L’Isis supera il "punto di non ritorno"
sabato 23 maggio 2015 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 23 maggio 2015Non ci sono parole che possano essere pari all'idea che ci venga strappata Palmira, la città carovaniera da cui passava sul cammello nel deserto fin dal tempi biblici il traffico fra la Mesopotamia e il Mediterraneo] con il suo carico di merci, di architettura e di scultura. Fa vergogna vederla distruggere dall'Isis, è una sconfitta per ogni singolo abitante del pianeta, a volte si vorrebbe che l'Unesco avesse un esercito di mercenari. E' vergogna anche che Ramadi sia caduta nella mani dell'Isis nonostante l'impegno americano e della grande coalizione che avrebbero, almeno, dovuto tenere a bada l'esercito dei barbuti dello Stato islamico. Non ci sono riusciti. Eppure non dovrebbe essere impossibile, si tratta di un esercito senza forze aeree, con vecchi tank, con una truppa che a suo vantaggio può annoverare solo gli esperti ufficiali di Saddam e il fanatismo. Si potrebbe batterli, se si volesse. Ma la scelta di Obama è quella di combattere con una mano legata dietro la schiena, senza i famosi "boots on the ground", gli stivali sul terreno, e anche di fare un uso modesto dei droni, se è vero che da settembre il numero degli attacchi è stato di 3800 in confronto ai 47mila del primo mese dell'operazione Iraqi Freedom del 2003. [...]
Fatti e Misfatti: quell'inopportuna scelta del Vaticano sulla Palestina
giovedì 21 maggio 2015 Generico 0 commenti
Cari amici,cliccando qui potrete rivedere la puntata di ieri della trasmissione tv Fatti e Misfatti, Tgcom24, dove abbiamo parlato della inopportuna scelta del Vaticano di riconoscere uno Stato palestinese
Fiamma Nirenstein
Addio al professor coraggio: voce contro l’antisemitismo
mercoledì 20 maggio 2015 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 20 maggio 2015
Il professor Robert Wistrich ci ha lasciato, ed è troppo triste per essere vero. Spesso si parla di perdite incolmabili, questa volta è vero. È successo qui a Roma all'improvviso, si è spenta ieri all'una una luce di intelligenza e anticonformismo, e nessuno la potrà sostituire. Robert, che aveva 69 anni, era smunto e pallido, l'ho visto sempre sofferente per tutto quello che gli toccava di vedere nel suo campo di studio, l'antisemitismo.[...]
Abu Mazen non è un "Angelo della pace”
domenica 17 maggio 2015 Generico 3 commenti
Non so come sia venuto in mente a Papa Francesco di chiamare Abu Mazen "Angelo della pace”.è una scelta bizzarra. Abu Mazen non ha mai dato segno di perseguirla, al contrario. ha messo barriere insuperabili soprattutto sul fronte all'odio contro gli israeliani. Basta prendere qualche frase pronunciata da lui quando ha tenuto il suo discorso all’ONU, per capirlo: di nuovo sono risuonate parole come “genocidio” e il riferimento al Tribunale internazionale contro i criminali di guerra. Questo sono per lui gli israeliani. Abu Mazen è l’uomo che ha concesso di chiamare una piazza col nome di Dalal al Mughrabi, la leader che comandò l’eccidio di 35 israeliani su di un autobus, fra cui 12 bambini. [...]"Santità, aspetti a firmare l’intesa con i palestinesi". Lettera di un'ebrea a Francesco
venerdì 15 maggio 2015 Il Giornale 11 commenti
Il Giornale, 13 maggio 2015 Caro Papa, Eccellenza,
è con umiltà ma guardandoLa negli occhi che mi permetto di scriverLe per spiegarLe quale grande tristezza mi abbia colto, da giornalista che da decenni si occupa di Medio Oriente e anche da ebrea, quando ho dovuto leggere che il Vaticano, il Suo Vaticano, riconosce lo Stato palestinese con un nuovo trattato. Si dice che ancora il documento non è firmato. Papa Francesco, ci pensi ancora un poco. Sospenda la firma. Il Vaticano non è uno dei tanti Stati nazionali che compongono la Comunità europea. Agli occhi della storia esso è depositario di una memoria e di una responsabilità tutte particolari del rapporto fra ebrei e cristiani. Mi lasci ricordare che il Vaticano ha una storia difficile con Israele, da rivoluzionario Giovanni Paolo si decise a riconoscerlo vent'anni dopo che gli egiziani lo avevano già fatto. Non è ora che si annaffi come una pianta preziosa questo piccolo Paese che ha cura dei suoi cristiani e li difende a differenza di tutto il Medio Oriente?[...]
Il Vaticano riconosce lo Stato palestinese: scelta stupefacente, opportunista, dannosa
giovedì 14 maggio 2015 Generico 5 commenti
La decisione di riconoscere lo Stato palestinese da parte di papa Francesco è stupefacente, opportunista, dannosa. Stupefacente
perché nell’enorme confusione in Medio Oriente creata dall’estremismo
islamico sunnita e sciita in pieno combattimento, è elementare che si
debba adottare un atteggiamento prudente. Gli Stati mediorientali si
stanno disfacendo, e qui se ne vuole creare uno nuovo in cui non esiste
la democrazia, si perseguitano i dissidenti e gli omosessuali, le donne
sono oppresse, la coalizione di Governo include Hamas, un’organizzazione
terrorista antisemita e anticristiana parte della Fratellanza
Musulmana, vige la pena di morte, l’economia è interamente dipendente da
interventi stranieri, e soprattutto è diffusa fino dalle scuole una
cultura jihadista e di odio che spinge alla distruzione di Israele e
alla glorificazione degli “shahid”, i “martiri" terroristi. Se almeno il
Papa avesse posto pubblicamente la condizione di bandire l'odio dalle
tv e dai testi scolastici, avrebbe dato almeno un segnale, uno solo, di
capire la situazione.[...]La Libia avverte: "L’Isis arriva in Italia"
mercoledì 13 maggio 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 13 maggio 2015 Come il sale dell'acqua di mare sulla ferita dei barconi di immigranti disperati e spesso morituri nel Mediterraneo, stavolta l'avvertimento è aspro e diretto. Ha detto ieri dal Cairo Omar al Gawary, ministro del Governo libico di Tobruk riconosciuto dalle organizzazione internazionali, che "nelle prossime settimane l'Italia sperimenterà l'arrivo non solo dei poveri migranti dall'Africa ma anche dei barconi che trasportano Daesh (l'Isis)". Una pessima notizia corredata di particolari: "Malta e l'Italia saranno interessate attraverso i porti che sono dominati da Fajr Libya. L'esercito e i responsabili libici hanno informazioni". E'un'accusa diretta al Governo che domina Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, agli ordini di Omar al Hassi, di essersi fatto oltre che bastione delle milizie islamiche anche esportatore di terrorismo. Mentre il governo legale con sede a Tobruk gode del sostegno dell'Egitto, invece quello di Tunisi ha con sé la simpatia della Turchia che espande la sua aspirazione ottomana-egemonica in Medio Oriente cavalcando la Fratellanza Musulmana, cui il presidente Erdogan è molto vicino. Al tempo dell'azione militare nel 2011 si limitò al pattugliamento, un gesto molto apprezzato che ha mantenuto alla Turchia un ruolo privilegiato nel post Gheddafi islamista, con appalti abbondanti. [...]
Mediorientale
martedì 12 maggio 2015 Generico 0 commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
L’America sceglie l’ipocrisia per non irritare i musulmani
martedì 5 maggio 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 05 maggio 2015 L'aria negli USA è ormai questa: smussare gli angoli, lasciar perdere, consentire che l'islamismo estremo, gli attentati stessi vengano affrontati con un desolato ma non ostile scuotere del capo chiamando un attentato islamico "attentato di origine religosa" una religione qualunque; gli episodi di violenza sono, nel Paese che ha subito l'11 di settembre,"random", casuali, isolati come definì Obama gli eccidi di Charlie Hebdo e del supermarket Hypercosher di Parigi. E del resto Obama al corteo di tutti i capi di Stato per protestare contro il terrorismo non c'è andato. E i giornali americani non hanno pubblicato le vignette di Charlie Hebdo: sia la CNN che il New York Times hanno seguito la strada del presidente: non irritare l'Islam, non pubblicare le vignette, non farsi sospettare, Dio non voglia, di islamofobia.[...]
Il vittimismo è il peggior nemico dei neri d'America
giovedì 30 aprile 2015 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 30 aprile 2015 Peccato, non funziona più il modello classico per cui attribuiamo la rabbia dei neri d'America all'emarginazione: gli scontri di Baltimora, governata da 40 anni da un comune democratico e in gran parte nero, riportano al vero protagonista subliminale e sottinteso, il presidente Obama. Ma come, certo si tormenta Barak, abbiamo fatto passi avanti tali da avere me come presidente, e ancora la polizia ammazza i ragazzi neri, e loro distruggono e saccheggiano le città? La madre infuriata dai lunghi capelli con le meches bionde che riempiva il suo ragazzo di schiaffoni per impedirgli di lanciare pietre e dare fuoco alle macchine era virtualmente Obama stesso, medesima generazione nata con le leggi di parità, simbolo del miracolo della democrazia americana.[...]





