Il Giornale
Addio al professor coraggio: voce contro l’antisemitismo
mercoledì 20 maggio 2015 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 20 maggio 2015
Il professor Robert Wistrich ci ha lasciato, ed è troppo triste per essere vero. Spesso si parla di perdite incolmabili, questa volta è vero. È successo qui a Roma all'improvviso, si è spenta ieri all'una una luce di intelligenza e anticonformismo, e nessuno la potrà sostituire. Robert, che aveva 69 anni, era smunto e pallido, l'ho visto sempre sofferente per tutto quello che gli toccava di vedere nel suo campo di studio, l'antisemitismo.[...]
"Santità, aspetti a firmare l’intesa con i palestinesi". Lettera di un'ebrea a Francesco
venerdì 15 maggio 2015 Il Giornale 11 commenti
Il Giornale, 13 maggio 2015 Caro Papa, Eccellenza,
è con umiltà ma guardandoLa negli occhi che mi permetto di scriverLe per spiegarLe quale grande tristezza mi abbia colto, da giornalista che da decenni si occupa di Medio Oriente e anche da ebrea, quando ho dovuto leggere che il Vaticano, il Suo Vaticano, riconosce lo Stato palestinese con un nuovo trattato. Si dice che ancora il documento non è firmato. Papa Francesco, ci pensi ancora un poco. Sospenda la firma. Il Vaticano non è uno dei tanti Stati nazionali che compongono la Comunità europea. Agli occhi della storia esso è depositario di una memoria e di una responsabilità tutte particolari del rapporto fra ebrei e cristiani. Mi lasci ricordare che il Vaticano ha una storia difficile con Israele, da rivoluzionario Giovanni Paolo si decise a riconoscerlo vent'anni dopo che gli egiziani lo avevano già fatto. Non è ora che si annaffi come una pianta preziosa questo piccolo Paese che ha cura dei suoi cristiani e li difende a differenza di tutto il Medio Oriente?[...]
La Libia avverte: "L’Isis arriva in Italia"
mercoledì 13 maggio 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 13 maggio 2015 Come il sale dell'acqua di mare sulla ferita dei barconi di immigranti disperati e spesso morituri nel Mediterraneo, stavolta l'avvertimento è aspro e diretto. Ha detto ieri dal Cairo Omar al Gawary, ministro del Governo libico di Tobruk riconosciuto dalle organizzazione internazionali, che "nelle prossime settimane l'Italia sperimenterà l'arrivo non solo dei poveri migranti dall'Africa ma anche dei barconi che trasportano Daesh (l'Isis)". Una pessima notizia corredata di particolari: "Malta e l'Italia saranno interessate attraverso i porti che sono dominati da Fajr Libya. L'esercito e i responsabili libici hanno informazioni". E'un'accusa diretta al Governo che domina Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, agli ordini di Omar al Hassi, di essersi fatto oltre che bastione delle milizie islamiche anche esportatore di terrorismo. Mentre il governo legale con sede a Tobruk gode del sostegno dell'Egitto, invece quello di Tunisi ha con sé la simpatia della Turchia che espande la sua aspirazione ottomana-egemonica in Medio Oriente cavalcando la Fratellanza Musulmana, cui il presidente Erdogan è molto vicino. Al tempo dell'azione militare nel 2011 si limitò al pattugliamento, un gesto molto apprezzato che ha mantenuto alla Turchia un ruolo privilegiato nel post Gheddafi islamista, con appalti abbondanti. [...]
L’America sceglie l’ipocrisia per non irritare i musulmani
martedì 5 maggio 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 05 maggio 2015 L'aria negli USA è ormai questa: smussare gli angoli, lasciar perdere, consentire che l'islamismo estremo, gli attentati stessi vengano affrontati con un desolato ma non ostile scuotere del capo chiamando un attentato islamico "attentato di origine religosa" una religione qualunque; gli episodi di violenza sono, nel Paese che ha subito l'11 di settembre,"random", casuali, isolati come definì Obama gli eccidi di Charlie Hebdo e del supermarket Hypercosher di Parigi. E del resto Obama al corteo di tutti i capi di Stato per protestare contro il terrorismo non c'è andato. E i giornali americani non hanno pubblicato le vignette di Charlie Hebdo: sia la CNN che il New York Times hanno seguito la strada del presidente: non irritare l'Islam, non pubblicare le vignette, non farsi sospettare, Dio non voglia, di islamofobia.[...]
Il vittimismo è il peggior nemico dei neri d'America
giovedì 30 aprile 2015 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 30 aprile 2015 Peccato, non funziona più il modello classico per cui attribuiamo la rabbia dei neri d'America all'emarginazione: gli scontri di Baltimora, governata da 40 anni da un comune democratico e in gran parte nero, riportano al vero protagonista subliminale e sottinteso, il presidente Obama. Ma come, certo si tormenta Barak, abbiamo fatto passi avanti tali da avere me come presidente, e ancora la polizia ammazza i ragazzi neri, e loro distruggono e saccheggiano le città? La madre infuriata dai lunghi capelli con le meches bionde che riempiva il suo ragazzo di schiaffoni per impedirgli di lanciare pietre e dare fuoco alle macchine era virtualmente Obama stesso, medesima generazione nata con le leggi di parità, simbolo del miracolo della democrazia americana.[...]
Comunisti e nazisti uguali? Significa dimenticare la Shoah
venerdì 10 aprile 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 10 aprile 2015 Si aggiunge alla biblioteca di brucianti discussioni, alle ferite ancora aperte lasciate dalla storia del secolo passato un'urticante legge Ucraina votata ieri e la risposta molto irritata del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Il suo direttore Efraim Zuroff ha ricevuto con sdegno un provvedimento di legge approvato a larga maggioranza (254 parlamentari della Rada sui 307 presenti) dal Parlamento ucraino e che compara per legge comunismo e nazismo, mettendo la memoria di ambedue fuorilegge allo stesso modo. Efraim Zuroff ha definito la decisione "Oltraggiosa, una grande bugia che trasforma i carnefici in vittime". Zuroff dice che "la decisione del Parlamento cerca di deviare l'attenzione dei crimini dell'Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo" e aggiunge che l'Ucraina è solo l'ultima delle ex repubbliche sovietiche post comuniste che ha fatto passare una simile legislatura.[...]
Iran, trovato l’accordo sul nucleare. Così Obama si vanta di un harakiri
venerdì 3 aprile 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 03 aprile 2015 Un risultato storico, si è vantato Obama del conseguito accordo con l'Iran che ieri sera è stato annunciato, e assicura che qui si è fermata la corsa iraniana verso il nucleare. E' stato un discorso preparato con molta cura, molti particolari, già una risposta al Congresso che probabilmente impugnerà la decisione. Ha cercato di convincere della forza pratica e morale dell'accordo, ha garantito che l'Iran non sarà più in grado di usare un numero sufficiente di centrifughe, ha garantito che non si parlerà più di plutonio perché ad Arak non sarà più possibile arricchirlo, ha difeso con grande entusiasmo la scelta diplomatica la cui alternativa ha detto, è solo la guerra. Ha attaccato gli "uomini scettici" che non hanno creduto nel suo programma, ha lodato il conseguimento di "un buon accordo" in polemica con Netanyahu che ha sempre paventato "un cattivo accordo". E di fatto non sembra a prima vista un buon accordo il risultato della grande fatica di cui Obama è tanto fiero, non appare che siano state stabilite regole che consentano un pieno controllo su un Paese molto abile nel nascondere i suoi segreti, o inventate norme che impediranno, una volta lasciate nella mani degli Ayatollah 6000 centrifughe, l'arricchimento che porti alla bomba atomica.[...]
Iran, intesa in bilico: Casa Bianca furiosa. E intanto l'armata Isis arriva a Damasco
giovedì 2 aprile 2015 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 02 aprile 2015A Obama che sembra molto irritato il suo portavoce Josh Earnest ha laconicamente affermato: "Fin'ora l'Iran non offre impegni tangibili" -e poi ha minacciato- "In caso di mancato accordo l'Iran potrebbe ritrovarsi a subire ulteriori sanzioni più pesanti". E ancora: "Siamo pronti ad andarcene senza accordo". E' un tentativo duro, che riflette l'esasperazione di chi ha puntato tutto il recupero di una politica estera fallimentare su un interlocutore che, come abbiamo scritto ieri, ha sempre fatto lo stesso prevedibile gioco da più di un decennio: avvicinarsi all'interlocutore in giacca e cravatta, tirarla in lungo fingendo di essere pronti a concessioni significative, e poi tirarsi indietro avendo guadagnato altro tempo per seguitare l'arricchimento dell'uranio. Si chiama "taqiyya" ed è il diritto che concede la religione musulmano di nascondere la verità per un fine utile all'Islam.[...]
Iran, intesa vicina: più nucleare per tutti
mercoledì 1 aprile 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 01 aprile 2015A meno che non vadano in porto gli sforzi drammatici dell'ultima ora che hanno allungato di poco, fino ad oggi, la discussione, è in stallo l'accordo con l'Iran per ottenere il blocco della sua attività nucleare. Non è ancora chiaro dunque se si realizzeranno i desideri di Obama che dovevano giungere a compimento ieri sera, scadenza per l'annuncio di un accordo destinato a creare un'illusione in più, fonte di pericolo e confusione, e un Iran nucleare consolidato per strada. Addirittura, Benjamin Netanyahu, se l'accordo atteso sarà raggiunto ha previsto che gli Ayatollah avranno l'atomica in appena un anno. Ma la fragilità dell'alleanza dei P5+1, la debolezza del protagonista americano entusiasta, ma strategicamente troppo perdente in Medio Oriente per fornire garanzie d'acciaio hanno rallentato i lavori, e così l'opposizione della Francia dopo la scoperta che l'America trattava sottobanco con gli Ayatollah, e la proverbiale prudenza della Germania, alla fine un accordo ieri non è stato stretto, e se stanotte non si percorrerà la distanza fra le parti, solo a giugno riprenderà la discussione.[...]
Imminente intesa con l'Iran. Netanyahu teme il peggio
lunedì 30 marzo 2015 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 30 marzo 2015Ormai semba vicinissimo, salvo imprevisti, quello che Netanyahu ha definito soltato ieri "un accordo con l'Iran ancora peggiore di quello che ci aspettavamo" sul nucleare fra i P5+ 1, ma in realtà fra Obama e il Paese degli Ayatollah. Se lo schema venisse presentato, come ci si aspetta, a Losanna nelle prossime ore, potrebbe prendere la sua forma definitiva già alla fine di giugno. John Kerry dunque, che ieri ha rinunciato a tornare in patria per la celebrazione di Ted Kennedy perché i nodi si stavano stringendo, porterà a termine quella che ormai tutti e soprattutto i Paesi arabi, molto oltraggiati, considerano una sorta di determinazione aprioristica di Obama a disegnare una sua "legacy", una sua eredità morale legata all'ammansimento del nucleare iraniano.
