Fiamma lascia l’Italia. Il saluto commosso della Comunità alla paladina dei diritti e d’Israele
Questo pomeriggio il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma ha salutato con un brindisi Fiamma Nirenstein, che in queste ore si sta trasferendo in Israele. Il presidente, Riccardo Pacifici, e tutti i consiglieri, hanno voluto rendere omaggio a una delle più importanti voci internazionale a difesa dello stato di Israele e che per cinque anni si è battuta da deputato della Repubblica nell’aula del Parlamento o come semplice cittadina. “Fiamma – ricorda Pacifici in un saluto commosso – è un esempio per tutti quelli che vogliono portare giustizia in Medio Oriente. La sua battaglia non è mai stata esclusivamente a favore di Israele ma anche in difesa di tutti i diritti civili e i diritti fondamentali dell’Uomo. A dispetto di chi in passato ha provato a criticarla per le sue posizioni, per noi è un esempio e la vogliamo ricordare anche come ex consigliere di questa Comunità, con un riconoscimento che la prossima settimana le conferiremo. Il suo contributo nella scorsa legislatura è stato decisivo e non poterla vedere più seduta in Parlamento è per noi una perdita incolmabile. Ora le auguriamo di continuare la sua attività nelle istituzioni internazionali e israeliane e la ringraziamo per tutto quello che ha fatto fino ad oggi, con la speranza di vederla sempre in prima linea assieme a tutti noi nelle battaglie in cui crediamo”. Alla cerimonia era presente anche l’ambasciatore dello Stato d’Israele, Naor Gilon, che l’ha ringraziata per il suo impegno.[...]
Mediorientale
La puntata di questa settimana inizia da Amman dove troviamo il segretario di Stato americano John Kerry partecipare al vertice di 11 Stati e il quale ha espresso particolare preoccupazione per la crisi siriana che sta contagiando anche altri Paesi vicini come il Libano degli Hezbollah, oramai arroccati sulle alture del Golan, i palestinesi che hanno ricevuto da Assad la licenza di attaccare Israele dal territorio siriano mentre il rais si appresta a conquistarne la parte meridionale, e poi la stessa Giordania, un Paese dove troviamo il re Abdullah talmente spaventato della crisi dell’Area che lascia libertà di movimento a gruppi anti-israeliani, mentre l’incontro tra un palestinese che siede nel Majlis giordano e il presidente d’Israele Peres è stato il casus belli per far chiedere dal parlamento l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dal regno hascemita e il ritiro di quello giordano da Israele. Quale tipo di messaggio sta lanciando lo storico amico d’Israele re Abdullah?[...]
Pace "a tutto gas" tra Turchia e Israele
Dietro forti pressioni di Obama il leader di Ankara cambia strategia verso lo Stato ebraico
Tayyip Erdogan, il primo ministro turco, è un acrobata capace di camminare in contemporanea su un filo, fare il doppio salto mortale e cadere in piedi per ricevere l’applauso. Lo scopo è fare della Turchia il Paese che riesce a usare a scopi egemonici la sua fama di Paese a cavallo fra Islam e Occidente, e rafforzare il suo regime molto vicino ai Fratelli Musulmani, mentre si presenta come forza moderata. Non ha remore morali: oggi è il peggior nemico di Assad, ai tempi della rivolta libanese per cacciarlo dalla Siria era il suo migliore alleato. Era un amico strettissimo di Gheddafi, di cui accettò il “Premio Internazionale Gheddafi per i diritti umani”. Tuttavia l’Europa conserva la memoria speranzosa di Kemal Ataturk e il senso di colpa per aver tenuto la Turchia fuori dall’UE. Ma intanto le cose sono cambiate, l’islamizzazione è prepotente, la libertà è crollata, la politica estera è aggressiva. La Turchia agisce anche spinta dalla necessità di resistere al terremoto siriano che la pervade di profughi e di terrorismo e la mette a rischio di una guerra chimica. Ma al di là di questa evenienza c’è l’ambizione ottomana di Erdogan, che si vede come il grande rifondatore di un impero che ha quasi fagocitato l’Europa e il Medio Oriente per secoli, fino al 1918.[...]
Mediorientale
La crisi siriana è il fil rouge che unisce le notizie della puntata di questa settimana. Si inizia da Mosca dove pochi giorni fa è avvenuto l'incontro fra il presidente russo Vladimir Putin e il premier Benyamin Netanyahu per discutere della fornitura concessa a Damasco dei sistemi di difesa anti aerea S-300 russi: armi letali che cambiano il destino della Siria e di tutta l’Area. Mosca non vuole mollare l’unico punto da cui può controllare il Mediterraneo ma ascoltando la puntata Nirenstein spiega che “qualcosa” sta cambiando, soprattutto dopo l’incontro tra i due premier.[...]
Obama in imbarazzo. Spiati giornalisti e avversari politici
Il Presidente costretto a chiedere di punire il Fisco: faceva le pulci ai Tea Party, suoi acerrimi nemici. E l'FBI intercettava l'Agenzia AP
George Orwell basa gran parte della sua sferzante disamina del comunismo puntando sull’onniscienza del Grande Fratello, che mette il naso persino nel tuo letto per poi utilizzare le informazioni accumulate allo scopo di dominarti o ucciderti. Non siamo a questo punto, ma Obama in questi giorni è sommerso da informazioni rubate, e non sta bene in democrazia, specie quando si tratta dello scavo nella vita dei suoi cittadini, specie se suoi nemici, per ricavarne iniezioni di potere. Riassume Commentary, la rivista più autorevole dei conservatori: “Si è scoperto che un ramo del governo ha passato gli ultimi tre anni a usare il suo potere, quasi senza limiti, per dominare gli oppositori politici del presidente. Il fatto è, come dice Ross Douthat sul New York Times, che, a sua volta, il presidente ha speso gli ultimi tre anni demonizzando i personaggi presi di mira dall IRS”, ovvero l’Internal Revenue Service, l’agenzia delle tasse degli USA.[...]
Decennale Fondazione Magna Carta: motivazione per il conferimento delle dieci targhe
La Fondazione Magna Carta è lieta di dedicare questo riconoscimento speciale all’on. Fiamma Nirenstein, per il prezioso e costante contributo dato in questi dieci anni alle attività e alle ricerche svolte nel campo della politica internazionale, con particolare riguardo agli Stati Uniti e Israele.
Sin dalla nascita della Fondazione, e ancor prima nella fase di ideazione che ha portato nel 2003 alla costituzione del Comitato promotore,
l’on. Nirenstein ha avuto un ruolo di grande rilievo: sia nello sviluppo delle relazioni che hanno consentito a Magna Carta di accreditarsi come interlocutore autorevole al livello internazionale, e di avere ospiti intellettuali come Bernard Lewis, Irwin Cotler e Dore Gold; sia nell’analisi di alcuni temi caldi, tra cui la questione mediorientale e la gestione del post 11 settembre.
A partire da tale apporto intellettuale e relazionale, Magna Carta ha progettato uno dei suoi eventi annuali più importanti, il convegno sulle Relazioni Transatlantiche, che ha visto passare prima da Lucca e poi da Roma alcune delle più eminenti personalità, riconosciute in tutto il mondo, in campo politico, diplomatico, storico, filosofico e sociologico.
Il doveroso riconoscimento per il lavoro fatto si accompagna anche all’auspicio che si possa proseguire,nel solco delle attività imprese, per accrescere ulteriormente, negli anni che verranno, lo spessore e l’influenza dell’analisi della Fondazione nel dibattito globale.
Se il gioco si fa duro, l'Onu scappa
Voci di un disimpegno europeo da Beirut, proprio ora che la crisi siriana sta facendo salire la tensione
Non sarebbe davvero un buon segnale se l’Unifil, la forza di pace dell’ONU sul confine fra Libano e Israele, facesse fagotto proprio ora che l’aria si fa bollente a causa della tragedia siriana e i suoi annessi. A minacciare di portare via i suoi soldati (ma avendo smentito dopo che un giornale del Kuwait ha rivelato la notizia) sarebbe l’Unione Europea, e le voci sono molto dettagliate. I soldati del Vecchio Continente, i francesi, gli italiani, i belgi... lascerebbero là filippini, i salvadoregni, i nepalesi, cioè chi ha voglia, fra 12mila soldati provenienti da 35 Paesi, di mantenere l’impegno preso con l’ONU di mantenere la pace. Sarebbe un’ennesima conferma dell’inanità dell’Europa, proprio ora che con la guerra civile siriana e l’interferenza iraniana, si è creata gran confusione sul confine Israelo-Libanese-Siriano, e gli Hezbollah ci sguazzano.[...]
Quello stereotipo indegno dell'"orientale"
Boccassini: "Ruby aveva una furbizia orientale". La pm cade in errore: il Marocco è in Nord Africa
Stride come le unghie sul vetro che nel nostro tempo, nell'ambito di una cultura e di una società che ha fatto del multiculturalismo e della parità fra le etnie e le religioni uno dei suoi credo principali, un pubblico ministero importante come Ilda Boccassini abbia sentito di dover rafforzare i suoi argomenti utilizzando in aula, durante il sacro momento della requisitoria, la vieta immagine dell'orientale furbo, peggio, lo stereotipo della donna orientale astuta che usa l'avvenenza a suo vantaggio spogliandosi di ogni inibizione.[...]
Le donne che cambiano il mondo: Malala Yousafzai
L'anno scorso un integralista tentò di ucciderla mentre tornava da lezione. E’ stata curata in Inghilterra dove ora vive, studia e lavora per la libertà
Per capire bene perché Malala Yousafzai, oggi quindicenne, abbia dato un enorme contributo a cambiare il mondo, e speriamo che lo dia ancora, bisogna guardare allo sfondo. E’ uno sfondo dantesco, in cui andare a scuola per una ragazza è una sfida e un atto di coraggio contro le fiamme dell’inferno. I talebani che avevano occupato il distretto di Swat, quello di Malala, guidati da un certo Fazlullah, avevavano fatto saltare per aria la scuola femminile, e nella moschea i seguaci di questo santone flagellavano a scudisciate gli “apostati”, mentre la folla si riuniva nella moschea a Fazlullah che gridava “Il governo dice che non dovremo farlo, ma noi non seguiamo i loro ordini, seguiamo gli ordini di Allah”, e la folla rispondeva “Allahu Akbar”; e gridava così anche quando Fazlullah chiedeva: “Siete pronti a fare sacrifici? Siete pronti per un sistema islamico?”. Fazlullah intanto proibiva la tv, il cinema, la musica,le vaccinazioni contro la polio, le cassette, le radioline, il ballo, il canto, i serial tv, trasmetteva di continui le sue prediche dalle tv locali, proibiva a chiunque, pena la morte, di avvicinarsi a un’emittente tv.[...]
Nella lista dei boicottatori d'Israele si aggiunge un altro nome: quello dello scenziato Stephen Hawking
Hawking è sempre stato un eroe, che terribile delusione nel pensare che si è fatto convincere da un intellettuale delinquente come Noam Chomsky e altri come lui a boicottare la conferenza di un altro vero eroe del nostro tempo, Shimon Peres.... la pressione della lobby intellettual-liberale (si fa per dire) può essere belligerante, minacciosa, intimidatoria, e chi si trova a remare contro corrente sulle questioni mediorentali, lo sa bene.[...]





