L'America di Obama? Un'America risibile
Fiammanirenstein.com, 13 settembre 2013
Prego: da qui, proprio oggi, si vede un panorama stupefacente, mai immaginato prima. Si vede Bashar Assad con la faccia sempre più da bambino che dopo aver ammazzato 110mila persone, sorride felice all’ipotesi di continuare appena si calmano le acque. Lo si può osservare mentre, dopo aver violato tutti i diritti umani, ritto col dito puntato contro Israele, spiega che lui le armi chimiche le teneva solo per difendersi dal terribile pericolo che esso poneva alla sua popolazione! Si può anche scorgere il rais mentre detta i tempi e i modi per ispezionare le sue armi, tanto c’è Putin che lo protegge.[...]
Obama nel pallone: va alla guerra, anzi no
Obama si agita nelle sabbie mobili. E’ la sorte di chi usa troppi artifici retorici, di chi incarna troppi tipi di personalità insieme: non si può fare la pace e la guerra insieme, affermare il primato morale degli USA e aspettare che te lo voti il Congresso, difendere i bambini siriani e affidarne la sorte al buon cuore di Assad. La proposta del fidatissimo Kerry e dei malfidati russi (non è strano?) che Assad consegni le armi chimiche, e là più volatile e difficile da realizzare che si possa immaginare. Basta immaginare come verrebbero accolti nella Siria che brucia gli eventuali ispettori dell’ONU che dovrebbero ricevere il controllo delle armi chimiche, tutte tutte, sul terreno, e decidere che farne, basta pensare che ci sono più di cinquanta siti nascosti chissà dove. Ma è una proposta abbastanza astuta da bloccare tutto in attesa che si precisi, e abbastanza pacifista da riportare il sorriso sulle labbra di Obama a dispetto del fatto che non c’è oggi presidente più dilaniato. Obama è sollevato dal non dovere correre verso il cannone delle sue navi e sparare, ma non poteva avviarsi al suo “discorso alla nazione” di ieri notte in una situazione di maggiore confusione, da una parte dovendo sostenere la bontà dell’attacco con la foga con cui l’ha sostenuto fino ad ora, e dall’altro piantando una frenata per vedere come va la trattativa sulla consegna delle armi.[...]
Siria, il G20 dà una mano a Obama
Alla fine si sono incontrati. Nonostante Obama avesse orgogliosamente cancellato il bilaterale con Putin nell'ambito del G20 e Putin avesse fatto spallucce, i due ieri, dimostrando la loro basilare fragilità hanno scelto di scambiare qualche idea. Non che questo abbia smorzato lo scontro. Obama però si è accontentato di portare a casa (e davanti al Congresso) la firma incoraggiante della maggioranza dei Paesi (Italia inclusa), che in una dichiarazione congiunta hanno attribuito ad Assad la responsabilità delle violenze e dell'uso di armi chimiche, sostenendo comunque una soluzione non militare. Per entrambi i leader l'incontro è stato «costruttivo», per entrambi restano tutte le «divergenze». Putin, in conferenza stampa, ha rilanciato la sua furiosa campagna di delegittimazione dell'eventuale attacco americano alla Siria dal podio del G20, dimenticando all'improvviso tutta l'agenda economica che aveva propugnato da elegante padrone di casa. Obama triste e deciso ha risposto, fiero e americano come non lo era mai stato, costretto a ribadire la specialità del compito del suo Paese nello stabilire che cosa è morale e cosa non lo è nel mondo contemporaneo. Ha annunciato che martedì parlerà al popolo americano, dalla Casa Bianca, per spiegare al Paese che Assad è una minaccia per la pace e la sicurezza del mondo.[...]
Quei sorrisi di plastica sull'orlo di una guerra
Il grande freddo fra Obama e Putin indossa le piume della festa. Arrivano nel palazzo Costantino di San Pietroburgo al G20 i boss dei venti Paesi più industrializzati del mondo, sfilano salutando il padrone di casa, Vladimir Putin, sulla porta e spariscono dentro verso una doppia agenda: una falsa, sull’economia mondiale, e una vera, la guerra contro Assad di Siria. I due uomini che si salutano con un sorriso di circostanza e posano per i fotografi, sono due leader incerti sugli esiti di questa riunione, anche se si sorridono alquanto. Obama mostra a Putin e alle tv di tutto il mondo come si balza pieni di energia fuori da una limousine, ma sa che deve convincere il maggior numero possibile dei leader del mondo che in Siria non esiste altra soluzione che quella militare. Ha elaborato una sua ragione morale: non sono stato io, ha detto, a inventarmi la “linea rossa” legata all’uso delle armi di distruzione di massa.[...]
La vera guerra è tra Obama e Putin
Il Giornale, 05 settembre 2013
“Ve lavevo detto che non mi meritavo il Premio Nobel per la pace” ha ridacchiato ieri il presidente Obama durante una conferenza stampa a Stoccolma. Una battuta, una vacanza dall’ incessante dichiarazioni di principio che caratterizzano questi giorni di preparazione all’ ormai inevitabile attacco in Siria. Domani comincia in Russia il G20, Obama e Putin dopo la crisi su Snowden, non hanno in programma incontri diretti, ma il loro dialogo a distanza assorda la comunità internazionale. Sul Mediorente si misura in queste ore l’abilità dei due e il destino del mondo: Obama vuole affermare la forza morale degli USA, spazzare in poche ore ogni dubbio sull’egemonia occidentale su quell’area. Putin sa che il suo alleato è diventato imbarazzante ma può contare su una robusta coalizione sciita che non lo lascerà finché egli non li abbandonerà, e valuta in queste ore quanto la zampa dell’orso russo può essere ruvida, data la scarsa presentabilità dei suoi alleati Assad, Nasrallah, il capo degli Hezbollah, e Khamenei, l’ayatollah che domina l’Iran. Quindi, mantenendo le posizioni, apre qualche spiraglio al presidente americano.[...]
Israele lancia due missili: "Attenzione siamo pronti"
Ieri due scie infuocate il cui chiarore si è perso nel grande scenario azzurro e giallo del Medio Oriente, dall’interno di Israele al centro del Mediterraneo, ci hanno fornito una quantità di informazioni sulla prossima guerra siriana, quella che, se Obama riceverà il permesso dal Congresso, potrebbe cominciare nel giro di una decina di giorni. Alle 9,30 la stazione militare russa sul Mar Nero ha dato notizia che due missili erano esplosi dalle parti della Siria. Israele ha poco dopo annunciato che aveva condotto un test di routine (si dice sempre così) insieme all’esercito americano. Ma i missili sembrano invece un chiaro messaggio: Israele si fa vivo dopo che Obama ha promesso di “punire” Bashar Assad per avere usato armi chimiche. E dice: siamo pronti. Israele si difenderà fino in fondo e con mezzi tecnologici inusitati. Proprio nelle stesse ore, il primo ministro Bibi Netanyahu, all’inaugurazione di una mostra di High Tech a Tel Aviv traduceva i fatti in parole: “La nostra vita dipende da un muro d’acciaio, da una cupola d’acciaio e da una volontà d’acciaio. Non vi conviene attaccarci”.[...]
Mediorientale
Durante la puntata di questa settimana de Il Medioriente visto da Gerusalemme ascoltiamo notizie ed analisi di come Israele si prepara a reagire ad un eventuale attacco Usa contro la Sira di Assad, di come si stanno organizzando le forze di difesa, i servizi segreti e i civili israeliani, in un Medioriente dove il vecchio Occidente non sa cosa fare, cosa scegliere:”Dall’inizio di queste rivoluzioni non sappiamo chi sono i buoni e chi i cattivi” dice Nirenstein durante la puntata. Dalla crisi siriana si passa a parlare del recente meeting della Lega araba svoltosi in un clima di sfiducia visto il tentennamento di Obama e della comunità internazione. Per poi concludere sulla situazione egiziana, dove Morsy dovrà sostenere un duro processo e dove El Sisi è impegnato nello smantellamento delle migliaia di tunnel tra Gaza e l’Egitto (da anni utili al rifornimento di armi per i gruppi estremisti islamici) per poi passare a una buona notizia per quanto sui rapporti tra Ankara e Gerusalemme.
La (sottile) linea rossa di Obama
Obama è un presidente molto ideologico e quindi poco portato a capire la realtà. Ma la realtà gli interessa meno del mondo fantasmatico del consenso, e per questo il fatto che l'Iran e la Siria di Assad, insieme agli Hezbollah, stiano adesso facendo festa, non lo percepisce come un fatto primario, non gli importa più di tanto. L'America, l'ha detto tante volte, non è caput mundi, ma primus inter pares, e così sia anche questa volta, dopo che già le ha sbagliate tutte in Medio oriente. Nella definizione della necessaria modestia degli Usa nel mondo, si distingue dal predecessore a cui non vuole essere avvicinato nemmeno per un istante, George W. Bush, il cow boy che guarda storto se ferito nell'onore, che al posto suo sarebbe saltato su un Tomahawk e avrebbe colpito Assad in mezzo alla fronte. Così fece Bush con Saddam Hussein, e Obama ha sempre guardato con disprezzo a questa scelta, anche se si è dimenticato che non sarebbe successo se suo padre nel '91 e Clinton qualche anno dopo non lo avessero lasciato a casa sua libero ancorché ferito, a galleggiare sul mare della prepotenza dittatoriale e dello scontro religioso islamico. Fra l'altro, Saddam è il diretto predecessore di Assad nell'uso del gas contro i curdi.[...]
Israele la sentinella del mondo occidentale, sola come sempre
Gerusalemme. C’è un Paese che non c’entra niente, non fa parte della coalizione che Obama sta cercando di mettere insieme per attaccare la Siria (ciò che ormai può accadere ad ogni momento dopo che sono partiti gli inviati dell’ONU) ha ripetuto in tutte le lingue che non intende occuparsi dei complessi affari, le rivoluzioni, gli scontri interni, le stragi, le persecuzioni da cui sono funestati i suoi vicini. Non parteggia per nessuno. Nel corso di questi due anni di incredibili violenze ai suoi confini, si è limitato a mordersi la lingua e a raccogliere i feriti che tracimano dalla lotta fra Assad e i ribelli oltre il Golan, e curarli nei suoi ospedali. Questo Paese si chiama Israele, ed è l’unico contro cui i siriani e i loro alleati iraniani minacciano vendetta per ciò che si prepara. Nelle ultime ora la radio siriana trasmette musiche marziali, le milizie alawite si preparano e gli ufficiali intervistati affermano che ogni arma sarà usata in caso di attacco, ovvero allude all’uso delle armi chimiche che Assad ha accumulato in grandi quantità. Lunedì Khalaf Muftah, presidente del Ba’ath, il partito di Assad, ha detto alla radio che “Israele cadrà sotto il fuoco se gli USA e i loro alleati lanceranno un attacco contro la Siria” e ha aggiunto: “Abbiamo armi strategiche (cioè armi chimiche), sappiamo usarle, ed esse sono normalmente puntate contro Israele”.[...]
La tranquillità d'Israele nonostante l'inferno sia alle porte
Quando si parla di guerra, in Israele, non si roteano gli occhi, non si lanciano esclamazioni di orrore, non si dice speriamo bene, non si alzano le sopracciglia. Il Paese si stropiccia gli occhi, sospira un po’, fa due scherzi ai bambini, si alza lentamente da un letto da campo in mezzo a una zona impervia dove dormire è stato un privilegio e si è grati di questo riposo, si guarda intorno e si sciacqua la faccia. Ha cercato di prendere fiato, di riposare per una mezzoretta, l’intervallo è finito, e adesso guarda la vita con senso pratico. Si gira intorno, si tira su le maniche.
A Nordest la Siria: un dittatore dall’apparenza ingannevole, col suo lungo collo da inglese, fa stragi di bambini col gas e bombarda i villaggi dall’aria mentre dall’altra parte una schiera inconsulta di martiri jihadisti oltre a odiare Assad si trova d’accordo con lui solo nel maledire Israele (benché alcuni dei suoi feriti vengano raccolti e curati negli ospedali dello Stato Ebraico) e tutto il mondo occidentale. Poco più su, in Libano, ecco l’ inverosimile massa di giovani agli ordini di un clerico sciita il cui cervello ribolle d’odio sotto il turbante nero, Hassan Nasrallah, che emerge come un serpente dal suo bunker solo per spedire i miliziani a uccidere altri giovani musulmani in Siria con le loro donne, e i loro bambini e per promettere a chi se lo fosse dimenticato che il vero scopo è distruggere Israele.[...]





