Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

È un errore tornare indietro dalle guerre

lunedì 10 giugno 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 10 giugno 2013

Quando cade un soldato si chiede il rientro delle missioni. La verità è che manca la vicinanza a quegli uomini

La guerra è un argomento facile: si sa bene che è insopportabile, che colpisce a caso e con cattiveria, è irrazionale. Il nostro ragzzo ucciso due giorni fa avrebbe dovuto tornare a casa nell'ambito del progressivo sgombero previsto per gran parte delle truppe Isaf Nato entro il gennaio del 2014. La guerra è brutta, l'istinto più naturale è quella di voltarle le spalle specie quando uno dei nostri muore non difendendo la sua casa, la sua famiglia, ma una casa e una famiglia lontanissime, mentre su di lui e i suoi compagni si affollano insensate accuse di desiderio di dominio. Tanto più l'istinto di andarsene è prepotente quando la guerra non va tanto bene, quando si deforma rispetto ai tuoi progetti. E in Afghanistan ce n'è stato di che: i talebani seguitano a rappresentare un nemico per Karzai anche quando ci parlerebbe, egli a sua volta non avrebbe certo retto senza il deciso sostegno occidentale. Le frazioni etniche e religiose del Paese, ben più variegate di quelle dei Pashtun che rapprentano la forza centrale e l'alleanza del nord dei Tagiki, gli Uzbeki, i Hazari, beneficiari dell'intervento Nato hanno molti nemici.[...]

Mandare un bimbo a uccidere. La nuova strategia dell'orrore

domenica 9 giugno 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 09 giugno 2013

I talebani si vantano pubblicamente che a scagliare l’ordigno sia stato un ragazzino. Ma non è vero che non amino i loro figli: pensano che sia giusto farne degli assassini

Ci tocca anche di venire a sapere dai comunicati, nel dolore, che i talebani sono molto fieri che sia stato un bambino di undici anni a scagliare l’ordigno che ha ucciso il nostro Giuseppe De Rosa. L’orrore per l’uso dei bambini si unisce alla consapevolezza che De Rosa era là proprio per aiutare quel ragazzino. E noi che facciamo dei bambini una religione rabbrividiamo di fronte a tanto orrore. E’ una degna aspirazione, per gli islamisti estremi, siano sunniti o sciiti, spingere un bambino a uccidere e a morire in nome di Allah. Attenzione: non c’è solo crudeltà qui: c’è del metodo, e quanto. Il bambino, cioè, è amato, e veramente, dalla mamma e dalla società (generalizzo, si capisce) anche (non diciamo soltanto) nella misura in cui infligge danno all’avversario, perché l’avversario è il male stesso. No, il bambino che va a sparare o salta per aria con una cintura esplosiva non è disarmato, o negletto. L’amore che gli dedica la società islamista estrema ci deve insegnare quanto può essere profondo il pericolo, e la diversità. E ha anche un doppio uso.[...]

La morale degli sciacalli di Damasco

lunedì 3 giugno 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 03 giugno 2013

La tragedia che si trasforma in farsa non è una novità. Ed ecco una storia di sciacalli. La Siria, tutta contenta che il suo nemico Erdogan, primo ministro turco, si trovi nei pasticci a causa delle grandi manifestazioni che ieri sera hanno di nuovo occupato le piazze di Istanbul, fa una sua mossetta distraendosi per un secondo dalla sepoltura di tutti gli assassinati. Dall’inferno di sangue in cui nello scontro con Assad sono stati uccisi più di 80mila cittadini, il suo Ministero degli Esteri consiglia, che, date le dimostrazioni in Turchia, i turisti siriani (me li vedo, tutti coi pantaloncini corti e gli occhiali da sole per una vacanzina dall’inferno) non vadano in Turchia.[...]

Armi ai siriani. L'idea suicida dell'Occidente

sabato 1 giugno 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 01 giugno 2013

L'Europa toglie l'embargo ai rivoltosi islamisti e Mosca dà ad Assad missili e aerei: è un boomerang

Una regola fissa in guerra è che fuoco chiama fuoco, quando si spara si sparerebbe, quando ci sono molti morti e feriti si cerca più sangue, le armi sono un magnete per nuove invenzioni belliche, e ciascuno degli attori approfitta per crearsi spazio mentre pretende di giuocare per la pace. Finché la realizzazione plastica dell’inferno su questa terra non conduce allo shock e alla rottura. Ci stiamo forse arrivando.[...]

Sgozzatori islamici anche a Parigi

domenica 26 maggio 2013 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 26 maggio 2013

Un soldato aggredito per starda da un magrebino. È il virus dell'assalto isolato



Si chiama copy cat, effetto emulazione, ma qui sembra un’epidemia e ha il colore dell’aggressione islamista contro quel simulacro di società occidentale che i terroristi si figurano. Ieri, di nuovo, un militare francese di guardia all’Arco della Defense a Parigi è stato pugnalato alla gola da un uomo barbuto, di tipo nordafricano, di circa trent’anni, con indosso una jalabiah, ovvero la tradizionale tunica magrebina. Dope aver tentato di tagliare la gola al soldato, l’uomo è riuscito a fuggire. Per fortuna stavolta il militare non è in pericolo di vita, è riuscito a difendersi.
Non si sa ancora molto della dinamica e del protagonista dell’attentato. La società europea, la pubblica opinione europea e italiana, sono garantiste, devono essere garantiste, ma è molto difficile sottrarsi all’idea che il modello dell’azione di questo ragazzo in jalabiah non sia il massacro del giovane cadetto inglese compiuto da due convertiti all’Islam nel quartiere londinese di Woolwich, e prima ancora non sia l’attentato di Boston da parte di due giovani ceceni arruolati dal fondamentalismo islamico, e prima l’eccidio di bambini della sinagoga di Tolosa da parte di un altro islamista nordafricano,e prima... e prima... quanti attentati a Madrid, a Londra, un po’ dappertutto da quando la squilla è stata suonata l’11 settembre del 2001 con l’attentato alle Twin Towers.[...]

Tocca all'islam isolare i killer nel nome di Allah

venerdì 24 maggio 2013 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 24 maggio 2013

I musulmani nel Regno Unito sono quasi tre milioni. Non basta più che condannino le violenze: devono dissociarsi dagli argomenti i degli estremisti

Its’ cool it’s cool, è fico, dice l’assassino con le mani piene di sangue, stringendo il machete con cui ha appena tagliato la testa a un giovane soldato in borghese, è fico, ripete, non vada via, e ferma un tizio terrorizzato con un telefonino e per mezzora prima che arrivi la polizia da una bella intervista-video sul cadavere smembrato. Finisce l’intervista, si aggira, temporeggia, la polizia non arriva, vari giornalisti beneficiano di questo perverso metafisico intervallo in cui il male galleggia nell’aria mefitica di questa ex-Londra, come una bolla pestilenziale. C’è tutta la sventata, perversa capitale inglese odierna in questa storia, la fine che si può fare a Londonistan. Certo, non vogliamo dir niente di male di una delle tre grandi religioni monoteiste, ma qui c’è un soldato fatto a pezzi da un ragazzo islamico, uno del milione di musulmani che vivono a Londra sui 2milioni e 750mila che secondo gli elenchi ufficiali risiedono legalmente in Inghilterra[...]

Pace "a tutto gas" tra Turchia e Israele

martedì 21 maggio 2013 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 21 maggio 2013

Dietro forti pressioni di Obama il leader di Ankara cambia strategia verso lo Stato ebraico

Tayyip Erdogan, il primo ministro turco, è un acrobata capace di camminare in contemporanea su un filo, fare il doppio salto mortale e cadere in piedi per ricevere l’applauso. Lo scopo è  fare della Turchia il Paese che riesce a usare a scopi egemonici la sua fama di Paese a cavallo fra Islam e Occidente, e rafforzare il suo regime molto vicino ai Fratelli Musulmani, mentre si presenta come forza moderata. Non ha remore morali: oggi è il peggior nemico di Assad, ai tempi della rivolta libanese per cacciarlo dalla Siria era il suo migliore alleato. Era un amico strettissimo di Gheddafi, di cui accettò il “Premio Internazionale Gheddafi per i diritti umani”. Tuttavia l’Europa conserva la memoria speranzosa di Kemal Ataturk e il senso di colpa per aver tenuto la Turchia fuori dall’UE. Ma intanto le cose sono cambiate, l’islamizzazione è prepotente, la libertà è crollata, la politica estera è aggressiva. La Turchia agisce anche spinta dalla necessità di resistere al terremoto siriano che la pervade di profughi e di terrorismo e la mette a rischio di una guerra chimica. Ma al di là di questa evenienza c’è l’ambizione ottomana di Erdogan, che si vede come il grande rifondatore di un impero che ha quasi fagocitato l’Europa e il Medio Oriente per secoli, fino al 1918.[...]

Obama in imbarazzo. Spiati giornalisti e avversari politici

giovedì 16 maggio 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 16 maggio 2013

Il Presidente costretto a chiedere di punire il Fisco: faceva le pulci ai Tea Party, suoi acerrimi nemici. E l'FBI intercettava l'Agenzia AP

George Orwell basa gran parte della sua sferzante disamina del comunismo puntando sull’onniscienza del Grande Fratello, che mette il naso persino nel tuo letto per poi utilizzare le informazioni accumulate allo scopo di dominarti o ucciderti. Non siamo a questo punto, ma Obama in questi giorni è sommerso da informazioni rubate, e non sta bene in democrazia, specie quando si tratta dello scavo nella vita dei suoi cittadini, specie se suoi nemici, per ricavarne iniezioni di potere. Riassume Commentary, la rivista più autorevole dei conservatori: “Si è scoperto che un ramo del governo ha passato gli ultimi tre anni a usare il suo potere, quasi senza limiti, per dominare gli oppositori politici del presidente. Il fatto è, come dice Ross Douthat sul New York Times, che, a sua volta, il presidente ha speso gli ultimi tre anni demonizzando i personaggi presi di mira dall IRS”, ovvero l’Internal Revenue Service, l’agenzia delle tasse degli USA.[...]

Se il gioco si fa duro, l'Onu scappa

martedì 14 maggio 2013 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 14 maggio 2013

Voci di un disimpegno europeo da Beirut, proprio ora che la crisi siriana sta facendo salire la tensione

Non sarebbe davvero un buon segnale se l’Unifil, la forza di pace dell’ONU sul confine fra Libano e Israele, facesse fagotto proprio ora che l’aria si fa bollente a causa della tragedia siriana e i suoi annessi. A minacciare di portare via i suoi soldati (ma avendo smentito dopo che un giornale del Kuwait ha rivelato la notizia) sarebbe l’Unione Europea, e le voci sono molto dettagliate. I soldati del Vecchio Continente, i francesi, gli italiani, i belgi... lascerebbero là filippini, i salvadoregni, i nepalesi, cioè chi ha voglia, fra 12mila soldati provenienti da 35 Paesi, di mantenere l’impegno preso con l’ONU di mantenere la pace. Sarebbe un’ennesima conferma dell’inanità dell’Europa, proprio ora che con la guerra civile siriana e l’interferenza iraniana, si è creata gran confusione sul confine Israelo-Libanese-Siriano, e gli Hezbollah ci sguazzano.[...]

Quello stereotipo indegno dell'"orientale"

martedì 14 maggio 2013 Il Giornale 7 commenti
Il Giornale, 14 maggio 2103

Boccassini: "Ruby aveva una furbizia orientale". La pm cade in errore: il Marocco è in Nord Africa

Stride come le unghie sul vetro che nel nostro tempo, nell'ambito di una cultura e di una società che ha fatto del multiculturalismo e della parità fra le etnie e le religioni uno dei suoi credo principali, un pubblico ministero importante come Ilda Boccassini abbia sentito di dover rafforzare i suoi argomenti utilizzando in aula, durante il sacro momento della requisitoria, la vieta immagine dell'orientale furbo, peggio, lo stereotipo della donna orientale astuta che usa l'avvenenza a suo vantaggio spogliandosi di ogni inibizione.[...]
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