Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

Mediorientale

giovedì 23 aprile 2015 Generico 1 commento
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Giornate speciali per Israele: si festeggia Yom haAtzmaut, l'anniversario della dichiarazione d'lndipendenza, e inoltre, si celebra la commemorazione dei soldati morti in difesa dello Stato ebraico e delle vittime del terrorismo; un altro principale argomento: il recente studio condotto tra i giovani arabi di diverse nazioni mostra in quale modo vedono le sfide e le odierne crisi che arrivano dal mondo islamico. Queste le principali notizie della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per poi continuare con le notizie che ci arrivano dal mondo palestinese, dalla Turchia e dallo Yemen.

CONVEGNO “L’OCCIDENTE E L’ISLAM, UN PONTE DA RICOSTRUIRE”

giovedì 16 aprile 2015 Generico 3 commenti

Comunisti e nazisti uguali? Significa dimenticare la Shoah

venerdì 10 aprile 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 10 aprile 2015

Si aggiunge alla biblioteca di brucianti discussioni, alle ferite ancora aperte lasciate dalla storia del secolo passato un'urticante legge Ucraina votata ieri e la risposta molto irritata del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Il suo direttore Efraim Zuroff ha ricevuto con sdegno un provvedimento di legge approvato a larga maggioranza (254 parlamentari della Rada sui 307 presenti) dal Parlamento ucraino e che compara per legge comunismo e nazismo, mettendo la memoria di ambedue fuorilegge allo stesso modo. Efraim Zuroff ha definito la decisione "Oltraggiosa, una grande bugia che trasforma i carnefici in vittime". Zuroff dice che "la decisione del Parlamento cerca di deviare l'attenzione dei crimini dell'Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo" e aggiunge che l'Ucraina è solo l'ultima delle ex repubbliche sovietiche post comuniste che ha fatto passare una simile legislatura.[...]

Iran, trovato l’accordo sul nucleare. Così Obama si vanta di un harakiri

venerdì 3 aprile 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 03 aprile 2015

Un risultato storico, si è vantato Obama del conseguito accordo con l'Iran che ieri sera è stato annunciato, e assicura che qui si è fermata la corsa iraniana verso il nucleare. E' stato un discorso preparato con molta cura, molti particolari, già una risposta al Congresso che probabilmente impugnerà la decisione. Ha cercato di convincere della forza pratica e morale dell'accordo, ha garantito che l'Iran non sarà più in grado di usare un numero sufficiente di centrifughe, ha garantito che non si parlerà più di plutonio perché ad Arak non sarà più possibile arricchirlo, ha difeso con grande entusiasmo la scelta diplomatica la cui alternativa ha detto, è solo la guerra. Ha attaccato gli "uomini scettici" che non hanno creduto nel suo programma, ha lodato il conseguimento di "un buon accordo" in polemica con Netanyahu che ha sempre paventato "un cattivo accordo". E di fatto non sembra a prima vista un buon accordo il risultato della grande fatica di cui Obama è tanto fiero, non appare che siano state stabilite regole che consentano un pieno controllo su un Paese molto abile nel nascondere i suoi segreti, o inventate norme che impediranno, una volta lasciate nella mani degli Ayatollah 6000 centrifughe, l'arricchimento che porti alla bomba atomica.[...]

Mediorentale

giovedì 2 aprile 2015 Generico 0 commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin

Iran, intesa in bilico: Casa Bianca furiosa. E intanto l'armata Isis arriva a Damasco

giovedì 2 aprile 2015 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 02 aprile 2015

A Obama che sembra molto irritato il suo portavoce Josh Earnest ha laconicamente affermato: "Fin'ora l'Iran non offre impegni tangibili" -e poi ha minacciato- "In caso di mancato accordo l'Iran potrebbe ritrovarsi a subire ulteriori sanzioni più pesanti". E ancora: "Siamo pronti ad andarcene senza accordo". E' un tentativo duro, che riflette l'esasperazione di chi ha puntato tutto il recupero di una politica estera fallimentare su un interlocutore che, come abbiamo scritto ieri, ha sempre fatto lo stesso prevedibile gioco da più di un decennio: avvicinarsi all'interlocutore in giacca e cravatta, tirarla in lungo fingendo di essere pronti a concessioni significative, e poi tirarsi indietro avendo guadagnato altro tempo per seguitare l'arricchimento dell'uranio. Si chiama "taqiyya" ed è il diritto che concede la religione musulmano di nascondere la verità per un fine utile all'Islam.[...]

Iran, intesa vicina: più nucleare per tutti

mercoledì 1 aprile 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 01 aprile 2015

A meno che non vadano in porto gli sforzi drammatici dell'ultima ora che hanno allungato di poco, fino ad oggi, la discussione, è in stallo l'accordo con l'Iran per ottenere il blocco della sua attività nucleare. Non è ancora chiaro dunque se si realizzeranno i desideri di Obama che dovevano giungere a compimento ieri sera, scadenza per l'annuncio di un accordo destinato a creare un'illusione in più, fonte di pericolo e confusione, e un Iran nucleare consolidato per strada. Addirittura, Benjamin Netanyahu, se l'accordo atteso sarà raggiunto ha previsto che gli Ayatollah avranno l'atomica in appena un anno. Ma la fragilità dell'alleanza dei P5+1, la debolezza del protagonista americano entusiasta, ma strategicamente troppo perdente in Medio Oriente per fornire garanzie d'acciaio hanno rallentato i lavori, e così l'opposizione della Francia dopo la scoperta che l'America trattava sottobanco con gli Ayatollah, e la proverbiale prudenza della Germania, alla fine un accordo ieri non è stato stretto, e se stanotte non si percorrerà la distanza fra le parti, solo a giugno riprenderà la discussione.[...]

Tutti contro uno: ma alla fine ha vinto Bibi

mercoledì 1 aprile 2015 Generico 0 commenti
Shalom, aprile 2015

Israele è una villa nella giungla, circondata dalla vegetazione selvaggia che avanza, da agguati di belve ad ogni angolo, ma la villa, anche se non mancano i problemi, è bella e pulita, moderna, dotata delle migliori invenzioni di hightech, e soprattutto ha un pregio fantastico: mentre tutto intorno la lotta per la sopravvivenza non conosce regole, nella villa vigono le leggi di democrazia, le sue regole sono inviolabili anche dalle più alte personalità. La villa risponde al principio della libertà e della parità dei suoi abitanti, e a quello di difendere gelosamente la propria indipendenza e la propria vita: la scelta delle elezioni della 20sima Knesset è stata proprio quella di non tentare avventure mettendosi alle prese o alla mercé di un mondo che in questo momento appare, data l’insorgenza dell’integralismo islamico e del terrorismo, particolarmente pericoloso, ma di scegliere il realismo, di guardare senza retorica alla vita del Paese come al bene supremo. E’ per questo che Benjamin Netanyahu ha stravinto, nonostante una campagna d’odio che lo ha morso ai garretti da tutte le parti, lo ha attaccato sul fronte dell’economia, della società, della strategia internazionale, della sua famiglia e del suo stile di vita, che ha coniato lo slogan: “chiunque fuorché Bibi”.[...]

Imminente intesa con l'Iran. Netanyahu teme il peggio

lunedì 30 marzo 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 30 marzo 2015

Ormai semba vicinissimo, salvo imprevisti, quello che Netanyahu ha definito soltato ieri "un accordo con l'Iran ancora peggiore di quello che ci aspettavamo" sul nucleare fra i P5+ 1, ma in realtà fra Obama e il Paese degli Ayatollah. Se lo schema venisse presentato, come ci si aspetta, a Losanna nelle prossime ore, potrebbe prendere la sua forma definitiva già alla fine di giugno. John Kerry dunque, che ieri ha rinunciato a tornare in patria per la celebrazione di Ted Kennedy perché i nodi si stavano stringendo, porterà a termine quella che ormai tutti e soprattutto i Paesi arabi, molto oltraggiati, considerano una sorta di determinazione aprioristica di Obama a disegnare una sua "legacy", una sua eredità morale legata all'ammansimento del nucleare iraniano.

Così Obama è riuscito a gettare lo Yemen nel caos

giovedì 26 marzo 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 26 marzo 2015

Lo Yemen fu indicato da Obama nel settembre del 2014 come un grande successo della campagna antiterrorista degli Stati Uniti, un punto fermo della sua strategia. Certamente quello che accade oggi mette in luce la politica obamiana, ma alla rovescia. Ovvero, proprio lo Yemen sta diventando, dopo la Siria e l'Iraq, la nuova miccia di un conflitto gigantesco. Il Paese è situato su un nodo strategico di traffico e petrolifero, dallostretto di Bab al Mandabpassa il 40 per cento del traffico marittimo, si controlla da là il canale di Suez, lo stretto separa per soli venti chilometri la Penisola Arabica dall'Africa orientale e collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden.[...]
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