Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

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Museo del popolo ebraico

Povera Aleppo devastata come Dresda

martedì 3 gennaio 2017 Il Giornale 5 commenti

Il Giornale, 03 gennaio 2017


La si guarda, e non ci si crede: com'era bella Aleppo con le piscine azzurre, la folla di turisti nel suq, i lampioni alti fatti a spirale, le scale leggiadre, le palme e i cedri del Libano a ombreggiare i viali e le piazze assolate, le grandi strade del centro trafficate e affollate di negozi, i marciapiedi dove passeggiavano a braccetto i vecchi e i bambini prendevano aria, com'erano onorevoli quelle moschee dove il rosa era il colore dominante, deliziose le cornici di marmo delle finestre e i rosoni orientali sulle facciate, magnifici i tappeti di pietra colorata delle piazze e i pulvini fatti per il culto, imponenti le torri guerriere delle mura armate, ma anche tranquillizzante il quotidiano traffico delle auto. [...]

Ciao, ciao Obama: non ti rimpiangeremo

domenica 1 gennaio 2017 Diario di Shalom 0 commenti
Shalom.it, gennaio 2017

È difficile ormai pensare, come molti avrebbero voluto, che a Obama è stata a cuore, durante i suoi due mandati, la pace in Medio Oriente. Innanzitutto si è tirato vergognosamente indietro lasciando il campo libero a russi, iraniani e Hezbollah quando avrebbe dovuto fare il passo decisivo, ovvero quello di fermare Assad, al tempo della “linea rossa” delle armi di distruzione di massa, che hanno prodotto l’uccisione di centinaia di migliaia di persone e milioni di feriti e fuggitivi.[...]

Mediorientale

venerdì 30 dicembre 2016 Generico 0 commenti

Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin.

Su Israele l'ultimo flop di Obama. Ultimo fallimento della politica Usa

venerdì 30 dicembre 2016 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 30 dicembre 2016


E' una trama shakespeariana quella che travolge nel paradosso la presidenza Obama, lo sfondo è la tragedia siriana, il proscenio la commedia degli errori. Kerry sotto le luci dei riflettori, dopo la risoluzione anti-israeliana sostenuta da Obama, fa il suo discorsone sugli insediamenti convince i palestinesi, di aver già vinto la partita, che importa trattar? Questo è stato il ruolo degli USA di Obama, mentre stragi immense graffiano di rosso il Medio Oriente. Intanto, a Mosca, la Russia porta a compimento un gran colpo politico: incontra la sua storica nemica, la Turchia, leader dei paesi sunniti, capo della Fratellanza Musulmana, e si porta dietro l'Iran col suo favoloso record di violazione dei diritti umani, terrorista e belligerante, capo di tutti gli sciiti del mondo. [...]

Così Obama ha tramato per pugnalare Israele. Trump twitta: resistete

giovedì 29 dicembre 2016 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 29 dicembre 2016

Ci vuole la febbre anti-israeliana che ha travolto Obama e il suo governo al tramonto, la volontà di lasciare un graffio sanguinante nel futuro dello Stato Ebraico, per risvegliare i sensi sopiti del segretario di Stato John Kerry, eccitato come non mai nel suo discorso di ieri sul conflitto israelo-palestinese. La sua passione può anche essere letta come una contraddizione, un desiderio di differenziarsi. Ma questo discorso altro non è, nei fatti, che la conferma del retaggio del suo Presidente: dopo aver per la prima volta nella storia americana confermato, astenendosi, un voto dell'ONU che condanna Israele, ha lanciato Kerry come un missile contro l'unico stato democratico e laico del Medio Oriente.[...]

Ambasciatori convocati e nuovi insediamenti. Netanyahu non si piega

martedì 27 dicembre 2016 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 dicembre 2016

Benjamin Netanyahu non ha inghiottito la decisione dell'ONU, e si batte come Callimaco a Maratona: ha convocato di Natale l'ambasciatore americano, ha cancellato l'incontro con la signora May fissato a Davos nelle prossime settimane e anche la visita del Primo Ministro ucraino Volodomyr Groysman. Ha richiamato gli ambasciatori in Senegal e in Nuova Zelanda, e interrotto le relazioni con Venezuela e Malesia, con cui non ci sono relazioni diplomatiche: sono i Paesi che hanno rappresentato la Risoluzione 2334 di condanna di Israele. L'ambasciatore Ron Dermer, che ne ha le prove, ha spiegato che la Risoluzione è stata promossa da Obama stesso. Sono state ridotti i contatti come Paesi importanti come la Russia e la Cina. Netanyahu ha ragione? Nel Paese ferve lo scontro, naturalmente, anche se tutti sono feriti dal gesto di Obama.[...]

Obama tradisce Israele: Usa astenuti all'Onu sulle colonie ebraiche

sabato 24 dicembre 2016 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 24 dicembre 2016

Con una scelta che si incide nella storia degli Stati Uniti come l'ennesimo colpevole fraintendimento dell'amministrazione Obama nei confronti del Medio Oriente, una incapacità che ha portato a stragi immense e a disastri indicibili in Siria ma anche in tante altre zone, il presidente uscente ha deciso di rovesciare la politica tradizionale degli Stati Uniti: tale politica ha sempre difeso Israele col veto nel Consiglio di Sicurezza dalle maggioranze automatiche piene di odio che hanno caratterizzato l'atteggiamento dell'ONU verso Israele. Stavolta con un colpo di coda impensabile Obama ha lasciato perla sua "legacy" in primo piano l'astensione su una risoluzione votata da 14 membri che stabilisce che occorre "distinguere fra il territorio dello Stato di Israele e i territori occupati nel 1967", condanna gli insediamenti che vengono definiti illegali e "un grande pericolo per la possibilità della soluzione dei due Stati" e aggiunge una serie di altre osservazioni fuori di ogni realtà e senso storico.[...]

Tel Aviv: Riccardo Muti dirige il concerto per gli 80 anni di vita della Israel Philharmonic Orchestra

mercoledì 21 dicembre 2016 Generico 0 commenti
Arturo Toscanini nel 1936, nella stessa data di ieri, invitato dal violinista Bronislaw Huberman, il fondatore dell'Orchestra della Palestina (il nome dato dagli antichi romani a Israele dopo averne distrutto il tempio nel 70 dopo Cristo, e poi usato dal mandato Britannico al tempo di cui parliamo) decise per un'azione drammatica a Tel Aviv contro il fascismo, contro l'antisemitismo, per gli ebrei e il loro sogno sionista che sorgendo, sceglieva come pietra di fondazione un'università, quella di Gerusalemme, e un'orchestra a Tel Aviv. Toscanini venne a dirigere nel nascente Stato Ebraico. Huberman aveva raccolto, in fuga dall'Europa, 75 musicisti ebrei che avevano come unica arma di sopravvivenza la loro musica, il loro strumento. Toscanini diresse con amore e dolcezza senza precedenti Rossini, Brahms, Schubert, Mendelssohn e Weber. Si racconta che placò persino le sue famose rabbie. Albert Einstein gli scrisse dagli Stati Uniti dove era esule "L'esistenza di un contemporaneo come lei cancella molte delle delusione che si devono continuamente subire da parte della species minorum gentium".  [...]

La lezione di Israele: agire prima

mercoledì 21 dicembre 2016 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 21 dicembre 2016

Prima norma per battere il terrorismo: collegare le informazioni all'azione. Altrimenti la preda siamo noi. La guerra ormai ce l'abbiamo a casa. Chi la conduce? Chi la finanzia? Chi la copre? L'affresco è sotto i nostri occhi, basta osservarlo senza pregiudizi e le risposte, magari non totali ma significative ci suggeriranno il daffarsi. Ed è un disegno molto largo quello che i terroristi sono riusciti a dipingere ieri: mezzo mondo e le leadership più importanti sono in stato di shock, il terrore si mescola alla zizzania internazionale. Addirittura l'uomo arrestato a Berlino non è lo jihadista del camion, che si aggira armato; il camion ritorna, una baldanzosa affermazione di assassinio di massa, l'invenzione geniale che qualsiasi veicolo può improvvisamente sterzare a ammazzare proprio te, come a Nizza e in decine di occasioni in Israele.[...]

Così il vero vincitore è l'Iran

sabato 17 dicembre 2016 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 17 dicembre 2016

L'Ayatollah Khamenei ha detto più volte di considerare la Siria una provincia iraniana: il suo disegno tentacolare non ne può fare a meno. Gli è già costato più di mille preziose vite di Guardie della Rivoluzione, ma pensa che valga fino all'ultima goccia di sangue. La Siria degli Assad è stata vicino all'Iran fin dai tempi della guerra con l'Iraq: è un grimaldello prezioso per i confini strategici (Turchia, Israele, Iraq, Libano, il Mediterraneo...) è adesso il nodo della guerra mondiale. Esserci ti rende indispensabile alla Russia, agli Stati Uniti, a tutti quelli che vogliono finalmente arrivare a un assetto dell'Area. [...]

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