La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 08 novembre 2020
Niente si sta
veramente concludendo, nel bene e nel male, dell'era Trump, dopo che
Biden ha preso 74 milioni e 900mila voti contro i 70 milioni e 700mila
dei Repubblicani, sempre che i dati risultino esatti. L'America è
spaccata in due, e l'impresa nazionale e internazionale di Trump è una
pietra di paragone. Trump resiste perchè nessuno ama essere un "looser",
un perdente, tantomeno nella società americana, ancor meno quando si è
Trump. L'ex presidente, che ancora non è tecnicamente definibile tale,
non accetta di uscire dalla Casa Bianca non solo perchè afferma che sono
i brogli ad aver portato il suo rivale alla vittoria (e qui appaiono
avventati i toni di disprezzo, anche in Italia, contro questa
affermazione, con una pretesa di storica innocenza dei democratici) ma
anche perchè Trump sa che gli USA siedono su un vulcano che erutta
scontro culturale, sociale, etnico, senza fondo. Lo scontro non è
politico, è molto di più.
La vittoria di Biden
è'la festa di un modo di vedere il mondo, del multilateralismo,
dell'internazionalismo in politica internazionale;e, all'interno, di
un'estetica che esalta l'esibizione razziale e sessuale mentre spregia
l'espressione della tradizione, che guarda con furore contemporaneo alla
sofferenza imposta dall'oppressione del passato e sposta lo sguardo dai
"deplorevoli" operai o dai poveri piccolo borghesi o contadini della
zone rurali americane sospettandoli di essere dei fascisti. Non importa
se il supporto per Trump fra gli afro-americani e gli ispanici è molto
cresciuto: molti sostengono che è frutto del "privilegio bianco" . La
vittoria di Biden, anche se l'uomo ha caratteristiche di medietà e di
moderazione, è oggi di un mondo che ha anche larghi toni estremi, di
criminalizzazione dell'avversario visto come una specie di delinquente
patentato. I nuovi eletti e i movimenti correnti prosperano nel
disprezzo per la cultura occidentale in termini di colpa; nelle strade
festeggiano, oltre ai borghesi di New York e di Hollywood, anche chi può
sventolare l'appartenenza a un gruppo che, in base al colore o alla
appartenenza sessuale,vanta una supposta superiorità e magari bullizza
altri gruppi, mentre a volte distrugge e saccheggia come a Filadelfia.
Questi due mondi resteranno e non sarà facile placarli, Biden forse
diventerà per i movimenti che lo hanno votato un suprematista bianco, e
un fascista.[...]
venerdì 6 novembre 2020
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Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda.
Il Giornale, 05 novembre 2020
"Sì, almeno metà degli elettori di Donald Trump si annovera in quello che chiamo il gruppo dei deplorevoli: i razzisti, omofobi, xenofobi, islamofobi… Sfortunatamente è gente di questo tipo… E lui li ha esaltati". Lui, poi fu eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Lei, ovvero la persona che nel settembre del 2016 si lasciò andare a questa definizione poi rimasta nella storia era Hillary Clinton, la sua antagonista. Ma i "deplorevoli", abbiamo verificato ieri, seguitano a essere circa il cinquanta per cento dei cittadini americani.
Contro le previsioni della collettività entusiasta dei sondaggisti, ripresi con ancora maggiore entusiasmo dai media, fino a quest'ora si può dire che Donald Trump, lungi dall' essere lo storico sconfitto raso al suolo da queste elezioni, il "deplorevole" per eccellenza finalmente riconosciuto come tale dalla storia oltre che dal New York Times e da tanti tanti ironici giornalisti, ha ricevuto il consenso almeno della metà della più alta percentuale di votanti mai vista negli States, il 65 per cento, 154 milioni di persone. Chi seguiva i rally degli ultimi giorni, ha sentito che in quelli superaffollati di Trump vibrava una nota guascone, poco consona ai tempi di lutto da Covid,una vitalità difficileda individuare nelle folle peraltro esemplari di Biden, tutte con mascherina, poca gente virtuosa. Ma, ed è probabilmente fuori luogo temere l'incitamento di Trump a custodire a tutti i costi quella che lui ha dichiarato già, troppo presto, una vittoria elettorale, le folle del Presidente fin'ora non hanno dato segno di violenza.[...]
Il Giornale, 04 novembre 2020
Il voto americano è un voto sulla politica estera. La politica economica è travolta dal Covid, un argomento molto confuso: in politica estera, invece, il confronto è chiarissimo. Biden e Trump hanno due visioni completamente diverse del significato stesso di ciò che l'America, il Paese più importante del mondo, deve rappresentare. Quando Trump nel gennaio del 2017 nel discorso inaugurale pronunciò con voce tonante la famosa formula "America first" le raffinate orecchie europee e dei liberal americani ne furono rintronate. Uno dei tanti custodi dell'ordine costituito Peter Wittig, ex ambasciatore tedesco a Washington, sentì questo suono come una "abdicazione alla leadership americana dell'Alleanza transatlantica". Un abbandono del concetto stesso di multilateralismo, delle decisioni collegiali, magari inutili, talora insensate, a volte dannose... ma collegiali, e quindi utili dopo tanto autoritarismo nel passato. Trump in politica estera ha divorziato da quello che nel corso di un' intervista Wittig, come tanti altri, definisce valori di"decenza, decoro, buon senso, diritti umani...".
In realtà il disdoro esprime, per quanto Biden lo presenti come ripresa di una visione di sinistra, un punta di vista conservatore rispetto all'imprevedibilità di Trump. In una parola: Trump ha intrapreso strade inesplorate, e Biden vuole invece riprendere sentieri conosciuti al buon senso internazionale, alla cui base c'è l'idea che il multilateralismo abbia sempre ragione anche quando la storia gli da torto. Il clima, la Cina, il trattato con l'Iran, Israele, la Nato... Biden vuole semplicemente fare alla rovescia la strada, facendo tornare a sorridere Angela Merkel e Hollywood, che è tutta liberal.
Trump ha bruciato una quantità di trattati multilaterali badando più all'interesse americano che al buon senso conformista: nel 2017 si ritrae dall'accordo di Parigi sul Clima ormai universalmente ritenuto una religione molto carente e spuria, ma cui Obama aveva lavorato e che era stato firmato da 195 Stati. Biden ha giurato che lo riabbraccerà. Nel 2018 ha abbandonato il trattato nucleare con l'Iran, il bambino più disgraziato di Obama, un evidente fallimento dimostrato dalle prove della perseverante politica nucleare e molto aggressiva degli ayatollah, ma Biden ha detto che lo recupererà anche se cercherà di garantirlo; poco dopo, Trump fa una scenata screanzata alla Nato, accusando gli Stati membri tuttavia di una realtà che tutti conoscono, cioè di non investire denaro nelle difesa collettiva e approfittando dell'impegno americano; anche qui Biden vuole restaurare i rapporti, o almeno le buone maniere. Ma anche Biden ha riconosciuto che Trump ha messo il dito su una piaga. Trump ha messo alla sbarra l'ONU; ha lasciato l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha rifiutato di osservare da vicino il comportamento della Cina; ha lasciato a sobbollire nel loro brodo diverse organizzazioni delle Nazioni Unite, come l'UNESCO; o l'UNRWA. Insomma, ha tolto i soldi a chi non se li meritava, magari Biden se dovesse essere eletto approfitterà di questa favorevole situazione, anche se ora tutti sperano che restituisca i finanziamenti. Con la Russia, è stato piuttosto duro, ma possibilista, con alterne vicende legate alle opportunità e alle convenienze. Putin è per lui un abile antagonista, pronto a tutto, e così anche Trump da segnali di esserlo. Biden non farà paura come lui, che è un pò matto, e Putin non ci scherza. La Cina e il Medio Oriente, sono la vera prova del fuoco. [...]
lunedì 2 novembre 2020
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(ANSA) - ROMA, 02 NOV - "Una spaventosa aggressione alla
libertà di opinione". Così i giornalisti Fiamma Niresntein e
Nicola Porro hanno definito il contenuto di un recente articolo
del quotidiano in rete 'La Luce" in risposta a loro articoli
apparsi sul 'Giornale'.
"Di questi tempi - hanno sostenuto in un comunicato diffuso
da Nirenstein - un attacco del genere suona di indubbio,
indiscutibile incitamento a colpire con mezzi violenti e persino
violentissimi, come è già successo in Francia, chi non si
sottometta alla censura preventiva che vieta di dire la parola
Islam e islamismo". "E' stato scioccante - ha proseguito
Nirenstein - vedermi additata come 'islamofoba' insieme ai miei
bravi colleghi Nicola Porro, Vittorio Feltri, Giulia Belardelli.
Saremmo tutti 'alfieri', anzi, della propaganda islamofoba".[...]
domenica 1 novembre 2020
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Il Giornale, 30 ottobre 2020
E'
una questione di forza: noi in Occidente siamo abituati a considerare
che i rapporti politici debbano essere determinati da motivi dimorale e
di opportunità, e anche dall'uso di prudenza quando il tema della
violenza è coinvolto, e il linguaggio dell'incitamento porta alla
strage di innocenti. Ma per il mondo islamico estremo non è così, e per
la Turchia di Erdogan è una grande opportunità storica usarne le armi
ideologiche più oscure e micidiali per diventare il principe della
rinascita dell'Impero ottomano. Il presidente Erdogan si pregia di
entrare n ei libri di testo come l'uomo che ha rovesciato la magnifica
funzione storica inventata da Kemal Ataturk per la Turchia: essere il
ponte fra il vasto mondo islamico, un miliardo e ottocentomila persone, e
quello ebraico- cristiano occidentale per un mondi migliore. L'uso come
di un'ascia bipenne dell'ideologia più estrema, incarnata dalla sua
organizzazione la Fratellanza Musulmana di cui è il capo, fa parte della
dottrina che muove Erdogan e lo porta a essere, di fatto, il migliore
punto di riferimento del mondo terrorista. La nuova strage di Nizza è
una strage ideologico - religiosa, e un polo certo ne è l'incitamento di
cui Erdogan ha bombardato la Francia e Macron,che non è casuale, ma
strategico, anche se certo non possiamo accusarlo di terrorismo in modo
diretto. Lungi da noi.
Tre spazi definiscono
l'azione di Erdogan: quello interno,per cui la Turchia, in grave
sofferenza economica e strutturale, soffre restrizioni dittatoriali
sulla stampa, le idee, le donne, la libertà di religione (i cristiani
sono scappati quasi tutti); quello internazionale, per cui Erdogan ormai
fa una nuova guerra armata al mese in zone diverse,trasportando la sua
furia egemonica sul terreno della Ummah, ovvero dei luoghi fisici che
nella sua mente e in quella dell'Islam estremo, compreso l'ISIS e anche
gli Ayatollah sciiti, devono alla fine essere di dominio islamico
assoluto, con l'istituzione universale della Sharia; e infine quello del
gioco più infido, quello del gioco che coinvolge i gruppi terroristi,
dal Al Qaeda,all'Isis a Hamas agli Hezbollah, senza distinzioni, ma con
incontri,spostamenti, finanziamenti, armi. [...]
venerdì 30 ottobre 2020
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Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda.
domenica 25 ottobre 2020
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martedì 20 ottobre 2020
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Assessing the Role of Institutions in the Fight against Anti-Semitism
This
diplomatic deliberation will focus on the roles of local, national, and
international institutions regarding modern anti-Semitism and
anti-Zionism, which are frequently masked as political criticism of
Israel. This institutionalized conflation has often legitimized
anti-Zionist and anti-Semitic rhetoric and activity while sanctioning a
lethal environment around the topics of Jews and the Jewish state.
Ironically, and as a matter of deepening concern, these phenomena have
continued even while European nations have adopted the International
Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) definition of anti-Semitism.
Tuesday, October 20, 2020 via Zoom
Times: Israel – 7:00 p.m., London – 5:00 p.m., Rome – 6:00 p.m.,
U.S. – New York – 12 noon, California – 9:00 a.m.
Program:
Opening remarks:
Amb. Dore Gold – President, Jerusalem Center for Public Affairs
Dr. Fiamma Nirenstein – Jerusalem Center for Public Affairs
Presentations:
Amb. Elan S. Carr – U.S. Special Envoy for Monitoring and Combating Anti-Semitism
Amb. Emanuele Giaufret – Head of the Delegation of the European Union to the State of Israel
Ms. Katharina von Schnurbein – European Commission Coordinator on Combating Anti-Semitism and Fostering Jewish Life
Lord John Mann – National Advisor to the UK Government on Anti-Semitism
Prof. Milena Santerini – Italian National Coordinator on Combating Anti-Semitism
Szabolcs Takacs – Head of the Hungarian IHRA Delegation
Power Point presentation: Rebecca Mieli and Ben Hayton
Dan Diker – Director of the Political Warfare Project at the Jerusalem Center for Public Affairs
Daniel Schwammenthal – Director of the AJC Transatlantic Institute in Brussels
Dr. Charles A. Small –
Founder and Director of the Institute for the Study of Global
Antisemitism and Policy; Research Scholar at St. Antony’s College,
Oxford University
Prof. Gunther Jikeli – Professor in Jewish Studies at Indiana University, Bloomington