La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
mercoledì 26 settembre 2018
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Mercoledì 26 settembre 2018, dalle ore 17.30 alle 18.30, si terrà la conferenza di presentazione de L’antisemitismo nell’Europa contemporanea, nuovo Dossier del Machiavelli realizzato da Fiamma Nirenstein. L’evento si terrà presso la Sala delle Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, Roma. Il report sottolinea come, malgrado la tenace attenzione mediatica, la Destra anche populista ha ormai emarginato le residue frange antisemite ed è salda nel sostegno a Israele. Al contrario, a Sinistra tramite il grimaldello dell’israelofobia si stanno aprendo sempre più spazi all’odio contro l’ebreo in quanto tale. Forte preoccupazione, spiega l’Autrice, giunge anche dalla radicalizzazione delle comunità islamiche. Interverranno alla conferenza, oltre all’autrice Fiamma Nirenstein, anche il giornalista Carlo Panella, l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e il Sottosegretario On. Guglielmo Picchi.
Per scaricare la locandina cliccare qui
Per prendere parte all’incontro è
necessario registrarsi qui
L’antisemitismo nell’Europa contemporanea è il nuovo Dossier del Machiavelli, realizzato da Fiamma Nirenstein.
SOMMARIO ESECUTIVO
L’antisemitismo
è un fenomeno in crescita in tutta Europa, con violenze che raggiungono
l’omicidio e il terrorismo. Molti ebrei stanno perciò lasciando il
continente.Ai
vecchi stilemi antisemiti se ne aggiungono oggi di nuovi, travestiti da
critiche a Israele ma in realtà motivati da odio verso gli ebrei in
quanto tali. L’israelofobia appare la più diffusa forma d’antisemitismo
nei giorni nostri.Nello
spettro politico permanengono piccoli movimenti antisemiti di stampo
neonazista ma le forze di destra e populiste hanno di fatto escluso le
frange estreme e adottato posizioni più apertamente filo-israeliane.
Questa nuova destra al potere ha in sé gli elementi per spingere l’UE ad
abbandonare l’israelofobia che sembra oggi caratterizzarla.L’israelofobia
alligna oggi prevalentemente a sinistra, che in molte sue frange si
presenta ormai come una forza antisemita. Ciò si manifesta dal livello
movimentistico alle politiche nazionali fino alle scelte in sede ONU.Pesa
inoltre molto l’antisemitismo di matrice islamica, la cui origine
affonda nell’odio religioso ma si nutre della retorica palestinese e
dell’ideologia islamista. In questi anni attacchi terroristici hanno
bersagliato gli ebrei in Europa.
martedì 25 settembre 2018
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Oggi, 25/09/2018, IC pubblica il secondo video originale di Fiamma Nirenstein, introducendo il Rapporto sull'antisemitismo che presenterà domani al Parlamento italiano, dal titolo:
Antisemitismo oggi: cresce quello islamista e di estrema sinistra
mercoledì 19 settembre 2018
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Oggi, 19/09/2018, il sito web Informazione Corretta
inaugura una nuova rubrica che ospiterà in esclusiva miei video
originali. Video di pochi minuti su aspetti di attualità importanti o
poco noti che riguardano Israele, Medio Oriente, antisemitismo.
Per vedere il video clicca qui
Il Giornale, 13 settembre 2018
Esattamente 80 anni fa a Monaco, il 5 settembre del 1938, Neville Chamberlain, Primo Ministro inglese, firmando l'accordo con Hitler, compì il gesto per cui Winston Churchill pronunciò la proverbiale frase: "Hai avuto una scelta fra la guerra e il disonore. Hai scelto il disonore e hai avuto la guerra". L'Accordo trasferì alla Germania i Sudeti, la regione della Cecoslovacchia abitata della minoranza tedesca. Fu un puro un tradimento nei confronti di un alleato e di un gesto di prepotenza verso uno stato inerme che veniva, con l'accordo, messo alla mercé di Hitler.
L'Europa tutta si trovò in breve tempo invasa dalle armate tedesche. La transazione di Francia e Britannia con Hitler impose limitate "concessioni territoriali" per pacificare la Germania nazista, ma l'aggressore immediatamente, proprio come prevedevano i suoi piani di "Lebensbraun", lo "spazio vitale" bramato dopo l'umiliazione del trattato di Versailles, violò l'accordo e inghiottì tutto lo Stato della Cecoslovacchia nel marzo del ‘39. La Francia, che aveva un trattato di alleanza con la Cecoslovacchia, si era associata all'appeasement senza vergogna. Nessun rappresentante della Cecoslovacchia era presente alla conferenza che si concluse con lo smembramento del suo territorio e la deprivò del 70 per cento degli impianti elettrici, delle fabbriche di ferro e acciaio, di tutti gli impianti chimici e della sua robusta difesa sotterranea. I tedeschi nel frattempo si erano già in parte riarmati infischiandosi delle dure imposizioni del trattato di Versailles. La teoria di conquista per stadi dell'Europa era spiattellata sul Mein Kampf, mentre già le leggi razziali entravano in vigore, la "Notte dei cristalli" aveva già mostrato il disegno di sterminio degli ebrei, e il patto Molotov Ribbentrop era stato firmato. Ma Chamberlain guardava dall'altra parte. [...]
Il Giornale, 12 settembre 2018
Fa un certo perverso piacere che l'Italia assaggi l'ONU in tutta la sua sfacciataggine e doppio standard adesso che annuncia santificate spedizioni (non magari come i "peace keeper" che sono accusati di stupro, o come i distributori di fondi internazionali che lucrano sulle miserie umane?) per verificare quanto l'Italia viola i Diritti umani. Così magari comincerà un processo di revisione del suo rapporto con l'ONU, forse smetterà di votare o al massimo di astenersi mentre cerca di compiacere le maggioranze automatiche che condannano solo Israele (come quando il 23 dicembre 2016 Obama, ultimo atto di una gestione insistentemente anti-Israele, fece astenere gli USA su una mozione-tradimento, che sovvertiva la cautela tradizionale che aveva sempre tenuto come punto di riferimento la risoluzione 242, e non la condanna palestinese unilaterale degli insediamenti), o si associano nelle organizzazione dell'ONU come l'UNESCO a gesti irrazionali e inconsulti, come dichiarare il Muro del Pianto retaggio musulmano. [...]
Il Giornale, 10 settembre 2018
Rosh Ha Shana, il capodanno ebraico, ha segnato ieri sera l'ingresso del 5779. Siamo un bel pezzo avanti nell'incredibile storia umana e nella storia ebraica. Ma quando entra l'anno nuovo cominciano subito, insieme al brindisi, alle benedizioni, alla mela intinta nel miele per significare prosperità e dolcezza, anche i pensieri. Infatti i giorni successivi, per una settimana intera, sono dedicati, fino a Yom Kippur, il grande digiuno caro al popolo ebraico, alla riflessione su se stessi, ai propri fallimenti, peccati, errori. In quel giorno poi Dio segnerà nel libro della vita chiunque abbia perdonato e si sia scusato. Israele naturalmente fa i compiti: cos'è andato bene, cos'è andato male, dove abbiamo sbagliato, cosa è stato giusto. E quindi, che cosa ne deriva per il futuro.
Quest'anno ha visto un attacco di stampa molto dura sul Primo Ministro, sulle indagini (non formalizzate) sul suo comportamento e quello della sua famiglia; sulla nuova Costituzione che dichiara Israele patria del popolo ebraico; sul ruolo della magistratura. Al di là delle drammatizzazioni politiche, è un dibattito tipico delle democrazie, sorprendente in un Paese in stato di guerra. Alla fine la guerra è stata evitata con prudenza e audace diplomazia sotterranea; l'economia cresce, i partiti religiosi, membri della coalizione, vengono tenuti a bada con concessioni cosmetiche. [...]
venerdì 7 settembre 2018
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Cari amici,
cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta
da Massimo Bordin con il quale abbiamo discusso i seguenti argomenti:
Al Qaida, Arafat, Armi, Assad, Chimica, Gerusalemme, Guerra, Hamas,
Integralismo, Iran, Islam, Israele, Medio Oriente, Palestina,
Palestinesi, Paraguay, Politica, Russia, Siria, Svezia, Terrorismo
Internazionale, Turchia, Unrwa, Usa.
Il Giornale, 03 settembre 2018
Non c'è giorno ormai in cui Abu Mazen, al secolo Mahmoud Abbas, non denunci con le parole e coi fatti,il declino del suo potere, anzi, la sua agonia, mentre altri uomini, altri eventi, occupano lo spazio della scena palestinese, e anche del suo eventuale,difficile tuttavia, sviluppo.
Ieri l'ultima uscita di Abu Mazen denuncia per l'ennesima volta il rifiuto verticale a ogni proposta di un piano di pace che provenga dagli Stati Uniti, dall'odiato presidente Trump che ha osato riconoscere che Gerusalemme è la capitale d'Israele: questo, più di ogni altro evento, ha messo il punto esclamativo sul fallimento di una politica. Abu Mazen non ha ottenuto guadagni storici rifiutando ogni accordo; ha cercato di costruirsi un'immagine decente e pacifista all'estero, gestendo invece con determinazione e con la distribuzione di molto denaro (proveniente dagli aiuti del mondo intero) la continua spinta al terrorismo; non ha fatto spazio a una successione, e ora è assediato dai suoi peggiori nemici. Con un comunicato di ieri, Abu Mazen condanna l'idea che i Palestinesi e la Giordania debbano formare una confederazione, un tema per altro mai confermato dagli americani come parte di un piano di pace ma che potrebbe presto venire all'orizzonte carico di promesse economiche e di pubblico interesse: ma lui vede il piano americano come parte della cospirazione di cui parla di continuo per annientare la causa nazionale palestinese. Ma non è così: è la politica palestinese, lasua politica, quella di Abu Mazen ereditata da Arafat, dichiarazioni di buone intenzioni e terrorismo, che finalmente è stato messa a nudo da una serie di mosse del governo di Trump, e dalla sua rappresentante all'ONU, Nikki Haley. [...]
Il Giornale, 12 agosto 2018
Fu nel settembre del 1972 che l'orrore del terrorismo palestinese raggiunse il suo picco: 11 atleti israeliani che partecipavano alle Olimpiadi di Monaco furono presi in ostaggio da un commando. Chi non ha visto la foto di uno di loro sul terrazzo delle baracche sportive con una calza a nascondergli la faccia mentre gli altri stanno letteralmente massacrando gli israeliani nelle stanze? Due atleti furono torturati e uccisi sul posto, altri 9 trucidati all'aeroporto. Una vecchia vicenda purtroppo piena di significati contemporanei. Essi riguardano da vicino Jeremy Corbyn, che in una foto pubblicata dal Sunday Times, scattata in Tunisia nel 2014, onora con una corona di fiori la tomba di quei terroristi. Il leader dei laburisti inglesi, che potremmo trovarci presto Primo Ministro in Inghilterra, ha negato di essere là proprio per onorare quegli specifici palestinesi, ma le foto sono spietate: Corbyn prega con le mani rivolte verso l'alto, come un fedele musulmano, sulla tomba di Atef Bseiso, che ideò l'attacco a Monaco; lui ha detto che era là per ricordare le vittime di un attacco aereo israeliano a Tunisi (per altro tutti ben certificato terroristi, come Salah Khalaf capo di Settembre Nero) ma quelli sono seppelliti a una quindicina di metri da dove Corbyn si commuove al ricordo dei suoi amici.[...]
Il Giornale, 11 agosto 2018
It's the economy stupid,
è l'economia stupido! Valeva come frase chiave della campagna
elettorale di Clinton contro Bush nel 1992, e adesso fa un effetto secco
quando si vede l'isterismo di Tayyp Erdogan di fronte al tracollo: il
suo atteggiamento di continua minacciosa interna e internazionale, la
prepotenza che si trasforma in repressione senza pari, l'autoritarismo
da sultano specie da quando ha vinto le elezioni il 24 giugno risultano
irrilevanti o persino ridicole di fronte alla bancarotta. Si tratta di
miliardi, ieri Erdogan ha capito che le sanzioni americane stanno
veramente entrando in vigore, che l'inflazione è al 16 per cento e
cresce ancora e la banca centrale non è capace di aumentare i tassi in
risposta, che la moneta perde l'11,5 per cento ogni giorno, che Trump
adesso ha deciso di alzare le tariffe sull'importazione di alluminio e
di acciaio dalla Turchia... La frana si è fatta incontenibile, la
mitologia del leader islamista che tuttavia può continuare a dialogare
con l'Occidente approfittando della memoria storica dell'unico Paese
musulmano moderato e collegato per motivi culturali e militari
all'Occidente a fronte di un mondo arabo molto meno avanzato, si è
infranto sulla crisi del capo. Trump lo ha stretto in un angolo: Erdogan
ieri. assediato dal crollo della borsa, dalla crescita del prezzo del
denaro, terrorizzato dall'abbandono del campo degli investitori
internazionali ha chiesto, di fatto inerme se non di paroloni, una
risposta alla sua gente: "Se avete dollari, euro, o oro sotto il
cuscino, andate in banca e cambiateli in lire turche. E' una battaglia
nazionale". [...]