Mediorientale
Il segretario di Stato americano John Kerry si accinge a tornare di nuovo in Israele per rilanciare i colloqui di pace. Quali sono le precondizioni che pone Abu Mazen? Israele come risponde? Le risposte a queste domande ci portano a scoprire anche altre interessanti notizie che ci arrivano dal mondo israeliano e palestinese. In seguito, si parla di Siria dove i ribelli accusano gli Hezbollah e Assad di usare armi chimiche mentre su i qaedisti antigovernativi vengono fornite importanti notizie giunte dal mondo arabo che ci portano fino in Italia parlando proprio della galassia jihadista. In conclusione di puntata, invece, si parla di Iran, fresco di elezioni, attraverso una notizia che riguarda proprio il neoeletto presidente Hassan Rohani che pare essere coinvolto nell’attentato del 1994 che colpì la comunità ebraica di Buenos Aires.
Obama copia JFK e Reagan per disinnescare il nucleare
Il Presidente a Berlino propone: via un terzo degli arsenali. Fa il verso ai due giganti che fecero la storia con una frase, in ben altri tempi. Ma lui parla troppo e sbaglia obiettivi
Sia Kennedy che Reagan dissero quattro parole a testa alla Porta di Brandeburgo, uno nel 1963, l’altro nel 1987. John disse: “Ich Bin Ein Berliner”, due anni dopo che il muro fra il mondo comunista e quello democratico era stato eretto. Voleva dire che il muro era il maggiore segnale del fallimento del comunismo e aveva ragione. Voleva riaffermare che gli Stati Uniti erano completamente, assolutamente anticomunisti e che avrebbero combattuto per i sudditi del comunismo come fossero stati loro cittadini. Ronald Reagan, dopo che tutti i consiglieri e i diplomatici glielo avevano caldamente sconsigliato, disse invece: “Tear down this wall”. Tira giù questo muro, se pensi davvero alla giustizia e alla libertà, signor Gorbaciov. C’era abbastanza decisione, ispirazione e insieme anche severità (fu Reagan a promuovere il decisivo emendamento Jackson and Vanick che aprì le porte dell’URSS) come si usa fra gente sincera, nella formula semplice usata dal presidente americano nel 1987, quella di chi sente che la storia preme, che ci siamo, e che non c’è bisogno di argomentare le proprie ragioni se si ha ragione. C’era poco da spiegare, molto da fare.[...]
Cosi la follia islamista crea i suoi terroristi fra di noi (e li uccide)
Il ragazzo ligure è figlio della nostra cultura zoppicante che sceglie la fuga più trasgressiva. Un furore etico che non lascia scampo
È tragica ed enigmatica la notizia che il Giornale ha ricevuto in queste ore. Un ragazzo ligure di 20 anni avrebbe perso la vita combattendo nelle file dei ribelli anti Assad in Siria, ovvero si sarebbe unito alla guerriglia sunnita legata all’islam più belligerante, affascinato da quella che a lui è parsa come la guerra in cui giocarsi l’esistenza. Non è certo il solo fra i nostri ragazzi che sia stato travolto dalla jihad, è invece uno dei tanti figli della nostra zoppicante cultura che sceglie la fuga più trasgressiva che riesce a inventarsi: quella di una immaginaria purezza che lo invola e lo assolve da tutte le cose del nostro mondo, dal consumismo, dalla promiscuità sessuale o semplicemente dalle ragazze ammiccanti e infide, dal vizio (come l’alcool, per esempio) e lo purifica in un fuoco che gli farà cambiare il mondo conquistandolo alla vera fede, alla redenzione. Compito magnifico.[...]
Erdogan senza freni: urticanti sulla folla
La vittoria di Damasco è la vittoria di Teheran
La Siria è il centro dello scontro tra gli ayatollah e l'Occidente
Un win-win game è molto comune in occidente, se ne parla quando tratti un affare, un accordo, un compromesso, di cui alla fine tutti sono contenti. L’ottimo commentatore di cose islamiche Harold Rhode parlando della Turchia spiega che Erdogan non cerca il compromesso con i dimostranti come avverrebbe da noi in circostanze analoghe, la sua cultura gli impone di cercare sempre la vittoria schiacciante, e così farà anche sulle folle che gli mandano il chiarissimo messaggio di non sopportare più la sua prepotenza, i giornalisti e i militari in galera, i bar chiusi, la reintroduzione del costume islamico più antiquato. In realtà, tutte le grandi questioni in gioco in questi giorni in Medio Oriente hanno questo segno: nessun compromesso in vista, anche se noi occidentali ne cerchiamo la traccia con la lente di ingrandimento perché la nostra cultura ce lo suggerisce.[...]
Mediorientale
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
Puntata ricca di argomenti quella di questa settimana. Si inizia analizzando la crisi siriana che sta contagiando anche i Paesi vicini e che preoccupa molto Israele soprattutto di fronte ad un Assad che sembra stia uscendo vincitore dal conflitto che da anni dilania la propria nazione e un’intervista da poco rilasciata dal rais siriano ci svela quali sono gli accordi che tengono in vita Assad mentre che Obama sta facendo tutta una serie di colloqui per inviare ai ribelli siriani “armi letali” che intanto continuano a perdere zone del Paese.
Dalla Siria all’Iran, per spiegare chi sono i candidati che si sfideranno alle elezioni presidenziali, come la popolazione sta vivendo questa nuova tornata elettorale, quali censure ha subito la stampa iraniana e quale potrebbero essere gli scenari futuri che si presenteranno in un Iran ancora più vicino al nucleare come dimostra un nuovo rapporto Aiea. In conclusione di puntata, invece, si danno due notizie che ci portano a Gaza, dove ci si prepara a nuove impiccagioni, e in Egitto, dove si stanno restaurando i rapporti con il Vaticano dopo la frattura di Ratisbona.
Assad sta vincendo e noi lo corteggiamo pure
Il rais guadagna terreno. E rivela: la Banca mondiale vuole fare affari con me
Al tempo della Guerra Fredda due grandi schieramenti attraversavano i confini geografici: l’una e l’altra parte combattevano accanitamente quella che sentivano come la battaglia più importante per le sorti del mondo. Oggi intorno alla questione siriana e in genere islamico-mediorentale una sola parte combatte con decisione, ed è quella dei cattivi: infatti sta vincendo. Siamo sempre stati convinti che alla fine vincano i buoni, ci hanno abituato così i film americani. Non è più vero.
I bad guys stanno vincendo e non con le armi che piacciono a noi, le parole, non con la prossima conferenza di Ginevra, non con i discorsi di Obama o i balbettamenti dell’UE: vincono intimidendo, bruciando, scannando, esplodendo. Una prova ne è la tracotante dichiarazione di Assad al quotidiano libanese Al Akhbar secondo la quale “i Paesi occidentali”, dice lui, gli propongono sotto il tavolo grandi business nel campo delle costruzioni e dell’estrazione del petrolio e del gas, dato che ce ne dovrebbe essere parecchio lungo le coste. “Persino la Banca Mondiale” -ha detto Assad- “che si muove eseguendo ordini americani, mi ha proposto un generoso affare: 21 miliardi in prestito a tassi agevolati, e ha espresso il desiderio di finanziare i progetti di ricostruzione”. [...]
È un errore tornare indietro dalle guerre
Quando cade un soldato si chiede il rientro delle missioni. La verità è che manca la vicinanza a quegli uomini
La guerra è un argomento facile: si sa bene che è insopportabile, che colpisce a caso e con cattiveria, è irrazionale. Il nostro ragzzo ucciso due giorni fa avrebbe dovuto tornare a casa nell'ambito del progressivo sgombero previsto per gran parte delle truppe Isaf Nato entro il gennaio del 2014. La guerra è brutta, l'istinto più naturale è quella di voltarle le spalle specie quando uno dei nostri muore non difendendo la sua casa, la sua famiglia, ma una casa e una famiglia lontanissime, mentre su di lui e i suoi compagni si affollano insensate accuse di desiderio di dominio. Tanto più l'istinto di andarsene è prepotente quando la guerra non va tanto bene, quando si deforma rispetto ai tuoi progetti. E in Afghanistan ce n'è stato di che: i talebani seguitano a rappresentare un nemico per Karzai anche quando ci parlerebbe, egli a sua volta non avrebbe certo retto senza il deciso sostegno occidentale. Le frazioni etniche e religiose del Paese, ben più variegate di quelle dei Pashtun che rapprentano la forza centrale e l'alleanza del nord dei Tagiki, gli Uzbeki, i Hazari, beneficiari dell'intervento Nato hanno molti nemici.[...]
Mandare un bimbo a uccidere. La nuova strategia dell'orrore
I talebani si vantano pubblicamente che a scagliare l’ordigno sia stato un ragazzino. Ma non è vero che non amino i loro figli: pensano che sia giusto farne degli assassini
Ci tocca anche di venire a sapere dai comunicati, nel dolore, che i talebani sono molto fieri che sia stato un bambino di undici anni a scagliare l’ordigno che ha ucciso il nostro Giuseppe De Rosa. L’orrore per l’uso dei bambini si unisce alla consapevolezza che De Rosa era là proprio per aiutare quel ragazzino. E noi che facciamo dei bambini una religione rabbrividiamo di fronte a tanto orrore. E’ una degna aspirazione, per gli islamisti estremi, siano sunniti o sciiti, spingere un bambino a uccidere e a morire in nome di Allah. Attenzione: non c’è solo crudeltà qui: c’è del metodo, e quanto. Il bambino, cioè, è amato, e veramente, dalla mamma e dalla società (generalizzo, si capisce) anche (non diciamo soltanto) nella misura in cui infligge danno all’avversario, perché l’avversario è il male stesso. No, il bambino che va a sparare o salta per aria con una cintura esplosiva non è disarmato, o negletto. L’amore che gli dedica la società islamista estrema ci deve insegnare quanto può essere profondo il pericolo, e la diversità. E ha anche un doppio uso.[...]
Mediorientale
La puntata di questa settimana de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme inizia dalla Palestina dove il presidente Abu Mazen ha nominato un accademico, Rami Hamdallah, già Rettore dell'Università "Al Najah" di Nablus, a ricoprire il ruolo di Primo ministro al posto di Fayyad. Intanto, per la quinta volta dall’inizio del suo mandato il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry sta arrivando in Medio Oriente per cercare di far riavviare i colloqui tra israeliani e palestinesi.
Ma quali sono le richieste e le precondizioni che già sono state portate avanti dalla Palestina?[...]





