Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma in esclusiva da Gerusalemme: "Israele e gli ebrei anti-Trump americani"

domenica 11 novembre 2018 Generico 0 commenti
 
Oggi, 11/11/2018, IC pubblica il nuovo video di Fiamma Nirenstein, titolato "Israele e gli ebrei anti-Trump americani"


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Ma gli ebrei americani gli hanno voltato le spalle

giovedì 8 novembre 2018 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 08 novembre 2018

L'antisemitismo ha aleggiato come un fantasma, dopo la strage di  Pittsburgh, sulle elezioni americane, ed è diventato imprevedibilmente una parola chiave. E forse la tragedia che ha dovuto subire la più grande comunità ebraica del mondo con i suoi sei milioni di cittadini, il desiderio di voltare quella pagina macchiata di sangue, causa almeno in parte la preferenza ebraica per gli oppositori del presidente. Una preferenza che si collega con la tradizione liberal della comunità americana, ma che adesso assume un carattere palesemente paradossale, dopo le tante, sostanziali prese di posizione di Trump favorevoli a Israele,  la messa al bando del trattato con l'Iran, il passaggio dell'Ambasciata a Gerusalemme, i legami familiari di Trump col mondo giudaico (la figlia e il genero ebrei). Paradossale, a meno che non si consideri cosa fatta il divorzio fra gli ebrei di quella diaspora e Israele. Ancora numeri precisi sul voto non li abbiamo, ma il 71 per cento votò per Hillary Clinton nel 2016 e oggi il 74 per cento si dichiara democratico; solo il 34 approva il suo approccio alla politica internazionale, ovvero a Israele. Il divorzio è evidente: secondo l'American Jewish Committee il 77 degli Israeliani approva il modo in cui Trump ha gestito i rapporti fra i due Stati, e solo il 34  per cento degli americani è d'accordo. Il 59 per cento degli americani vuole uno Stato palestinese, e solo il 44 per cento degli israeliani, dopo tanti tentativi falliti, ormai ci crede.  Subito dopo l'attentato Trump è stato accusato quasi di averlo causato: si è parlato di atmosfera violenta, di incoraggiamento al suprematismo bianco, di uso delle armi.... Gli ebrei liberal americani sono stati in testa a questa interpretazione, hanno dimenticato la realtà di Farrakhan e altri che come lui che chiamano gli ebrei "termiti". Nessuno è andato a prendere Trump all'aeroporto di Pittsburgh, 82mila persone hanno firmato una lettera di biasimo:"Tu hai rinvigorito gli antisemiti". [...]

Mediorientale

lunedì 5 novembre 2018 Generico 0 commenti
Cari amici,

 

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin con il quale abbiamo discusso i seguenti argomenti: Abu Mazen, Al Sisi, Cina, Commercio, Donna, Ebraismo, Economia, Egitto, Elezioni, Esteri, Gaza, Gerusalemme, Hamas, Iran, Israele, Italia, Malattia, Medio Oriente, Netanyahu, Politica, Qatar, Religione, Salute, Sanzioni, Siria, Usa, Vaccinazioni.

Il morbo antisemita infetta tutti

domenica 28 ottobre 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 28 ottobre 2018

Pittsburg, Pennsylvania: com'è bella, verde e fresca, la zona della sinagoga che ieri alle 9,45, è stata l'ennesimo obiettivo di quel ceppo inesauribile che è l'antisemitismo omicida, una delle piante più floride della storia. L'assassino Robert Bower, quando ha sparato sugli ebrei che assistevano alla funzione di Sabato mattina ha urlato"Tutti gli ebrei devono morire". Si tratta, sembra, di un "lupo solitario", e si attribuisce il gesto a questo mostro estremista di destra, che ha sparato sulla comunità, uomini donne e bambini, alla radicalizzazione che caratterizza di questi tempi la società americana e al suo odio per gli immigrati. Per altro oltre ad aver scritto idiozie assassine contro gli ebrei e contro una loro organizzazione che aiuta l'immigrazione, ha anche scritto contro Trump. Ma il nocciolo d'odio che lo ha portato con due fucili automatici a sparare nel quartiere quieto e arioso alla folla dentro la sinagoga "riformista" chiamata "Tree of Life" l'albero della vita è né più ne meno che puro antisemitismo, in questo caso antisemitismo nazista.[...]

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma in esclusiva da Gerusalemme: "I crimini quotidiani di Hamas e Fatah"

venerdì 26 ottobre 2018 Generico 0 commenti
Oggi, 26/10/2018, IC pubblica il nuovo video di Fiamma Nirenstein, titolato "I crimini quotidiani di Hamas e Fatah"


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La Giordania sfida sui terreni gli israeliani

martedì 23 ottobre 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 23 ottobre 2018

Nel 1994  sotto un sole terribile Yzchak Rabin e il re Hussein di Giordania con l'abbraccio di Clinton firmarono nel deserto la pace fra Israele e la Giordania. Un gesto da giganti: la cronista, seduta per ore al sole su gradinate di legno, li guardava commossa e si domandava come potevano resistere senza un cappello in testa. I due concordarono anche uno speciale arrangiamento per delle particule di terra vicino al confine, e il re le affittò fino al 2019 a Israle perchè le coltivasse prevedendo poi un rinnovo per altri 25 anni. Di fatto oggi quella terra produce avocado e olive, i contadini israeliani vengono dai kibbutz ogni mattina. Un arco di pietra con le immagini di Hussein e di suo figlio Abdullah, il re odierno, segnano la proprietà. Ma in quel luogo resta anche la memoria del marzo 1997 quando un soldato giordano sparò a un gruppo di bambine israeliane in gita e ne uccise sette. Hussein andò personalmente a inginocchiarsi davanti ai genitori e a chiedere scusa. Così si fa quando si vuole la pace. Ma re Abdullah non ha la stessa sensibilità, ed ha annunciato con molte fanfare che quella parte del Trattato è abrogata, che la Giordania non darà la sua terra a nessuno, che lui sceglie "Terra Giordana e interessi giordani". E' successo qualcosa? No. E' un'osservazione impropria dato che nessuno la mette in discussione. Certamente, però, molto gradita alla popolazione composta per il 75 per cento da palestinesi, percorsa da fremiti islamisti molto minacciosi, invasa da profughi siriani, pronta ad accusare la monarchia di ignorare la causa palestinese.[...]

Mediorientale

venerdì 19 ottobre 2018 Generico 0 commenti
 Cari amici,

 

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin con il quale abbiamo discusso i seguenti argomenti: Abu Mazen, Aerei, Arabi, Arabia Saudita, Armi, Benzina, Cronaca, Decessi, Ebraismo, Ebrei, Economia, Erdogan, Esercito, Est, Esteri, Fratelli Musulmani, Gaza, Geopolitica, Giornali, Giovani, Guerra, Hamas, Integralismo, Iran, Isis, Islam, Israele, Istituzioni, Lavoro, Medio Oriente, Netanyahu, Pace, Palestina, Palestinesi, Politica, Putin, Qatar, Religione, Russia, Salman Di Arabia Saudita, Societa',Territorio, Terrorismo Internazionale, Trump, Turchia, Usa, Violenza, Yemen

Questo assassinio cambierà il destino del Medio Oriente

lunedì 15 ottobre 2018 Il Giornale 3 commenti
 Il Giornale, 15 ottobre 2018

L'assassinio di Jamal Khashoggi in Turchia il 2 di ottobre, come in una tragedia shakespeariana, ha i colori del destino: ha protagonisti fiammeggianti e avversi l'uno all'altro fino alla morte, errori, vantaggi, immense conseguenze psicologiche e politiche. In una parola, può cambiare il destino del Medio Oriente, e paradossalmente nella direzione che il povero assassinato, vittima di tanta crudeltà, avrebbe desiderato. E' difficile capire come i sauditi, in particolare il riformista principe della corona Mohammed Bin Salman, abbiano potuto fare un errore stratosferico come eliminare il nemico sul territorio a loro più ostile, quello di una Turchia che di fatto è alla pari dell'Iran è contro il reame sunnita. L'Iran, perchè è sciita, e la Turchia (che di fatto in un empito improbabile di passione per i diritti umani, è alla testa delle accuse all'Arabia Saudita), leader del mondo legato alla Fratellanza Musulmana, sono stati avvantaggiati dall'eliminazione del nemico di Bin Salman. Erdogan ieri ha ricevuto un primo segnale di mutamento di rotta americano nelle calde, anzi vibranti, parole di ringraziamento per aver liberato, dopo due anni di crudele reclusione, il pastore americano Andrew Burnson.[...]

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma in esclusiva da Gerusalemme: "Nikki Haley lascia l'Onu ma non la politica: ecco i suoi meriti"

giovedì 11 ottobre 2018 Generico 0 commenti
 
Oggi, 11/10/2018, IC pubblica il terzo video originale di Fiamma Nirenstein, titolato "Nikki Haley lascia l'Onu ma non la politica: ecco i suoi meriti"


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Le donne la vogliono subito alla Difesa. E in futuro candidata alla Casa Bianca

mercoledì 10 ottobre 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 ottobre 2018

Magari è vero quello che si mormora, ovvero che sia già suo il posto di segretario della Difesa, dove oggi siede Jim Mattis, e che Trump vorrebbe che lo occupasse prima del voto di novembre per riparare l'opinione pubblica femminile dopo il caso Kavanough. Oppure che nel 2020  invece di Pence sarà lei il Vice Presidente… Non si capisce, c'è anche chi dice che fosse stufa perché Bolton e Pompeo, due grossi calibri in politica estera, le facevano troppa ombra. O che nessun ambasciatore americano all'ONU dura più di due anni, o che fosse malata, e che suo marito Michael la volesse un po’ per se. Non si sa, ma, soprattutto, non importa: dispiace comunque. Perché Nikky ha rovesciato l'ONU come un calzino vecchio, ha messo a nudo il perbenismo che consente, nella nebbia di una burocrazia malata,  allo  schieramento non allineato-islamica e anche europeo di dominare le assemblee e la vita del dinosauro newyorkese. Ha sferzato il menefreghismo di chi usando i soldi americani poi odia gli USA, di chi ha trasformato l'ONU in una palestra anti-israeliana. Nikki ha tolto la maschera che ha travestito da "diritti umani" l'odio antiamericano e antisemita. E' l'urbano volto umano dell'America di nuovo forte e in primo piano, avvocato della democrazia nel mondo che si impone con la rosa e la spada. Quanto la gestualità e lo stile di Trump è escoriante, altrettanto il suo è ragionevole, piano. Placa e convince questa 48enne indiana la cui famiglia proviene dal Punjab, che segue sia il rito metodista che quello sikh, una bella signora decisa e modesta, originariamente Nimrata Nikki Randhawa. Nella conferenza stampa di congedo, ha dichiarato che alle prossime elezioni non intende fare nient'altro che sostenere Trump, mentre già si pensava da tempo che sarebbe stata un ottimo candidato repubblicano. Ma magari nel 2024. [...]
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