Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

Tutti i dubbi sull'incriminazione di Netanyahu. Parla Nirenstein - Formiche.net

venerdì 22 novembre 2019 Generico 1 commento
Formiche.net, 22 novembre 2019

L’ex premier israeliano Bibi Netanyahu oggi viene spinto fuori dall’agone politico con mezzi giudiziari? Secondo la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa), Netanyahu ha messo fine a quell’atteggiamento del passato di essere prono dinanzi al rifiuto palestinese e ha cominciato a lavorare in una direzione diversa, per stabilire alleanze nel mondo arabo, con l’Egitto, con i sauditi.

Perché l’incriminazione del premier, “vista l’aria culturale che si respira in Israele”, era prevedibile?

Israele è un Paese che vive una profondissima contraddizione culturale. Da una parte la sua fondazione è legata ad un movimento progressista e socialista, all’ideale comunitario dei kibbutz, al lavoro dei sindacati con un libero mercato che veniva tenuto sotto controllo e misurato agli ideali socialisti che permanevano. Dall’altro un sentimento sociale e umano cresciuto sulle ceneri dell’Olocausto, con un’idea di democrazia, libertà e giustizia totalmente contrapposta a ciò che aveva causato il maggiore disastro della storia ebraica.

E dopo?

Israele aveva altri due compiti: fondare lo Stato-Nazione del popolo ebraico e difenderlo da una quantità di agguerritissimi e feroci nemici sui propri confini, che si sono poi allargati, vedi l’Iran, un Paese che ha giurato la distruzione di Israele e in questo è stato affiancato da numerosi movimenti anti israeliani come quello di Corbyn. [...]

Mediorientale

venerdì 22 novembre 2019 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda

Insediamenti 'legittimi', Israele soddisfatto. E Bibi tratta con Gantz per il nuovo governo

mercoledì 20 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 20 novembre 2019

Gerusalemme Quando proprio non si ha più niente da dire contro Israele, quando è impossibile sostenere che è uno Stato di Apartheid, o che i palestinesi sono poveri oppressi il cui terrorismo è solo lotta per la libertà, ecco che sempre esce fuori l'argomento principe, quello preferito dalla Mogherini (anche ieri con inveterata perseveranza ha fatto la sua dichiarazione antisraeliana che fa seguito alla decisione del labeling): i terribili, diabolici pericolosissimi «insediamenti» nei «Territori», quelli che secondo la «lectio» comune sono l'impedimento per la pace. Non il terrorismo, non il rifiuto di trattare, ma le costruzioni in Giudea e Samaria. Ma da lunedì, quando si sentirà affermare che gli insediamenti sono «illegali», si potrà chiedere «chi l'ha detto?». Infatti il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti dopo molti studi, non li considerano illegali. Bestemmia? Niente affatto, gli insediamenti non sono illegali: sono territori disputati, così sono stati riconosciuti fino al tempo di Obama e Kerry come una questione da toccare con cautela, oggetto di discussione fra due parti in causa. Ma il biasimo non era mai stato gettato come negli ultimi anni interamente su Israele, riconoscendo alcuni fatti essenziali che danno ragione a Pompeo: intanto perché, dice Pompeo, «chiamare la costruzione di insediamenti civili incruento rispetto alla legge internazionale non ha avanzato la causa della pace». Al contrario, assegnare in sede di Consiglio di Sicurezza dell'Onu e di Unione europea i territori ai palestinesi senza trattativa né promessa di abbandonare la violenza e di delegittimazione di Israele stesso (non nei confini del '67 ma in quelli del '48) ha incitato l'odio palestinese e incoraggiato il terrorismo. [...]

Raid israeliano a Gaza: ucciso leader della Jihad. Poi razzi contro Tel Aviv

mercoledì 13 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 13 novembre 2019

L'ultima volta che Israele compì a Gaza l'eliminazione mirata di uno dei capi terroristi, Ahmad Jabari, nel novembre del 2012 questo causò la guerra con Hamas detta Pillar of Defense. Adesso, col fiato sospeso si aspettano e si discutono le possibili conseguenze dell'attacco al cuore della Jihad Islamica a Gaza, quando l'esercito ha eliminato, ieri alle cinque di mattina, il potente capo militare del settore Nord, Baha Abu Al Ata con un'esplosione  che ha risuonato in tutta Gaza. Dunque, da ieri alle cinque Israele aspetta sotto le bombe e spera: lo stato d'allarme è stato proclamato, si sono aperti i rifugi, le scuole di metà del Paese sono rimaste chiuse, le ferrovie bloccate, le strade quasi deserte. I responsabili della popolazione civile ha seguitato a chiedere ai cittadini di non esporsi, a scendere nei bunker senza esitare a ogni sirena: insomma,  arrestare al riparo delle case. Mentre la voce pacata ("se siete lontani da casa sdraiatevi per terra con le mani in testa") fluiva dalla radio, la interrompeva ripetutamente la sirena, a Sderot, a Ashkelon, a Ashod, a  Be'er Sheva fino a Tel Aviv, e le parole : "Zeva Adom", colore rosso. La mappa degli obiettivi cui con i suoi missili ha mirato negli ultimi mesi la Jihad Islamica, che Hamas fosse d'accordo oppure no, è larga, ambiziosa, e così è la vendetta. Più di 180 missili sono stati sparati ieri su Israele. Il sistema di difesa "cupola d'acciaio" ha fatto il suo lavoro. Ma nell'annuncio israeliano, la parola Hamas non si è sentita, si è parlato solo di Jihad Islamica, segno che si spera che le cose non degenerino necessariamente in una guerra guerreggiata. Dipende da questo: se Hamas deciderà di affiancare l'organizzazione che con maggiore frequenza attacca Israele o altri piani, nonostante coltivi lo stesso odio. L'Egitto è già all'opera per mediare una tregua. Ma l'Iran il maggiore finanziatore della Jihad Islamica, con cui era in costante contatto. [...]

Raid israeliano uccide Al Ata capo della Jihad islamica a Gaza. Radio Radicale intervista Fiamma Nirenstein

mercoledì 13 novembre 2019 Generico 0 commenti
"Raid israeliano uccide Al Ata capo della Jihad islamica a Gaza. Intervista a Fiamma Nirenstein" realizzata da Giovanna Reanda con Fiamma Nirenstein (giornalista e scrittrice).

Per ascoltare l'intervista clicca qui.

Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Al Ata, Antisemitismo, Gaza, Guerra, Hamas, Integralismo, Iran, Islam, Israele, Missili, Palestina, Palestinesi, Qatar, Servizi Segreti, Terrorismo Internazionale, Violenza.

Convegno "Italia-Israele: un legame nella storia". Consolato di Israele per Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna

martedì 12 novembre 2019 Generico 0 commenti
 

La conversione al capitalismo. 1989: l’ultima frontiera del libero mercato

sabato 9 novembre 2019 Generico 0 commenti
Ecco, ripubblicata da Formiche.net, la corrispondenza che feci per Epoca di Roberto Briglia nel 1989 quando fui inviata a coprire la caduta del Muro



Formiche.net, 9 novembre 2019



Nei giorni dell'anniversario della Caduta del Muro, pubblichiamo il reportage di Fiamma Nirenstein per Epoca di quei giorni di trent'anni fa

di Fiamma Nirenstein, inviata a Berlino

Dal sogno infranto del socialismo reale alla scoperta della poesia delle merci. Dalla fuga disperata all’approdo famelico. Dalla rabbia alla voglia. Cronache dalla nuova frontiera: ovvero la tumultuosa conversione al capitalismo di uno dei popoli ex comunisti liberati dall’effetto Gorbaciov.

Noi, gente dell’ Occidente, non avevamo mai visto un bambino che per la prima volta a dieci anni entra in un grande magazzino pieno di giocattoli (in questo caso il Ke De We di Berlino ovest) e tocca un videogioco Nintendo. Non avevamo mai visto una massa di pensionati e di donne vestite con cappotti grigi di lana a piccoli bitorzoli aggirarsi per un negozio di dolci dove sono esposte cento marche di cioccolatini, duecento di caramelle di tutti i colori, una quantità indefinita di pasticcini profumati mai visti prima.

Non avevamo mai visto una massa di ragazzi tutti vestiti di un triste jeans marmorizzato, eguale per tutti e palesemente divisa della festa giovanile, aggirarsi per un grande negozio di articoli musicali, chiedere di mettere un compact (mai visto prima) di Madonna (Papa, don’t preach, che è per noi già vecchiotta) e azionare un sintetizzatore che al tocco di un bottone riproduce l’abilità di un esperto batterista. Non avevamo mai visto che faccia fa un tecnico specializzato o un professore di letteratura che ha speso trent’anni di lavoro, mettiamo, nel paesino di Bebra o a Ehrefurt, quando si aggira fra mille qualità di shampoo o di sapone, e decide di comprare delle mollettine colorate per i capelli della figlia.

Non avendolo mai visto prima, per quanto sforzo teorico possiamo aver fatto, non abbiamo capito molto della rivoluzione che Gorbaciov ha portato nella vita delle popolazioni dell’Europa orientale, e adesso che le frontiere tedesche si sono aperte, anche nella vita di noi europei. L’assalto di immense moltitudini alla democrazia, che non sappiamo dove porterà, ha assunto nel contatto diretto e massivo fra gli abitanti dell’Est e noi che stiamo da questa parte, una dimensione fattuale e anche famelica, che si è, per così dire, concretizzata in una specie di contatto mistico con la merce. La nostra merce, la merce della democrazia. [...]

Mediorientale

venerdì 8 novembre 2019 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda

La precisazione. Bene la lotta all'antisemitismo

martedì 5 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 novembre 2019

Non penso che il documento della senatrice Liliana Segre non serva: il titolo (prerogativa della redazione) del mio pezzo apparso in versione accorciata (capita sovente che all'improvviso la redazione debba tagliare) è fantasioso. Come ho scritto e dichiarato, io l'avrei votato, perché combatte la terribile rinascita dell'antisemitismo coinvolgendo le istituzioni. La senatrice inoltre ha una storia personale che suscita amore e rispetto.

Il mio pezzo portava tuttavia anche la mia analisi dell'antisemitismo. Certamente questo è lecito, è perfino interessante che si discutano posizioni diverse. L'antisemitismo è un'idra genocida dalle molte teste, ma il suo scopo è sempre lo stesso: la distruzione del popolo ebraico. Il cuore di questo popolo oggi è senza ombra di dubbio Israele, cui gli ebrei con immensa fatica sono tornati dopo mille persecuzioni, avendo fondato qui la religione monoteista, a Gerusalemme. Da molti anni i miei lavori sull'antisemitismo, da prima che il bubbone diventasse di nuovo purulento, cercano di definire il centro della questione: esso consiste, da destra e da sinistra, nell' attacco contro lo Stato del popolo ebraico. Criminalizzandolo, coprendolo di menzogne ridicole (che pratichi l'apartheid o che persegua il genocidio dei palestinesi) si giustifica il terrorismo, l'odio, e persino la posizione dell'Iran che lo minaccia di distruzione. La mia analisi dell'antisemitismo, in testi recenti per Jerusalem Center for Public Affairs e nel mio lavoro per il Giornale, accetta le tre D di Sharansky: demonizzazione, doppio standard, delegittimazione di Israele. L'aggettivo sionista è diventato un'offesa per tutti gli ebrei invece del complimento che dovrebbe essere perchè lo Stato degli Ebrei è un'impresa giusta ed eroica. [...]

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein: "Lotta all'antisemitismo, pro e contro del documento di Liliana Segre"

martedì 5 novembre 2019 Generico 0 commenti
Cari amici, 

oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo video "Lotta all'antisemitismo, pro e contro del documento di Liliana Segre"

Clicca qui per vedere il video
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