Attacco già deciso, Obama sta cercando soci
martedì 27 agosto 2013 Il Giornale 5 commenti
Il Giornale, 27 agosto 2013Dispiace che le auto del gruppo degli ispettori ONU diretti al sito presso Damasco dove dovrebbero trovare tracce del gas nervino che ha ucciso oltre 1300 civili, sia stato preso di mira dai cecchini. Potevano risparmiargli quella paura, perché le decisioni che già vengono prese in queste ore hanno poco a che fare con ciò che gli ispettori troveranno: il gas Sarin vola via dopo cinque giorni, e comunque William Hague, ministro degli esteri inglese, ha detto semplicemente che la decisione è presa perché “non vogliamo che i vari dittatori pensino che possano usare armi chimiche in giro”. Ban Ki Moon segretario generale delle Nazioni Unite, ha detto gli ispettori devono fare presto, che ogni ora conta[...]
Informazione Corretta: il commento settimanale di Fiamma Nirenstein
lunedì 26 agosto 2013 Generico 0 commenti
Informazione Corretta, 26 agosto 2013E' un fatto più unico che raro, che un israeliano, se ebreo, usi la parola Shoah fuori del contesto. La Shoah è ritenuta incomparabile per antonomasia da gran parte del pensiero occidentale e per mille ragioni che non staremo qui ad esaminare adesso. Basti invece dire che in questi giorni la parola Shoah è stata usata anche alla radio da personaggi pubblici (per esempio dall’ex ministro “Fuad” Ben Eliezer) quando è giunta la notizia che più di mille siriani, fra cui donne e bambini, erano stati eliminati con il gas Sarin alla periferia di Damasco.
Perchè? Non tanto perchè ci sia un’effettiva comparabilità storica fra i due eventi, sia nel numero degli uccisi (pure ormai enorme, più di centomila prima dell’uso del Sarin) che nelle cause e nello svolgersi degli eventi. L’orrore più grande è stato generato in Israele dall’atteggiamento dell’Occidente, e in generale di tutta la sua leadership. Eppure un eccidio si sta volgendo sotto i suoi occhi senza che nessuno senta il bisogno di andare oltre blande formule di condanna: qui sta lo scandalo che porta a usare la parola proibita.[...]
Siria, Obama si prepara alla "guerra democratica"
domenica 25 agosto 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 25 agosto 2013L’opzione è ancora abbastanza confusa, ma è chiaro che ci sono due navi americane che possono sparare dal Mediterraneo fino a Damasco missili Tomahawk e a cui è stato revocato l’ordine previsto di rientrare alla base di Napoli. Obama sta valutando in queste ore se sia il caso di saltare la cosiddetta linea rossa, quella che si è disegnato quando ha dichiarato, più di un anno fa, che non avrebbe mai accettato l’uso di armi chimiche nella guerra siriana. Adesso che, dopo che peraltro questo sia già accaduto a marzo, il problema si è ripresentato con le immagini spaventose della strage di Damasco, dopo che il mondo intero gli ha chiesto conto, di fronte alle foto dei bambini uccisi dal gas Sarin, delle sue intenzioni, qualcosa si muove. Obama ieri ha riunito la squadra dei consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere in maniera definitiva se mettere in moto la macchina militare.[...]
Il folle gioco dell'oca in Medio Oriente
venerdì 23 agosto 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 23 agosto 2013Allora, abbiamo di nuovo Hosni Mubarak fra i vivi. Certamente la prigione di Maadi al Cairo, dove passerà qualche tempo agli arresti domiciliari, sarà meta di pellegrinaggi e di contestazioni. Già c'è confusione intorno al carcere di Tora ma talmente di meno di quello che l'evento della scarcerazione vale dal punto di vista simbolico. Il generale Sisi ha liberato il nemico dei Fratelli Musulmani, la loro sconfitta è totale, e insieme ha sepolto la rivoluzione di due anni e mezzo fa, in cui la deposizione di Mubarak era l'obiettivo generale. Ora l'Egitto ha un altro faraone, Sisi, Mubarak ne testimonia il potere sconfinato. Le accuse di corruzione sono cadute. Il processo sulle uccisioni dei cittadini deve ancora arrivare al giudizio definitivo.[...]
Mediorientale
mercoledì 21 agosto 2013 Generico 1 commento
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin Qual è lo stato dell’arte dei colloqui israelo-palestinesi? Quali novità sono emerse? Intanto, cosa succede in Egitto e nel Sinai? Quale posizione prenderà Israele nei confronti del generale El Sisi? E quale ruolo ha la Turchia e le altre nazioni implicate nella crisi egiziana? Si analizzano queste notizie nella puntata di questa settimana della rubrica Il Medioriente visto da Gerusalemme per concludere con il commento su alcune notizie arrivate dalla Siria per poi tornare in Egitto.
Retromarcia in Egitto, torna il Faraone
martedì 20 agosto 2013 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 20 agosto 2013Il Medio Oriente può inventarsene di tutte, ma questa è fra le più stravaganti: Hosni Mubarak, l’ex dittatore egiziano, deposto da un’immensa rivolta popolare dopo trent’anni al potere nel febbraio del 2011, potrebbe essere messo in libertà durante la settimana. A comunicarlo sono stati i suoi avvocati che hanno presentato una petizione per il suo rilascio immediato dopo l’assoluzione dai crimini di corruzione per cui era sotto processo. E’ vero che Mubarak era già stato condannato a 25 anni per non aver fermato la strage compiuta dalla polizia e dall’esercito durante la rivoluzione che lo cacciò, ma è in attesa del secondo appello e pare che siano scaduti i termini della detenzione. Molti dicono che alla fine il governo provvisorio sostenuto dall’esercito non avrà il coraggio di lasciare libero il vecchio rais, causa e origine prima dell’attuale situazione di caos. Addirittura, si può ipotizzare che le forze rivoluzionarie della Fratellanza Musulmana e quelle anti Mubarak potrebbero unire la loro ira per questo immenso sberleffo della storia.[...]
Uccisi figli e fratelli dei capi. Benzina sul fuoco della rivolta
domenica 18 agosto 2013 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 18 agosto 2013Il generale Sisi sta sbagliando strategia, e gli errori che sta compiendo lo condurranno a una guerra insopportabile in un Paese povero, disordinato, disapprovato da tre quarti del mondo. Innanzitutto, la Fratellanza Musulmana non è certo un nemico da poco, e gli onnipotenti militari l'hanno sottovaluta imprigionando, all'inizio, solo la leadership ufficiale e non il quadro intermedio organizzatore che seguita a gestire la piazza. La presenza della Fratellanza in tutti i paesi musulmani, il radicamento nella società egiziano dove è riuscita a diventare maggioranza benché perseguitato da decenni, la sua alleanza con i movimenti jihadisti più duri, dove ognuno è pronto a morire, ne fanno un nemico che non sarà mai disposto a mollare lo spazio conquistato da poco. In secondo luogo, il generale Sisi si è avventurato in quella spirale sanguinosa per cui fra i morti, i feriti, gli arrestati ci sono le proprie stesse viscere, e il perdono non esiste.[...]
Quei negoziati di pace in cui nessuno crede più
mercoledì 14 agosto 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 14 agosto 2013Il tempo del giubilo è lontano. Le trattative sono vecchie di vent’anni e, in parallelo, lo è stata la guerra. Peccato, qui sono andate sempre a braccetto, e ormai nessuno è più in grado di dimenticarlo, tantomeno oggi, all’apertura dei colloqui che gli americani coccolano come un neonato. Nemmeno si sa dove si svolgono, tanto poca è la sicurezza dell’evento. Nessuno può obliterare il ricordo di tante occasioni pleonastiche. Come a Madrid (1991) dove la squadra palestinese ogni notte prendeva l’aereo per Tunisi per rendere omaggio al suo insonne capo, Arafat, che gli insegnava a dire no. Poi Oslo (1993), poi Wye Plantation (1998) Camp David (2000)… Questi colloqui sono soprattutto americani e chissà se almeno Kerry ci crede. Abu Mazen ne ha bisogno come scudo contro Hamas e gli altri estremisti infuocati dell’Area, Israele perché pensa all’Iran e alle promesse di Obama. Ma ci sono stati tempi diversi. Ai tempi di Rabin, improvvisamente i supermarket si riempirono di merci, i vestiti, il cibo, le canzoni, tutti cambiò, Mc Donald aprì il suo primo branch dove si affollavano i giovani affamati di normalità; con Barak, ormai troppi attentati avevano bruciato la freschezza della speranza, ma quando sulla porta del cottage di Camp David Bill Clinton, Arafat e Barak davanti a una porta stretta cedevano ridendo il passo l’uno all’altro, ancora si sperava che dietro quella porta si compisse il miracolo.[...]
Timori e speranze
lunedì 12 agosto 2013 Generico 4 commenti
La Discussione, N.7 agosto 2013L’unica cosa vera del processo di pace fra Israele e i Palestinesi che con fragore di trombe e tamburi John Kerry ha inaugurato a Washington il 29 di luglio, è il rilascio di 104 prigionieri che Israele prepara. Un primo gruppo, proprio in questi giorni, è già pronto al rilascio e alla trionfale accoglienza del mondo palestinese. Le bandiere, le strette di mano, le telecamere assiepate sui sorrisi di John Kerry, Tzipi Livni e Sa’eb Erakat accompagnano per ora solo parole di speranza, senza nessun impegno, e soddisfano l’ipocrisia diplomatica degli USA e dei due interlocutori che fanno la ruota davanti all’opinione pubblica mondiale.[...]
Mediorientale
lunedì 12 agosto 2013 Generico 0 commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin Chi sono i 26 prigionieri, alcuni membri di Hamas, che Israele ha deciso di rilasciare per cercare di favorire un clima di fiducia nei negoziati di pace appena ripresi sotto l'egida della mediazione Usa? Di quali crimini si sono macchiati? Rispondendo a queste domande Nirenstein ci offre un quadro più ampio dell’attuale situazione tra Israele e Palestina in vista dei prossimi colloqui per poi passare a parlare di Egitto, dove le piazze sono infuocate e una possibile reazione dell’esercito potrebbe provocare un bagno di sangue se i manifestanti pro-Morsi non faranno un passo indietro. Restando in Egitto, si è parlato anche del Sinai dove diversi militanti islamici impegnati in azioni terroristiche, anche contro il sud israeliano, sono stati uccisi nel corso di raid aerei. In conclusione di puntata, invece, si è parlato delle prossime elezioni municipali in Giordania e soprattutto della forte influenza nello scacchiere mediorientale della Russia di Putin e della presenza vincolante dell’Arabia Saudita. A scapito degli Usa di Obama.





