Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Le donne che cambiano il mondo: Malala Yousafzai

domenica 12 maggio 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 12 maggio 2013

L'anno scorso un integralista tentò di ucciderla mentre tornava da lezione. E’ stata curata in Inghilterra dove ora vive, studia e lavora per la libertà

Per capire bene perché Malala Yousafzai, oggi quindicenne, abbia dato un enorme contributo a cambiare il mondo, e speriamo che lo dia ancora, bisogna guardare allo sfondo. E’ uno sfondo dantesco, in cui andare a scuola per una ragazza è una sfida e un atto di coraggio contro le fiamme dell’inferno. I talebani che avevano occupato il distretto di Swat, quello di Malala, guidati da un certo Fazlullah, avevavano fatto saltare per aria la scuola femminile, e nella moschea i seguaci di questo santone flagellavano a scudisciate gli “apostati”, mentre la folla si riuniva nella moschea a Fazlullah che gridava “Il governo dice che non dovremo farlo, ma noi non seguiamo i loro ordini, seguiamo gli ordini di Allah”, e la folla rispondeva “Allahu Akbar”; e gridava così anche quando Fazlullah chiedeva: “Siete pronti a fare sacrifici? Siete pronti per un sistema islamico?”. Fazlullah intanto proibiva la tv, il cinema, la musica,le vaccinazioni contro la polio, le cassette, le radioline, il ballo, il canto, i serial tv, trasmetteva di continui le sue prediche dalle tv locali, proibiva a chiunque, pena la morte, di avvicinarsi a un’emittente tv.[...]

Il vero obiettivo di Netanyahu è fermare i piani di Teheran

lunedì 6 maggio 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 maggio 2013

Da Gerusalemme un messaggio chiaro: non ci può essere un Iran nucleare ai confini, connivente con Damasco e alleato di Hezbollah. No al sogno di un nuovo Stato sciita

Gli aerei di Israele sono arrivati e hanno bombardato nella notte di sabato alla periferia di Damasco, e non è cosa da poco. IL Medio Oriente, la gente di Israele, del Libano, della Siria, trattiene il fiato, il solito maledetto odore di guerra viaggia sul vento del deserto a mille all’ora. Faisal El Mekdad viceministro degli esteri siriano ha detto alla CNN che la Siria risponderà come e quando riterrà opportuno all’”aggressione israeliana… un tentativo di sollevare il morale dei gruppi terroristi”; il ministro degli esteri libanese Adnan Mansour ha definito l’attacco ai missili destinati agli Hezbollah “un’evidente violazione della sovranità libanese”, il suo esercito è in stato di allarme come anche l’UNIFIL. L’Iran chiama alle armi tutti gli Stati del Medio Oriente per “resistere all’assalto che accorcerà la vita del regime-farsa (Israele)”, e si dichiara pronto a esercitare l’esercito siriano. Israele ha trasportato al confine col Libano e con la Siria due batterie dell’ottimo sistema di intercettazione Arrow. E’ chiaro che il rischio maggiore non è Assad, impegnato sul fronte della sua guerra interna contro la sua stessa popolazione sunnita, fra cui si contano ormai 70mila morti.[...]

Raid israeliano in Siria: missili iraniani nel mirino

domenica 5 maggio 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 maggio 2013

Colpito presso Damasco un depossito controllato da Hezbollah. Netanyahu sceglie il blitz preventivo per evitare attacchi "sporchi"

Obama può scegliere tutte le linee di prudenza che crede quando si parla di Siria,ma il rischio è che il terreno frani mentre lo tasta. E un anonimo ufficiale Israeliano adesso conferma, anche se poi, in stile consueto, segue la smentita di Amos Gilad, un importante consigliere per la Sicurezza israeliana: sembra del tutto realistico, un convoglio che portava un carico d’armi, e chissà di quale pericolosità dal momento che Assad dispone di un vasto arsenale di armi chimiche, a Hezbollah, è stato bombardato dallo Stato Ebraico. La CNN aveva riportato ieri mattina che giovedì o venerdì l’esercito israeliano aveva attaccato una struttura siriana segreta per le armi chimiche, che questa informazione proveniva dalle forze di opposizione, e che probabilmente gli attacchi erano stati lanciati dallo spazio aereo libanese. Ora Israele la mette giù più lieve, facendo filtrare che nessuna struttura siriana sarebbe stata prese di mira, ma concede che siano stati bombardati pericolosi rifornimenti per gli Hezbollah. Ma da dove provenivano gli aerei?[...]

Che ipocrisia l'Iran "difensore delle donne"

sabato 4 maggio 2013 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 04 maggio 2013

Mi aspetto che il supremo leader iraniano Ali Khamenei troverà estimatori anche del discorso per l’anniversario di Fatima figlia del Profeta, dato che i diritti umani sono ormai un’opinione. Riporta l’agenzia iraniana Fars News che Khamenei ha detto che l’Occidente è destinato ben presto a collassare “a causa delle sue demoniache regole sessuali”. Ovvero: le donne da noi soffrono di “sfruttamento e uso come oggetti”, peccati “le cui conseguenze sono irreparabili”. Per esempio, “lo sfruttamento mina la famiglia e aumenta il traffico delle donne e le nascite illegittime”; il mondo “è diviso in due parti gli uomini sono i beneficiari del sistema,le donne sono sfruttate e usate dai maschi”; così le donne “in Europa e negli USA fronteggiano quotidianamente la violazione dei loro diritti umani”.[...]

Quei bambini di Gaza chiamati Spada e Guerra. A scuola studiano mitra

martedì 30 aprile 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 30 aprile 2013

C'è "l'ora di kalashnikov e alla tv dei piccoli video in cui si parla di "uccidere cani ebrei"

Si comincia molto molto presto. Prima ancora di nascere, se è vero, come è vero, che ci sono una quantità di creature che nascono da famiglie del grande mondo islamico che si trovano a chiamarsi Guerriero, Conquistatore, Guerra Santa, Spada… Squadra dell’Islam (Saif al Islam), come si chiamava il figlio di Gheddafi, e Spada della Legge (Saif al Din), o anche Saif Allah, Spada di Dio. Fathullah vuol dire per esempio “Conquista nel nome di Dio”, e la sua variante turca (tutto ciò lo riassume preoccupato lo studioso americano Harold Rhode) è Fethullah, insieme a tanti altri nome che vengono dalla radice Fathi, o Fatih, che significa conquista, appunto. Ci sono anche tanti ragazzini che invece vengono chiamati Jamil, (bello) o Latif (amichevole) o Wasim (grazioso) o Karim o Jawad (Generoso). Dunque, guai a fare di tutte l’erbe un fascio, ma certo da noi i figli si chiamano Speranza, Beniamino, o con i nomi di santi ispiratori di buoni sentimenti, come i quattro evangelisti e o San Francesco. C’è una ragione? Certo, c’è un epica, un modo di essere, un pensiero, e resterebbe inattaccabile folclore e tradizione se si trattasse di guerre dei pupi, e non di guerra vera.[...]

Per i nordcoreani (e certi italiani) le canaglie siamo noi

domenica 28 aprile 2013 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 28 aprile 2013

Pyongyang e Iran denunciano il Canada all'Onu per i diritti umani. Ridicolo? Eppure in Occidente c'è chi la pensa così

Non è tanto strano, per quanto possa sembrarlo, che il regime nel Nord Corea, che ha appena svolto il suo terzo esperimento nucleare minacciando vicini e Stati Uniti, che affama e rinchiude nei campi la sua gente cui è proibito quasi tutto, abbia attaccato all’ONU il Canada accusandolo di violare i diritti umani. In coro, come usa all’ONU, tutti gli altri Stati delinquenti si son fatti sotto, e dagli al Canada: l’Iran: “Siamo preoccupati delle violazioni dei diritti umani, in particolare per lo sfruttamento sessuale dei bambini.” La Cina: “Ci angoscia la discriminazione razziale”; Cuba: “Razzismo e xenofobia”; l’Egitto: “La discriminazione razziale nel lavoro”, ed ecco il Nord Corea: “Il diritto alla riunione pacifica e libertà di espressione”. Ma che c’è di strano che all’ONU ci si esprima così se ogni Paese democratico, compreso il nostro, ha l’abitudine a opinioni diffuse di ammirazione per Paesi dai regimi liberticidi e violenti?[...]

"Sacrosanto: nessun Paese subisce minacce così gravi"

venerdì 26 aprile 2013 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 26 aprile 2013

Risposta a un articolo che denuncia la scelta di Israele di sottoporre le persone molto sospette che entrano nel Paese dall'aeroporto Ben Gurion alla richiesta di mostrare la loro email

La privacy è bella, ma cerchiamo di fare buon uso della memoria: Israele è un Paese che sperimenta il terrore su base quotidiana. Autobus, ristoranti, supermarket sono stati colpiti indiscriminatamente. L’accetabile quiete odierna è un miracolo. Ma dal 2001, l’intelligence ha imparato a prevenire il maggior numero degli attentati proprio perché sa fare a meno delle desiderabili amnesie che impediscono di vedere nuda la realtà del pericolo. E la popolazione, fra le più caparbiamente democratiche del mondo, ha capito.[...]

Caccia al cattivo maestro che trasforma i giovani in fanatici

giovedì 25 aprile 2013 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 25 aprile 2013

Il misterioso imam Misha dietro la conversione di Tamerlan Tsarnaev al jihad

E’ il peggior incubo di un genitore quello di un figlio, un ragazzo che ama la musica e lo sport, che tutt’a un tratto cambia, ti guarda come un oggetto estraneo, ti prega di spegnere la radio se entra nella stanza mentre ascolti una canzone, non va più in palestra, ti risponde come a chi non può capire. Proprio così rispose a Ruslan Tsarni, suo zio, Tamerlan Tsanaev, il più grande dei due fratelli terroristi di Boston: “Ho messo gli affari di Dio al di sopra del lavoro e della scuola”. Le memorie della radicalizzazione di Tamerlan riempiono ormai le pagine dei giornali, dal viaggio in Dagestan fino al giorno in cui fu buttato fuori dalla sua Moschea perché sbraitava contro chi proponeva Martin Luther King come un esempio: “Non è musulmano” urlò. Molti ormai sono quelli che parlano della sua continua rabbia, di come lasciò la boxe in cui eccelleva, del modo in cui descriveva l’11 di settembre come un complotto americano, della necessità di abbattere il potere americano con una santa Jihad che andasse in soccorso agli afghani e agli iracheni.[...]

Internet è la vera scuola del terrore

lunedì 22 aprile 2013 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 22 aprile 2013

La maggiore scuola del terrore è il web, il fiore più carnoso della grande serra della democrazia. Dzhokhar Tsarnaev, diciannovenne, il sopravvissuto fra i due fratelli terroristi della maratona, arrivò come rifugiato a Cambridge, presso Boston, dieci anni fa. Dunque quel ragazzino di etnia cecena e di religione musulmana non aveva allora più di nove anni. Che fosse un fanatico terrorista nazionalista-islamista indottrinato dai colori e gli odori della sua terra oppressa dalla Russia, è davvero quasi impossibile immaginarlo. Forse suo fratello Tamerlan, che peraltro ci ha trascorso sei mesi (forse di training bellico) un anno fa e che ha concluso la sua vita di assassino della maratona a 26 anni solo tre giorni fa, aveva impugnato la sua definitiva bandiera di guerra fra i suoi. Forse là aveva scelto di diventare uno shahid. Ma la patria dell’indottrinamento dei due giovani non è, probabilmente, la Cecenia.[...]

Quell'America libera che si porta i terroristi in casa

sabato 20 aprile 2013 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 20 aprile 2013

Il ricercato negli Usa con una borsa di studio, naturalizzato l'11 settembre 2012. E lui metteva on line video fondamentalisti

“Un’auto trasporta un Ceceno, un Daghestano, un Inguscio. Chi guida? La polizia” . Non c’è niente da ridere su quello che è successo ieri a Boston, sull’identificazione dei due terroristi autori dell’attacco della maratona, la morte violenta del più grande, l’assedio di Boston, l’ulteriore spargimento di sangue, ma questa è una battuta postata dal ragazzo che ha compiuto insieme al fratello maggiore la strage, Dzhokhar Tsarnaev, sulla sua pagina del social network in russo VK. C’è la sua “visione del mondo: “L’Islam” ma anche la sua “priorità”: “carriera e danaro”. Vi si trova il link con le foto dei combattenti della guerra in Siria contro Bashar Assad, e il link con una pagina web che dice “Non c’è altro Dio fuori di Allah, che questa voce suoni alta nei nostri cuori”.[...]

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