Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

La settimana santa nella Terra Santa tra lacrime dai balconi e baci su Skype

lunedì 6 aprile 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 aprile 2020

Perchè questa sera è diversa da tutte le altre? Quest'anno, mercoledì sera quando, come ogni anno, comincia la Pasqua ebraica con queste parole, ci verrà da piangere e da ridere insieme chiedendolo. E ci guarderemo in faccia; e certamente diremo l'uno all'altro "tutto". A tavola alla "grande" cena siederemo in pochi, pochissimi, distanziati, collegati su Skype con le famiglie che avrebbero dovuto sedere con noi. Ma c'è poco da fare: questa è la Pasqua con Corona. Nella notte oscura e senza rumori di Gerusalemme, ognuno ripercorrerà sulla "Agadà" la via della libertà del Popolo Ebraico guidato da Mosè fuori dall'Egitto.

A Gerusalemme, siamo in tanti: per i cristiani la Settimana Santa è stravolta. Chiusi dentro il Santo Sepolcro, nella Città Vecchia, gli 11 frati che possono uscire solo quando il custode musulmano fa girare la chiave millenaria nel portone, sanno che fuori non li attenderà la solita folla che viene da tutto il mondo, ma un gruppetto sparuto di clerici autorizzati, fra cui l'arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, che cerca di tenere aperto col cuore ciò che non può col corpo, niente processioni o messe di folla. Povero Pizzaballa, è dalla peste del 1349 che il santo Sepolcro non veniva chiuso. E' toccato a lui fronteggiare la pandemia. Le strade punteggiate dai negozietti arabi sono color pietra, niente cocci colorati, magliette, monili, arazzi ricamati. Gerusalemme è aperta nei cuori, ma le strade che sempre nei giorni di Pasqua, che quasi sempre coincidono, splendono, gridano, vendono, sentono il gelo dell'assenza di ebrei e cristiani, del vuoto, del silenzio, del pericolo del virus. La Via Crucis nei vicoli, la Città Vecchia ornata delle statuine che Papa Francesco ha voluto per segnare le stazioni, deve rinunciare alle folle, cattoliche adesso e fra una settimana greco ortodosse, che camminano cantando e pregando con croci di legno che ricordano la passione di Cristo. Le lacrime per Gesù sono rimandate, o sublimate. Il Santo Sepolcro è stato visitato ieri da Pizzaballa, cui è concesso di dire messa nel luogo sacro. [...]


 

Pesach al tempo del Coronavirus

venerdì 3 aprile 2020 Generico 3 commenti
 
Carissimi,

penso a voi in Italia ogni minuto, vivo la sofferenza italiana con pena e speranza, e sono in larga compagnia perchè Israele è molto vicina alla vostra sorte, ne parla, ne piange, spera insieme all'Italia ogni minuto.

Giovedì prossimo è Pesach, siederemo per il Seder, la cena che segna l'inizio della nostra festa raccontando l'uscita degli Ebrei dall'Egitto, leggendo l'Haggadà che celebra la libertà, la fedeltà a noi stessi e ai valori che hanno creato il mondo moderno, l'inizio del viaggio che ci ha portato nella nostra Terra. Ma ognuno sarà a casa sua, nell'isolamento richiesto dall'emergenza Coronavirus. Non siederemo alle solite bellissime affettuose cene familiari della tradizione. Cercheremo per quel che è possibile di collegarci su video. Ma prima della cena, alle 7:30, in Italia quindi un'ora prima, usciremo tutti sulle terrazze per un grande Seder ideale, insieme tutto il popolo ebraico e anche voi da là, fratelli nostri, e chiunque ci voglia bene.

Festeggiamo insieme la Pasqua ebraica, festa della libertà e del ritorno del Popolo Ebraico in Terra d'Israele.

Mediorientale

venerdì 3 aprile 2020 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda

È la rinascita delle nazioni

martedì 31 marzo 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 31 marzo 2020

Dopo il Coronavirus si rifaranno i conti col concetto di nazione. Anche chi crede di disprezzarlo ne vede una chiara rinascita: di fronte alle manifestazioni di forte, positiva identità che l'Italia, o quaggiù da me, Israele, è capace di dare in questi giorni di clausura e di morte, non si può che provare una sensazione di orgoglio e di commozione. Commuove chi canta "con la chitarra in mano" che dal terrazzo ricorda a piena voce la felicità di essere italiano, commuove la bandiera verde bianca e rossa dalle finestre dei reclusi, si aspetta il discorso del Primo Ministro in tv, o del Presidente della Repubblica. Perchè sono italiani. L'Italia ha di nuovo la ventura di scoprire che non è il Sud la sua parte più disgraziata, ma il Nord, e che i poveri e i ricchi sono sulla stessa barca; e così le grandi e le piccole imprese, le scuole, il lavoro e il funzionamento di tutte le istituzioni, sanità, scuola… Il funzionamento dell'Italia mette in giuoco la vita di ciascuno degli abitanti dello Stivale, a questo ci riferiamo, pensiamo, a ciò che è nostro. Irrita profondamente la prepotenza di una nazione vicina come la Germania che dà, di nuovo!, la sensazione di pensare solo a se stessa, e soprattutto è forte la percezione del tradimento della istituzione sovranazionale per eccellenza: l'Unione Europea. [...]

Mediorientale

sabato 28 marzo 2020 Generico 0 commenti
 Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein: "Israele al tempo del Coronavirus: ultimi aggiornamenti"

giovedì 26 marzo 2020 Generico 0 commenti
Cari amici,

oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo video "Israele al tempo del Coronavirus: ultimi aggiornamenti"


Clicca qui per vedere il video

Quel mondo della pubblicità e della tv (purtroppo) non esiste più nella realtà

domenica 22 marzo 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 22 marzo 2020

Quando guardiamo un film neo realista di Rossellini o di Lattuada, oppure una pellicola di Cappa e Spada, o quando ci identifichiamo sul grande schermo con un antico romano in toga bianca, tipo Marlon Brando in "Giulio Cesare" (film del 1953) non facciamo molto di diverso dall'operazione di inconscio sdoppiamento, di trasposizione del nostro ego in culture diverso che compiamo oggi di fronte allo schermo della tv.
Sono mondi che non esistono più: noi li osserviamo con simpatia, o sufficienza, o con ammirazione... Ma sappiamo che li guardiamo da una finestra da un mondo trasformato, diverso, in cui la testa, le mani, il cuore, funzionano secondo criteri che non sono quelli con cui, guardando, sentiamo all'unisono. Il fatto è che adesso invece viviamo una situazione di sdoppiamento inconscio, nell'illusione, nell'attesa, nella trepida speranza, che il mondo rappresentato per la maggior parte del tempo sui media (quando non si affronta il tema del coronavirus in varie forme) réclame, film, spettacoli col pubblico, palcoscenici su cui ci si avventa felicemente abbracciandovi o dandoci la mano, sia ancora il nostro. [...]

"La privacy? Meglio restare vivi"

venerdì 20 marzo 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 20 marzo 2020

E' molto difficile misurare sulla maledetta bilancia del coronavirus i due pesi del pericolo di vita e del pericolo per il sistema di vita che abbiamo costruito nei secoli e che si chiama democrazia. Un sistema che ha mostrato sovente limiti importanti, ma che adesso si presenta ai minimi termini, tant'è vero (peccato, ma siamo contenti per i cinesi) che l'unico Paese in cui il morbo dà tregua è la Cina, una dittatura spietata.
Adesso diamo evidenti segnali di ammirazione per la sua abilità, come all'inizio e nel mezzo dell'espansione del morbo si è resa evidente la nostra soggezione. Sarebbe ora inutile negare che la segregazione e la  violazione di tutti i diritti, fra cui quello della privacy, abbiano contribuito alla ripresa cinese.

Per quello che ci riguarda, per ora Israele e il Sud Corea hanno messo in funzione misure draconiane di controllo degli spostamenti dei malati, e quasi tutti i Paesi occidentali, compresi l'Italia, la Germania, la Francia il Belgio prendono la stessa strada. Le proteste, le perorazioni perchè queste misure di controllo siano lievi e definite del tempo sono molto comuni, ieri il garante della privacy Antonello Soros faceva il suo mestiere chiedendo su Huffington Post che il controllo sia "compatibile coi principi democratici" e saggiamente suggeriva che "i diritti possono subire limitazioni anche incisivi" purchè, si capisce "siano proporzionali". [...]

Mediorientale

venerdì 20 marzo 2020 Generico 0 commenti
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Lotta al virus, lotta per la libertà

sabato 14 marzo 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 14 marzo 2020

Quando ero piccola il corpo reale non era sostituibile col cyberspace. Adesso il computer, lo smartphone, cercano di compiere la magia: allora, quando mio padre era trattenuto nella Polonia comunista e il confine era invalicabile, noi, mamma e figlie, non potevamo vistarlo né lui poteva raggiungerci; solo un telefono nero su un tavolino a Firenze era tutto quello che travalicava la separazione che durò ben quattro anni.
Quando ci ritrovammo alla stazione di Firenze e lui arrivò trasfigurato, magro, portando in regalo delle corone di funghi secchi e delle bambole di legno, niente restò uguale. La vita che era enormemente cambiata con la sua lontananza cambiò alle radici con la sua vicinanza. Fu illuminata dalla libertà dell'uomo di andare, di muoversi, di scegliere il luogo in cui essere, in compagnia di chi vuole. La dichiarazione Universale dei Diritti dell'UOMO ne parla all'articolo 13 , "ognuno ha il diritto di lasciare qualsiasi Paese e di ritornarci".

Oggi la guerra contro il coronavirus ci ha portato a spogliarci di questo diritto primario, io quaggiù in Medio Oriente, a Gerusalemme con parte della mia famiglia, e un'altra parte è lassù in Italia; noi, con disposizioni dure e importanti, le scuole chiuse, le riunioni limitate nel numero, migliaia di segregati rientrati dall'estero, ma con un numero relativamente basso di contagiati e nessun morto, grazie alla tempestività delle misure; e di là, i miei cari e i miei amici nelle loro stanze, in segregazione, col numero dei contagiati e anche dei morti che fa lampeggiare la parola "pericolo" in  rosso. Fra noi, gli aeroporti vuoti, trasformati in monumenti marmorei all'era che non è con noi. [...]
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