La guerra antisemita contro l'Occidente
7 ottobre 2023 Israele brucia
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 05 gennaio 2020
Che
cosa può succedere adesso? Naturalmente nessuno lo sa, ma leggere la
politica di Donald Trump, se non si indossano occhiali ideologici e non
si comincia a sproloquiare sulla sua erraticità, la sua incompetenza, la
sua imprevedibilità.. il suo comportamento strategico appare chiaro. La
sua scelta di campo è trasparente, ed è sincero quando dice che non
vuole la guerra, come lo è Pompeo quando ripete che l'esecuzione di
Qassem Suleimani non punta a questo. Si capisce anche che, tuttavia, se
gli iraniani dovessero reagire furiosamente, ci si può aspettare
un'escalation. Il piano non è certo una Terza Guerra Mondiale, Theodoro
Roosvelt prima di farsi coinvolgere nella Seconda ci mise un bel po’...
In democrazia la guerra non è mai popolare, specie a fronte delle
elezioni. Semmai il problema è che l'Iran non è una democrazia ed è
guidato da una visione messianica che si conclude nello scontro finale
di Gog e Magog per il trionfo del Mahdi, il messia sciita; pure la
leadership è calcolatrice e abile, e adesso sa che Trump non è un
chiacchierone. Dal maggio del 2019 l'Iran ha inaugurato una nuova
escalation antiamericana in mare minando le navi nel Golfo, in cielo
tirando giù un drone, poi in settembre prendendo di mira le "facilities"
militari, poi uccidendo un contractor; e poi portando i suoi adepti
iracheni a assediare l'ambasciata, gesto sbagliato, dati i precedenti
dell'ambasciata a Teheran ai tempo di Carter, e di quella di Bengasi ai
tempi di Obama. Trump non sopporta che l'Iran bruci la sua bandiera
mentre cerca l'egemonia sul Medio Oriente , e ha reagito uccidendo il
generale al comando di quella battaglia. Ha avuto ragione? Si, anche
legalmente: l'ha detto il famoso avvocato Alan Dershowitz,
democratico,Trump ha più ragione di Obama quando ha fatto giustiziare
Bin Laden. Infatti Suleimani era un combattente in divisa, Bin Laden
uno sconfitto in fuga.[...]
Il Giornale, 04 gennaio 2020
E'
stupefacente che l'eliminazione di Qassem Suleimani venga quasi ovunque
in queste ore valutata per i pericoli per la pace che potrebbe
comportare senza considerare i reali disastri di guerra che la sua vita
ha causato. E di conseguenza, è assurdo non considerare che, nel lungo
termine, è certamente portatrice di pace la scomparsa dalla scena
politica del capo iraniano delle milizie Quds che ha affermato durante
un'intervista del 2009 che "il vero paradiso perduto dell'uomo è il
fronte di guerra".
Qassem Suleimani è stata la
causa basilare del volgersi dell'Iran, che certo già lo possedeva nel
suo dna, verso il terrorismo, verso una scelta persian-imperialistica e
soprattutto verso il messianismo dello Stato Islamico. Abbiamo
conosciuto quello sunnita dell'ISIS; terrificante e orrido, ma piccolo e
alla fine sconfitto. Quello di Qassem Suleimani, era già padrone del
Medio Oriente e volto a conquistare il mondo: lui si vantò che era già
grande cinquecentomila chilometri quadrati, e aveva ragione. Iraq,
Libano, Siria, Gaza, Yemen e non solo, oltre naturalmente all'Iran
stesso, lui li aveva soggiogati con mezzi diversi, al cui centro però
troviamo sempre le armi e l'odio ideologico. Di centinaia di migliaia di
missili aveva riempito gli Hezbollah, diventando amicissimo di
Nasrallah; con le armi aveva difeso, insieme a loro e sotto gli auspici
russi, Bashar Assad, che senza il suo aiuto non sarebbe sopravvissuto.[...]
venerdì 3 gennaio 2020
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L’Iran senza il generale Soleimani? Si chiude,
grazie alla mossa di Donald Trump, una fase caratterizzata dal disegno
legato all’ascesa del terrorismo, riflette con Formiche.net la
giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa).
E osserva: “È la risposta, non solo a Teheran ma anche ad Ankara, a chi
dice che Trump chiacchiera molto e non agisce. Il generale? Sono certa
che sarebbe voluto diventare il prossimo Presidente dell’Iran”.
Quanto si rafforza Netanyahu con l’uscita di scena del generale Soleimani?
Certamente Israele è implicato in questo nuovo schema, viste le
reazioni in Iran relative al pericoloso pensiero di Teheran che, come di
consueto, minaccia reazioni tanto contro gli Usa quanto contro Israele.
Diciamo che si chiude una fase caratterizzata dal disegno del generale
di procedere all’ascesa del terrorismo. Ma Soleimani era minaccioso per
una grande parte del Medio Oriente e non solo per Israele.
Chi era Soleimani?
Figlio di contadini è cresciuto tra gli stenti. Suo padre lavorava
alle dipendenze dello Scià e la sua famiglia era stata costretta ad uno
spostamento che gli aveva provocato molte sofferenze. Sin da
giovanissimo iniziato a far parte delle milizie soldatesche, nutrendo
dentro di sé un odio fortisismo nei confronti della monarchia e
tramutandolo in seguito in attaccamento alle milizie stesse, create dal
’79 in avanti per difendere il nuovo potere rivoluzionario degli ayatollah.
Ha dimostrato il suo valore sul campo, restando ferito nella battaglia
contro l’Iraq: insomma, un personaggio dotato di una capacità strategica
pari al suo eroismo militare. Al contempo amato e molto odiato nello
stesso Iran. [...]
venerdì 3 gennaio 2020
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"Iraq: gli Usa uccidono il generale iraniano Soleimani. Intervista a
Fiamma Nirenstein" realizzata da Giovanna Reanda con Fiamma Nirenstein.
Nel
corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Geopolitica,
Golfo Persico, Guerra, Iran, Iraq, Islam, Israele, Medio Oriente,
Palestina, Soleimani, Terrorismo Internazionale, Trump, Usa.
La registrazione audio ha una durata di 30 minuti.
Il Giornale, 30 dicembre 2019
E' ormai un bel pezzo che l'antisemitismo è divenuta una questione centrale nella politica americana, anche se nessuno ha voglia di accettare questo scandalo conoscitivo. Eppure se ne parla ormai ogni giorno anche nell'ambito della campagna presidenziale. Gli Stati Uniti la patria della mondializzazione spontanea, delle etnie e delle religioni che si mescolano in nome del sogno americano, la Terra che lontano dall'Europa infestata dal nazismo ne organizzò a caro prezzo la liberazione e che ha accolto e prodotto la migliore cultura ebraica contemporanea... non passa giorno senza episodi di feroce antisemitismo, compreso quello del 10 di dicembre a Jersey city dove un attacco a un piccolo supermarket kasher ha fatto 3 morti. Eppure adesso è proprio New York, campione del melting pot mondiale, che ha visto in pochi giorni ben quattro attacchi antisemiti sanguinari di cui l'ultimo sabato: uno sconosciuto di provenienza afroamericana è penetrato nella casa addetta a sinagoga del Rabbino Chaim Rottenberg nel quartiere di Monsey e ha pugnalato all'impazzata i cittadini ebrei newyorkesi. Erano riuniti in più di cento per accendere le candele di Chanucca, la grande festa delle luci cui è parallela quella cristiana del Natale.
L'attacco è stato secondo i testimoni accompagnato da furiose manifestazioni di violenza fisica e verbale, e seguito quindi dalle reazioni furiose e stupefatte di moltissimi notabili cittadini newyorkesi , che ripetono che l'antisemitismo non ha diritto di cittadinanza negli Stati Uniti e tanto meno a New York e che lo si deve combattere senza pietà e senza tregua. Ma sarà vero? In realtà l'America ne è inondata. [...]
domenica 29 dicembre 2019
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Cari amici,
oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo video "Primarie Likud: l'affermazione di Benjamin Netanyahu"
Clicca qui per vedere il video
Il Giornale, 27 dicembre 2019
Per la prima volta nella sua storia di Primo Ministro, di leader indiscusso del Likud, Benjamin Netanyahu è stato sfidato ieri da un contendente alle primarie del suo partito, il partito laico conservatore che Bibi ha guidato dal '96. L'ha portato a vittorie fulminanti sempre circondato dall'amore senza se e senza ma dei suoi, la pancia e anche la testa di Israele, gente comune, soldati, intellettuali. Tutti quanti fieri di avere un capo che di sicuro si staglia nel panorama mondiale come un leader che ha portato stabilità, ricchezza, sicurezza a uno dei Paesi più piccoli e più contestati del mondo. Ma adesso, è scontro. Ieri nel 106 seggi sparsi per un Paese sommerso dalla pioggia battente, rarissima qui, centosedicimila e 48 aventi diritti al voto (certamente decimati dal maltempo) si sono trovati a dover scegliere fra il loro capo storico, primo ministro da 11 anni, e Gideo Sa'ar. E' un politico elegante e di bell'aspetto, avvocato di mestiere, figlio di un padre medico immigrato dall'Argentina e di una mamma maestra, sposato per la seconda volta con Geula Even, una delle più importanti Anchorwoman dalla tv israeliana, madre di due dei suoi quattro figli... Sa'ar è un conservatore nato, nato nella couche di Netanyahu che già nel ‘99 l'ha fatto segretario del governo, avviandolo così sulla strada per cui poi ha servito come presidente della coalizione per i due governi Sharon e in seguito è stato, con Bibi, ministro della Cultura e poi degli Interni. [...]
venerdì 13 dicembre 2019
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Qualsiasi europeo di buon senso, che abbia un'infarinatura di memoria
storica, che sappia che l'antisemitismo ha quasi distrutto completamente
l'Europa, oggi festeggia la sconfitta di Corbyn. La sua candidatura a
Primo Ministro Antisemita è tuttavia una vergogna indimenticabile. Lo è
per l'Inghilterra, lo è per la sinistra europea, lo è per l'UE, lo è per
tutti i Paesi membri e per quei campioni dalla lotta all'antisemitismo
che tuttavia non hanno denunciato questa bruttura. Che facciano tutti
finalmente ammenda, visto che dal 2015, mentre Corbyn praticava la
negazione della Shoah e l'encomio di Hamas e degli Hezbollah, sono stati
zitti!
mercoledì 11 dicembre 2019
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Alberto Nirenstein e Wanda Lattes. Nella foto piccola il giardino di Borgo Allegri
L’area di Borgo Allegri dedicata a Lattes e Nirenstein. Intitolazioni anche a Voltolina, Weil e Sarti
Ora
è ufficiale: il giardino di Borgo Allegri si chiamerà Giardino Wanda
Lattes e Alberto Nirenstein. La giunta di Palazzo Vecchio ha dato ieri
il via libera all’intitolazione di una passeggiata e tre giardini a
cinque grandi personalità della cultura e della storia fiorentina e non
solo. Alla storica firma del Corriere della Sera e del Corriere
Fiorentino, Wanda Lattes, e a suo marito, lo storico della Shoah Alberto
Nirenstein, viene dedicato quello che una delle loro tre figlie, Fiamma
Nirenstein, anche lei importante firma del giornalismo, ricorda come
«un luogo a cui mia madre e mio padre erano particolarmente affezionati
per averci passato tanto tempo con grande amore: me li immagino ancora
lì insieme a guardare i bambini che giocano e sono convinta che
sarebbero entrambi felici per questo tributo da parte della loro città». [...]
martedì 10 dicembre 2019
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Per la prima volta dal dopoguerra in Inghilterra l’antisemitismo può mandare a casa il candidato primo ministro socialista, Jeremy Corbyn, “che ha inaugurato un populismo di sinistra basato sull’odio anti ebraico”, dice a Formiche.net la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa).
Inoltre il 50 per cento degli ebrei del Paese in questione minacciano di lasciare il Paese se dovesse vincere le prossime elezioni. Per cui se Corbyn dovesse vincere “gli ebrei dovrebbero di nuovo guardarsi le spalle, perché qualcuno sta aprendo di nuovo le porte agli errori antisemiti”.
Come si è giunti a questo scenario?
Dinanzi a questa situazione vorrei esprimere tutto il mio sconcerto e il mio orrore. Pensare che il candidato primo ministro dell’unico Paese europeo in cui gli ebrei non ebbero da temere dall’ondata genocida del nazismo, l’Inghilterra, sia un accertato antisemita è devastante. Pensare poi che sia anche il capo del partito laburista a cui gli ebrei hanno dato, sin dal secondo dopoguerra, la patente di forza implicitamente amica, è ancora più grave. Richiede un’analisi accurata e una presa di posizione chiara da parte di tutti quelli che odiano l’antisemitismo. [...]