Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Accoltellare gli ebrei ora è una hit

sabato 30 gennaio 2016 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 30 gennaio 2016

Quando Ban Ki-moon giustifica il terrorismo palestinese parlando di frustrazione, di un'attesa troppo lunga di uno Stato indipendente, si intuisce che nessuno nel suo staff glie l'ha cantata abbastanza chiara sulle motivazioni dei terroristi. Cantata, sì, in senso proprio: e i titoli della canzoni sono parecchi e suggestivi. Per esempio: "Gli amanti del pugnale", che è la "hit" più forte. Ma poi ci sono anche: "Pugnala il sionista"; "Riempi la bottiglia di fuoco" (bottiglia molotov, si direbbe); "In alto l'arma"… La prima di queste canzoni palestinesi ha fatto cinque milioni su YouTube, la canta il gruppo Al Gorbaa. Nel video la madre del "martire" Mohammed Ali al Liqdad, che ha pugnalato tre persone a dicembre alla Porta di Damasco della Città Vecchia a Gerusalemme prima di venire ucciso dalle forze dell'ordine, canta le parole della canzone popolare in testa al funerale.[...]

Ebrei perseguitati e in fuga. L'Europa non ha Memoria

mercoledì 27 gennaio 2016 Il Giornale 12 commenti
Il Giornale, 27 gennaio 2016

"Giorno della memoria" è un'espressione impossibile per i più perché "ci hanno tirato via da sotto i letti, da dentro gli armadi, imprecavano: "Il treno aspetta, dritti all'inferno, alla piazza di carico, all'Umschlag, alla morte". “Dalle camere tutti ci hanno estratto e hanno frugato in cerca dell'ultimo vestito nell'armadio, dell'ultima minestra. dell'ultima pagnotta". Quale memoria può sopportare una scena simile? Eppure così racconta Itzak Katzenelson, in poesia, il momento della deportazione, e non è che l'inizio; nel viaggio avviene una prima decimazione in cui i bambini muoiono in braccio alle madri, e i padri, racconta, tenendo in braccio i figli; poi, Katzenelson subisce come milioni, la fine della moglie e dei suoi due bambini, lo sterminio di un popolo enorme, "i bambini mentre venivano ammazzati alzavano le braccia verso di voi". Chi può vivere questo Giorno della memoria? Chi è capace davvero dei politici, dei religiosi, degli intellettuali che piegano la testa e depongono corone in questo giorno, può solo pensare quello che è successo al Popolo Ebraico in quegli anni? Il tentativo di porre un rimedio, o almeno una toppa sulla vicenda che solo 70 fa ha frastagliato la vita europea ha visto molte fasi, dall'incredulità al pentimento, ha chiamato in causa istituzioni, scuole, corsi, cerimonie, viaggi ad Auschwitz. Ci sono state gentilezza, sorrisi, scuse, moltissime promesse, tutti intitolati "mai più". Ma, evidentemente le cose non hanno funzionato.[...]

Il Papa riporti i cattolici al fianco dei fratelli ebrei

lunedì 18 gennaio 2016 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 18 gennaio 2016

E' stato un giorno importante ieri al Portico di Ottavia: il mondo sa un pò meglio adesso che deve seguitare a cercare la pace, l'accordo e la convivenza nonostante la tabe del terrorismo che insanguina il mondo e perseguita gli ebrei, i cristiani e anche i musulmani stessi. Consapevoli della severità del compito, il Papa e il rabbino Di Segni hanno cercato di tracciare la strada di una sempre più duratura e stabile amicizia tenendo conto del terremoto che investe il mondo.[...]

"Lecito il sesso con la figlia". Anche in Turchia la donna è il problema dell'islam

domenica 10 gennaio 2016 Il Giornale 7 commenti
Il Giornale, 10 gennaio 2016

Nel suo famosissimo libro intitolato "What went wrong" (Che cosa è andato storto) il maggiore storico del Medio Oriente, Bernard Lewis, scrive "..il maggior colpevole (del mancato sviluppo) sta nell'aver relegato la donna in posizione di inferiorità, ciò che priva il mondo islamico dei talenti e delle energie di metà del suo popolo e condanna l'altra metà a essere allevata da madri illetterate e oppresse. Da qui nasce una popolazione arrogante o sottomessa e non adatta a una società libera e aperta". Cioè: la questione delle donne è quella dell'Islam stesso. Senza affrontarla non riuscirà mai a produrre uno sviluppo sociale pari ai bisogni della sua immensa popolazione.[...]

Lo scontro tra sunniti e sciiti

mercoledì 6 gennaio 2016 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 gennaio 2016

Secondo Amnesty International, l'Iran solo nei primi sei mesi del 2015 ha eseguito le condanne a morte di 700 persone circa, circa tre esecuzioni al giorno, e circa 700 è il numero delle persone che, invece, in un anno, sono state messe a morte in Arabia Saudita. No, nessuno dei due dati rincuora, i numeri sono impressionanti. Ma non è banale metterli in luce in tempi in cui gli iraniani vengono sempre rappresentati con diplomatica grazia, e adesso che lo scontro sciita-sunnita è venuto alla luce drammaticamente quando i sauditi, provocatoriamente, hanno messo a morte il predicatore sciita attivista e forse terrorista Nimr al Nimr, e gli iraniani hanno reagito come tigri ferite.[...]

Terrorismo: in Israele un gravissimo salto di qualità

sabato 2 gennaio 2016 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 02 gennaio 2016

Se l'aggressione che ha lasciato ieri sul terreno due morti e sette feriti è davvero un attacco terroristico, se sarà confermato che fra le cose dell'uomo che ha sparato con un'arma automatica sulla folla di un pub si è trovato un Corano, l'attacco terroristico cui è sottoposto Israele da cento giorni ha subito un enorme balzo in avanti. L'attacco dentro un locale si è avuto alle 15,30 di venerdì pomeriggio, quando i giovani si riuniscono prima della festa, durante un compleanno, nel cuore del cuore della città, al Dizengoff Center dove i ragazzi d'Israele vivono la propria voglia di essere normali dimostra. Esso dimostra un livello di organizzazione e di pianificazione che va oltre le decine di attacchi col coltello o con auto lanciate contro cittadini per la strada. La ripresa di una telecamera mostra l'attentatore dentro un negozio, finge di comprare una merce, torna indietro dal banco, mette lo zaino sul carrello, ne trae un'arma automatica e si lancia a sparare nella strada. La borsa abbandonata conteneva, almeno così riferiscono le cronache, un Corano. Il terrorista, mentre scriviamo, è ancora latitante.[...]

Ecco perché il Califfato ha paura di colpire Israele

mercoledì 30 dicembre 2015 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 30 dicembre 2015

L'Isis non è invulnerabile, e questo messaggio non era affatto scontato per l'Occidente terrificato di fronte alla sua crudeltà ai limiti dell'impossibile. Adesso ci sono due eventi che lo testimoniano. Il primo è la riconquista di Ramadi da parte delle forze irachene. Fino ad ora solo i curdi Peshmerga erano riusciti a battere Daesh, ora dopo un anno terribile i militari sunniti della regione sono riusciti a stanare gli uomini di Al Baghdadi anche se con l'aiuto delle forze aeree americane. Inoltre, quanto valga la vittoria è difficile dirlo: ritirarsi non vuol dire essere eliminati. In secondo luogo, un coraggioso giornalista ed ex parlamentare tedesco, Jurgen Todenhofer, che ha passato dieci giorni dietro le linee dell'Isis ci fa sapere che lo Stato islamico ha una paura vera: l'esercito israeliano: "Esso sa che l'IDF è troppo forte per loro"[...]

Due modi diversi di affrontare il terrorismo

mercoledì 23 dicembre 2015 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 23 dicembre 2015

Israele è un paradosso: una democrazia che sola nel cuore della zona più difficile del mondo combatte la bestialità del terrorismo come conducesse una partita di fioretto; è una difesa evidente per tutto il mondo occidentale e quest'ultimo usa contro di lui armi acuminate; un guerriero in battaglia che pure lascia spazio a continue domande. Si intrecciano sui media l'eliminazione mirata a Damasco (secondo fonti estere, come si dice) di Samir Kuntar e dall'altra parte la caccia ai terroristi israeliani che funestano con i loro delitti la coscienza dello Stato Ebraico.[...]

Se i morti di Israele non fanno notizia

lunedì 23 novembre 2015 Il Giornale 10 commenti
Il Giornale, 23 novembre 2015

Non comprendere che il terrorismo che investe Israele è identico a quello che sta investendo il resto del mondo è molto pericoloso per l'Occidente, è una discriminazione, è distogliere gli occhi dal dolore, è negare la solidarietà che deve invece compattare tutta la guerra al terrore: se è vero che per affrontare lo scontro devi innanzitutto definirlo, il fraintendimento qui è corruttivo e letale. Ieri John Biden, il vece-presidente degli Stati Uniti, nel suo "weekly address" alla Casa Bianca sui temi del terrore, ha citato gli attacchi terroristi in corso definendoli "atroci" e ha menzionato Parigi, Beirut, l'Iraq, la Nigeria. Israele non compare nonostante ieri stesso abbia perduto una ragazza di 21 anni, Hadar Buchris e abbia subito altri attacchi, come ogni giorno.[...]

Il terrorismo dei coltelli gemello diverso dell'Isis

venerdì 20 novembre 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 20 novembre 2015

Ieri Israele ha avuto altri 4 uccisi per terrore. Uno stillicidio, un'ondata di terrorismo parallelo a quello di Parigi prosegue la continua tortura che nelle ultime settimane ha fatto 18 morti, 350 feriti e 1500 episodi di terrore nella strade di Gerusalemme e in tutta Israele fra accoltellamenti, spari, esplosioni, uso delle auto per travolgere i passanti. Oggi si aggiungono alla lista altre quattro persone, due pugnalate all'ingresso di una sinagoga nello scenario metropolitano di Tel Aviv, l'altro nel Gush Etzion, uno di 25 anni e uno di 50, 10 i feriti.[...]
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