Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Israele senza veri vincitori. Ora la palla passa al centro

giovedì 24 gennaio 2013 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 24 gennaio 2012

L’avevano sbagliata tutti; tv, carta stampata, politici di tutto il mondo che mettevano in guardia contro una vittoria schiacciante di Benjamin Netanyahu, “King Bibi”, come lo aveva sfottuto il Time Magazine sbattendoneuna foto poco rassicurante in copertina. Avrà una maggioranza schiacciante, dicevano, contornata dalla crescita della destra. Perché, sia chiaro, insistevano per colonne e colonne (vedi per esempio l’articolo su Herald Tribune di Jodi Rudoren alla vigilia elettorale) Israele va a destra, oh quanto a destra, nel profondo dei buchi neri dell’etica corrente, contro Obama, contro l’Europa,contro l’ONU. [...]

L'Europa si sta muovendo goffamente, ma almeno si unisce contro al Qaeda

lunedì 21 gennaio 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 21 gennaio 2012

Va bene: l'Europa quando si muove non può altro che rappresentare i suoi interni pasticci, le sue infinite debolezze, la sua storia coloniale, l'interesse che sempre giace sotto ogni sua azione, l'odio franco-tedesco, il tentennamento italiano, la stizza britannica... d'accordo. Ma la serietà della situazione travalica le nostre sciocchezze, è una specie di esame di maturità che nella vita ti costringe a crescere a capire. Chi l'avrebbe mai detto che l'Europa, e la Francia in primis, campionessa di politically correct, avrebbe finalmente osato pronunciare l'espressione «estremismo islamico» senza limitarsi a tremare, senza accontentarsi di velarlo di parole che lo allontanano da noi.[...]

Fiamma Nirenstein annuncia: "Non torno in Parlamento, torno alla professione e faccio l'Aliyah”

giovedì 17 gennaio 2013 Il Giornale 24 commenti
Il Giornale, 17 gennaio 2012 intervista di Gabriele Villa

La giornalista non si ricandida alla Camera: “Delusa da Monti sulla Palestina”

Cinque anni vissuti intensamente, dagli scranni di Montecitorio: interrogazioni parlamentari, audizioni, incontri internazionali di grande spessore umano e politico. In prima linea, come sempre, anche da vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Ma ora la svolta, Fiamma Nirenstein, gran firma del giornalismo, prestata alla politica, torna a fare la giornalista.

Che cosa è accaduto Fiamma, una scelta da “saturazione”?
“Assolutamente no. In Parlamento ho passato cinque anni bellissimi e lo lascio d’intesa con i miei amici e con le persone che più mi sono state vicine, con molta serenità, senza alcuna frizione. Le motivazioni i questa scelta sono altre e sono i due amori della mia vita: il giornalismo e Israele, i migliori incontri che io abbia mai fatto”.

Il richiamo della nostalgia, quindi…
“Ho avuto la fortuna di girare tutto il mondo e di raccontare emozioni e situazioni anche da fronti non proprio facili. Ecco, ora intendo seguitare a farlo, finché l’energia me lo consentirà. Tanto più che la questione mediorientale è diventata ancora più importante, se non la più importante e io ho una gran voglia di tornare far risuonare la tastiera del mio computer occupandomene”.

Come giudichi la tua esperienza politica?
“Straordinariamente utile. Avere ricoperto un ruolo attinente al mio lavoro di commentatrice di politica internazionale, portare il mio contributo politico al dibattito, alle valutazioni e al voto su problematiche inerenti ai territori che ho girato e che conosco profondamente, sono convinta che possa aver aiutato a capire un po’ meglio che cosa è oggi Israele. E ancora a far prendere coscienza e consapevolezza, all’interno del Parlamento, con attenti interlocutori e colleghi bipartisan di problemi come quello dei veri risvolti della cosiddetta primavera araba, di un Iran votato al nucleare e della crescita di un movimento come quello della Fratellanza musulmana”.

Parli di rapporti bipartisan ma c’è una scelta di Monti che non ti è proprio piaciuta…
“Se da un lato non posso che essere soddisfatta del gran lavoro bipartisan nella commissione sell’antisemitismo, sono rimasta profondamente delusa quando Monti ha dato per la Palestina l’indicazione di votare sì al riconoscimento dello status di Stato non membro all’Onu”.

Perché l’ha fatto secondo te?
“Nella prospettiva di un migliore rapporto con la sinistra. Convinto, come altri, che la moneta filo araba possa pagare e ripagare. Sono preoccupata. Perché se si dovesse vedere di nuovo un D’Alema ministro degli Esteri, l’Italia ripiomberebbe in una posizione arretrata, con una visione distorta delle problematiche del mondo arabo e di Israele”.

Progetti per il futuro prossimo?
“Voglio tornare in Israele e prendermi anche la cittadinanza. E intendo farlo dopo tanti anni, per alcuni buoni motivi. Il 27 gennaio sarà la giornata della memoria e c’è ancora, purtroppo, molto antisemitismo nel mondo e poi perché credo che Israele sia oggi l’unico Paese che offre la prospettiva di un futuro colto e intelligente, un Paese dove la gente ha uno stile di vita più semplice, solidale, che trova forza in un grande amor patrio e in un profondo senso della vita”.

Che voto dai alla politica italiana?
“ Ho paura di quel che può accadere, di vedere orde di grillini invadere il Parlamento. Quella non sarebbe democrazia. E’ importante andare a votare ma le indicazioni che escono dal voto non sono sempre democratiche. Il rischio è che il livello di democrazia, anziché innalzato, venga abbassato da certi esiti”.

La follia di punire le donne stuprate

lunedì 7 gennaio 2013 Il Giornale 2 commenti
 Il Giornale, 7 gennaio 2012

Magnifica soluzione, quando il maltrattamento delle donne, lo stupro, la violenza, si mostrano in tutta la loro implacabile vastità, infagottiamole, impacchettiamole, obliteriamone la sessualità e anzi l’esistenza stessa; di più, eliminiamone la vista, cancelliamone... anzi, mettiamo loro la cintura di castità, magari quella garantisce dalla stupro. [...]

Nel 2013 nel medio Oriente non ci sarà più la Primavera

lunedì 31 dicembre 2012 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 31 dicembre 2012

Il 2013 sarà l'anno del rim­pianto e della confusione, scuoteremo la testa ogni giorno chiedendoci come abbiamo po­tuto chiamare Primavera Ara­ba quella cosa che ora scon­quassa il Medio Oriente e che contagia il mondo musulmano intero verso la Sharia, la legge coranica, con nuovi scontri, nuovi conflitti, nuove contrap­posizioni. La difficoltà di tra­sformare una coscienza rivolu­zionaria in una coscienza de­mocratica è un problema che l'Europa ha elaborato per de­cenni: il mondo arabo comin­cia ora ­a affrontarla con la zavor­ra impossibile della religione al comando. Dalla Tunisia, al Cai­ro, allo Yemen, alla Libia, e infi­ne alla Siria, possiamo prevede­re l'allar­garsi geografico del pa­norama rivoluzionario verso la Giordania (il cui bravo re Abdul­lah tiene a malapena) e il Su­dan, la sharia, la legge islamica, è diventata il messaggio domi­nante. La Fratellanza Musulma­na è l­a nuova internazionale pa­narabista, e nel 2013 stenderà le sue ali.[...]

La strage del pane mette Assad all'angolo

lunedì 24 dicembre 2012 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 24 dicembre 2012

È impossibile abituarsi alle stragi in Siria, 43mila morti in undici mesi. E quella di ieri, che avviene nella provincia di Hama, a Halfaya, proprio nei giorni in cui il mondo ama raffi­gurarsi come propenso alla bontà e destinato alla pace, de­sta un orrore intollerabile, che non può restare senza risposte. Le immagini che ci è toccato vedere ieri, risultano ancora più inguardabili del solito. Mil­le persone in fila davanti al ne­gozio più essenziale nella sto­ria umana, la panetteria, sono state assalite premeditatamen­te dal fu­oco di Assad e fatte a pez­zi almeno in trecento. Erano ci­vili, donne e bambini, e anche chi è giustamente preoccupato della successione ad Assad dal­la presenza nelle forze ribelli in maggioranza della Fratellanza Musulmana, salafiti e anche uomini di Al Qaida, non può non capire che Assad non può più restare al potere secondo ogni criterio di decenza e di le­galità internazionale. Hama ol­tretutto è la mitica ferita che fu già aperta dal padre di Bashar, Hafez al Assad, che vi compì una strage gigantesca, c’è chi di­ce 10mila persone, chi parla di 40mila. Anche allora le vittime erano cittadini sunniti, sempre nemici del potere alawita af­fiancato dagli sciiti. [...]

Follia talebana: aiutare la polio

giovedì 20 dicembre 2012 Il Giornale 8 commenti
Il Giornale, 20 dicembre 2012

Gli uomini amano a tutte le latitudini farsi del male, distruggere le proprie speranze di prosperità, di salute, di ricchezza... E’ un sogno dolce e ingenuo quello del progressismo che insegna un mondo dedito alla “ricerca della felicità”, quasi un dovere più che un diritto codificato nella Costituzione americana. In realtà c’è metà dell’umanità schiava delle sue pulsioni masochiste e i talebani sono al primo posto [...]

Assad agita contro Israele lo spettro delle armi chimiche

mercoledì 12 dicembre 2012 Il Giornale 3 commenti

Il Giornale, 17 dicembre 2102

Come in una spirale di orrore, adesso entrano sulla scena siriana anche i campi profughi palestinesi: è addirittura un bombardamento compiuto dai jet di Assad quello che ha colpito dentro una moschea del campo profughi di Yarmouk, alla periferia di Damasco, 25 ribelli che vi si erano rifugiati dopo aver tentato un’avanzata nella capitale. Sono stati tutti uccisi, e lo scontro nel campo aveva messo in fuga il famoso comandante del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, il duro e ormai anziano Ahmed Jibril. Era rimasto fedele ad Assad mentre il capo di Hamas Khaled Mashaal se ne era andato in cerca di altri sponsor. [...]

Il leader di Hamas torna dall'esilio. Vince l'estremismo.

sabato 8 dicembre 2012 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 8 dicembre 2012

Dinamiche mediorientali a velocità supersonica. Arriva Khaled Mashaal a Gaza. Il leader di Hamas festeggia varie cose: il suo primo ritorno a Gaza dal ‘67, i 25 anni dalla fondazione del movimento islamista da tutto il mondo messo nella lista terrorista, la gioia di aver sparato missili fino a Tel Aviv e Gerusalemme usando le forniture iraniane e tuttavia di aver coinvolto nelle trattative l’Egitto della Fratellanza così da dissuadere Israele da un ingresso nella Striscia in conclusione della guerra. C’è chi dice che quando Mashaal se n’è andato da Damasco in seguito alla rivolta contro Assad (i palestinesi sono sunniti, alleati naturali dei ribelli) ha creato le premesse per un distacco dall’Iran... ma fino ad ora le armi seguitano a fluire a Gaza tramite il Sudan,il Sinai e quant’altro. Tuttavia per questo distacco dalla Siria, Mashaal è visto come un possibile interlocutore segreto di Israele. Ma perchè mai un Hamas sulla cresta dell’onda vorrebbe cercare la pace? Bisogna invece leggere bene il fatto che per la prima volta Fatah abbia deciso di partecipare ai festeggiamenti di Hamas, che altro non sono che una ripetuta condanna a morte di Israele.[...]

L'Europa perde il ruolo di mediatore con Israele

martedì 4 dicembre 2012 Il Giornale 8 commenti
Il Giornale, 4 dicembre 2012

L’Europa si dice molto preoccupata, ma si vede di lato un sorrisetto di malvagio compiacimento. Parigi, Londra, Stoccolma hanno invitato per spiegazioni gli ambasciatori israeliani, anche la Germania condanna. L’Italia per bocca del premier Mario Monti, esprime il suo sdegno in maniera molto pesante anche perché si unisce alla Francia parlando di “colonizzazioni” israeliane e si preoccupa riconoscendosi nelle dichiarazioni di un personaggio che con Israele ha sempre avuto un’antipatia così profonda da comparare a suo tempo l’eccidio terrorista di Tolosa alla morte dei bambini a Gaza, la signora Ashton!  [...]
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