Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

Mediorientale

martedì 29 novembre 2016 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin.

Fidel Castro

domenica 27 novembre 2016 Generico 3 commenti

Ho conosciuto direttamente Fidel Castro nel 2001 a Durban durante la Conferenza dell’ONU sul razzismo, trasformata si in conferenza razzista su Israele. Castro in Sud Africa insieme ad Arafat, uno dei suoi migliori amici, e col peggior dittatore africano Mugabe dette il suo contributo e la sua benedizione, applaudito dall’assemblea e inseguito da giornalisti eccitatissimi dalla presenza di un simile divo, alla caccia all’ebreo che si inaugurava allora, alla vigilia dell’attacco alle Twin Towers.[...]

L'Intifada del fuoco che sta bruciando la terra di Israele

domenica 27 novembre 2016 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 novembre 2016

Israele brucia da cinque giorni, dal nord al sud le piante meravigliose coltivate nella terra sassosa che da secoli non aveva conosciuto foreste e prati sono ridotte in cenere, fuggono gli animali dei boschi, decine di migliaia di persone sono profughi, grandi città come Haifa vengono evacuate, cittadine storiche come Zicron Iaacov conoscono distruzioni di massa, alcuni villaggi della Giudea e della Samaria sono scheletri… La gente piange mentre l'enorme solidarietà li cura e li ospita, non crede all'apocalisse che vive mentre i corpi dell'Esercito, dei Vigili del Fuoco, della Polizia insieme circoscrivono, salvano, spengono. [...]

I collaboratori di Trump? Tutti mostri

venerdì 25 novembre 2016 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 25 novembre 2016

Che magnifica sensazione immergersi nelle familiari acque dell'anti-americanismo, potere immaginare che alla Casa Bianca siede il capo di una cospirazione mondiale anti Terzo Mondo, antidonne, antigay, antisemita, antipersone perbene. E' accaduto con Reagan, è accaduto con i due Bush, ma anche i democratici americani, compreso Kennedy antisovietico, compreso Clinton emissario del sionismo internazionale, Lyndon Johnson da "presidente dei diritti civili" divenuto il guerrafondaio del Vietnam… Quasi non c'è stato fino ad Obama presidente cui non si sia appiccicata l'etichetta di imperialista, di sostenitore di un'egemonia economica spietata. [...]

Un saluto alla conferenza del Foglio

mercoledì 16 novembre 2016 Generico 0 commenti
Cari amici del Foglio, siete i soliti eroi della battaglia per Israele. Una battaglia non è facile: non porta più copie vendute, non porta sorrisi di compiacimento dell’elite intellettuale, non porta aiuti dalle istituzioni e dai magnati. E' una battaglia di quelle che promettono lacrime sudore e sangue ma una profonda soddisfazione interiore. Non si vive invano se si combatte per Israele. Voi siete sempre stati in prima fila e io da israeliana e da italiana vi ringrazio di questo, e della vostra nuova iniziativa odierna.

Io mi trovo a Toronto alla riunione annuale del board dei Friends of Israel, e per questo non posso venire, mi dispiace. Sento che forse oggi siamo a una svolta: non a causa dell’elezione di Trump, ma perché, fra tante nuove paure, il mondo deve infine riconoscere il valore di quel piccolo Paese: la sua eccellenza è tale, tale la sua determinazione a mantenere una democrazia esemplare di fronte al terrorismo continuo e anche all’attacco dei vili che ne fanno l’epicentro della loro propensione alla menzogna, tale il suo costante amore per cultura e la scienza, e quindi tale la necessità del mondo intero che Israele esista, che si comincia a avvertire qualche ripensamento. E’ un faro sulla costa lontana, specie nel mondo arabo.

Per ora, seguitiamo a combattere. Grazie Giuliano, grazie Cerasa, grazie Meotti, grazie Foglio: è stata e sarà una strada fatta insieme, tanto migliore di quelle che si compiono in solitudine.

Con affetto, Fiamma Nirenstein


DAL SITO DE IL FOGLIO:

Nel ricorrere dell'anno dagli attentati di Parigi e dallo scoppio di una nuova Intifada in Israele, mentre assistiamo allibiti all'annichilimento del legame millenario tra gli ebrei e Gerusalemme da parte dell'Unesco, ll Foglio promuove un grande evento con ospiti internazionali per ricordare che il futuro dell'Europa è indissolubilmente legato a quello del nostro avamposto in medio oriente.

Interverranno: lo scrittore algerino Boualem Sansal, l'ex ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, il blogger palestinese Waleed Al-Husseini, lo storico Benny Morris, l'Arcivescovo di Ferrara Mons. Luigi Negri, l'Imam francese Hassen Chalghoumi, l'archeologo Gabriel Barkay, il CEO di SodaStream Daniel Birnbaum, gli autori Bat Ye'or e Bruce Bawer, l'antropologa Maryan Ismail,
modera Giulio Meotti


L'appuntamento è per giovedì 17 novembre 2016, ore 17:00, Sala del Tempio di Adriano della Camera di Commercio di Roma, Piazza di Pietra. Ingresso libero fino a esaurimento posti.














 

Mediorientale

lunedì 14 novembre 2016 Generico 0 commenti
Cari amici,

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La prima grande sconfitta del politicamente corretto

giovedì 10 novembre 2016 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 10 novembre 2016

"La mente (che si ritiene) cronicamente colpevole diventa legata alla sua colpa perché è il distintivo della sua innata superiorità" dice sull'American Thinker la psicanalista Deborah Tyler esaminando le dinamiche della politica di Obama e di Hillary Clinton. Gli è stato fatale: riconoscere le proprie colpe e quindi i propri limiti è una molla di superamento dei problemi procurati a se stessi e agli altri. Trump, un tipo alquanto dedito all'auto-ammirazione e all'esaltazione del proprio operato, ci fa stare un po’ in pensiero quando segna a dito ispanici, immigrati, terroristi islamici... Eppure proprio questa è stata una delle molle basilari delle sue elezioni: togliersi dalla faccia lo schiaffo della colpa disegnata dalla presidenza Obama come base della politica americana, e della sua etica interna e esterna. Colpevoli, responsabili, figli e padri della colpa: gli americani non hanno avuto più voglia, uffa, con tutti i guai che hanno, di sentirsi tali.[...]

Un supercampione ma solo nell'ego: record di fallimenti su tutti gli scacchieri

mercoledì 9 novembre 2016 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 09 novembre 2016

L'erede di Obama in politica estera è da compiangere semplicemente perché non è Obama in persona. Il presidente che lascia la Casa Bianca è stato un formidabile protagonista, un ego ciclopico, un ciclone di energia innovativa che ha dato a tutto il suggello delle sue convinzioni, della sua retorica, e della sua arroganza. Tutto quello che ha fatto nel mondo porta il segno di convinzioni progressiste e politiche così tipiche (è rimasta famosa la sua frase programmatica, letteralmente: "non fare stupide stronzate",cioè politiche internazionali americane reattive, automatiche, sorpassate) che il suo retaggio resta lo show di un uomo solo, ingestibile, pasticciato, e nello stesso tempo tipico di un quarantenne ultra liberal: relativista, internazionalista, non violento, ecologico, multinazionale, sdegnoso della democrazia capitalista. Nella famosa intervista a Jeoffrey Goldberg sull'Atlantic, che, estatico, per pagine e pagine ci spiega la "Dottrina Obama", il misto di determinazione ideologica e di pragmatismo lascia senza fiato.[...]

Ebrei alle urne col dilemma ma si fidano più di Hillary

lunedì 7 novembre 2016 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 07 novembre 2016

E' un vero dilemma quello che attanaglia gli ebrei americani alla vigilia delle elezioni. Esso non riguarda vantaggi immediati, beni di consumo, prebende sociali: riguarda invece una concezione del mondo, e il puzzle che la compone è fatta da una parte di scelte culturali e persino morali, e dall'altra di garanzie per quello che sta a cuore a quasi tutti gli ebrei, la salvaguardia di Israele. Sin dall'inizio della campagna elettorale Hillary Clinton e Donald Trump si sono dati da fare per conquistare il voto ebraico con incontri, promesse, discorsi. Gli ebrei che sono il 2,2 per cento della popolazione,sono per il 70 per cento democratici, votarono per Obama per il 65 per cento. Oggi i democratici sembrerebbero al 64, ma la discussione è durissima, e Trump vanta un'avanzata dei consensi. La vetrina mostra Hillary a braccetto con Bill, che rammentava sempre come il suo pastore gli avesse semplicemente imposto di proteggere Israele; mostra anche la carta patinata di Trump con la figlia Ivanka convertita all'ebraismo accanto al marito Jared Jushner che viene definito sempre "un ascoltato consigliere" del candidato repubblicano. Ma Trump non ha sfondato, e Hillary non ha consolidato.[...]

Mediorientale

venerdì 4 novembre 2016 Generico 0 commenti
Cari amici,

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