Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

La verità comincia a venire fuori...

giovedì 22 gennaio 2009 L'ospite del giorno 14 commenti
Vi segnalo questo articolo di Lorenzo Cremonesi sul Corriere di oggi. Aquanto pare la realtà sul campo comprova ciò che abbiamo denunciato nel corso di questa guerra sull'uso di abitazioni civili, ospedali e sedi Onu come basi di attacco da parte di Hamas e sull'impiego degli scudi umani. Anche i numeri delle vittime e dei feriti, che finora erano stati insindacabilmente citati senza avere la minima idea delle fonti, sembrano essere molto diversi. Muhammad Al-Dura, Jenin, Kafer Qana sono i precedenti di quella che si rivela essere una nuova campagna di manipolazione mediatica.

Dubbi sul numero delle vittime: potrebbero essere 600 e non 1.300

«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli»

Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»

di Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera, 22 gennaio 2009

GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ciuccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini?Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gliabitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleatidella Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevanosbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelledei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti.Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori.Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati dellaguerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi.Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, nonsiete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi,abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negliorti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole,edifici dell’Onu.
In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la stradaper salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «Imiliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani.Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevanofare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Mavolevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di criminidi guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di TelAwa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono statocolpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah,Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppurepunti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grandedeposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungola linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitivadei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano isoprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. [...]

Il dibattito in Aula sul trattato di amicizia, partenariato e cooperazione con la Libia

mercoledì 21 gennaio 2009 Attivita parlamentari 1 commento
In questi ultimi giorni l'Aula di Montecitorio ha vissuto un acceso dibattito in merito alla ratifica del Trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione tra l'Italia e la Libia, un lavoro che molti Governi hanno portato avanti nel corso degli anni per chiudere il contenzioso tra il nostro paese e lo stato nordafricano derivato dal passato coloniale. Ho spiegato in Aula i motivi per cui ho ritenuto di astenermi ed eccoli qui:

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008

21 gennaio 2009

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nirenstein. Ne ha facoltà.

FIAMMA NIRENSTEIN. Signor Presidente, nel corso di questa lunga fase di votazione è cresciuto dentro di me un atteggiamento che è senz'altro positivo nei confronti del mio gruppo, ma che tuttavia mi ha portato ad astenermi su tutte le varie votazioni sugli emendamenti e così seguiterò a fare fino al voto finale del provvedimento in esame.
È una posizione che non è in polemica col mio gruppo, perché comprendo l'impegno e la responsabilità del Governo rispetto ad un Paese che, al di là delle vicende connesse al passato coloniale, rappresenta un partner finanziario importante per molte imprese italiane e potrebbe svolgere un ruolo strategico nel contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina nel nostro Paese; quindi, vi vedo un gesto di ottimismo politico. Tuttavia, qua intervengono gli elementi legati alla mia coscienza ed al modo in cui leggo una realtà, quella di Gheddafi, che da molti anni studio e di cui mi sono occupata largamente nell'ambito del mio interesse per il mondo islamico. [...]

Immaginate che...

martedì 20 gennaio 2009 Video 3 commenti
Postiamo il video dell'amica Libat, italo-israeliana che vive nel sud di Israele, su cosa significhi vivere da 8 anni sotto i missili provenienti da Gaza. www.helpuswin.org


Ecco perché mi disgusta il coro anti-Bush

martedì 20 gennaio 2009 Il Giornale 14 commenti
Il Giornale, 20 gennaio 2009

Dando il benvenuto a Obama, certi delle sue qualità e della bellanovità che l’America abbia un presidente nero, mi si permetta di essereun po’ disgustata delle bordate di facilonerie con cui vieneaccompagnato l’exit di George W. Bush. Il presidente uscente si beccala stupida scarpa del giornalista iracheno e tutti sono contenti, ma siallontana dalla scena mentre porta con sé i buoni risultati del “surge”del generale Petraeus in Irak, ormai riconosciuti persino dal suonemico New York Times; biasimato soprattutto per la guerra in Irak,incamera un patto di reciproco aiuto strategico fra gli Washington eBagdad. L’Afghanistan e il Pakistan atomico sono stati bloccati sullavia dell’integralismo. Uno dei peggiori dittatori della storia è statosconfitto, i profughi iracheni sono tornati a casa, i sunniti si sonorivoltati contro la sunnita Al Qaida, gli sciiti si sono staccati nellamaggior parte dall’Iran, la democrazia fa capolino nelle comunicazioni,nelle scuole, nell’economia, nelle istituzioni, negli accordi… È dura,errori ci sono stati, ma dov’è la sconfitta? Il terrore è stato lontanodall’America per sette anni, la crescita certo non imputabile, e inveceimputata a Bush dell’offensiva islamista non ha impedito buoni rapportiamericani con tutto il fronte musulmano moderato. Se anzi si puòaddebitare a Bush un errore, è quello di non avere combattuto ilterrorismo in Irak con più forze militari e di non aver chiuso ilconfine con la Siria. [...]

Here is why the Anti-Bush choir disgusts me

Il Giornale, 20 January 2009

After September 11th he lived in difficult and new times, but he fought terror without being defeated.

Giving the welcome to Obama, surely for his qualities and for the beautiful novelty that America has a black president, permit me to be a bit disgusted by the skirt of slapdash attitudes with which it comes about at the expense of George W. Bush's exit from office. The exiting president was recently hit with a stupid shoe by an Iraqi journalist and all were happy, but that incident averts from the stage all that, which we must attribute to Bush. These include the good results brought about by General Petraeus' “Surge” in Iraq, by now recognized even by his enemy the New York Times: stigmatized overall for the War in Iraq, we can appropriate to Bush a pact of reciprocal strategic help between Washington and Baghdad. Afghanistan and atomic Pakistan have been blocked on the path toward fundamentalism. In addition, one of the worst dictators of history has been defeated, the Shiite refugees have returned home, the Sunnis have revolted against the Al Qadea Sunnis, the majority of Shiites have detached themselves from Iran and democracy peeps into communications, schools and the economy, as well as in institutions and in agreements. It is hard, errors have been made, but where is the defeat? Terror has been distanced from America for seven years; the growth, surely not attributable to Bush, but still attributed to him, of the Islamist offensive have not prevented good American relations with the entire moderate Muslim front. On the contrary, if they can ascribe to Bush an error, it is that of not only having combatted terrorism in Iraq with more military force, but also of not having closed the border with Syria. [...]

Una piazza che non ci saremmo aspettati

lunedì 19 gennaio 2009 Attivita parlamentari 79 commenti
Una piazza che non ci saremmo aspettati
























(Foto per gentile concessione di Daniele Scudieri, fotogiornalista)




(Audio/video di tutti gli interventi)

Cari amici,
non ci aspettavamo quello che potete vedere ora nella foto. Questa èpiazza Montecitorio, la piazza del Parlamento Italiano: si vede ilPalazzo in fondo alla piazza e davanti moltissime bandiere israeliane.Questo è accaduto mercoledì 14 gennaio, dalle 18:30 alle 21:30. Quelloche non riuscite vedere in questa foto, invece, è il numerostraordinario e la varietà di parlamentari, circa 100 dei varischieramenti politici, che hanno preso parte alla nostra maratonaoratoria: per circa tre ore abbiamo parlato del ruolo di Israele, ilsuo diritto alla difesa, la sua moralità, la sua lotta in nome di tuttinoi, della nostra civiltà e dei nostri valori contro l’odio selvaggiopropugnato dalla Jihad Islamica, questa volta nelle sembianze di Hamas.Mi sembra che, per la prima volta nella troppo lunga storia delconflitto arabo-israeliano, eccetto una minoranza di pazzi sinistroidie fascisti che hanno manifestato con slogan antisemiti, abbiamoottenuto un enorme consenso su un punto cruciale: questo non è un altroepisodio di un conflitto locale, non c’è nulla in esso che ricordi ilmotivo del land for peace, pace in cambio di territori, che hacaratterizzato in passato la questione palestinese. Questo è unfrangente dell’attacco contro il mondo occidentale e l’Iran ha molto ache vedere con esso. [...]


Dear friends,
we didn’t expect what you see now in the picture. This is the square ofthe Italian Parliament in Rome, Piazza Montecitorio: you can see thePalace on top of the square, and in front a lot of Israeli flags.Thatwas Wednesday night, January 14, from 6,30 to 9,30 pm. What you cannotsee here, is the extraordinary number and variety of members of theParliament, about 100 from all political sides, that took the stageduring our marathon: for about three hours we have been speaking aboutthe role of Israel, its right to self defense, its moral height, itsfight in name of all of us, of our civilization and values, against thewild hate of the Islamic jihad represented by Hamas. It seems to methat for the first time in the too long history of the arab Israeliconflict, apart from a minority of crazy leftists and fascists thattook the street on anti-Semitic slogans, we have obtained a hugeconsensus about one critical point: this is not an episode of a localconflict, there is nothing in it that reminds the land for peace themethat has characterized the Palestinian issue. This is an episode of theattack agains the western world, and Iran has a lot to do with it. [...]

Uno show nato per risvegliare l'odio anti Israele

sabato 17 gennaio 2009 Il Giornale 29 commenti
Il Giornale, 17 gennaio 2009

Il meccanismo della trasmissione di Santoro è misterioso. Ancora è da capire come mai alcuni cittadini delle democrazie abbraccino entusiasticamente un gruppo radicale islamista dittatoriale, genofobico, omofobico, distruttore delle intelligenze dei bambini, che usa il terrorismo come arma preferita, che ha più volte dimostrato che considera la democrazia un nemico, che considera tutti «i crociati e gli ebrei» nemici da eliminare, che ha fatto strame della causa palestinese e ha eliminato fisicamente quanti più membri di Fatah, che ripete a ogni minuto che la cultura della morte è la sua, e che desidera sacrificare se stesso, i suoi figli, il suo popolo, per la gloria di Allah. Come può piacere tanto a Santoro, ai ragazzi palestinesi presenti ieri alla trasmissione di Rai 2 che non credo andrebbero ad abitare in uno Stato di Hamas. La trasmissione parlava di tutto fuorché dei fatti.
La miseria a Gaza è frutto della politica dissennata del gruppo che ha fatto strame degli aiuti da tutto il mondo dopo lo sgombero, e ridotto i suoi alla miseria pur di seguitare a tirare missili sui civili israeliani. I passaggi si chiudevano ogni volta che Hamas sparava, che c’è di strano? [...]

Riscatto dopo il flop in Libano

giovedì 15 gennaio 2009 Panorama 0 commenti

Panorama, 15 gennaio 2009

Il segreto della missione Piombo fuso, che si propone di impedire a Hamas di continuare a tenere sotto il tiro dei suoi missili oltre mezzo milione di civili israeliani, è uno solo: fare tutto il contrario dell’operazione in Libano del 2006. Israele ha tentennato prima di attaccare, ma la rottura della tregua da parte di Hamas e il peso strategico del suo rapporto con l’Iran hanno posto fine agli indugi.
La commissione Winograd, che esaminò la gestione del conflitto anti Hezbollah, giunse a una condanna dell’intera leadership: Ehud Olmert, Tzipi Livni, il ministro della Difesa Amir Peretz e il capo di stato maggiore Dan Haluz. Mentre Hassan Nasrallah, e insieme con lui la Siria e l’Iran, danzavano sulle macerie di una guerra vinta soprattutto nella percezione pubblica, Israele rivedeva i suoi piani.
Che fosse indispensabile intervenire nell’«Hamastan» di Gaza, Israele lo sapeva da tempo. I cittadini di Sderot, Ashkelon, Ashod e dei kibbutz vivevano nel terrore: un’umiliazione che nessun paese può permettersi di sopportare. La preparazione è durata due anni e mezzo. Il nuovo capo di stato maggiore, Gabi Ashkenazi, proveniente dalla celebre unità dei Golani, ne è un tipico rappresentante: poche parole, pratico, sul campo alla testa dei suoi. Durante questa guerra ha preso la parola solo per dire che non era d’accordo con l’idea di tregua del presidente francese Nicolas Sarkozy. [...]

Le nostre piazze a lezione di democrazia da Israele

mercoledì 14 gennaio 2009 Il Giornale 10 commenti
Le nostre piazze a lezione di democrazia da Israele






















 

Il Giornale, 14 gennaio 2009

Perché scendere in Piazza per Israele? Perché la piazza italiana neisecoli, si è disegnata, dalla sua genesi nel suo sviluppo, sullacultura che ha portato alla democrazia. La nostra piazza, quella deiComuni, non può diventare proprietà privata del più volgare dissenso,dell’esaltazione totalitaria e minacciosa, quello che brucia lebandiere; che grida e perfino prega in onore di Hamas,un’organizzazione terrorista e antisemita; le nostre piazze non hannola funzione di intimidire, ma di incoraggiare. Devono aprire, nonchiudere. C’è, da noi, una parte che odia e minaccia, che disegnasvastiche sulla Stella di David, che si allea con chi promette diuccidere fino all’ultimo ebreo e mira con i razzi sui civili innocenti;c’è chi boicotta i negozi, i prodotti degli ebrei. Sarà interessantevedere se sono pronti a boicottare anche il vaccino di Salk,l’insulina, le vitamine, la streptomicina, le scoperte sul Dna deipremio Nobel israeliani Ciechanover e Hershko, o l’irrigazione agoccia, o persino Icq,  la prima chat. In questi giorni le nostrepiazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, unPaese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio,che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza. Lacriminalizzazione ha preso toni selvaggi, le evidenti ragioni diautodifesa sono state seppellite sotto l’accusa, consueta per gliebrei, di una gratuita sete di sangue. La realtà di Hamas, antisemita,dittatoriale, assassina dei suoi, sfruttatrice di donne e bambini finoalla morte di massa, è stata avvolta in una nebbia grigia: sono rimastisolo gli ebrei, criminalizzati. Noi dunque andremo in piazza a favoredi Israele, manifesteremo oggi alle 18,30 nella piazza della democraziaper antonomasia, quella di Montecitorio, e lo faremo senza minacciare,senza offendere nessuno, senza urlare slogan assassini, senza bruciarela bandiera palestinese, che speriamo abbia migliori destini di quellariservatagli da Hamas che in realtà la brucia giorno dopo giornodistruggendo la causa palestinese. [...]


Our Public Sqaures to Democratic Lessons From Israel

Il Giornale, 14 January 2009


Why go to the public square for Israel? Because the Italian square throughout centuries has been designed from its genesis and development on a culture that has brought to democracy. Our public squares, that of our cities, cannot become the private property of the most vulgar dissent, of the totalitarian and threatening exaltation, for which people burn flags, yell and even pray in Hamas' honor, an anti-Semitic terrorist organization. The function of our public squares is not that of intimidating, but of encouraging. They must open; not close. There is, from us, a part that hates and threatens, that draws Swastikas on the Star of David, and which unites with those who promise to kill until the last Jew and aim rockets on innocent civilians. In addition, there are those who boycott not only Jewish stores, but also any products produced by Jews. It will be interesting to see if they are ready to also boycott the Salk vaccine, the insulin, the vitamins, the streptomycin, and the discoveries on the DNA of the Israeli Novel Prize-winners Ciechanover and Hershko, or the water irrigations or even the Icq, the first chat as well. In these days our public squares have served to curse the only democracy in the Middle East, a country from which not even in these days has exited one word of hate and that initiated a defensive war only when Hamas refused a ceasefire and fired 100 missiles in one night after eight years of patience. The criminalization of Israel, however, has taken savage tones. The evident reasons of Israel's self-defense have been buried under the accusation – familiar for the Jews - of a gratuitous thirst for blood. The reality of Hamas, which is anti-Semitic, dictatorial and assassinates its own people by exploiting its women and children to mass death, has been covered in a grey fog: only the Jews have remained criminalized. We, therefore, will go to the public square in Israel's favor, we will protest today at 6:30 in the public square of Montecitorio, which is a quintessential symbol of democracy and we will do so without threats, without offending anyone, without yelling murderous slogans and without burning the Palestinian flag, to which we wish a better destiny than that reserved for it by Hamas, which in reality, day after day, burns it destroying thus the Palestinian cause. [...]

Manifestazione “con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”, mercoledì 14 a Montecitorio

domenica 11 gennaio 2009 Attivita parlamentari 100 commenti
PER ADESIONI:
parlamentari.italia.israele@gmail.com

Per il prossimo 14 gennaio l'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele ha convocato una manifestazione che si terrà dinanzi a Montecitorio nella forma di una maratona oratoria, a partire dalle ore 18:30.
Per la prima volta, dall’interno del Parlamento – e da una organizzazione costituita da componenti di tutti i gruppi parlamentari – prende le mosse una manifestazione di piazza, alla quale invitiamo caldamente i cittadini, sulla parola d’ordine: “Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”.
Infatti, lungo il confine di Israele passa una frontiera che è anche la nostra: quella che separa la democrazia dalla violenza, la libertà dall’intolleranza.
Intervenite numerosi e confermate la vostra presenza all’email: parlamentari.italia.israele@gmail.com

Questo è l’appello lanciato dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele:

“Dopo 8 anni di attacchi missilistici e il rifiuto da parte di Hamas di rinnovare la tregua, Israele ha deciso di fare ciò che qualsiasi altro stato avrebbe fatto da tempo: difendere i propri cittadini, cercare di fermare il continuo attacco proveniente da Gaza, cambiare la situazione sul terreno così da garantire il proprio diritto alla sicurezza. Il conflitto è sempre doloroso: auspichiamo la fine delle sofferenze dei civili innocenti da ambo le parti e sosteniamo l’Italia nel suo sforzo umanitario. Ma non possiamo fare a meno di notare come questo scontro sia reso particolarmente duro a causa dell’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas. Resta in noi la speranza che da questo conflitto possa uscire un Medio Oriente meno tormentato dall’odio integralista e meglio predisposto alla pace.
Hamas è un gruppo terroristico particolarmente distruttivo, come riconosciuto dalla stessa Unione Europea. Esso non rappresenta solo se stesso: i suoi stretti rapporti con l’Iran, la Siria e gli Hezbollah e la presenza a Gaza di Al Qaeda, rendono questo confronto un episodio decisivo nella guerra delle democrazie contro il terrorismo. Tutti noi speriamo che presto si ritorni a una situazione di quiete, ma, proprio per questo, pensiamo che sia indispensabile evitare che Hamas torni a bombardare i cittadini israeliani e che cessi la sua politica di esportazione dell’odio e dell’intolleranza.”

Adesioni anche su facebook:

http://www.facebook.com/home.php#/event.php?eid=43892271892&ref=mf

http://www.facebook.com/home.php#/event.php?eid=44650913769&ref=mf


Hanno aderito e in gran parte annunciato la propria presenza:

On. Enrico Pianetta, Presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

On. Gianni Vernetti, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

Sen. Rossana Boldi, Presidente Commissione Politiche dell'UE, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente Commissione Esteri, Portavoce Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

Presidente Sen. Francesco Cossiga

On. Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione

On. Fabrizio Cicchitto, Capogruppo Pdl alla Camera. "Aderisco a titolo personale e a nome del Gruppo Pdl alla Camera e sarò presente"

Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo Pdl al Senato

Sen. Gaetano Quagliariello, Vicepresidente Vicario Gruppo Pdl al Senato

On. Edmondo Cirielli, Presidente Commissione Difesa

On. Benedetto Della Vedova, Presidente Riformatori Liberali

Sen. Riccardo Villari

On. Emanuele Fiano

On. Marco Pannella (Parlamento Europeo)

On. Riccardo Migliori, Presidente Delegazione Italiana all'OSCE

On. Catia Polidori

On. Marco Marsilio

On. Paolo Guzzanti. "Ovviamente io sarò alla manifestazione e cercherò di portare tutti gli amici che militano per la verità e per Israele e con cui sono in contatto via Internet".

On. Margherita Boniver, Presidente Comitato Schengen

On. Furio Colombo, Presidente Comitato permanente sui Diritti Umani, Commissione Esteri

Sen. Marcello Pera

Sen. Mario Baldassarri

On. Anna Paola Concia

On. Alessandro Maran

On. Ferdinando Adornato

On. Eugenio Minasso

On. Beatrice Lorenzin

On. Anna Maria Bernini Bovicelli

On. Giuseppe Calderisi

On. Giorgio Stracquadanio

On. Andrea Orsini, Vicepresidente Giunta delle Elezioni

On. Massimo Polledri

On. Giorgio Lainati, Vicepresidente Commissione di Vigilanza RAI

On. Maurizio Bianconi

On. Alessandro Ruben

On. Guglielmo Picchi

On. Riccardo Mazzoni

On. Giorgio La Malfa
On. Marco Zacchera

On. Pierluigi Mantini

On. Giacomo Portas

Sen. Maurizio Fistarol

Sen. Maria Leddi

On. Aldo Di Biagio

On. Roberto Giachetti

Sen. Paolo Amato

On. Isabella Bertolini

On. Riccardo De Corato

On. Giuliano Cazzola

On. Benedetto Fucci

On. Osvaldo Napoli

On. Luca Barbareschi

On. Gabriella Carlucci. "Intendo manifestare pubblicamente la mia solidarietà al popolo e allo Stato d'Israele, vittime, ancora una volta, di
una campagna mediatica di odio e disinformazione"
On. Francesco Colucci
On. Aldo Di Biagio

Sen. Lucio Malan

On. Emerenzio Barbieri

On. Alessandro Pagano
Sen. Luigi Luisi
Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani

Antonio Polito, Direttore Il Riformista

Giancarlo Loquenzi, Direttore L'Occidentale

Massimo Bordin, Direttore Radio Radicale

Gianfranco Polillo, Ircocervo

Mariano Giustino, Direttore Diritto e Libertà

Giacomo Kahn, Direttore mensile Shalom

Marco Taradash

Umberto Ranieri

Giorgio Israel

Massimo Teodori

Magdi Allam

Ernesto Galli Della Loggia

Pierluigi Battista. "Domani sono dei vostri, anche se non posso essere lì fisicamente"

Giuseppe Caldarola

Daniele Capezzone, Portavoce FI. "Aderisco convintamente all'iniziativa del 14 gennaio. Ci sarò".

Ernesto Somma, Dipartimento per gli Affari Regionali, Presidenza del Consiglio dei Ministri: "Aderisco con convinzione alla manifestazione alla quale prenderò parte"

Manfredi Palmeri, Presidente Consiglio Comunale Milano

Renzo Foa

Daniele Scalise

Carlo Panella

Sergio Rovasio

Emilia Rossi

Sergio Corbello, Direttore Generale Fondazione Magna Carta. "Plaudo iniziativa e confermo partecipazione"

Leonardo Tirabassi, Circolo dei Liberi di Firenze

Anselmo Gusperti, Segretario Provinciale PRI (Cremona)

Renato Lelli, Comitato Nazionale PRI (Cesana)

Alfredo Silvestrini - Consigliere Comunale di Portogruaro VENEZIA

Nicolino Corrado - Direttivo Provinciale di Imperia del Partito Socialista

Angela Ronchino, Comitato delle Donne, Pdl Ladispoli

Galgano Palaferri, Coordinatore Nazionale UpL Liberali nel PdL

Marco Carrai, Consigliere Comunale PD Firenze

Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche d'Italia

Riccardo Pacifici, Presidente Comunità Ebraica di Roma

Daniele Nahum, Presidente Giovani Ebrei d'Italia

Victor Magiar, Assessore alla Cultura, Unione Comunità Ebraiche Italiane
Walter Scognamiglio - Vice Presidente Vicario del Consiglio del Municipio Roma IV. "Sono onorato di partecipare alla giornata del 14 gennaio 2009 ringraziando anticipatamente gli organizzatori di questa magnifica ed importante iniziativa!"

Alessandro Antichi, Consigliere regionale Toscana (FI-PDL)

Giacomo Korn

Benè Berith Giovani

Keren Hayesod Italia

Raffaele Sassun, Presidente Keren Kayemeth LeIsrael Italia

Dimitri Buffa

Vito Kahlun, PRI, vicepresidente Or Yehuda onlus

Francesco Pasquali, Coordinatore Nazionale Forza Italia giovani

Davood Karimi, Presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia

Abdul Hadi Palazzi, Direttore Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana

Associazione "Una Via per Oriana"

Associazione Amici di Israele
Aida Foà, Vicepresidente Federazione delle Associazioni Italia Israele

Nicole Touati- Presidente Logan's Centro Studi sul Terrorismo

Alessandra Sermoneta, Presidente provinciale di Roma Federazione italiana settore moda (Fismo) Confesercenti

Carla Di Veroli, Assessore alle Politiche Culturali del Municipio Roma XI

Leonora Ferrotti, Consigliere provinciale FI-PdL Arezzo

Ermanno Ventura, Consigliere provinciale di Terni, gruppo PD

Franco Annunziata, Consigliere Provinciale Salerno, gruppo PDL
Lisa Palmieri-Billig, Representative in Italy and Liaison to the Holy See, American  Jewish  Committee

All’Onu la sorpresa americana

sabato 10 gennaio 2009 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 11 gennaio 2008

Documenti, risoluzioni, progetti, incontri: la diplomazia internazionale sbatte la testa contro una realtà micidiale, quella della volontà di Hamas di proseguire nella sua guerra, nella sua ragione di vita «anche in condizioni di tregua». Israele, peraltro, non intende continuare come negli ultimi otto anni, e senza garanzie non accetterà chiacchiere. «Tzi Filadelfi», il corridoio di Filadelfia, da cui le armi iraniane arrivano dall’Egitto, è il nome del gioco, e intanto l’Onu fa il suo mestiere, ovvero: nulla.
Condi Rice venerdì notte stava per votare la risoluzione dell’Onu palesemente sgradita a Israele insieme agli altri membri del Consiglio di Sicurezza. Da tempo il Segretario di Stato americano aveva il desiderio di mostrarsi dalla parte degli «underdog», di cancellare il gelo con gli amici europei. Poi Bush con una telefonata, si dice, l’ha fermata: al massimo ci possiamo astenere, ha detto, e così è avvenuto. È stato triste per Israele. Gli Usa, per la prima volta da molti anni, non hanno posto il veto a una di quelle tipiche risoluzioni sostenute da un lavoro di lobby gigantesco degli Stati Arabi e islamici in genere e da vari Paesi europei, attualmente dalla Francia e dall’Inghilterra. La risoluzione non menziona il diritto all’autodifesa di Israele, chiede alle parti di fermarsi, mettendo sullo stesso piano la difesa di un Paese democratico e l’attacco quasi decennale di un’organizzazione terrorista. [...]
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