esibiva descrivendo la bozza di accordo fra l’Iran e il mondo che dovrebbe rappresentare la luce in fondo al tunnel dell’arricchimento dell’uranio per la produzione della bomba atomica degli ayatollah. Ma a poche ore dal preteso accordo (ancora non ratificato) della riunione di Vienna dell’Aiea, l’Agenzia per l’Energia Atomica, che per altro a uno sguardo meno entusiasta appare buono solo per l’Iran, arrivano già le prime smentite. Mohammed Reza Bahonar, vicepresidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato beffardamente: «Quelli (le potenze riunite a Vienna, ndr) ci dicono: voi ci date il vostro uranio arricchito al 3,5% e noi vi diamo il carburante per il reattore. Per noi è inaccettabile». Né più né meno. È certamente una premessa poco incoraggiante rispetto al parere ufficiale atteso dall’Iran entro oggi: esso può dunque preludere a un tipico ritorno alla casella zero del gioco secondo uno schema ormai sperimentato, più tempo guadagnato, più uranio arricchito; oppure, Bahonar prepara il tavolo ai negoziatori per ottenere di più. L’Iran non sceglierà comunque questo momento di intensa pressione americana per chiudere la porta; seguiterà a fare ciò che vuole, cioè la bomba, traccheggiando variamente per non causare l’ira funesta di Obama. [...]
"Gli occhi del mondo sull'Iran": dibattito a Radio Anch'io
Teheran ha alzato i toni dopo l'attentato in Belucistan che ha provocato 42 morti tra i Pasdaran. Il capo dei guardiani della rivoluzione ha promesso rappresaglie contro Stati Uniti e Gran Bretagna, Ahmadinejad ha invece accusato il Pakistan. Una vicenda che certo non aiuta il complicatissimo dialogo sul nucleare iraniano. Oggi è in programma un incontro cruciale a Vienna, con l'Iran che deve dare una risposta sulla possibilità di far arricchire l'uranio in un Paese terzo.
Saranno ospiti di Giorgio Zanchini: Bijan Zarmandili (giornalista e scrittore iraniano, esperto di politica mediorientale); prof. Renzo Guolo (docente di Sociologia dell'Islam all'Universita' di
Torino); Bruno Ruffolo (giornalista del Giornale Radio Rai, piu' volte inviato in Iran); Yossi Melman (editorialista del quotidiano iraeliano Haaretz, co-autore di La sfinge nucleare di Teheran: Mahmoud Ahmadinejad e lo stato iraniano); on. Fiamma Nirenstein (vice presidente Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati/Pdl); Khaled Fouad Allam (docente di Sociologia del mondo musulmano all'Universita' di Trieste e di Urbino, editorialista de Il Sole 24 ore, gia' parlamentare dell'Ulivo); prof. Michael Cox (docente di Relazioni Internazionali alla London School of Economics di Londra).
Dall’Onu un bel regalo al terrorismo
Il Giornale, 18 ottobre 2009
Una volta qualcuno ha detto che prima o poi l’Onu voterà a maggioranza che il mondo è quadrato, e che questa diventerà una inviolabile risoluzione. Il rovesciamento della realtà all’Onu succede continuamente, in realtà, dato che questa organizzazione e tutte le strutture che ne derivano come il Consiglio dei Diritti umani hanno una maggioranza automatica formata da Paesi islamici e Paesi cosiddetti non allineati antiamericani e antisraeliani che votano qualsiasi cosa venga deciso a priori dai loro interessi, ovvero dagli interessi di fatiscenti e nuove dittature, senza nessun riguardo per la verità e con una perversa interpretazione del tema dei diritti umani. Ed essi sono tanto più diritti e tanto più umani quanto più fanno comodo ai loro interessi.
Ma adesso siamo tutti a rischio. Il voto che due giorni fa ha promosso il rapporto del giudice Goldstone che descrive a modo suo la guerra di Gaza per 575 pagine è, anche se siamo abituati al peggio quando si tratta di Israele, un amaro pasto che ci rimangeremo per i prossimi anni a tutte le latitudini in cui si presenti un conflitto non convenzionale; una guerra, cioè, in cui non siano due eserciti a fronteggiarsi, ma un esercito da una parte e dall’altra milizie fanatizzate e terroriste che ritengono loro diritto e, anzi, loro dovere fare uso della popolazione civile per condurre la loro guerra. Immaginiamo per esempio che in queste ore l’esercito pakistano nella sua offensiva anti-Al Qaida e anti-talebana, indispensabile per evitare che le bombe atomiche (90) di quel Paese finiscano all’estremismo islamico, sia regolato da norme che proibiscono categoricamente di affrontare il nemico se per caso si nasconde dentro strutture a uso civile, case, moschee, scuole. [...]
A gift to terrorism from the UN
Once someone said that, sooner or later, the U.N would cast a majority vote to state that the world is square and that this resolution would be unassailable.
The U.N. is consistently turning the tables on reality. In fact, this organization and all its agencies and bodies, such as the Human Rights Council, have an automatic majority of Islamic countries and of so-called non aligned anti-American and anti-Israeli countries that vote any decision based on their interests. That is the interests of obsolete and new dictatorships without any concern for truth and with a perverse interpretation of human rights. And these rights are the more righteous and human the more they meet their agenda.
But now we are all in danger. Two days ago, the U.N. approved the report by judge Goldstone who provides his personal description of the war in Gaza in 575 pages. And even if we are used to the worst when it comes to Israel, this is a bitter pill that we will have to take wherever in the world there is a non conventional war; that is a war where there are not two armies fighting each other, but, on one side there is an army and, on the other, there are fanatic and terrorist militias who believe they have the right, indeed the duty, to use civilian populations to conduct their war. Let us imagine, for example, that, in its anti-Al Qaeda and anti-Taliban offensive – which is indispensable to prevent Islamic extremists from getting hold of (90) atomic bombs – the Pakistani army is governed by rules under which they must not face their enemies hidden in civilian facilities, houses, mosques and schools. [...]
Il rapporto Goldstone è dannoso per la pace e per i diritti umani
Roma, 16 OTT (Velino) - "Oggi a Ginevra il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu ha adottato, per mezzo di una risoluzione nella quale sono menzionati solo i crimini di Israele, il rapporto Goldstone che, ignorando gli attacchi omicidi che Hamas ha portato con 1300 missili sulla popolazione civile di Israele, condanna con argomenti pretestuosi e falsi l'intervento militare del gennaio scorso, pure deciso dopo decine di tentativi di calmare le acque con Hamas".
Lo dichiara Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. "La risoluzione e' dannosa sia per il processo di pace in Medio Oriente sia per la protezione dei diritti umani di tutti i popoli. Infatti incoraggia le organizzazioni terroristiche in tutto il mondo a colpire i civili e a usarli come scudi umani e criminalizza anche il piu' moderato tentativo di fermarli. Inoltre, e'
evidente che Israele, che va incontro a rischi gravissimi nel cedere territori, come hanno dimostrato i suoi ritiri dal Libano e da Gaza, non potra' mai prendere questa decisione una volta che le si proibisca di difendersi, pena l'accusa di essere un criminale di guerra - prosegue -. La risoluzione e' stata votata con le solite maggioranze automatiche delle Nazioni Unite, che mettono insieme Paesi Islamici e del Movimento dei Non Allineati. Siamo orgogliosi che l'Italia sia tra i 6 paesi che hanno votato contro, dando un'altra prova di saggezza in politica estera. Questa risoluzione, ancora una volta, dimostra come le politiche dei diritti umani siano colonizzate dal palestinismo".
Mediorientale
Gli argomenti di questa settimana:
Le tensioni tra Israele e il sud del Libano, con nuove scoperte di depositi di armi nei villaggi nel sud del Litani; l'impotenza dell'UNIFIL; i continui insuccessi nella formazione di un governo libanese dal 5 giugno scorso; rinviati sine die i colloqui di riconcilazione tra Fatah e Hamas previsti al Cairo per la settimana prossima: in vista delle prossime elezioni palestinesi a febbraio, conviene una riconciliazione? Il rapporto Goldstone sui crimini di guerra durante la guerra tra Hamas e Israele: i tentennamenti di Abu Mazen, la sua rinuncia iniziale a portare il rapporto davanti al Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU, la condanna da parte del mondo arabo e la successiva ritrattazione.





