La Russia va alla riconquista dell'Egitto
A volte ritornano. Ed ecco dunque al Cairo il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e quello della difesa Serghei Shoigu. Firmano accordi, partecipano a parate. E’ la prima volta dalla storica mossa di Anwar Sadat che cacciò dall’Egitto gli “esperti” sovietici. Nel 1972 decise di levarseli di torno, memore della sventola che aveva preso nel ‘67 Nasser, il suo predecessore, la cui alleanza d’acciaio con il mondo comunista era stata coronata dal titolo di “Eroe dell’Unione Sovietica”. Dopo la guerra del ’73, perduta senza disonore, Sadat invitò Nixon e Kissinger al Cairo, e cambiò campo: all’ombra delle piramidi da allora si riposarono gli amici americani, la pace con Israele fu firmata a Camp David, e l’Egitto uscì dalla cupa alleanza sovietica divenendo il punto di riferimento arabo degli USA. Ma nessuna alleanza avrebbe potuto resistere alla incredibile politica mediorientale di Obama, e anche qui ecco che Putin vince uno a zero.[...]
Mediorientale
Ricca di argomenti la puntata di questa settimana del Il Medioriente visto da Gerusalemme: si inizia partendo dal Kuwait con una notizia che ci porta in Palestina dove si respira aria di intifada – il recente omicidio di una giovanissima recluta dell’IDF da una parte di un altro giovanissimo fedayn suggerisce questo- e dove i colloqui per arrivare al tavolo della pace stanno dando risultati deludenti nonostante una forte presa di posizione di Netanyahu che proprio questa settimana si è imposto per fermare l’inizio di nuove costruzioni nei territori contesi; il premier israeliano certamente preoccupato di non compromettere i colloqui con i palestinesi è soprattutto impensierito dalla corsa iraniana al nucleare facilitata dalle recenti posizioni di Kerry e dalle ricche risorse economiche di Khamenei che, stando a una recente inchiesta giornalistica, possono scampare alle sanzioni. Inoltre, durante la puntata si analizza l’attuale situazione egiziana, la ripresa dei rapporti tra l’Egitto e la Russia, il rilancio economico di alcuni settori del governo cairota soprattutto grazie all’ingente supporto dei Paesi del Golfo, per poi passare ad analizzare la situazione domestica turca e le nuove vicende dei rapporti tra il Cairo e Ankara.
Mediorientale
Il ritorno di Avigdor Lieberman a capo della diplomazia israeliana dopo essere stato assolto dal tribunale di Gerusalemme, il "processo di pace", le posizioni degli Usa e le dichiarazioni di Kerry, le mosse di Abu Mazen e quelle di Israele determinato a non cedere su alcuni punti a costo dell'isolamento dalla comunità interazionale, mentre la Giordania ha preso il posto dell'Arabia Saudita nel Consiglio di Sicurezza Onu. Si parla di questo durante la puntata di questa settimana de Il Medioriente visto da Gerusalemme, per poi continuare con l'analisi di altre notizie come le recenti scoperte sulla morte di Arafat, la corsa al nucleare dell'Arabia Saudita e la questione curda.
Iran, Parigi frena: "No ad accordi da minchioni"
Dunque non era così semplice. L’accordo che avrebbe dovuto frenare la corsa dell’Iran alla bomba atomica (sempre negata dagli interessati) e dargli respiro sollevandolo da alcune sanzioni non è ancora stato raggiunto, e se le ore della notte non cambieranno qualcosa, si assisterà a un round successivo. Il clima sembra improvvisamente rannuvolato rispetto al solleone dei giorni scorsi, i sorrisi si sono spenti. La realtà riscuote il suo tributo. L’Iran sta sulle sue, le concessioni sono molto modeste, nell’affollata piazza di Teheran per il 34esimo anniversario della rivoluzione si è gridato, come sempre, gridato “morte all’America” e “morte a Israele”, mentre Khamenei stesso dice di non nutrire grandi speranze.[...]
Netanyahu furioso per l'imminente intesa Usa-Iran
Ormai è questione di ore, l’accordo con l’Iran sull'arricchimento nucleare e quindi l’alleggerimento delle sanzioni che fino a oggi lo hanno colpito sembrano molto vicini. I parla di “un primo accordo temporaneo” per cui l’Iran congelerebbe per sei mesi buona parte delle sue attività nucleari, e in cambio potrebbe accedere di nuovo ai suoi conti bloccati e riaprire i commerci in oro e petrolchimici. Gli atteggiamenti che accompagnano le ultime ore di discussione a Ginevra sono molto diversi: l’entusiasmo della baronessa Ashton, ministro degli esteri dell’UE traspare da tutti i pori, la si vede aggirarsi per i colloqui con un luminoso sorriso.[...]
L'infanzia rubata: lo sfruttamento militare dei bambini ieri e oggi
|
|
L’Iran fa paura: Riad si compra l’atomica dal Pakistan
Mentre suona a destra uno squillo di tromba, ovvero le notizie anche di ieri promettono che l’Iran otterrà condizioni che gli consentiranno di procedere verso la bomba atomica, a sinistra risponde uno squillo, e che squillo: l’Arabia Saudita ha investito nel corso degli anni in Pakistan, che ha più di centoventi bombe atomiche, per comprare un pacchetto atomico già pronto non appena sarà evidente che il suo nemico storico, l’Iran, sta per raggiungere l’obiettivo. Può darsi persino, secondo un’alta fonte della NATO che ha parlato alla BBC, che l’arma nucleare pakistano-saudita venga approntata prima di quella iraniana.[...]
Iran, nell'ambasciata Usa si respira ancora odio
Ieri di nuovo l’Iran ha mostrato al mondo la sua faccia di tutti I giorni: “Morte all'America”, hanno urlato in decine di migliaia. Come 34 anni fa, il 4 novembre del 79, di nuovo le Guardie della rivoluzione hanno bruciato le bandiere USA e israeliani, hanno impiccano svariati zio Sam, si sono affollati come ai bei tempi fra le mura mezze rovinate e dentro i cancelli arrugginiti dell’ambasciata d’America aperti per l’occasione esprimendo tutto il loro odio. Per l’anniversario del sequestro dell’ambasciata, sono entrati insieme ai giornalisti che hanno indossato inopinatamente targhette con scritte di odio agli USA, avventurandosi nelle stanze che dalle dieci di mattina di quel giorno di autunno furono violate contro ogni regola internazionale, si riempirono di giovani urlanti e armati, fra cui un Ahmadinejad di 23 anni, spinsero i funzionari terrorizzati a barricarsi fino nell'ultimo ufficio, finché in 52 (dopo il rilascio di alcune donne sudafricane) furono presi prigionieri dai basiji urlanti, e trattenuti per 444 giorni. Ieri gli slogan erano gli stessi: “lottiamo contro l’arroganza globale, l’Iran è il migliore, fatemi morire per l’Iran”. Dopo tanti anni, l’ambasciata non è stata rivisitata, in tempi di trattative con gli USA, da un gruppo di storici o politici consapevoli del fatto che si trattò di un gesto di violenza inenarrabile, ma da decine di migliaia di basiji urlanti con il ritratto di Khamenei.[...]
Il gioco palestinese di rendere inutili i colloqui di pace
I colloqui di pace fra israeliani e palestinesi sono cominciati il 29 di luglio, dandosi sei mesi di tempo. Siamo dunque vicini alla scadenza, ma c’è qualche speranza per quello che Obama definisce il maggiore impegno insieme all’atomica iraniana? Ieri l’esercito israeliano ha avuto 5 feriti di cui tre gravi, Hamas ha avuto quattro morti. Questo è accaduto mentre l’IDF chiudeva una galleria lunga due chilometri, attraverso la quale passa di tutto, specie gruppi terroristi. Lo scontro è pesante, ma non più di quello in corso, mentre si tengono i colloqui cui Kerry sovrintende (è di nuovo in arrivo) con Abu Mazen. Infatti, la gara per l’egemonia nel mondo palestinese che garantisce il potere, si vince su chi dirige il giuoco antisraeliano. Abu Mazen deve quindi essere molto inventivo.[...]
L'antisemitismo di Vauro in tribunale non esiste. Ma ci perseguita da sempre
Il Giornale, 31 ottobre 2013
Quando guardo la vignetta di Vauro con la mia caricatura che di nuovo un tribunale italiano ha assolto accusando invece contro ogni logica Peppino Caldarola che ne ha denunciato il significato, penso: bravo Vauro, ha saputo compendiare tutto il significato dell’antisemitismo contemporaneo in una sola immagine. Ambiguo, polivalente, saldamente ancorato nella tradizione antisemita classica, io col naso a becco, un mostro, un essere deumanizzato, con la stella di Davide cucita come esigevano i nazisti con gli ebrei, e moderno, consapevole del fatto che basta trovare una qualche ragione popolare per odiare gli ebrei e appicicarglielo, come quel distintivvo del PdL accanto al fascio littorio appiccicato a me? Proprio a me? Sono Fiamma? Con la mia storia di femminismo? Diritti umani? Iranianiani perseguitati? Tanti libri? Tanta storia? No, sono l’ebrea di Vauro, con il fascio, la stella di David, il naso.[...]





