"Il sacrificio del fuoco". Un libro di 50 pagine che coglie l'orrore meglio di mille discorsi
venerdì 27 gennaio 2017 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 27 gennaio 2017"Il sacrificio del fuoco" è quello definitivo, oltre il quale non resta che cenere, grigio, nero, niente. E' anche una santissima aspirazione che percorre tutta le Scritture: ovvero, è la speranza che con l'espiazione le immani brutture, l'inconfessabile crudeltà, i più inverosimili peccati dell'uomo possano essere mondati col sacrificio. E ancora: è la speranza che possa pur venire un giorno in cui sante lingue del fuoco non brucino il sacro cespuglio che testimonia le parole di Dio a Mosè, e suggella la legge. Ovvero in cui l'espiazione si sia già compiuta e resti solo la legge.Scritto da un pastore protestante, Albrecht Goes, che durante la Seconda guerra mondiale fu persino cappellano militare e poi decise di ritirarsi nel puro mestiere della scrittura, il libro edito dalla Giuntina e venduto a dieci euro non potrebbe celebrare meglio, nel titolo e nel significato, il Giorno della Memoria. E' un piccolo libro fulminante, di quelli che aprono nuove strade di comprensione di un evento cui sono state dedicati milioni di pagine e di discorsi.[...]
Giornata della Memoria, storia e radici dell’odio contro gli Ebrei
venerdì 27 gennaio 2017 Generico 0 commenti
Fiamma Nirenstein ospite della trasmissione radiofonica Zapping , Rai Radio 1, condatta da Giancarlo Loquenzi. Per riascoltare la puntata basta cliccare qui
La nuova Casa Bianca apre le porte a Israele
martedì 24 gennaio 2017 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 24 gennaio 2017Nessuno sa ancora bene, nel mondo, cosa aspettarsi da Donald Trump, e molti si preoccupano alquanto: ma c'è chi spera per il bene, ovvero gli israeliani, anche se il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, si dice, ha ormai fra i suoi impegni quotidiani quello di calmare gli entusiasmi di Ministri che si spenzolano troppo, ansiosi di affiliarsi. La telefonata che il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha fatto al PM israeliano domenica sera ha suscitato soddisfazione anche se i due non sono entrati in dettagli: gli accenni sono allegri ("Molto carina", dice Trump; "Amichevole", Bibi), in confronto ai toni sempre nuvolosi dei colloqui con Obama, Trump ha promesso di "consultarsi intensamente" sulla minaccia iraniana, finalmente chiamata di nuovo come merita; ha dichiarato che l'aiuto alla sicurezza israeliana sarà "senza precedenti" e così anche la "determinazione a raggiungere la pace".
Nessun accenno agli insediamenti, niente "confini del '67", niente "due Stati per due popoli", o almeno non si sa. Invece, un invito in tempi brevi alla Casa Bianca, "nella prima parte di febbraio". Non si sa se i due abbiano parlato dell'intenzione di muovere l'Ambasciata americana a Gerusalemme, ma anche il fatto che il portavoce di Tump abbia detto "siamo nelle primissime fasi perfino di una discussione" è sufficiente per far sperare bene; si dà anche per certa la ricerca di una casa nella zona di Talpiot.[...]
Basta esperimenti, serve recuperare il realismo dei forti
domenica 22 gennaio 2017 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 22 gennaio 2017Caro Presidente Trump,
davvero la speranza del mio cuore è che la sua sia una bella presidenza rivoluzionaria. Tanti auguri a Lei e al Suo Paese.
Ogni Suo battere di ciglia risuonerà ovunque, ogni Sua presa di posizione diventerà una pietra di paragone su cui si misura un mondo in grande sommovimento, in cui si è realizzata la previsione infausta della guerra di religione con l'Islam, in cui le armi di distruzione di massa sono state usate contro donne e bambini in Siria senza che il Suo Paese abbia reagito come promesso (è da qui che Lei deve ricominciare, col ritessere la tela lacerata dal Suo predecessore quando nel 2013 ha consegnato a Putin le chiavi del Medio Oriente in fiamme), in cui la crudeltà nazista dell'Isis è diventata un normale fatto di cronaca.
Mi limito a farLe i migliori auguri per la Sua politica estera, per tutto il resto Lei ha occhi e orecchi, Sa che l'economia mondiale dipende dal Suo buon senso e anche dalla Sua generosità.
Il Medio Oriente è stato ritenuto dal Suo predecessore solo una zona di esperimenti per i suoi buoni rapporti con il mondo musulmano, ma non gli è riuscito: i suoi consiglieri non sapevano bene chi fosse la Fratellanza Musulmana, madre di tutto l'odio anti-occidentale che porta diritto al terrorismo di ogni genere; non sapevano valutare che puntare tante carte sull'Iran, scegliendo l'accordo nucleare come grande acquisizione, persino retaggio, della presidenza, sarebbe stato un gesto molto imprudente. Infatti le violazioni porteranno presto almeno a una crisi, se non a una cancellazione degli Accordi, e ad un Iran peggiore.[...]
Mediorientale
venerdì 20 gennaio 2017 Generico 0 commenti
Cari amici,cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin
Se il Papa abbraccia un falso uomo di pace
domenica 15 gennaio 2017 Il Giornale 7 commenti
Il Giornale, 15 gennaio 2017Dopo lo stupefacente successo di pochi giorni fa all'ONU con la supervisione oculata di Obama, è difficile sottrarsi alla sensazione che la visita di Abu Mazen da Papa Francesco sulla strada per Parigi dove partecipa oggi alla Conferenza voluta dal presidente Hollande cui sono invitati più di 70 ministri degli Esteri all'evidente scopo di mettere Israele all'angolo, non sia parte della medesima passeggiata trionfale per cui si sono mobilitati molti leader occidentali: perché per quanto si sventolino le bandiere della pace e della lotta al terrorismo, un'occhiata anche superficiale alla politica di Abu Mazen rende molto difficile pensare che Papa Francesco possa credere, se ha dei consiglieri informati, di avere abbracciato ieri l'uomo della pace in Medio Oriente. [...]
Parigi sulla scia di Obama
venerdì 13 gennaio 2017 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 13 gennaio 2017Forza, veloci, non perdiamo tempo, Obama è ancora alla Casa Bianca per dieci giorni, il Consiglio di Sicurezza è là con le fauci spalancate, e chissà che non si riesca a assestare un'altra bella botta a Israele contando sulla sua eco alla risoluzione che verrà presa. Diamogli giù adesso, è una bella occasione, un'altra grande, imponente, condanna internazionale proprio dopo l'attentato di Gerusalemme, con un'ipocrita esaltazione della famosa formula "due Stati per due popoli" e la condanna della "politica degli insediamenti". Sarà una sventola a Netanyahu. Facciamolo subito. Parigi, da sempre anti-israeliana, sarà di grande ispirazione: condanniamo Israele visto che mancano ancora pochi giorni prima che si cominci a ripensare, con l'insediamento di Trump il 20, la formula "due Stati per due popoli".[...]
L'attacco terrorista a Gerusalemme
martedì 10 gennaio 2017 Generico 1 commento
Sono 21 anni che i terroristi palestinesi ammazzano con veicoli degli
innocenti: sono loro i maestri dell’Isis e di tutti gli altri gruppi
terroristi,con le auto, i camion e i trattori; loro sono stati i primi
terroristi suicidi che esplodono urlando Allah Hu Akbar; i primi a
mettere a frutto crudeli rapimenti; i primi a commettere stragi degli
innocenti senza confini (gli atleti di Monaco, i bambini a scuola); loro
i primi sequestri di aerei e gli ostaggi selezionati secondo il credo
religioso. [...]
Mediorientale
lunedì 9 gennaio 2017 Generico 0 commenti
Cari amici,cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Massimo Bordin.
La lezione di Israele: assassinare un terrorista è comunque omicidio
giovedì 5 gennaio 2017 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 05 gennaio 2017C'è voluto un anno di scontri e di sofferenza morale, e adesso il sergente Elor Azaria, abbracciato in tribunale dalla sua mamma Oshra in lacrime, mentre il suo babbo disperato, il poliziotto Charlie, si mette le mani nei capelli e una folla disperata urla a sostegno di Elor "l'esercito è finito", è stato accusato di omicidio. Azaria ha 19 anni. Il ministro delle Difesa Yvette Lieberman come tanti altri politici dice di accettare a malincuore, ma di accogliere la decisione del tribunale. Ci vorrà un mese circa per arrivare alla inevitabile condanna, che non ha un limite minimo ma può arrivare fino a vent'anni; e fino ad allora sarà un corteo continuo, una marcia senza fine della parte più popolare di Israele; degli amici di Ramla, il paese povero in cui si trova la casa della famiglia Azaria; di uscite pubbliche dei tifosi della squadra Beitar Yerushalaim, la più radicale e strillona del Paese; e sarà il tempo delle prese di posizioni di politici di tutti i colori, strappati fra la necessità di onorare il corpo giudiziario, sempre venerato, del Paese, e invece la rabbia di vedere un soldato in estrema difficoltà condannato con un'accusa tanto pesante e, tuttavia, motivata punto per punto. Molti politici, compresa l'esponente della sinistra Shelly Yechimociv, chiedono che si proceda subito con un'amnistia ad personam, perché le colpe certo non sono tutte di Azaria, dicono, e "un soldato non può essere lasciato solo". [...]





