Fiamma Nirenstein Blog

La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

Jewish Lives Matter

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein

Museo del popolo ebraico

Mediorientale

venerdì 6 dicembre 2019 Generico 0 commenti
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Oggi sui giornali troverete ben tre soggetti che riguardano l'antisemitismo che infesta il pianeta

mercoledì 4 dicembre 2019 Generico 0 commenti
Oggi sui giornali troverete ben tre soggetti che riguardano l'antisemitismo che infesta il pianeta, stavolta tutti riferiti all'Europa. C'è il magnifico riconoscimento da parte del parlamento francese dell'IHRA, il documento internazionale che definisce l'antisionismo come antisemitismo. Per arrivarci gli ebrei francesi e i difensori del buon senso e della libertà hanno fatto molta fatica, la votazione è stata 172 a 72, l'estrema sinistra ha votato contro. Alla fine però ha vinto la verità, e non la menzogna per cui negando l'antisemitismo israelofobico si blocca la libertà di espressione. Ora dunque la Francia smetta di essere alla leadership delle nazioni europee che bloccano le sanzioni all'Iran proprio mentre fa strage dei suoi cittadini e riprende l'arricchimento dell'uranio. Sono gli Ayatollah la testa dell'idra antisemita che vuole distruggere lo Stato del Popolo Ebraico. [...]

Indignatevi pure per l'Israelofobia in doppiopetto

mercoledì 27 novembre 2019 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 27 novembre 2019


Apprezzo il tentativo del mio antichissimo caro amico Ernesto Galli della Loggia di fornire ai lettori del Corriere della Sera una approfondita lettura dell'antisemitismo contemporaneo, delle sue ragioni, delle sue caratteristiche. Proprio per questo temo di dover sostenere che il pezzo ha alcune caratteristiche inadatte a questo scopo. L'articolo di Ernesto vuole presentarsi con un distacco storico e morale che invece di chiarire complica, invece di aiutare a combattere l'antisemitismo invita a considerarlo un fenomeno che per quanto profondo viene soprattutto sventolato da gruppi sociali e culturali che hanno interesse a farsene bandiera contro le loro falle. Devo dire che condivido con lui il fastidio per l'uso strumentale che "personaggi politici non ebrei fanno spesso e volentieri dell'ebraismo, quando per attestare il proprio impeccabile status etico ideologico si affrettano a cogliere strumentalmente la minima occasione per manifestare a gran voce la propria vicinanza solidarietà amicizia stima...". Ecco, ha detto benissimo: ma faccia attenzione. Non ha mai notato che gli stessi, e non solo politici, ma anche intellettuali, lettori di tutte le belle collane Adelphi, adoratori di Woody Allen, si guardano bene dall'intervenire quando si dichiara che Israele è uno Stato di apartheid, autore di genocidi, violento usurpatore di terre arabe? Molti autori fra cui Robert Wistrich (e modestamente anche io) hanno spiegato come ogni analisi che prescinda da questo punto è irrilevante.[...]

Benjamin Netanyahu: ecco i motivi dell'incriminazione. Video di Fiamma Nirenstein in esclusiva per Informazione Corretta

sabato 23 novembre 2019 Generico 0 commenti
Benjamin Netanyahu: ecco i motivi dell'incriminazione. Video di Fiamma Nirenstein in esclusiva per IC.
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Bibi incriminato per corruzione. "Un tentato golpe contro di me"

venerdì 22 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 22 novembre 2019

"Ho preso questa decisione col cuore pesante, ma è doverosa" ha detto Avichai Mandelblit, l'Avvocato dello Stato, prima di una lunga disamina legale. E ha annunciato l'incriminazione di Benyamin Netanyahu in tutti e tre i casi in cui è accusato. Due ore più tardi Netanyahu pallidissimo, con le lacrime agli occhi come non si era mai visto gli ha risposto in sostanza occupando il suo stesso terreno, quello dell'accusa senza remissione: "Io vado fiero del nostro giudiziario, famoso in tutto il mondo. Ma qui una tendenza malata nutrita da inquisitori spinti da pregiudizio hanno preso il sopravvento, sospinti dall'odio contro la mia parte politica e contro di me. E sono stati compiuti dei crimini durante l'istruttoria: nessuno è sopra la legge, né gli investigatori né i giudici, e violazioni di ogni criterio di giustizia sono state compiute durante la fase inquisitoria".
Qui Netanyahu ha fornito una lunga lista degli inganni con cui sostiene siano state estorte confessioni false dai testimoni di giustizia per arrivare a quella che ha definito un "ribaltamento del potere" antidemocratico. Bibi di nuovo propone la sua strada e la sostanza è questa: "Io ho dato la vita per questo Paese, ho combattuto, sono stato ferito, ho condotto il Paese a risultati meravigliosi, adesso combatterò per ristabilire la verità. Il giudiziario e la polizia sono indispensabili, ma nessuno dei loro membri sono al di sopra della giustizia stessa". Insomma, Netanyahu non intendearrendersi anche se lo Stato d'Israele si erge oggi a accusatore contro il suo Primo Ministro,per la prima volta nella storia. [...]

Tutti i dubbi sull'incriminazione di Netanyahu. Parla Nirenstein - Formiche.net

venerdì 22 novembre 2019 Generico 1 commento
Formiche.net, 22 novembre 2019

L’ex premier israeliano Bibi Netanyahu oggi viene spinto fuori dall’agone politico con mezzi giudiziari? Secondo la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa), Netanyahu ha messo fine a quell’atteggiamento del passato di essere prono dinanzi al rifiuto palestinese e ha cominciato a lavorare in una direzione diversa, per stabilire alleanze nel mondo arabo, con l’Egitto, con i sauditi.

Perché l’incriminazione del premier, “vista l’aria culturale che si respira in Israele”, era prevedibile?

Israele è un Paese che vive una profondissima contraddizione culturale. Da una parte la sua fondazione è legata ad un movimento progressista e socialista, all’ideale comunitario dei kibbutz, al lavoro dei sindacati con un libero mercato che veniva tenuto sotto controllo e misurato agli ideali socialisti che permanevano. Dall’altro un sentimento sociale e umano cresciuto sulle ceneri dell’Olocausto, con un’idea di democrazia, libertà e giustizia totalmente contrapposta a ciò che aveva causato il maggiore disastro della storia ebraica.

E dopo?

Israele aveva altri due compiti: fondare lo Stato-Nazione del popolo ebraico e difenderlo da una quantità di agguerritissimi e feroci nemici sui propri confini, che si sono poi allargati, vedi l’Iran, un Paese che ha giurato la distruzione di Israele e in questo è stato affiancato da numerosi movimenti anti israeliani come quello di Corbyn. [...]

Mediorientale

venerdì 22 novembre 2019 Generico 0 commenti
Cari amici,

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Insediamenti 'legittimi', Israele soddisfatto. E Bibi tratta con Gantz per il nuovo governo

mercoledì 20 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 20 novembre 2019

Gerusalemme Quando proprio non si ha più niente da dire contro Israele, quando è impossibile sostenere che è uno Stato di Apartheid, o che i palestinesi sono poveri oppressi il cui terrorismo è solo lotta per la libertà, ecco che sempre esce fuori l'argomento principe, quello preferito dalla Mogherini (anche ieri con inveterata perseveranza ha fatto la sua dichiarazione antisraeliana che fa seguito alla decisione del labeling): i terribili, diabolici pericolosissimi «insediamenti» nei «Territori», quelli che secondo la «lectio» comune sono l'impedimento per la pace. Non il terrorismo, non il rifiuto di trattare, ma le costruzioni in Giudea e Samaria. Ma da lunedì, quando si sentirà affermare che gli insediamenti sono «illegali», si potrà chiedere «chi l'ha detto?». Infatti il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti dopo molti studi, non li considerano illegali. Bestemmia? Niente affatto, gli insediamenti non sono illegali: sono territori disputati, così sono stati riconosciuti fino al tempo di Obama e Kerry come una questione da toccare con cautela, oggetto di discussione fra due parti in causa. Ma il biasimo non era mai stato gettato come negli ultimi anni interamente su Israele, riconoscendo alcuni fatti essenziali che danno ragione a Pompeo: intanto perché, dice Pompeo, «chiamare la costruzione di insediamenti civili incruento rispetto alla legge internazionale non ha avanzato la causa della pace». Al contrario, assegnare in sede di Consiglio di Sicurezza dell'Onu e di Unione europea i territori ai palestinesi senza trattativa né promessa di abbandonare la violenza e di delegittimazione di Israele stesso (non nei confini del '67 ma in quelli del '48) ha incitato l'odio palestinese e incoraggiato il terrorismo. [...]

Raid israeliano a Gaza: ucciso leader della Jihad. Poi razzi contro Tel Aviv

mercoledì 13 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 13 novembre 2019

L'ultima volta che Israele compì a Gaza l'eliminazione mirata di uno dei capi terroristi, Ahmad Jabari, nel novembre del 2012 questo causò la guerra con Hamas detta Pillar of Defense. Adesso, col fiato sospeso si aspettano e si discutono le possibili conseguenze dell'attacco al cuore della Jihad Islamica a Gaza, quando l'esercito ha eliminato, ieri alle cinque di mattina, il potente capo militare del settore Nord, Baha Abu Al Ata con un'esplosione  che ha risuonato in tutta Gaza. Dunque, da ieri alle cinque Israele aspetta sotto le bombe e spera: lo stato d'allarme è stato proclamato, si sono aperti i rifugi, le scuole di metà del Paese sono rimaste chiuse, le ferrovie bloccate, le strade quasi deserte. I responsabili della popolazione civile ha seguitato a chiedere ai cittadini di non esporsi, a scendere nei bunker senza esitare a ogni sirena: insomma,  arrestare al riparo delle case. Mentre la voce pacata ("se siete lontani da casa sdraiatevi per terra con le mani in testa") fluiva dalla radio, la interrompeva ripetutamente la sirena, a Sderot, a Ashkelon, a Ashod, a  Be'er Sheva fino a Tel Aviv, e le parole : "Zeva Adom", colore rosso. La mappa degli obiettivi cui con i suoi missili ha mirato negli ultimi mesi la Jihad Islamica, che Hamas fosse d'accordo oppure no, è larga, ambiziosa, e così è la vendetta. Più di 180 missili sono stati sparati ieri su Israele. Il sistema di difesa "cupola d'acciaio" ha fatto il suo lavoro. Ma nell'annuncio israeliano, la parola Hamas non si è sentita, si è parlato solo di Jihad Islamica, segno che si spera che le cose non degenerino necessariamente in una guerra guerreggiata. Dipende da questo: se Hamas deciderà di affiancare l'organizzazione che con maggiore frequenza attacca Israele o altri piani, nonostante coltivi lo stesso odio. L'Egitto è già all'opera per mediare una tregua. Ma l'Iran il maggiore finanziatore della Jihad Islamica, con cui era in costante contatto. [...]

Raid israeliano uccide Al Ata capo della Jihad islamica a Gaza. Radio Radicale intervista Fiamma Nirenstein

mercoledì 13 novembre 2019 Generico 0 commenti
"Raid israeliano uccide Al Ata capo della Jihad islamica a Gaza. Intervista a Fiamma Nirenstein" realizzata da Giovanna Reanda con Fiamma Nirenstein (giornalista e scrittrice).

Per ascoltare l'intervista clicca qui.

Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Al Ata, Antisemitismo, Gaza, Guerra, Hamas, Integralismo, Iran, Islam, Israele, Missili, Palestina, Palestinesi, Qatar, Servizi Segreti, Terrorismo Internazionale, Violenza.
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