La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 17 settembre 2019
Le ultime ore prima del voto di oggi in Israele sono state caratterizzate da agitazione e ansia, da reciproco sospetto, dal senso di una dolorosa prova. Bibi Netanyahu e Benny Gantz si fronteggiano in un'arena in cui non campeggia solo l'elettorato, ma anche una quantità di attori che possono determinare il futuro di Israele stando dalla parte dell'uno o dell'altro al momento della formazione della maggioranza di 61 voti alla Knesset, che conta 120 seggi. Può essere questione di una testa, di una faccia, di un personaggio, di una vendetta o di una ripicca… Come è accaduto due mesi fa quando l'antagonismo di Yvette Liebermann ha precluso la formazione del governo Netanyahu. Potrebbe succedere di nuovo? Sì, potrebbe: infatti i due protagonisti adesso stanno l'uno di fronte all'altro con una patrimonio di voti per il Likud da una parte e per "Blu e Bianco" dall'altra che è quasi identico, tutti e due intorno ai 30 seggi, uno di più uno di meno. E gli altri 30? Le trattative sono già sul terreno da tempo, e in buona sostanza vertono sul medesimo punto: con Bibi o senza Bibi. Il Primo Ministro negli ultimi giorni ha giocato due carte: la prima quella dei rapporti internazionali, coi viaggi dell'ultima ora in Inghilterra e soprattutto da Putin a Sochi, e le ripetute telefonate con Trump. Una dimostrazione di indispensabile equilibrismo internazionale mentre l'Iran assedia Israele dai confini al nord. [...]
martedì 17 settembre 2019
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Cari amici,
oggi pomeriggio alle 16:30 sarò ospite della trasmissione tv SkyTg24 in diretta da Gerusalemme per parlare delle elezioni politiche in Israele
Il Giornale, 16 settembre 2019
In Israele si vota fra due giorni: sono elezioni fatali, ma non perché le prospettive dei contendenti siano diverse, come si usava nel passato. Lo scontro vedeva in campo figure come Shimon Peres, che credeva nella condivisione di un futuro pacifico con i palestinesi, o dall'altra parte un campo scettico e disincantato, devoto alla difesa del nuovo, agognato Stato. Oggi, specie dopo il fallimento di Gaza, è idea comune che uno Stato palestinese sarebbe una piattaforma di lancio del terrorismo specie iraniano. Le agende basilari dei due contendenti principali, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz non sono diverse, tant'è vero che se uno ascolta la campagna elettorale, che in Israele viene trasmessa più volte al giorno chiusa in un contenitore, hanno per oggetto sempre e comunque soltanto un tema: Netanyahu, Netanyahu e ancora lui. Il suo nome accompagnate da mille accuse e sberleffi, viene ripetuto ad ogni istante dai suoi contendenti. Cosa non si è detto: corrotto, egocentrico, cinico, pericoloso, antidemocratico. Ma alternative politiche non ce ne sono: nessuno salvo il Meretz ormai accompagnato nella stessa lista da un Ehud Barak trasformato e diverso torna alla formula " due stati per due popoli", nè all'abbandono della Giudea e della Samaria. Nessuno ipotizza la divisione di Gerusalemme, o mostra particolare propensione a considerare i palestinesi un interlocutore disposto al compromesso. Troppo terrorismo, troppe dichiarazioni estreme di Abu Mazen accompagnate dal finanziamento e dalla lode istituzionale degli shahid, e soprattutto troppo chiaro il nesso fra l'incombente pericolo iraniano e ogni tipo di ostilità dal confine, quella di Hamas e della Jihad islamica a sud e a nord quella degli Hezbollah. [...]
Il Giornale, 11 settembre 2019
Se
sarò rieletto, ha detto Bibi Netanyahu ieri in un drammatico annuncio a
reti unificate, annetterò immediatamente la Valle del Giordano, e in un
secondo tempo una volta che il consenso sia certificato (probabilmente
con un referendum ndr) procederò ad annettere gli insediamenti
che completano lo scudo di difesa di Israele ad oriente. Un messaggio
elettorale, certo, ma dal contenuto storico. "E' un'occasione unica che
ci si presenta oggi, ed è ora o mai più" ha detto Netanyahu,
evidentemente riferendosi al rapporto speciale con gli Stati Uniti e con
Donald Trump, mentre ancora brucia il ricordo del rifiuto di Obama nei
confronti delle drammatiche esigenze di sicurezza di Israele per ben
otto anni. [...]
mercoledì 11 settembre 2019
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Sono un po' stupita che fra le sue espressioni di approvazione e di speranza per il nuovo governo non si sia trovato posto da parete del mondo ebraico per due parole di preoccupazione sull'evidente e dimostrato antisemitismo travestito da critica a Israele di una parte consistente del governo, 5 Stelle.
lunedì 9 settembre 2019
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(September 9, 2019 / JNS)
Following the swearing in of Italy’s new coalition government last
week, consisting of the center-left Democratic Party (PD) and the
anti-establishment Five Star Movement (M5S), I have a very simple
question: Will the PD allow itself to be part of an anti-Semitic
government that promotes appeasement of Iran?The
PD has given no evidence—at least from the time of former Party
Secretary Matteo Renzi onwards—of being afflicted with anti-Semitism.
Indeed, the party has often expressed sympathy with Israel and
recognized the contributions of the embattled Jewish state and its
upholding of democratic values.
The same cannot be said, however, of M5S.
The
5-Star Movement embraces the most mainstream form of contemporary
anti-Semitism, namely the hatred and singling out of Israel. This is
perhaps unsurprising; M5S is a populist party, and anti-Semitism has
ever been good populist fertilizer.
The “Yellow Vest” protesters
in France, for example, have employed anti-Semitism to fan the populist
flames in that country, even going so far as to physically attack
prominent French Jewish philosopher Alain Finkielkraut. Indeed, they
have made anti-Jewish hatred their flag. [...]
domenica 8 settembre 2019
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Se
foste una mamma israeliana che in queste ore compra la cartella e i
libri per i figli che cominciano il nuovo anno scolastico domenica
mattina (qui è sabato il giorno di riposo), avreste in mente un pensiero
solo: sarà sicuro mandare i bambini a scuola in questi giorni? I rifugi
saranno in ordine? I maestri allenati all'allarme? Nella testa una
mamma israeliana ha una strana parola d'ordine, ormai persino troppo
consueta: "allarme rosso", tzeva adom. E' la formula che usano gli
altoparlanti, le radio, le tv, per annunciare un missile o un altro
proiettile esplosivo in arrivo dal cielo. L'anno scorso è capitato,
soprattutto al sud da Gaza, migliaia di volte. Spesso il sistema
antimissilistico riesce a fermare i proiettili. Ma anche al nord dal
Libano e dalla Siria la minaccia è ancora più accurata e sofisticata:
gli Hezbollah hanno centinaia di migliaia di missili pronti e puntati.
Proprio ieri due droni israeliani sono stati abbattuti e la minaccia di
guerra del capo storico degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, vibra
nell'aria: "Aspettateci, stiamo arrivando". Israele non si impressione
troppo: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha appena invitato,
letteralmente, gli Hezbollah a "darsi una calmata". Israele è difesa e
pronta a ogni attacco. Ma solo se si difende tutto il tempo, senza un
attimo di tregua.[...]
Il Giornale, 06 settembre 2019 Ora, la mia domanda è molto semplice: potrà il partitoDemocratico evitare di essere parte di un governo antisemita e anche promotoredell'appeasement con l'Iran, l'unico paese del mondo che ripete senza treguache il suo scopo è distruggere un altro Stato membro dell'ONU, appunto Israele?I leader democratici, a quel che ne sappiamo, da Renzi in poi, non hanno questovizio, anzi, hanno spesso dimostrato simpatia per Israele, lo Stato Ebraico checontribuisce al progresso mondiale e difende la democrazia nonostante siamartoriato dal terrorismo palestinese e minacciato di morte da più parti. Noncosì però per il suo partner, che pratica la forma più corrente diantisemitismo, l'odio contro Israele, secondo la definizione internazionale(IHRA, Working Definition of Antisemitism) ormai adottata da 31 Stati.
L'antisemitismo è un buon concime populista. I Gilet Gialli in Francia ne hanno fatto una bandiera, hanno persino assalito fisicamente Alain Finkelkraut, un filosofo ebreo molto noto. L'odio antiebraico è una loro bandiera. Ma il 5 febbraio, il nostro nuovo ministro degli esteri Di Maio insieme a Di Battista gli hanno fatto una visita di solidarietà. Perchè è nella loro natura: il populismo confonde, secondo la migliore tradizione fascista e comunista, l'odio per gli ebrei con quello per i padroni, gli sfruttatori, contro la burocrazia, l'elite ladra, l'ingiustizia economica. Il movimento di popolo antisemita, come dice Hannah Arendt ha sempre attratto i politici, anchese usa slogan come "La Francia muore di fame e gli ebrei accendono le lucidella Hanucca" o anche "Macron-Zion". In Inghilterra un altro esempio di antisemitismo populista da seguire per i 5 Stelle, Corbyn non ha esitato a dichiarare il movimento terrorista di Hamas, suo caro amico, ed è andato nel 2014 un Tunisia a mettere i fiori sulla tomba degli assassini degli 11 atleti che i palestinesi scannarono a Monaco. Corbyn è un antisemita attivo, nega la Shoah, finanzia il negazionismo, l'incitamento anti-israeliano è monetacorrente nel suo onorevole partito. [...]
Il Giornale, 05 settebre 2019
La scena è un corridoio di ospedale a Betlemme, una ragazza di 21 anni proprio in quegli istanti viene uccisa a botte, YouTube ci restituisce purtroppo in diretta un orrore di fronte a cui non si può che piangere e torcersi le mani: sentiamo le urla della ragazza in cui risuona la tragica storia di milioni di donne sacrificate al totem mostruoso del delitto d'onore. Chi preme il triangolino dell'audio può sentire le urla di raccapriccio e di dolore di una creatura uccisa da mani che dovevano proteggerla, e invece la fanno a pezzi. Sono quelle del fratello istigato dal padre, che, e questo aumenta il raccapriccio, l'ha uccisa per la seconda volta all'ospedale dove l'avevano mandata con la spina dorsale rotta le sue botte. [...]
Il Giornale, 03 settembre 2019
Trump ha aperto una nuova questione ebraica, che si è affacciata col sapore di un frutto proibito già molte volte, ma non ha bruciato mai al calor bianco della politica americana: perché gli ebrei hanno una propensione verso la sinistra nonostante tutto l'antisemitismo travestito da "critica al sionismo" o allo Stato di Israele che essa ha dimostrato dal tempo dell'Unione Sovietica e anche da prima, quando i suoi maggiori teorici individuavano negli ebrei gli alfieri del capitalismo? Perché sono persino pronti a disprezzare, a mettere da parte senza riguardo la più evidente simpatia per Israele se viene da parte conservatrice? La storia dell'ultimo esempio di questa situazione è nota: il 19 di agosto Israele ha rifiutato il permesso di entrare a una nuova eletta democratica del Congresso, Rashida Tlaib, di origine palestinese. La Tlaib insieme a un'altra nuova eletta democratica, Ilhan Omar, è un'esponente del movimento di boicottaggio di Israele. Israele, dopo lunga e acuta discussione, aveva prima stabilito per legge di proibire l'ingresso agli esponenti del BDS, che non è, come pretende, un movimento di critica democratica, ma un travestimento ideologico per nascondere lo scopo della sparizione di Israele (le prove sono migliaia, ma questo è un altro articolo). Le due neoelette con grandi fanfare si erano unite a un gruppo di deputati e senatori americani diretti in Medio Oriente, ma si sono fatte organizzare una gita a parte che soddisfaceva la loro scelta propagandistica radicalmente anti-israeliana. Non a caso l'aveva messa in piedi una NGO palestinese filoterrorista: uno dei dirigenti ha scritto persino che gli ebrei bevono il sangue dei cristiani per Pasqua. Dopo un primo diniego la Tllaib ha avuto il permesso di entrare in Israele, che lei chiama solo Palestina, a causa di una vecchia nonna che desiderava rivedere. La Tlaib prima ha annunciato che accettava e che non avrebbe predicato odio, poi spinta da molti tweet e commenti ha deciso per il gran rifiuto. [...]