La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 24 giugno 2019
Tutto si muove a
Gerusalemme. E' arrivato il consigliere strategico di Trump, John Bolton
per l'inusitato summit USA-Russia-Israele che inizia oggi. I tre
consiglieri strategici dei primi ministro parleranno di Siria, di Iraq,
di Iran.. e che affrontino, loro tre, l'assetto del Medio Oriente di
certo non fa stare allegri gli Ayatollah, e nemmeno i palestinesi. Trump
ha graziato l'Iran all'ultimo minuto dopo l'abbattimento del drone
richiamando i suoi aerei, e ha detto che spera non solo nella pace, ma
in un futuro prospero e stabile per l'Iran stesso. Una visione che si va
disegnando sempre di più, quella di un uomo d'affari che intende
fornire al mondo non una leadership militare, ma delle ragioni cogenti
per capire che la vita deve essere vissuta per quello che ha da offrire
oggi, e non come un disegno divino di predominio. [...]
giovedì 20 giugno 2019
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Cari amici,
oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo nuovo video: "Lampi sul Medio Oriente: verso una guerra per fermare l'Iran nucleare?"
Il Giornale, 15 giugno 2019
L'Iran ha
sempre giocato su diversi terreni: basta ricordare come nel periodo in
cui col P5 +1 guidato da Obama trattava con sorrisi e moine il pessimo
accordo che il regime degli Ayatollah avrebbe acquisito, mentre
sviluppava invece dall'altra parte una strategia complessa e
belligerante della conquista shiita del Medio Oriente e della
costruzione del regime più aggressivo del mondo nei confronti
dell'Occidente, in particolare con la reiterata promessa di distruggere
lo Stato d'Israele. Da una parte di costruiva la bomba, dall'altro il
ministro degli Esteri iraniano Zarif e la commissaria europea Mogherini
costruivano una magnifica amicizia che dura a fino ad oggi. Dopo che il
presidente Trump ha abbandonato il "bad deal" con l'Iran nel 2018 e ha
applicato sanzioni per riportarlo al tavolo dei negoziati, rivedere la
parte che ridurrebbe il poderoso sistema balistico, impedire una volta
per tutte la ripresa del programma nucleare di un regime liberticida che
dichiara la sua volontà di distruggere Israele e la sua aggressività
verso l'Occidente, l'Iran tenta di nuovo il doppio regime: parla con
l'Europa, riceve in pompa magna il ministro degli Esteri tedesco per
convincere l'Europa a circumnavigare le sanzioni, chiede ai giapponesi
durante la visita del loro premier Shinzo Abe a Teheran una
mediazione... Ma poi non ce la fa a tenere la faccia da poker della
diplomazia. Lo scontro interno è feroce, l'economia è a pezzi, la
fanfara del patriottismo tiene a bada il dissenso. [...]
Il Giornale, 10 giugno 2019
(Gerusalemme)
C'è modo e modo di essere corrotto. Ma quando lo si fa roteando una
spada che annuncia l'avvento della giustizia per tua mano, la cosa
diventa particolarmente penosa. È quello che accade all'Autonomia
palestinese di Abu Mazen in questi giorni: in nome della resistenza
contro il nemico sionista ha rifiutato le tasse che Israele era come al
solito pronto a conferirgli anche se decurtate del budget previsto per i
terroristi in carcere, e per questo ha tagliato gli stipendi dei
dipendenti civili e militari dal 40 al 60 per cento, penalizzando
soprattutto la gente di Gaza, che non gli è molto simpatica
politicamente... Ma poi, il governo palestinese si è fatto scoprire con
le mani nel sacco. Aveva infatti deciso nel 2017 un aumento degli
stipendi dei suoi ministri del 67% e lo aveva addirittura reso
retroattivo al 2014, un bell'accumulo di shekel. Il primo ministro
Mohammed Shtayyeh guadagna sui 6mila dollari al mese e i ministri sono
arrivati dai 3mila ai 5mila dollari. Più gli arretrati. Abu Mazen, che è
presidente dal 2005 (secondo la legge avrebbe dovuto restarlo per
quattro anni) ha approvato la decisione e non l'ha resa pubblica: ci
hanno invece pensato, inferociti, i social media e il tamtam della gente
impoverita, stanca, disoccupata. La crisi economica è un dato
permanente nella vita palestinese, così come lo è l'infinita corruzione
che alcuni coraggiosi, incuranti delle sicure rappresaglie,
periodicamente denunciano. Chi scrive ha incontrato più volte persone di
tutto rispetto perseguitate da minacce molto sostanziali, esasperate e
inutilmente desiderose di comunicare la loro disperazione. I torti
subiti, l'impunità nel fornirsi di pubblico denaro spesso donato da
Paesi terzi delle classi dirigenti sono nelle mani dei boss locali:
questi, su base di amicizia e di forza tengono soggiogati interi gruppi
sociali, e sotto la cenere cova, insieme alla miseria che nasce dal
rifiuto di occuparsi di qualcosa che non sia la diffamazione e la guerra
continua contro Israele, una ribellione che a Gaza è anche scoppiata in
piazza. [...]
sabato 8 giugno 2019
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Cari amici,
oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo nuovo video: "Amir Ohana, in Israele il primo ministro omosessuale con figli"
sabato 8 giugno 2019
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cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda con la quale abbiamo discusso i seguenti argomenti: Acqua,
Alimentazione, Arabi, Arabia Saudita, Armi, Assad, Auto, Bahrain,
Bennett, Betlemme, Bibbia, Censura, Chiesa, Cristianesimo, Decessi,
Democrazia, Destra, Diritti Civili, Donna, Ebraismo, Ebrei, Elezioni,
Esteri, Fatah, Forze Armate, Gas, Geopolitica, Gerusalemme, Giornali,
Giustizia, Gran Bretagna, Guerra, Hezbollah, Informazione, Integralismo,
Iran, Iraq, Isis, Islam, Israele, Istituzioni, Italia
Il Giornale, 07 giugno 2019
Ha 41 anni, una piccola barba, un faccia molto simpatica, è ha dedicato il suo nuovo incarico al suo compagno "l'amore della sua vita Alon Haddad" un altro bravo ragazzo come lui, e ai loro due bellissimi bambini Ella e David. Insomma alla sua vita normale di nuovo Ministro dello Stato d'Israele, il primo apertamente LGTB. Il suo nome, che passa adesso alla storia è Amir Ohana. E molto interessante leggere per intero la sua dedica, fatta "come ebreo, come orientale, come membro del partito Likud, come nativo di Beersheba (nel profondo sud del deserto ndr), come liberal e come avvocato che ha speso migliaia di ore in tribunale", per il quale "è un grande onore servire come ministro della giustizia".
Nel pomeriggio di ieri Amir ha partecipato in giacca e cravatta ministeriale a una controversa e difficile manifestazione del Gay Pride a Gerusalemme, accolto da grande entusiasmo da una parte, dall'altra dalla feroce disapprovazione dei religiosi che non mancano mai nella capitale ( le forze di polizia hanno anche scoperto un uomo con un coltello), e in terzo luogo dall'aggressività scomposta della parte più classica del movimento che non ama le sue posizioni di decisa approvazione, di simpatia, di sostegno decennale per Netanyahu. Gli hanno addirittura gridato "vergogna". E' un aspetto collaterale della famosa quanto stupida accusa di "pink washing" che fanno i movimenti gay di sinistra e il mondo arabo a Israele, alle sue leggi e del suo atteggiamento totalmente aperto, fra i più avanzati del mondo nonostante l'opposizione del rabbinato, accusandolo di usare quest'atteggiamento come una foglia di fico sui suoi molteplici peccati contro i palestinesi. [...]
Il Giornale, 03 giugno 2019
Bellinzona è stata dai tempi degli antichi romani una città di traffici e diplomazie: da là, in Svizzera col ministro degli Esteri Ignazio Cassis, che ha già fatto da ponte al regime iraniano, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che "gli Usa sono preparati a impegnarsi in conversazioni senza precondizioni. Siamo pronti a sederci coi leader iraniani". L'interpretazione di questa offerta è stata tuttavia subito indirizzata sulla strada della cautela diplomatica: " il nostro sforzo però "ha detto Pompeo" è quello di rovesciare una volta per tutte la malefica attività di questa forza rivoluzionaria, della Repubblica Islamica".
L'annuncio di Pompeo ha quindi l'apparenza di un invito alla resa: la repubblica islamica è in difficoltà come non mai, i prezzi del cibo sono stati maggiorati negli ultime settimane del 50 per cento; la conferenza economica che sta per aver luogo nel Bahrain con la presenza di tutti i Paesi Arabi incluso il vecchio amico degli Ayatollah e sostenitore miliardario di svariati suoi alleati, fra cui Hamas, oltre al sostegno dell'economia palestinese e quindi del "piano del secolo" di Trump, ha come obiettivo un accordo di ferro contro l'imperialismo iraniano in Medio Oriente. Le ripristinate sanzioni americane e in parte anche europee hanno peggiorato drammaticamente l'economia ferita a morte del regime, mentre un fiume di finanziamenti seguita a correre nelle mani delle Guardie della Rivoluzione che puntano il futuro della Repubblica Islamica sulla forza incuranti della disapprovazione di parte dell'establishment: tale forza si esercita nella presenza militare e ideologica sciita in Siria (ieri di nuovo Israele ha colpito, rispondendo a due missili sparati dalla zona, obiettivi militari di certo legati all'Iran nell'area di Damasco), in Iraq, in Yemen, in Libano , e naturalmente nella ricostruzione sotterranea del potere nucleare. [...]
lunedì 3 giugno 2019
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Appello al sindaco Nardella di tante firme illustri per
l’intitolazione di una strada. Le figlie: «L’Oltrarno era la sua
passione». «Per lei Firenze era un miracolo, l’ha difesa dai nazisti»
Il Corriere Fiorentino, 3 giugno 2019
Guardiamo Firenze con gli occhi di Wanda
Lattes: innanzitutto piazza Pitti. Durante la lotta di liberazione è lì
che abitava Carlo Levi, mentre scriveva il suo capolavoro Cristo si è fermato a Eboli.
Wanda aveva 20 anni quando si attaccò al suo campanello, a tarda sera.
Aveva con sé la madre e la sorella bambina. I fascisti avevano appena
arrestato suo padre e temendo che durante l’interrogatorio potessero
estorcergli qualche informazione, le ragazze scapparono di gran furia.
D’improvviso Wanda si ricorda di Levi, di quella casa dove era stata
tempo prima. Bussa e chiede rifugio allo scrittore piemontese. Lui le fa
salire, e le consegna la casa per alcuni giorni. Salvandole. È sempre
in piazza Pitti che poco tempo prima Wanda Lattes, trafelata, era
entrata in una sede segretissima dei partigiani. «Ci volle andare per
trovare un modo di salvare il nonno — ricorda la figlia Fiamma
Nirenstein — nonostante la paura di essere scoperta e di rivelare così
il nascondiglio».

Poi, piazza del Carmine. Lì Wanda con la sua famiglia viene salvata
dai rastrellamenti, grazie al sarto Paoletti, conosciuto pochi anni
prima in vacanza a Pietrasanta. «Mio nonno scese giù da Bellosguardo col
carretto pieno di materassi» racconta un’altra delle tre figlie, Simona
Nirenstein. Da «una soffiata» erano venuti a sapere che «quella notte
sarebbero arrivati i tedeschi» a portare via tutte le famiglie ebraiche.
«Ogni volta che passavamo dal Carmine ci raccontava un aneddoto di quel
periodo — prosegue Simona — il cecchino che le sparò in via delle Terme
mentre correva in bicicletta, la gentilezza del sarto… Ogni angolo era
intriso di un amore enorme. L’Oltrarno era la sua passione. Come il
fiume, che voleva guardare da ogni punto di vista possibile». Simona si
commuove: «Tutto l’Oltrarno è punteggiato di questi ricordi commoventi».
E Susanna, la terza figlia, sospira: «Per lei Firenze era perfetta». [...]
Il Giornale, 31 maggio 2019
Una
nuvola di punti interrogativi si è librata sull'hotel King David di
Gerusalemme quando Jared Kushner in visita in Medio Oriente per
finalizzare la conferenza economica del Bahrain, un prologo con tutti
gli Stati Arabi all'accordo del secolo di Trump ha abbracciato Bibi
Netanayhu e i due, in un abbraccio di solidarietà, si sono sorrisi
tristi. "Un piccolo evento" ha detto scherzoso Netanyahu cha aveva
appena annunciato le elezioni per il 17 di settembre. Buona fortuna ha
detto Kushner in ebraico: "Be Azlaha" E ce ne vorrà a tutti e due:
perché lo sforzo di spingere i palestinesi a accettare il piano di
Trump, fosse anche il migliore del mondo, rischia grosso senza
Netanyahu, il centrattacco dei giocatori sul campo. Sembra incredibile,
ma Bibi nonostante la vittoria elettorale è stato, diciamolo pure, fatto
fuori da Avidgor Lieberman, il capo assai guascone di Israel Beitenu,
il partito russo, che con cinque seggi ha usato la perversione del
sistema maggioritario per piantare i talloni e impedire la formazione
del governo dopo che aveva promesso agli elettori che ci sarebbe entrato
se eletto. Il motivo, tutti ormai lo sanno, la legge sul draft
obbligatorio dei religiosi, ma tutti sanno anche che è stata una scusa;
che la delizia, il retaggio politico alla cui ricerca Lieberman si è
avventurato è stato lo scopo cui si è dedicata un po’ meno della metà di
Israele: togliere di mezzo un primo ministro carismatico, quel "great
guy" come ha detto Trump. [...]