Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Ecco il solito Iran anti-americano

domenica 19 luglio 2015 Il Giornale 2 commenti
 Il Giornale, 19 luglio 2015

L'accordo nucleare con le maggiori potenze non cambierà la politica iraniana contro "l'arrogante Governo americano" né modificherà la politica della Repubblica islamica "nell'aiuto ai suoi amici" nella regione. L'ha ripetuto ieri il supremo leader Ayatollah Ali Khamenei, fra canti di "Morte all'America" e "Morte a Israele" a Teheran per marcare la conclusione di Ramadan. Le reazioni occidentali sono pari allo scacciare una mosca con un gesto della mano: ma via, dicono, l'Iran è un Paese coperto di inutili maldicenze. Si sa, gli iraniani hanno il tic di giurare guerra e distruzione agli USA e Israele, di promettere di schiacciare gli infedeli, hanno la fissazione che l'Islam sciita, preparando l'avvento messianico e apocalittico del Mahdi, faccia del mondo un dominio islamico sconfinato. Ma la realtà, dicono gli speranzosi, è che si tratta di un artificio retorico fatto per conservare il consenso, per mantenere il punto. Insomma, segnali di fumo mentre quel che conta è l'accordo siglato a Vienna nei giorni scorsi, sono quei 150 miliardi che si preparano a tornare a casa, facendo dell'Iran una nazione fra le nazioni. Peccato che invece le minacce del mondo islamico, storicamente, non si siano mai rivelate peregrine, da quelle dei talebani a quelle di Bin Laden a quelle dell'Isis: lo dicono, e poi lo fanno.[...]

Ora manca solo che gli Usa cerchino di allearsi con l’Isis

mercoledì 15 luglio 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 15 luglio 2015

L'Iran l'ha promessa la bomba atomica, e l'avrà.L'accordo firmato ieri è un'elegante beffa gestita con pazienza e capacità ("abbiamo trattato a lungo, ha detto il capo delegazione iraniano Zarif, e siamo risuciti ad affascinare l'Occidente"): le ispezioni programmate con un mese d'anticipo e rifiutabili da una commissione sono uno scherzo; dieci o quindici anni di tempo ridicoli rispetto alla possibilità successiva di armare la bomba atomica sotto gli occhi di tutti; l'apertura al mercato delle armi in cinque anni esteso a otto per i missili balistici; la diluizione dell'uranio già arricchito e il basso arricchimento sono assurdi quando si resta in possesso di 6000 centrifughe e degli impianti "sperimentali" e "medici" che possono trasformarsi. L'Iran era in grado di mettere in funzione una bomba atomica in due mesi; adesso gli ci vorrebbe un anno. In sostanza, è evidente che quello che deve giocare qui è la fiducia fra le parti, l'idea che l'Iran vuole davvero fermare la corsa al nucleare. Ma l'Iran vuole solo che entrino nelle sue casse i 1500 miliardi di dollari delle sanzioni che nel giro di un anno andranno a rimpinguare le case che finanziano gli Hezbollah per occupare il Libano e difendere Assad, gli Houti che si sono impossessati dello Yemen, le Guardie della Rivoluzione di stanza in Iraq. Serviranno anche a finanziare le imprese terroristiche in cui l'Iran è campione in tutto il mondo e a rafforzare i Basiji, la milizia che tiene il suo tallone su un Paese sofferente non solo per la miseria. La legge shariatica prevede l'impiccagione degli omosessuali, e nelle campagne ancora si incontra la lapidazione, nei tribunali la donna vale metà; si chiudono i giornali e i giornalisti vanno in galera. Ma come si fa a fidarsi, come fa Obama, di un accordo con un Paese che per vent'anni ha trattato tirando in lungo per seguitare ad arricchire l'uranio mentre illudeva l'interlocutore che l'accordo fosse dietro l'angolo?[...]

Nucleare, ride soltanto l'Iran

lunedì 13 luglio 2015 Il Giornale 3 commenti

Il Giornale, 13 luglio 2015

Dunque l'accordo con l'Iran è dietro l'angolo. Kerry ieri si è mostrato soddisfatto, Laurent Fabius ha parlato di "ultimi metri". Ma se il leader del Paese con qui state per stringere un difficile patto che potrebbe cambiare la faccia del mondo riempie le sue piazze (a Teheran, il leader è la guida suprema Khamenei) di una folla che lo applaude entusiasta quando promette che, patto o no, resterete per sempre il solito nemico arrogante e prepotente, e la folla urla "morte all'America"; e se continuamente ripete che comunque la distruzione di Israele non è negoziabile... non è che vi assalirebbe qualche dubbio su tutti quei sorrisi, quelle virgole e quei punti, che in queste ore, proprio mentre scriviamo, stanno portando alla firma dell'accordo fra i P5 più uno e l'Iran degli ayatollah? No, inghiottireste e sorridereste se foste il segretario di Stato John Kerry, perché Obama lo ha caricato della sua definitiva, incontrovertibile volontà di arrivare a quella firma a tutti i costi. Gli ha spiegato tante di quelle volte che ne ha fatto il suo maggiore, forse unico, retaggio in politica estera, e al diavolo se gli egiziani e i sauditi sono furiosi e si nuclearizzeranno a loro volta: in questi ultimi sedici giorni, ma si può dire in questi ultimi anni, Kerry non ha risparmiato le concessioni per arrivare a firmare quelle venti pagine di accordo più un'altra ottantina di annessi tecnici che fra ieri notte e stamani devono, salvo imprevisti, essere siglati dai ministri degli Esteri che ieri sono arrivati all'Hotel Coburg a Vienna per la parata, da Laurent Fabius a Sergey Lavrov.[...]

Il Califfato vuole dominare le nostre vite

sabato 27 giugno 2015 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 27 giugno 2015


Il terrorismo è il nostro maggior campo di battaglia, il problema bellico più importante del nostro tempo. E ieri ha sferrato un attacco inusitato, prova che il conflitto innescato dalle primavere arabe fra sunniti e sciiti si è tradotto letteralmente in un esercito di invasati che ci invade con la sua crudeltà senza precedenti, che ci risulta inafferrabile per l'imprevedibilità delle sue continue stragi di innocenti. La terribile pervasività del terrore islamista durante la giornata di ieri, la sua , tende, innanzitutto, a diffondere un'immagine di onnipotenza, che minaccia chiunque si opponga al piano del califfato universale: gli attacchi di ieri ci ripetono quello che già da tempo la carta geografica ormai tutta macchiata di sangue dovuto al terrorismo islamico ci dice. Ovvero: per te non c'è nascondiglio, se sei contro di me sei potenzialmente un morto che cammina. Se si dovesse scoprire nelle prossime ore che una regia unica ha messo in moto ieri gli attentati di Lione, del Kuwait, della spiaggia di Sousse in Tunisia, forse finalmente cominceremo a capire che siamo in guerra, e che questa guerra viene condotta da una galassia di gruppi che in Medio Oriente e in Europa riconoscono un capo, Abu Bakr Al Baghdadi, o comunque una struttura verticale.[...]

Israele parificato ad Hamas: il solito strabismo dell’Onu

martedì 23 giugno 2015 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 23 giugno 2015

Che l'ONU , e ancor più il suo Consiglio per i Diritti Umani (UNHRC) condanni Israele è talmente ovvio: è come la notizia del cane che morde un uomo. La "fissazione", come ha detto Netanyahu, è evidente dalle percentuali abnormi: fra il 2006 e il 2013 è stata condannata 45 volte, lo stesso numero di tutti gli altri 192 membri Stati tutti insieme. Ma stavolta l'ONU ha cercato di fare il furbo e di offrire in pasto all'opinione pubblica anche l'uomo che morde un cane: la notizia infatti è che (ambedue secondo l'UNHRC) Israele e Hamas, l'organizzazione terroristica padrone di Gaza, "possono aver commesso crimini di guerra" durante il conflitto dell'estate scorsa: questa è la conclusione cui giunge un rapporto di 50 pagine che mette sullo stesso piano un Paese democratico con un esercito dal codice morale inflessibile, e un'organizzazione terrorista che usa le cinture esplosive e uccide i "collaborazionisti" per strada col colpo alla nuca, e che prevede lo sterminio degli ebrei nella sua Carta.[...]

Se il Bds (e il mondo) boicottano Israele

domenica 21 giugno 2015 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 21 giugno 2015

No, non è esagerato Benjamin Netanyahu quando dichiara che l'attacco del BDS a Israele è simile a quello dei nazisti agli ebrei subito prima di Hitler. E' così, anche se non hanno gli stivali o la divisa i protagonisti del "boicottaggio e disinvestimento" antisraeliano. Ci sono fra loro gli studenti e i professori di Londra che votano democraticamente per chiudere ogni contatto con le università israeliane; c'è la ditta di telefonia Orange che dichiara "se potesse lascerebbe Israele domani" (poi si è dovuta scusare); c'è la Fifa che poi all'ultimo momento si è tirata indietro ma che su richiesta del terrorista Jibril Rajoub, capo dello sport palestinese, stava per escludere Israele da tutti i campi di calcio; ci sono 16 ministri degli Esteri con una lettera alla Mogherini per chiederle che i prodotti dell'West Bank siano etichettati così da mettergli una specie di stella gialla; c'è l'ONU il cui "Comitato per le ONG" ha appena conferito il distintivo dell'organizzazione al "Palestinian Return Center" che è in pratica la rappresentanza di Hamas, mentre ha escluso Zaka, volontari santi che raccolgono i resti degli uccisi negli attentati; sempre l'ONU che ha evitato solo di striscio, dopo pressanti richieste, di mettere Israele con Boko Haram e l'Isis, fra i soggetti che uccidono i bambini; e Ban Ki-moon che negando il diritto di Israele a difendersi lo biasima per l'intervento a Gaza; ci sono attori e musicisti che escludono Israele dai teatri, irresponsabili gruppi di scienziati che non vogliono contatti con le ricerche d'Israele che ci possono salvare dal cancro e dall'Alzheimer; o di ricercatori di high tech che sanno benissimo che senza Israele non saremmo arrivati ai livelli d'oggi eppure la respingono. Nei campus universitari americani e europei ogni minuto si svolge una settimana in cui si spargono le più inverosimili menzogne, accuse di apartheid,di pulizia etnica… Mentre gli arabi israeliani che sono un quinto della popolazione sono i più liberi, i più integrati (anche alla Knesset), i più sicuri di tutto il Medio Oriente.[...]

L’antisemitismo avanza mascherato

giovedì 11 giugno 2015 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 11 giugno 2015

C'è una piazza ad Amsterdam dove, per tradizione, si mostrano in un riquadro le idee più smart, più moderne, quelle che diventano la moda del giorno, che si tratti di diritti degli animali o di cambio climatico o di rivoluzione permanente. Chi non la conosce? È piazza Dam. Bene in questi giorni la gran moda è una ripugnante raffigurazione di Israele, in cui si vede il Primo Ministro Benjamin Netanyahu con i denti da Dracula da cui cola il sangue di un bambino palestinese ucciso mentre lui, tutto soddisfatto, inalbera una scritta sulla fronte "I can't get enough". Non mi basta mai. Il sangue dei palestinesi, naturalmente.[...]

Tarek Aziz, alleato di Saddam Hussein, sanguinario criminale, muore in prigione

sabato 6 giugno 2015 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 06 giugno 2015

Era un tipo duro e tiglioso, e anche se era un cristiano caldeo, la sua fede era diventata un aggettivo giornalistico rispetto alla enorme devozione dedicata al suo capo, Saddam Hussein. Era molto ambizioso e capace di gesti terribili, anche se col sigaro e i baffi e i grandi occhiali sembrava Groucho Marx.Chi non se lo ricorda Tarek Aziz, il cui nome era una arabizzazione rispetto all'originario Mikhail Yuhanna, tracotante e impettito durante la guerra del Golfo fino alla resa che lui stesso dichiarò nel 2003, morto ieri all'età di 79 anni per un attacco cardiaco dopo un mungo periodo in ospedale.[...]

Islam moderato? Otto arabi su dieci stanno con l'Isis

giovedì 28 maggio 2015 Il Giornale 5 commenti
Il Giornale, 28 maggio 2015

Nonostante il titanico sforzo dei leader mondiali, soprattutto di Obama, di spiegare che l'Isis è una perversione "random" casuale per quanto pericolosa, che il suo collegamento all'Islam è marginale se non nullo, la realtà sovente si occupa di smentire questa pacificante osservazione, e di getta di fronte a una cruda realtà. L'Islam, specie se sunnita, non disprezza l'Isis almeno in gran parte. Ce lo fa sapere il Qatar, che dell'Isis è un amico segreto ma non tanto. Ed è Al Jazeera, la televisione che è stata il geniale strumento dei suoi emiri per disegnare a suo piacimento le convulsioni del mondo musulmano, che ci getta in faccia una realtà davvero scioccante, anche se con i dovuti dubbi e obiezioni: un' indagine della TV dimostra che l'81 per cento degli intervistati rispondono "sì" alla domanda: "Appoggiate le vittorie che organizza lo Stato Islamico in Iraq e in Siria?" ovvero l'Isis. Decapitazioni, stupri, rapimenti, fucilazioni di massa, non hanno creato nel cuore del mondo musulmano quel rifiuto che si desidererebbe, secondo la TV.[...]

L’Isis supera il "punto di non ritorno"

sabato 23 maggio 2015 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 23 maggio 2015

Non ci sono parole che possano essere pari all'idea che ci venga strappata Palmira, la città carovaniera da cui passava sul cammello nel deserto fin dal tempi biblici il traffico fra la Mesopotamia e il Mediterraneo] con il suo carico di merci, di architettura e di scultura. Fa vergogna vederla distruggere dall'Isis, è una sconfitta per ogni singolo abitante del pianeta, a volte si vorrebbe che l'Unesco avesse un esercito di mercenari. E' vergogna anche che Ramadi sia caduta nella mani dell'Isis nonostante l'impegno americano e della grande coalizione che avrebbero, almeno, dovuto tenere a bada l'esercito dei barbuti dello Stato islamico. Non ci sono riusciti. Eppure non dovrebbe essere impossibile, si tratta di un esercito senza forze aeree, con vecchi tank, con una truppa che a suo vantaggio può annoverare solo gli esperti ufficiali di Saddam e il fanatismo. Si potrebbe batterli, se si volesse. Ma la scelta di Obama è quella di combattere con una mano legata dietro la schiena, senza i famosi "boots on the ground", gli stivali sul terreno, e anche di fare un uso modesto dei droni, se è vero che da settembre il numero degli attacchi è stato di 3800 in confronto ai 47mila del primo mese dell'operazione Iraqi Freedom del 2003. [...]
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