La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 03 giugno 2019
Bellinzona è stata dai tempi degli antichi romani una città di traffici e diplomazie: da là, in Svizzera col ministro degli Esteri Ignazio Cassis, che ha già fatto da ponte al regime iraniano, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che "gli Usa sono preparati a impegnarsi in conversazioni senza precondizioni. Siamo pronti a sederci coi leader iraniani". L'interpretazione di questa offerta è stata tuttavia subito indirizzata sulla strada della cautela diplomatica: " il nostro sforzo però "ha detto Pompeo" è quello di rovesciare una volta per tutte la malefica attività di questa forza rivoluzionaria, della Repubblica Islamica".
L'annuncio di Pompeo ha quindi l'apparenza di un invito alla resa: la repubblica islamica è in difficoltà come non mai, i prezzi del cibo sono stati maggiorati negli ultime settimane del 50 per cento; la conferenza economica che sta per aver luogo nel Bahrain con la presenza di tutti i Paesi Arabi incluso il vecchio amico degli Ayatollah e sostenitore miliardario di svariati suoi alleati, fra cui Hamas, oltre al sostegno dell'economia palestinese e quindi del "piano del secolo" di Trump, ha come obiettivo un accordo di ferro contro l'imperialismo iraniano in Medio Oriente. Le ripristinate sanzioni americane e in parte anche europee hanno peggiorato drammaticamente l'economia ferita a morte del regime, mentre un fiume di finanziamenti seguita a correre nelle mani delle Guardie della Rivoluzione che puntano il futuro della Repubblica Islamica sulla forza incuranti della disapprovazione di parte dell'establishment: tale forza si esercita nella presenza militare e ideologica sciita in Siria (ieri di nuovo Israele ha colpito, rispondendo a due missili sparati dalla zona, obiettivi militari di certo legati all'Iran nell'area di Damasco), in Iraq, in Yemen, in Libano , e naturalmente nella ricostruzione sotterranea del potere nucleare. [...]
lunedì 3 giugno 2019
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Appello al sindaco Nardella di tante firme illustri per
l’intitolazione di una strada. Le figlie: «L’Oltrarno era la sua
passione». «Per lei Firenze era un miracolo, l’ha difesa dai nazisti»
Il Corriere Fiorentino, 3 giugno 2019
Guardiamo Firenze con gli occhi di Wanda
Lattes: innanzitutto piazza Pitti. Durante la lotta di liberazione è lì
che abitava Carlo Levi, mentre scriveva il suo capolavoro Cristo si è fermato a Eboli.
Wanda aveva 20 anni quando si attaccò al suo campanello, a tarda sera.
Aveva con sé la madre e la sorella bambina. I fascisti avevano appena
arrestato suo padre e temendo che durante l’interrogatorio potessero
estorcergli qualche informazione, le ragazze scapparono di gran furia.
D’improvviso Wanda si ricorda di Levi, di quella casa dove era stata
tempo prima. Bussa e chiede rifugio allo scrittore piemontese. Lui le fa
salire, e le consegna la casa per alcuni giorni. Salvandole. È sempre
in piazza Pitti che poco tempo prima Wanda Lattes, trafelata, era
entrata in una sede segretissima dei partigiani. «Ci volle andare per
trovare un modo di salvare il nonno — ricorda la figlia Fiamma
Nirenstein — nonostante la paura di essere scoperta e di rivelare così
il nascondiglio».

Poi, piazza del Carmine. Lì Wanda con la sua famiglia viene salvata
dai rastrellamenti, grazie al sarto Paoletti, conosciuto pochi anni
prima in vacanza a Pietrasanta. «Mio nonno scese giù da Bellosguardo col
carretto pieno di materassi» racconta un’altra delle tre figlie, Simona
Nirenstein. Da «una soffiata» erano venuti a sapere che «quella notte
sarebbero arrivati i tedeschi» a portare via tutte le famiglie ebraiche.
«Ogni volta che passavamo dal Carmine ci raccontava un aneddoto di quel
periodo — prosegue Simona — il cecchino che le sparò in via delle Terme
mentre correva in bicicletta, la gentilezza del sarto… Ogni angolo era
intriso di un amore enorme. L’Oltrarno era la sua passione. Come il
fiume, che voleva guardare da ogni punto di vista possibile». Simona si
commuove: «Tutto l’Oltrarno è punteggiato di questi ricordi commoventi».
E Susanna, la terza figlia, sospira: «Per lei Firenze era perfetta». [...]
Il Giornale, 31 maggio 2019
Una
nuvola di punti interrogativi si è librata sull'hotel King David di
Gerusalemme quando Jared Kushner in visita in Medio Oriente per
finalizzare la conferenza economica del Bahrain, un prologo con tutti
gli Stati Arabi all'accordo del secolo di Trump ha abbracciato Bibi
Netanayhu e i due, in un abbraccio di solidarietà, si sono sorrisi
tristi. "Un piccolo evento" ha detto scherzoso Netanyahu cha aveva
appena annunciato le elezioni per il 17 di settembre. Buona fortuna ha
detto Kushner in ebraico: "Be Azlaha" E ce ne vorrà a tutti e due:
perché lo sforzo di spingere i palestinesi a accettare il piano di
Trump, fosse anche il migliore del mondo, rischia grosso senza
Netanyahu, il centrattacco dei giocatori sul campo. Sembra incredibile,
ma Bibi nonostante la vittoria elettorale è stato, diciamolo pure, fatto
fuori da Avidgor Lieberman, il capo assai guascone di Israel Beitenu,
il partito russo, che con cinque seggi ha usato la perversione del
sistema maggioritario per piantare i talloni e impedire la formazione
del governo dopo che aveva promesso agli elettori che ci sarebbe entrato
se eletto. Il motivo, tutti ormai lo sanno, la legge sul draft
obbligatorio dei religiosi, ma tutti sanno anche che è stata una scusa;
che la delizia, il retaggio politico alla cui ricerca Lieberman si è
avventurato è stato lo scopo cui si è dedicata un po’ meno della metà di
Israele: togliere di mezzo un primo ministro carismatico, quel "great
guy" come ha detto Trump. [...]
Il Giornale, 28 maggio 2019
Caldo terribile a Gerusalemme, 40 gradi, e di fatto siamo di nuovo in campagna elettorale. Può essere un'estate terribile, specialmente se ora in fretta e furia Israele dovrà mettersi a preparare nuove elezioni per la fine d'agosto. Accadrà, se nel corso di questa giornata non si troverà una soluzione di compromesso che permetta a 61 deputati dei partiti di centro destra e di destra in un parlamento di 120 seggi di formare un governo intorno a Bibi Netanyahu primo ministro. Il Likud, il suo partito, ha preso 35 seggi, il suo leader carismatico si era avviato pur fra mille polemiche a ricoprire trionfalmente il ruolo di premier per la quinta volta su incarico del presidente Reuven Rivlin. E poi, l'imprevisto: Avigdor Lieberman, coi suoi 5 seggi di "Israel Beitenu" ("Israele la nostra casa", partito di immigrati russi) ha puntato i piedi. Così ieri sera alle 8:00 in una accorata conferenza stampa alla Knesset, dopo che l'assemblea aveva dato un primo voto favorevole allo scioglimento, Netanyahu ha di nuovo chiesto a Lieberman (che aveva incontrato senza frutto alcuno) di ragionare e scendere a un possibile compromesso, considerando che fra poche ore sarebbe dovuto tornare dal presidente Rivlin e restituirgli il mandato. Ha detto che un governo stabile era di fatto già là, formatosi in campagna elettorale nelle intenzioni manifestate da tutti i partiti incluso quello del ribelle che aveva promesso ai suoi elettori di unirsi a lui; che la disponibilità a piegarsi ai desiderata degli alleati è grande; che sarebbe orribile per Israele essere trascinata nella bolgia della competizione elettorale. La gente sa che questa appena passata è stata aspra come non mai. Riaprire la ferite, sarebbe dispendioso, privo di senso... [...]
Il Giornale, 27 maggio 2019
E' difficile immaginare qualcosa di più moralmente paradossale della Germania moderna che dice agli ebrei tedeschi di evitare di indossare la Kippà, ovvero di nascondere la loro identità. Invece l'ha detto proprio alla vigilia delle elezioni Europee, seppure a voce bassa il commissario tedesco per l'antisemitismo Felix Klein: nella Germania moderna, e di nuovo meglio evitare di indossare la kippà in pubblico, meglio non farsi riconoscere. E' un invito repugnante per ogni europeo con un minimo di senso storico; un marchio sulle elezioni europee che ieri hanno chiamato alle urne 400 milioni di cittadini. Si discute di strutture politiche, di economia, di sicurezza sociale, di destra e di sinistra, ma brucia una lettera scarlatta: A, come antisemismo. Questo marchio porta con sèla memoria di 6 milioni di trucidati innocenti, fra cui 2 milioni di bambini. La Shoah nazista e fascista doveva aver sigillato in un'urna nera la millenaria persecuzione degli ebrei, e invece ecco che proprio nella Germania, che ha partorito col nazismo il mostro della "soluzione finale",Klein ha detto educatamente: l'antisemitismo sta vincendo "non posso più raccomandare a un ebreo di indossare la sua kippà in qualsiasi tempo e luogo in Germania". E spiega: "questo segue la progressiva brutalizzazione della società tedesca".[...]
lunedì 27 maggio 2019
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Cari amici,
oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo nuovo video: "Che cosa cambia per Israele dopo le elezioni europee"
lunedì 27 maggio 2019
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Fiamma Nirenstein riprende con Giovanna Reanda il programma "Il
Medio Oriente visto da Gerusalemme" in cui ha per anni dialogato con
Massimo Bordin.
Cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della puntata
domenica 26 maggio 2019
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L'Europa, così com'è, ha perseguitato per decenni Israele con doppio standard e delegittimazione, totale incomprensione verso la sofferenza che patisce per le mani dei terroristi. Ha finto per opportunismo, per antisemitismo, per antiamericanismo,per paura del mondo islamico di ritenerlo l'unico responsabile del conflitto coi palestinesi. E' il contrario della verità. ma "i territori", "l'occupazione" sono la bandiera, la fissazione di un'Europa indebolita: Israele è sanzionato, condannato, disprezzato dall'UE e in particolare dalla Commissione della Mogherini. Intanto però l'UE usa il rapporto positivo con Israele nella tecnologia, nella medicina, nella protezione dal terrorismo. Oggi, l'Europa deve cambiare completamente politica, Israele è prezioso alleato nella democrazia, nel futuro tecnologico e culturale, nell'atteggiamento in difesa delle minoranze, nel contenimento del terrorismo e nella lotta all'antisemitismo..Speriamo che il Parlamento Europeo prossimo venturo rispecchi questa verità, e cambi: siano premiati tutti quelli che si rendono conto che Israele è un magnifico e miracoloso successo della democrazia. Chi lo dice chiaramente, fa un regalo all'Europa, e le da speranza.
Il Giornale, 20 maggio 2019
L'Eurovisione
a Tel Aviv è finita. Si smonta, e come sia andata la gara tutto il
mondo lo sa: c'erano 200 milioni di telespettatori quando alle 2 di
notte ha chiuso i battenti e tutte le tv, le radio, i giornalisti del
mondo erano là a vedere i 26 finalisti. L'Olanda ha vinto, l'Italia, e
siamo contenti, ha preso un meritato secondo posto, Israele aveva fatto
una scelta di ripiego su un simpatico, entusiasta tenore naturalista,
Kobi Marimi, che ce l'ha fatta con un onorevole posto a metà classifica.
Ma è stato un evento astratto, simbolico, mentre paradossalmente
fungeva da bandiera del desiderio appassionato di normalità di Israele.
Per capirne l'importanza non si può fare a meno di vedere il video (su
YouTube, enciclopedia politica, vero testo base di psicoanalisi globale)
in cui un attempato Roger Waters, dei mitici Pink Floyd, cantante
antisemita professo che ha fatto volare su un suo show dei maiali con la
stella di David, appare sgangheratamente infuriato, seminudo,
scompigliato e probabilmente sporco mentre urla di rabbia perché il BDS
non ha funzionato.
Waters cerca di svegliare la folla al fatto che Israele è come "un alieno" piombato a disturbare l'ordine mondiale. [...]
lunedì 20 maggio 2019
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Fiamma Nirenstein riprende con Giovanna Reanda il programma "Il Medio
Oriente visto da Gerusalemme" in cui ha per anni dialogato con Massimo
Bordin.
Cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della puntata