Forum Internazionale sull'Antisemitismo e la Shoah a Gerusalemme. Intervista a Fiamma Nirenstein
venerdì 24 gennaio 2020 Generico 0 commenti
Cari amici,
Israele, 40 capi di Stato contro l'antisemitismo. E Trump «offre» la pace
venerdì 24 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 24 gennaio 2020
Mentre
intorno alla fiamma eterna accesa nella hall del Museo dell'Olocausto a
Gerusalemme ieri per tutta la giornata quaranta presidenti, re, primi
ministri hanno portato il loro tributo alla Memoria della Shoah
promettendo di combattere l'antisemitismo, si preparava un altro
drammatico annuncio. Mike Pence, vice presidente degli Stati Uniti e
Benjamin Netanyahu, appena conclusa la grande conferenza hanno
annunciato che la settimana prossima negli Stati Uniti si presenterà il
famoso "Piano del Secolo". Esso, nelle intenzioni di Trump, dovrebbe
portare la tanto desiderata pace fra Israele e Palestinesi. Netanyahu
per sottolinearne la serietà ha subito esteso l'invito al suo
antagonista Benny Gantz, capo del partito "Blu e Bianco". Jared Kushner
incaricato per il Medio Oriente e genero di Trump avrebbe dovuto essere
qui per l'annuncio, ma il maltempo ha impedito al suo aereo di
decollare. Secondo indiscrezioni, il piano prevede che i palestinesi
ottengano lo Stato se riconosceranno lo Stato Ebraico; il controllo su
Gerusalemme sarebbe israeliano e l'area C verrebbe annessa. I
palestinesi riceverebbero grandi incentivi, ma lo Stato sarebbe
demilitarizzato. [...]
Leader mondiali a Gerusalemme. Una lezione
giovedì 23 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 23 gennaio 2020Come in una
favola, i principi giungono a Gerusalemme uno a uno da ieri portando un
dono importante come l'oro l'incenso e la mirra: la memoria. Cosa c'è di
più volatile e insieme di più indispensabile quando si parla del Popolo
Ebraico, e quindi di Israele: non è un caso che tanto sforzo, tanti
soldi, tanta perversa tenacia si stata messa dai nemici di Israele nel
cancellare col cosiddetto "negazionismo" la memoria di ciò che è
indimenticabile, ovvero il tentativo di omicidio di un Popolo intero e
la sua strage, con i bambini, e che questo sia andato in parallelo alla
violenza antisemita. Adesso, nel 75esimo anniversario della liberazione
di Auschwitz sono atterrati in Israele 46 delegazioni per partecipare al
Quinto Forum Mondiale sulla Shoah: è un omaggio indubitabile alla Stato
di Israele e anche, per converso, un grido di allarme collettivo
rispetto all'incredibile, inaspettata crescita di parole, gesti, delitti
antisemiti negli ultimi anni. Ieri sera con una cena a casa del
presidente della Repubblica Reuven Rivlin è iniziata la Conferenza che
continua oggi a Yad Va Shem, il bellissimo Museo della Shoah.[...]
VIDEO Fiamma Nirenstein ospite della trasmissione tv "Fatti e Misfatti"
martedì 21 gennaio 2020 Generico 0 commenti
Cari amici,
Antisemitismo e musulmani. Le ragioni di Matteo
lunedì 20 gennaio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 20 gennaio 2020
Chi
ha il diritto, il privilegio, di poter combattere l'antisemitismo che è
riapparso, repugnante, in tutto il mondo? Nei giorni prossimi a
Gerusalemme si apre una conferenza mai vista prima, in cui da Netanyahu a
Putin a Mattarella, a Macron tutti si consulteranno su come battere
questo fenomeno. Sembra ovvio, logico: la memoria della Shoah, lo
stupore indignato di chi settant'anni dopo assiste a una crescita
verticale di odio contro il Popolo Ebraico, l'aggressione contro le
persone, i simboli, i luoghi di culto, contro la sua legittimità ad
esistere, unisce. In realtà l'unità su come combattere questa battaglia è
un serissimo problema. Ogni guerra richiede un'analisi e quindi una
strategia accurata, e qui invece esse sono tante e spesso
inconciliabili. [...]
Niente nucleare a chi abbatte gli aerei civili
domenica 12 gennaio 2020 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 12 gennaio 2020Ops, un errore. Un errore di valutazione, «umano», certo, come hanno detto gli iraniani, e di chi? Certo non degli extraterrestri. Ma si tratta del regime iraniano, lo stesso che in queste ore i soliti ragazzi coraggiosi contestano in piazza, sfidando in città e all'università Amir Kabir, mentre fioccano i lacrimogeni e le Guardie rivoluzionarie aspettano il solito ordine di sparare. Qui non ci saranno errori: la Guardia rivoluzionaria è fatta così, prima spara, poi ci ripensa, a volte non ci ripensa nemmeno. [...]
La risposta simbolica degli ayatollah. Salva l'onore ferito ma evita l'escalation
venerdì 10 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 gennaio 2020
Polveriera araba
lunedì 6 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 gennaio 2020
Chi si immagina che sia adesso il momento in cui il Medio Oriente rischia il caos è davvero distratto. Qualcuno ha detto che Israele è una villa nella giungla. Lasciando da parte la villa, la giungla è veramente tale. Ed è difficile che possa essere più intricata e selvaggia, da molti anni. L'esplosione è sempre a portata di mano. E' vero che ieri il Parlamento iracheno ha chiesto al governo di escludere la presenza militare americana in seguito all'eliminazione di Suleimani. E questa non sarà l'unica conseguenza immediata del gesto di Trump. E tuttavia, come una volta mi disse Arafat, le onde del deserto cambiano per posizione, altezza, colore: ma la sabbia resta sempre la stessa. Gli USA si possono aspettare adesso chele milizie sciite in Iraq attacchino i militari, i diplomatici, i civili. L'Iraq appare il più logico teatro per una risposta immediata, là è stato eliminato, oltre al generale Suleimani, anche Abu Mahdi al Muhandis, il capo delle milizie filo-iraniane irachene. Ma anche se gli americani sono stati estromessi politicamente, questo non stabilizza il potere filo-iraniano. Molti iracheni non hanno nessuna simpatia né per gli americani né, tantomeno, per gli iraniani. Nelle case irachene si è distribuito dolci quando Suleimani è stato ucciso, ripensando ai più di duecento morti che nelle settimane scorse le milizie hanno fatto nelle piazze di Baghdad che protestavano contro l'establishment filo-iraniano. I molteplici, aggressivi interessi internazionali che sconvolgono il Medio Oriente sono uno dei motivi delle infinite sanguinose rivoluzioni che hanno sconvolto questa larga porzione del globo terracqueo: l'America, la Russia, l'Iran, il potere sunnita, la Turchia, la Cina, tutti fomentano scontri fratricidi, causati alla base da autoritarismo, corruzione, violazione dei diritti umani, povertà, terrorismo, che a partire dalla prima Primavera Araba hanno portato a milioni di morti e alla biblica emigrazione dell'ultimo decennio. La maggiore delle guerre è ancora in corso in Siria, e oltre a Russia, Iran, Hezbollah, si è presentata un'altra forza armata contro i Curdi, quella di Erdogan, il presidente Turco. Anche lui sia in Siria che in Libia sfodera il suo imperialismo ottomano che si presenta come contraffaccia di quello Iraniano sciita. Ma i due hanno anche interessi comuni. [...]
Le mosse di Trump per ribaltare il regime di Teheran. La prossima mossa
domenica 5 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 gennaio 2020
Un colpo ai terroristi. E sul lungo termine la pace sarà più facile
sabato 4 gennaio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 04 gennaio 2020
E'
stupefacente che l'eliminazione di Qassem Suleimani venga quasi ovunque
in queste ore valutata per i pericoli per la pace che potrebbe
comportare senza considerare i reali disastri di guerra che la sua vita
ha causato. E di conseguenza, è assurdo non considerare che, nel lungo
termine, è certamente portatrice di pace la scomparsa dalla scena
politica del capo iraniano delle milizie Quds che ha affermato durante
un'intervista del 2009 che "il vero paradiso perduto dell'uomo è il
fronte di guerra".





