Il Giornale
La sfida dell'America: accettare l'odio e convivere col terrore
Lo choc dei feriti, la prudenza della Casa Bianca. E la nostra ragione rifiuta l'intenzionalità del male
Solo dopo ventiquattro ore dall’attacco di Boston il presidente Obama ha usato, ieri, la parola “terrorismo”: ma ce n’è voluto anche per arrivare a questa lapalissiana definizione. Dichiararsi in guerra col terrorismo, quale che sia la sua matrice, è una scelta molto impegnativa per qualsiasi società. Perché l’attacco cui la società democratica è sottoposta per ciascuno di noi è inattingibile, come un ectoplasma non invitato, indecifrabile come una stele in una scrittura non conosciuta, affamata come una belva affamata e mai contenta del budget, dell’organizzazione, dello sforzo psicologico che le getti nelle fauci.[...]
Israele si libera dalla schiavitù del gas d'Egitto
A una novantina di km da Haifa è cominciata sabato una rivoluzione destinata a fare onde altissime. Sotto il livello del mare, in un tubo del diametro di 45 centimetri e lungo 150 chilometri, scorre verso il porto israeliano di Ashdod, a partire da una piattaforma alta 290 metri del peso di 34mila tonnellate, dopo una fatica di 4 anni, una quantità enorme di gas naturale che modificherà tutti gli attuali equilibri energetici.[...]
Israele contro Shalit, "l'eroe" pauroso
Il Paese si mobilitò per liberarlo da Hamas cedendo mille terroristi. Ma ora sul soldato emerge un'altra verità
Gilad Shalit non era un eroe. Era un ragazzo qualunque, come un compagno di scuola dei nostri figli, come il vicino della porta accanto… Chiunque egli fosse, per quel ragazzo, per strapparlo dalle grinfie di Hamas, Israele dette in cambio 1027 prigionieri. Il capo di Stato Maggiore Benny Gantz lo chiamò “un eroe”, e in effetti restar vivi e conservare quel mezzo sorriso timido dopo cinque anni di privazioni e solitudine non è da tutti. Ma il ventenne timido e spilungone figlio di tutti noi, gli occhi nocciola e le orecchie a sventola immortalati da tutti i media del mondo mentre dopo cinque anni di reclusione crudele tenta un saluto militare di fronte a Bibi Netanyahu che lo riceve fra le sue braccia quando Hamas lo restituisce il 18 ottobre 2011, il ragazzo adorato da mezzo mondo compreso dalla giornalista che l’ha anche conosciuto e che aveva come milioni di persone le lacrime agli occhi quando fu rimesso in libertà, un eroe non era.[...]
Grandezza e genio di Erode, il re crudele che amava il bello
Il suo nome è diventato sinonimo di ferocia. Ma il monarca della Giudea era un personaggio complesso. Una mostra ne svela i segreti, a partire dalla tomba
Gerusalemme. David Mevorach, archeologo insigne, è ancora incredulo, seduto su una panca del Museo d’Israele, prima ancora che mettiamo piede nel percorso che ha costruito, si aggiusta la sciarpa, si leva gli occhiali, deglutisce: “Aveva appena trovato la tomba di Erode sul fianco dell’Herodion, il grande castello con teatro, fortezza, magazzini, terme, piscine, altri palazzi, che sembra una montagna fatta a cono vicina a Gerusalemme sud-est, dalla parte di Betlemme. Ci aveva lavorato per 35 anni sicuro che avrebbe trovato la tomba di Erode, che,fra tante scoperte di fortezze e teatri, non usciva fuori. Finalmente è apparsa, nel modo più inopinato. Il re pazzo e grandioso aveva distrutto, lui stesso, tutte le sue costruzioni sul fianco del monte per farne solo una piattaforma per il suo monumento funebre, cui si accedeva dalla immensa scala che ancora si vede.[...]
La pace tra Turchia e Israele conta più di quella con i palestinesi
Dopo la visita di Obama: per chi si lamenta che non lascia il processo di pace aperto, attenti che invece ce n’è uno in corso, e ancora più importante di quello con i palestinesi. E’ quello fra Israele e la Turchia, una Turchia che dovrà smetterla di odiare lo Stato ebraico, ricordando che fino a tre anni fa con Israele scambiava scambiava tecnologia, intelligence e esercizi militari. Ora riprenderanno, specie quelli degli aerei israeliani nei cieli turchi, molto vicini all’Iran.[...]
Regalo di Obama a Israele: pace fatta con la Turchia
Prima di ripartire il presidente Usa organizza una telefonata tra Netanyahu ed Erdogan: ristabilire le relazioni diplomatiche
Gerusalemme. Shalom Obama, Israele col naso per aria resta di solo, minuscolo in mezzo a un mondo islamico in agitazione. E’ stato bello per il popolo ebraico scoprire un amico caloroso dopo quattro anni di frizioni e disaccordo, consolante guardare le pacche sulle spalle di Bibi e Barak senza giacca sulla pista dell’aeroporto, è stato indispensabile discutere con gli USA una nuova strategia dopo il lungo periodo di stupefazione seguito alle primavere arabe. Quando l’Air Force One si è alzato intorno alle 15:00 diretto da re Abdullah di Giordania, si è disegnato nel cielo troppo caldo un ricamo nuovo, un Medio Oriente diverso da quello di tre giorni fa.[...]
Obama strega Israele e irrita i palestinesi
Ai giovani israeliani: "Pace giusta e possibile". E nella lista delle priorità fa sparire la questione insediamenti
Gerusalemme. Delusi i palestinesi per la sparizione degli insediamenti dall’agenda, affascinati gli israeliani per il calore di Obama, incerto il futuro. La doppia missione della giornata, la visita a Ramallah da Abu Mazen e poi il discorso alla massa degli studenti israeliani, ha preso due strade apparentemente divergenti, quello della frenata sul tema degli insediamenti a Ramallah, e quella, al pomeriggio, di unbagno di folla giovanile israeliana. Obama ne esce con uno staccato mirabile, e anche con una narcisistica piroetta in cui la rassicurazione dell’appoggio americano fa da supporto alla sua visione del mondo. Obama ha interpretato con maestria la sua parte di sognatore ieri sera. Ma resta chiara la strada concreta scelta per il viaggio: nel tempo della crisi che in Medio Oriente ha la faccia dell’Iran nucleare, della Siria, delle armi chimiche, degli hezbollah, di Hamas e dell’ascesa dei Fratelli Musulmani, bisogna smetterla di litigare con Israele.[...]
Obama deluso dai musulmani cerca la "primavera israeliana"
Il presidente Usa sbarca nello Stato ebraico e mostra con le parole e i gesti di voler superare la fase del rapporto preferenziale con la “rivoluzione” araba
Gerusalemme. Tutti sembrano avere imparato la lezione: cambia musica fra gli Stati Uniti e Israele. Un paio di anni di Fratellanza Musulmana all’assalto del potere, decine di migliaia di morti in Siria, l’Iran vicino alla bomba... sembrano aver vaccinato tutti: è il tempo della coesione, non di inutili scaramucce. Obama e Netanyahu si avvicinano. I preparativi sono stati ossessivi: ma ora sotto il sole dell’aeroporto Ben Gurion, ecco Obama che si affaccia dall’Air Force One, e sembra molto contento. La musica della banda dell’esercito si fa sotto, i nuovi ministri israeliani si allineano per una pacca sulla spalla del principe azzurro.Quando sta per aprirsi il portello, Shimon Peres a Bibi Netanyahu sono concentrati. Quante cose sono in causa. L’Iran non si piega, in Siria forse sono state usate armi chimiche, i palestinesi sono innervositi e combattivi mentre aspettano oggi Obama a Ramallah. [...]
Il Pd non faccia inciuci con chi nega l'Olocausto
Se il PD cerca la sponda del nuovo grande protagonista, il partito di Beppe Grillo, deve preoccuparsi di un bel problema per evitare un traumatico ed evidente “mercato delle vacche”. Sarebbe una macchia sull’intera storia d’Italia e sullo stesso PD se qualsiasi trattativa si svolgesse senza affrontare un aspetto intollerabile del leader e del Movimento 5 Stelle. Non si dovrebbe, cioè, neppure avere a che fare con un partito che sul blog del capo, nelle sue parole e in quelle dei suoi, mostra di covare un profondissimo sentimento antiebraico e antisraeliano, condito da teorie della cospirazione che coinvolgono gli Stati Uniti,accusati di dare come gli ebrei la scalata al dominio del mondo, e dall’esaltazione di un regime oppressivo e genocida come quello iraniano. Il conflitto israelo-palestinese lui lo vede così: “La Palestina è sotto il tallone di Israele, alleato degli Stati Uniti”. Ovvero: “La macchina da guerra non può fermarsi, il PIL sprofonderebbe… In lista ci sono Siria e Iran, quest’ultimo nel mirino di Israele”.[...]
