Il Giornale
Caccia al cattivo maestro che trasforma i giovani in fanatici
Il misterioso imam Misha dietro la conversione di Tamerlan Tsarnaev al jihad
E’ il peggior incubo di un genitore quello di un figlio, un ragazzo che ama la musica e lo sport, che tutt’a un tratto cambia, ti guarda come un oggetto estraneo, ti prega di spegnere la radio se entra nella stanza mentre ascolti una canzone, non va più in palestra, ti risponde come a chi non può capire. Proprio così rispose a Ruslan Tsarni, suo zio, Tamerlan Tsanaev, il più grande dei due fratelli terroristi di Boston: “Ho messo gli affari di Dio al di sopra del lavoro e della scuola”. Le memorie della radicalizzazione di Tamerlan riempiono ormai le pagine dei giornali, dal viaggio in Dagestan fino al giorno in cui fu buttato fuori dalla sua Moschea perché sbraitava contro chi proponeva Martin Luther King come un esempio: “Non è musulmano” urlò. Molti ormai sono quelli che parlano della sua continua rabbia, di come lasciò la boxe in cui eccelleva, del modo in cui descriveva l’11 di settembre come un complotto americano, della necessità di abbattere il potere americano con una santa Jihad che andasse in soccorso agli afghani e agli iracheni.[...]
Internet è la vera scuola del terrore
La maggiore scuola del terrore è il web, il fiore più carnoso della grande serra della democrazia. Dzhokhar Tsarnaev, diciannovenne, il sopravvissuto fra i due fratelli terroristi della maratona, arrivò come rifugiato a Cambridge, presso Boston, dieci anni fa. Dunque quel ragazzino di etnia cecena e di religione musulmana non aveva allora più di nove anni. Che fosse un fanatico terrorista nazionalista-islamista indottrinato dai colori e gli odori della sua terra oppressa dalla Russia, è davvero quasi impossibile immaginarlo. Forse suo fratello Tamerlan, che peraltro ci ha trascorso sei mesi (forse di training bellico) un anno fa e che ha concluso la sua vita di assassino della maratona a 26 anni solo tre giorni fa, aveva impugnato la sua definitiva bandiera di guerra fra i suoi. Forse là aveva scelto di diventare uno shahid. Ma la patria dell’indottrinamento dei due giovani non è, probabilmente, la Cecenia.[...]
Quell'America libera che si porta i terroristi in casa
Il Giornale, 20 aprile 2013
Il ricercato negli Usa con una borsa di studio, naturalizzato l'11 settembre 2012. E lui metteva on line video fondamentalisti
“Un’auto trasporta un Ceceno, un Daghestano, un Inguscio. Chi guida? La polizia” . Non c’è niente da ridere su quello che è successo ieri a Boston, sull’identificazione dei due terroristi autori dell’attacco della maratona, la morte violenta del più grande, l’assedio di Boston, l’ulteriore spargimento di sangue, ma questa è una battuta postata dal ragazzo che ha compiuto insieme al fratello maggiore la strage, Dzhokhar Tsarnaev, sulla sua pagina del social network in russo VK. C’è la sua “visione del mondo: “L’Islam” ma anche la sua “priorità”: “carriera e danaro”. Vi si trova il link con le foto dei combattenti della guerra in Siria contro Bashar Assad, e il link con una pagina web che dice “Non c’è altro Dio fuori di Allah, che questa voce suoni alta nei nostri cuori”.[...]
La sfida dell'America: accettare l'odio e convivere col terrore
Lo choc dei feriti, la prudenza della Casa Bianca. E la nostra ragione rifiuta l'intenzionalità del male
Solo dopo ventiquattro ore dall’attacco di Boston il presidente Obama ha usato, ieri, la parola “terrorismo”: ma ce n’è voluto anche per arrivare a questa lapalissiana definizione. Dichiararsi in guerra col terrorismo, quale che sia la sua matrice, è una scelta molto impegnativa per qualsiasi società. Perché l’attacco cui la società democratica è sottoposta per ciascuno di noi è inattingibile, come un ectoplasma non invitato, indecifrabile come una stele in una scrittura non conosciuta, affamata come una belva affamata e mai contenta del budget, dell’organizzazione, dello sforzo psicologico che le getti nelle fauci.[...]
Israele si libera dalla schiavitù del gas d'Egitto
A una novantina di km da Haifa è cominciata sabato una rivoluzione destinata a fare onde altissime. Sotto il livello del mare, in un tubo del diametro di 45 centimetri e lungo 150 chilometri, scorre verso il porto israeliano di Ashdod, a partire da una piattaforma alta 290 metri del peso di 34mila tonnellate, dopo una fatica di 4 anni, una quantità enorme di gas naturale che modificherà tutti gli attuali equilibri energetici.[...]
Israele contro Shalit, "l'eroe" pauroso
Il Paese si mobilitò per liberarlo da Hamas cedendo mille terroristi. Ma ora sul soldato emerge un'altra verità
Gilad Shalit non era un eroe. Era un ragazzo qualunque, come un compagno di scuola dei nostri figli, come il vicino della porta accanto… Chiunque egli fosse, per quel ragazzo, per strapparlo dalle grinfie di Hamas, Israele dette in cambio 1027 prigionieri. Il capo di Stato Maggiore Benny Gantz lo chiamò “un eroe”, e in effetti restar vivi e conservare quel mezzo sorriso timido dopo cinque anni di privazioni e solitudine non è da tutti. Ma il ventenne timido e spilungone figlio di tutti noi, gli occhi nocciola e le orecchie a sventola immortalati da tutti i media del mondo mentre dopo cinque anni di reclusione crudele tenta un saluto militare di fronte a Bibi Netanyahu che lo riceve fra le sue braccia quando Hamas lo restituisce il 18 ottobre 2011, il ragazzo adorato da mezzo mondo compreso dalla giornalista che l’ha anche conosciuto e che aveva come milioni di persone le lacrime agli occhi quando fu rimesso in libertà, un eroe non era.[...]
Grandezza e genio di Erode, il re crudele che amava il bello
Il suo nome è diventato sinonimo di ferocia. Ma il monarca della Giudea era un personaggio complesso. Una mostra ne svela i segreti, a partire dalla tomba
Gerusalemme. David Mevorach, archeologo insigne, è ancora incredulo, seduto su una panca del Museo d’Israele, prima ancora che mettiamo piede nel percorso che ha costruito, si aggiusta la sciarpa, si leva gli occhiali, deglutisce: “Aveva appena trovato la tomba di Erode sul fianco dell’Herodion, il grande castello con teatro, fortezza, magazzini, terme, piscine, altri palazzi, che sembra una montagna fatta a cono vicina a Gerusalemme sud-est, dalla parte di Betlemme. Ci aveva lavorato per 35 anni sicuro che avrebbe trovato la tomba di Erode, che,fra tante scoperte di fortezze e teatri, non usciva fuori. Finalmente è apparsa, nel modo più inopinato. Il re pazzo e grandioso aveva distrutto, lui stesso, tutte le sue costruzioni sul fianco del monte per farne solo una piattaforma per il suo monumento funebre, cui si accedeva dalla immensa scala che ancora si vede.[...]
La pace tra Turchia e Israele conta più di quella con i palestinesi
Dopo la visita di Obama: per chi si lamenta che non lascia il processo di pace aperto, attenti che invece ce n’è uno in corso, e ancora più importante di quello con i palestinesi. E’ quello fra Israele e la Turchia, una Turchia che dovrà smetterla di odiare lo Stato ebraico, ricordando che fino a tre anni fa con Israele scambiava scambiava tecnologia, intelligence e esercizi militari. Ora riprenderanno, specie quelli degli aerei israeliani nei cieli turchi, molto vicini all’Iran.[...]
Regalo di Obama a Israele: pace fatta con la Turchia
Prima di ripartire il presidente Usa organizza una telefonata tra Netanyahu ed Erdogan: ristabilire le relazioni diplomatiche
Gerusalemme. Shalom Obama, Israele col naso per aria resta di solo, minuscolo in mezzo a un mondo islamico in agitazione. E’ stato bello per il popolo ebraico scoprire un amico caloroso dopo quattro anni di frizioni e disaccordo, consolante guardare le pacche sulle spalle di Bibi e Barak senza giacca sulla pista dell’aeroporto, è stato indispensabile discutere con gli USA una nuova strategia dopo il lungo periodo di stupefazione seguito alle primavere arabe. Quando l’Air Force One si è alzato intorno alle 15:00 diretto da re Abdullah di Giordania, si è disegnato nel cielo troppo caldo un ricamo nuovo, un Medio Oriente diverso da quello di tre giorni fa.[...]
Obama strega Israele e irrita i palestinesi
Ai giovani israeliani: "Pace giusta e possibile". E nella lista delle priorità fa sparire la questione insediamenti
Gerusalemme. Delusi i palestinesi per la sparizione degli insediamenti dall’agenda, affascinati gli israeliani per il calore di Obama, incerto il futuro. La doppia missione della giornata, la visita a Ramallah da Abu Mazen e poi il discorso alla massa degli studenti israeliani, ha preso due strade apparentemente divergenti, quello della frenata sul tema degli insediamenti a Ramallah, e quella, al pomeriggio, di unbagno di folla giovanile israeliana. Obama ne esce con uno staccato mirabile, e anche con una narcisistica piroetta in cui la rassicurazione dell’appoggio americano fa da supporto alla sua visione del mondo. Obama ha interpretato con maestria la sua parte di sognatore ieri sera. Ma resta chiara la strada concreta scelta per il viaggio: nel tempo della crisi che in Medio Oriente ha la faccia dell’Iran nucleare, della Siria, delle armi chimiche, degli hezbollah, di Hamas e dell’ascesa dei Fratelli Musulmani, bisogna smetterla di litigare con Israele.[...]
