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La guerra antisemita contro l'Occidente

7 ottobre 2023 Israele brucia

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Museo del popolo ebraico

Israele e dintorni. Luciano Pallini intervista Fiamma Nirenstein sul futuro di Israele.

giovedì 5 agosto 2021 Generico 0 commenti

Buongiorno Fiamma, cominciamo la intervista?

 Prima delle domande, vorrei solo dire che l’articolo  molto pensoso che avete pubblicato (“Una nuova strada per Israele”)contiene delle ipotesi con cui non concordo affatto (ma questo però è del tutto legittimo da parte vostra – o di chi scrive): questa storia  dello stato binazionale è un’assurdità completa che nega proprio l’esistenza stessa dello stato di Israele come stato del popolo ebraico, nega il fatto che la nazionalità – intesa in senso buono, non del nazionalismo ma della Nazione ebraica – sia stata una componente fondamentale dei 3000 anni di esistenza e che è alla base del desiderio di ritorno a casa del popolo ebraico, che è un popolo che è nato primigenio in Israele… ma questa è un’altra storia e se vuoi mi fai una domanda su questo e c’entriamo dentro più organicamente.

Ha suscitato grande interesse anche in Italia e non soltanto in Italia la fine – per ora – dell’era Netanyahu con la formazione di un nuovo governo. Il primo punto che ti chiedo è sul piano interno, Netanyahu sicuramente ha ottenuto importanti traguardi  sul terreno della crescita economica, sul terreno della lotta al Covid, sull’aver portato Israele sulle frontiere più avanzate dell’innovazione tecnologica. Cosa pensi, la conformazione del nuovo governo sarà in grado di mantenere questo percorso virtuoso per Israele?

Penso che il merito gigantesco che ha avuto Netanyahu in questi lunghi anni, in cui è stato sempre democraticamente prescelto come Primo Ministro, e  molto democraticamente ha governato, mai sfiorandogli la mente né di toccare i diritti basilari  stabiliti dalla legge, né di discutere sul diritto della stampa di far polpette di lui – perché questo è stato quello che è accaduto nel corso di questi anni, l’uomo più preso di mira dall’odio dei media che ci sia stato – ecco, il  suo grande merito – secondo me-  è stato di rendere Israele indispensabile al genere umano. Tu pensa al contributo portato da Israele sul terreno della conoscenza, della sicurezza anche economica  e del contributo alla democrazia che può dare un Paese così piccolo e così assediato. Il contributo scientifico è del tutto evidente, non ci sarebbero i telefonini se non ci fosse Israele, se non in forma molto meno sviluppata di quello che ci sono adesso, i computer avrebbero tutt’altre caratteristiche: diciamo che  Israele è secondo solo agli Stati Uniti nel campo della tecnologia, così anche nel campo della medicina, Israele ha inventato dei sistemi per scoprire quando una persona ha il cancro o quando potrebbe avere l’Alzheimer, davvero straordinari, oltre al fatto di aver combattuto il Covid in un modo che ha insegnato a tutti: se oggi l’Europa ha imparato che facendo  vaccinazioni massive avrebbe sconfitto il Covid, dite se non è merito di Israele, è Israele ha insegnato che si fa e come si fa. È stato questo strano “Bibi” che,  ossessionato dal COVID, come racconta il CEO della Pfizer, lo chiamava alle 3 di notte per garantirsi che arrivassero i vaccini… ossessionato, perché lui è sempre stato ossessionato – lo dico in senso positivo – dalla sicurezza e dalla sopravvivenza del popolo ebraico che nel corso di tremila anni di storia ha attraversato momenti in cui la sua sicurezza e la sua sopravvivenza non erano affatto garantiti.Infatti, il  terzo successo  è  quello economico, tutti sanno che Israele è un Paese che versa in floride  condizioni economiche nonostante il Covid, perché Bibi ha cambiato tutto il sistema di libero mercato abbandonando  anche elementi dell’antico socialismo utopistico israeliano – che ha la sua origine nei kibbuz ma che nel tempo cambia e si modifica e che Bibi poi ha portato a una svolta.Infine  nel campo della sicurezza Netanyahu ha proprio dato una svolta,  una svolta fondamentale, ha individuato fin dal primo momento il terrorismo non solo come nemico fondamentale di Israele ma come nemico del mondo. Ha stretto alleanze di tutti i generi ha operato con tutti i mezzi, coi droni, con gli aerei, per dire  ha fatto di recente  un’esercitazione con l’Italia con gli F15, con risultati assai soddisfacenti.  Si sono elaborati  modi su come individuare i siti che diffondono le posizioni ideologiche del terrorismo,  come neutralizzarli e ha aiutato tantissimo anche gli altri paesi , basta pensa all’attentato iraniano che qualche anno fa   in Francia è stato scoperto e che voleva  far saltar per aria  una enorme manifestazione di massa a Parigi  nella quale tra l’altro erano presenti anche degli italiani – fra cui Giulio Terzi di Sant’Agata,  sai quante migliaia e migliaia di cose sono state scoperte con l’aiuto israeliano! Quindi è un aiuto teoretico, di nuovo, e un aiuto pratico che soprattutto prende di mira un punto fondamentale, l’Iran come stato che maggiormente finanzia e disloca  i suoi gruppi, sia per una conquista integralistica programmata, secondo le teorie del regime degli Ayatollah, sia per compiere  una quantità di attentati terroristici, di cui il più famoso è quello dell’AMIA (Argentine Mutual Jewish Association)  a Buenos Aires,  che fu fatto saltare in aria uccidendo tanti ebrei.

L’opinione pubblica in Italia ma anche in occidente, guarda con molta più attenzione e condivisione il movimento palestinese. C’è una lunga storia di accordi raggiunti e poi non attuati, in particolare da parte palestinese, qual è stata l’azione di Netanyahu verso  i palestinesi? Quale atteggiamento verso l’obiettivo “due popoli due stati”,  come si colloca  il problema di Gerusalemme come capitale dello stato ebraico?  Quali  i rapporti su questo,  in particolare con gli Stati Uniti, nel cambio delle sue presidenze?

Sono tante domande differenti. Sulla questione palestinese, Netanyahu sin dall’inizio con il suo famoso discorso all’università di Bar Ilan disse che era favorevole alla soluzione due stati per due popoli,  lo disse e l’ha perseguita attuando  il blocco delle costruzioni negli insediamenti e stando ad aspettare per dieci mesi  che Abu Mazen  si presentasse ai colloqui. Come al solito,  i palestinesi sono risultati inaffidabili, come avevano dimostrando precedentemente in tutti i modi possibili e immaginabili, con il rifiuto degli accordi che  erano stati offerti con colloqui molto ordinati.Prima con la Conferenza di Madrid del 1991, poi con il vertice di Camp David con Clinton, il premier israeliano Barak insieme a Arafat, vertice  finito con il rifiuto dell’intesa da parte  di Arafat, che nel 1993  era stato fatto rientrare in Palestina   in base agli accordi di Oslo che prevedevano la rinuncia al terrorismo (un errore, perché lui è ritornato e da lì ha ricominciato a saltare tutto per aria, gli autobus, le pizzerie ecc). Così allo stesso modo Abu Mazen rifiutò la proposta del premier Olmert che gli aveva  offerto  tutto,  la città vecchia,  praticamente qualsiasi cosa.I Palestinesi nel corso degli anni, di fronte a queste profferte,  hanno sempre detto no: basta leggersi un libro di storia qualunque, per  quanto possa essere scritto con malevolenza nei confronti di Israele e possa partire da delle idee preconcette, non c’è  però testo – DICEVO –  che possa sostenere che da parte, prima del mondo arabo in generale e poi dei palestinesi in particolare, sia mai venuto un “sì”, sono venuti soltanto dei “no”.   Netanyahu è quello che poi alla fine ha capito  – dopo che i suoi predecessori da Shamir a Begin a Barak, Olmert  avevano provato a offrire ai Palestinesti delle opzioni molto appetibili, molto larghe, hanno tutti quanti ricevuto dei “no”-   che   si tratta di “no” che hanno un carattere ideologico e non territoriale, religioso e non territoriale.L’errore che si seguita a fare, anche quando si giudica l’operato di Netanyahu, è quello di pensare “Beh, se però Israele mollasse sulla questione dei territori, si ritirasse oltre il cosiddetto confine – che confine non è – del ’67, allora i Palestinesi sarebbero più contenti”. Le prove evidenti sono tantissime, la più chiara di tutte è quella di quando Sharon ha ritirato fino all’ultimo ebreo da Gaza e Gaza è diventata la sede dei lanciamissili di Hamas  che ci bombardano dalla mattina alla sera e che durante l’ultimo conflitto ci hanno sparato addosso 4500 razzi! Ora la storia è talmente evidente che misconoscerla sarebbe stato, da parte del Primo Ministro un errore fondamentale.Allora diciamo una cosa: la storia di Netanyahu è la storia di una persona che cambia il paradigma perché il paradigma è sbagliato. È semplicemente così. La sua idea è stata quella di cercare di andare verso i Palestinesi con un approccio  diverso. Ricordiamoci anche di un altro fatto fondamentale: quell’accordo di Oslo firmato da Rabin e da Arafat, che nella fantasia ignorante di tante persone è una specie di promessa di Israele di impacchettare le proprie valige e fare posto ai Palestinesi, non è affatto così. Oslo è tutta un’altra cosa: ci sono i territori A, B e C. Una parte, la zona A, la maggiore, quella in cui c’è il 98% di tutta la presenza Palestinese, è già stata consegnata ai Palestinesi! Io da giornalista a Betlemme, a Ramallah, a Gerico ho seguito con gli occhi,  uno per uno,  gli sgomberi degli Israeliani! Gli Israeliani se ne sono  andati e hanno consegnato all’autonomia Palestinese quello che gli dovevano dare. la zona A, interamente palestinese, la B, dove l’autorità civile è palestinese, mentre il controllo militare rimane a Israele, e la zona C, israeliana.Poi ci sono i territori B,  quelli in cui c’è  presenza comune con l’autorità civile palestinese ed il  controllo militare israeliano) , ancora oggetto di trattativa, e poi ci sono quelli solo Israeliani, i territori C. È vero,  ci sono questi territori dove ci sono i cosiddetti “insediamenti”  che sono delle vere e proprie cittadine, di cui qualcuna direttamente connessa a Gerusalemme come Ma’ale Adumim,  ma una presenza araba c’è anche in Israele. Tutto questo non qualifica come appartenenza, e qui è forse il caso di ricordare –prima che uno se lo sia dimenticato completamente – che uno stato Palestinese non c’è mai stato, non è mai stato occupato, non è mai esistito: prima c’era  l’impero Ottomano, c’erano i Turchi,  poi c’è stato il dominio inglese per un certo periodo, e poi è venuto lo Stato di Israele, non c’è mai stato lo Stato Palestinese!Nel 1948 durante la guerra, la Giordania occupò quello che oggi viene vissuto nella mente degli amici dei Palestinesi – che hanno diritto di essere amici dei Palestinesi –come lo stato Palestinese, ma non è così. Erano territori occupati dalla Giordania, quando la Giordania nel 1948 ha attaccato insieme a tutti gli altri stati Israele, Israele ha risposto e,  siccome ha vinto la guerra, una delle tante guerre vinte inopinatamente da Israele che le doveva sempre perdere e invece le ha vinte: pensa te come  ha vinto nel ‘48 con tutti questi disgraziati scampati ai campi di concentramento con un pezzetto di ferro in mano che non sapevano da che parte rigirarlo, qui è proprio la vittoria dell’anima, della mente, del cuore, sono cose meravigliose in un certo senso, se si fosse ancora persone in grado di pensare e sentire. Israele si trovò in questi territori così come si trovò a unificare nel 1967  Gerusalemme che era stata occupata nel ‘48 : nel ‘67 Israele libera questi piccole parti  di terra. Li libera, da lì vengono i cosiddetti  territori disputati: “disputati” così è anche la denominazione  che ne dà l’ONU, non sono territori occupati, secondo i maggiori giuristi sono territori sui quali si deve addivenire ad una intesa.La conclusione di una intesa  ha una sua premessa negli accordi di Oslo, gli accordi di Oslo che sono stati accettati da tutti, compreso Netanyahu, il quale tuttavia,  essendo un patriota,  ha sempre capito che c’era un grande problema di sicurezza. Pensate  solo questo: gli hezbollah al nostro confine  al nord  verso il  Libano – e ora anche in Siria perché sono andati lì ad aiutare  Assad, che ha ammazzato tre quarti  della sua stessa popolazione e lì ci sono lì anche gli iraniani sciiti come gli hezbollah– e gli hezbollah hanno 200.000 missili puntati su Israele  fornitigli dall’Iran. Il giorno che decidessero di farci la guerra – per ordine dell’Iran perché il loro capo Nasrallah dal punto di vista internazionale risponde agli ordini dell’Iran – il giorno che decidono di farci la guerra… altro che Hamas!

L’altro punto  riguarda proprio  l’Iran che è un punto che vede gli Stati Uniti in una posizione in qualche modo ambivalente, l’Europa ancora una volta al suo interno divisa e con posizioni più o meno ondivaghe. Ecco, qual è la rilevanza della questione iraniana per Israele, ma in genere per l’occidente, e qual è il problema dei rapporti fra Iran, Turchia, Egitto, Arabia Saudita i quattro grandi paesi che si contendono l’egemonia nel mondo arabo

Vanno separato questi ultimi che hai nominato, perché Egitto e Arabia Saudita stanno da una parte, che potremmo dire sono quelli più amichevoli verso l’occidente, e quindi anche verso Israele

Anche se verso di loro, permettimi, sollevano problemi per il mancato rispetto dei diritti umani, mentre se lo dimenticano verso l’Iran e verso anche la Turchia dopo

Si,  se lo dimenticano verso l’Iran che impicca alle gru in piazza  gli omosessuali e dimenticano che  Raisi, il nuovo presidente eletto – eletto si fa per dire –  ha sulle mani, essendo stato procuratore, che per lo Stato sosteneva l’accusa e ne chiedeva la   condanna a morte,  ha sulle mani il sangue di  20.000 fra dissidenti, omosessuali, oppositori  li ha tutti condannati a morte lui, ma di lui non se ne parla nemmeno. In ogni caso la questione dei diritti umani è molto complicata quando si viene in Medio Oriente, salvo quello che riguarda Israele:  e qui c’è un discorso a parte da fare perché,  per delegittimarlo,  si vorrebbe sempre tirare in ballo, in un folle  calderone di argomenti, l’accusa  dell’apartheid, una pazzia assoluta,  basta andare in un mall, un centro acquisti israeliano, oppure in un ospedale israeliano per capire che non c’entra nulla, si parla a caso senza conoscere nulla.

Il problema è quello che ha capito Netanyahu: Israele è   un Paese moderno, talora persino post-moderno,  e  tuttavia è  un Paese con dei problemi giganteschi di sicurezza, chiunque lo ignori compie una ipocrita operazione politica, lasciando passare qualsiasi ben peggiore violazione ai suoi nemici. Netanyahu invece i problemi di sicurezza li ha sempre avuti presenti…

Torniamo alla situazione dei rapporti con l’Iran:  è un Paese sciita, che contempla negli scritti di Komeini, il fondatore del regime degli Ayatollah, la distruzione prima di Israele – Israele è un’ottima bandierina di propaganda per lui- e poi  dell’Occidente in generale. Gli sciiti attendono  il ritorno  del Mahdi,  il loro Profeta, più che un  Profeta il loro, che viene a salvare il mondo e,  quando viene,  crea una conflagrazione mondiale dove non importa nulla se si viene bruciati insieme, questa è l’idea iraniana basilare, una sorta di Apocalisse.

Il precedente presidente Rohani era un grande propagandista e un diplomatico che riusciva a farsi passare per “moderato, non essendolo affatto, ora vedremo cosa dirà quest’altro, il nuovo. L’Iran nel corso di questi anni prima di tutto ha perseguito la bomba atomica, questa è la cosa più importante, e anche dopo gli accordi di Vienna nel  2015 ha seguitato a perseguirla come dimostrano gli archivi che il Mossad è riuscito ad asportare con una azione  meravigliosa – e anche di questo va lodato Netanyahu – e ha dimostrato a tutto il mondo che non valgono nulla gli accordi che si fanno con l’Iran:  non bisognerebbe mai dimenticare  che ci sono delle centrali dove l’Iran continua ad arricchire l’uranio  secondo criteri non consentiti e con delle centrifughe che non sono parte degli accordi.

Questo il primo punto,  il secondo,  sotto gli occhi di tutti è una grande crescita dell’espansione imperialistica e degli attacchi terroristici: in Yemen, in Iraq, in Libano, in Siria.  L’Iran è diventata un’immensa potenza internazionale,  seguita a ruota in questo dalla Turchia.  La Turchia spalleggia Hamas  che è sunnita come lo sono tutti i palestinesi, ma lo è anche in maniera molto determinata e molto estrema essendo parte della Fratellanza musulmana. Sunnita, come peraltro naturalmente anche Abu Mazen con l’autonomia palestinese, sono parte di un unico blocco che è un blocco di denegazione fondamentale originaria dell’esistenza stessa di uno stato ebraico sulla umma islamica, cioè quel territorio su cui secondo la dottrina islamica quando esso sia stato per una parte, per un periodo – la Spagna per esempio ne farebbe parte come  anche la Sicilia – dominato dal mondo islamico mai più apparterrà a nessun altro.

La Turchia è ancora più espansionista perché la sua espansione non è solo a carattere militare (ormai Erdogan manda il suo esercito in giro dappertutto) ma  è molto più sottile, la Turchia usa l’immigrazione anche come strumento di dominio,  non mi soffermo su questo   perché già lo sapete tutti cosa fa, una forma di ricatto: intimididsce l’Europa tenendo dietro compenso nei suoi confini centinaia di migliaia di profughi siriani. Poi c’è la Libia, poi c’è il Mediterraneo con la questione dello scontro sull’energia, insomma queste due potenze giocano su rapporti sia con la Russia sia con la Cina, contrapposti a quello dell’Occidente, in particolare contro la politica americana.

Insomma, è tornato l’impero del male

Non c’è dubbio che sia proprio questo, purtroppo c’è poco da ridere perché è molto potente, e l’Europa dovrebbe star molto attenta a non soccombere a   questa nuova situazione: la prima cosa da fare è evitare che l’Iran possa perseguire il suo disegno nucleare, per evitare che lo possa perseguire bisogna continuare con le sanzioni che tolgono potere al regime degli Ayatollah e evitano che si possa fare legalmente l’arricchimento dell’uranio richiesto per raggiungere la bomba atomica, purtroppo il processo è andato molto avanti, l’incertezza sia di Biden che dell’Europa ha un costo gigantesco rispetto a una prospettiva di pace.

In più, occorre bloccare i programmi balistici iraniani, e questo è molto,  molto importante perché questi programmi balistici, con missili giganteschi e programmi spaziali rappresentano una minaccia e  la loro industria dei droni è avanzatissima. Tutte le loro risorse   le impiegano in questo, c’è molto aiuto cinese, molto aiuto anche russo… c’è concorrenza fra Turchia e Iran in questo, ma anche c’è collaborazione.

Ma intanto c’è stato il Patto d’Abramo, con Donald Trump

 Dall’altra parte Israele – viva Netanyahu – ha fatto il Patto di Abramo nel quale  quattro  paesi musulmani – fra cui anche il Marocco che per l’Italia è importantissimo –  e poi paesi che si avvicinano per interesse a tutta questa parte del Mediterraneo orientale dove si sono trovate grandi sorgenti di gas – vicino alla Grecia, vicino a Cipro ecc – che formano un magnifico blocco pacifico. Allora lì se si riesce,  nonostante Netanyahu sia andato a casa, nonostante il nuovo  presidente americano per ora non si sia espresso, anche se ha detto che vuole fare una riunione con i paesi del Patto di Abramo, la sta organizzando e anche se  sembra che per lui tutte le iniziative di Trump debbano essere considerate qualcosa da cancellare – tuttavia sembra  non antipatizzante nei confronti di Israele. Il punto cruciale è  veramente il Patti di Abramo, e io qui vorrei dire che l’Europa deve finalmente rendersi conto che si trova di fronte a una svolta storica fondamentale! Ma vi rendete conto che cosa significa dire che gli Emirati siano in colloquio quotidiano con Israele, abbiano stabiliti rapporti diplomatici con la creazione dell’ambasciata, il Bahrein, il Sudan che era un paese terrorista, il Marocco da cui furono cacciati tutti gli ebrei a suo tempo, (c’è sempre rimasta una comunità affezionata perché c’è sempre stata una simpatia profonda interna dei marocchini nei confronti degli ebrei, una storia particolare, diversa).  Vi rendete conto cosa significa? Significa che Israele può aiutarli su tutto, sull’acqua, sull’agricoltura, sulla medicina… e loro possono aiutare Israele su una quantità di cose: l’energia, il turismo, l’accettazione internazionale… parlare, parlarsi… non avete idea della passione che viene messa da tutti questi signori con la kefiah bianca nei rapporti con gli israeliani. È una scena travolgente, appassionante, lì sì che davvero vedi la pace mondiale, lì si davvero che vedi la libertà religiosa che fa, non  le chiacchiere dei preti  di tutte le religioni.

Io ho un amico che si chiama Ahmed Al Mansoori,  consiglio di andare a vedere il suo museo della tolleranza che ha fatto a Dubai, è una cosa veramente meravigliosa che racconta come gli ebrei siano una forza endogena del medio oriente, e sono gli arabi che lo raccontano finalmente, non come i palestinesi, non come disse Arafat a Clinton «Ma via senta ora lo sa benissimo anche lei che gli ebrei a Gerusalemme non ci sono mai stati»  e Clinton si alzò in piedi e gli disse «Se lei ripete un’altra volta questa sciocchezza io esco dalla stanza».

Chiudiamo dandoci un altro appuntamento con te per parlare di Israele: la sua società, i cambiamenti che sta attraversando, come tema specifico che merita tanta attenzione

 Anche il nuovo governo che è senz’altro un esperimento molto pragmatico e anche molto disinvolto di questi otto piccoli partiti che naturalmente ha tutti i nostri auguri e speriamo che possano far bene, l’alternanza democratica è l’anima di ogni paese democratico. Netanyahu c’è stato 12 anni e quindi adesso…

Come gli altri leader democratici…

 Appunto, io sarei per togliere troppa enfasi, perché poi questa enfasi porta a dire delle sciocchezze su Netanyahu…

Felipe Gonzales, te l’ho scritto, è stato 14 anni il leader della Spagna e nessuno ha gridato alla dittatura, all’autoritarismo socialista

 Certo ma si capisce, qui in Israele  non c’è stata nessuna traccia di totalitarismo, quest’uomo anzi ha patito moltissimo senza batter ciglio una vera e propria character killing – un assassinio del personaggio come dicono gli americani e gli inglesi – e se l’è lasciato fare perché non c’era niente da fare se non fuori dalle norme che non ha voluto violare, cioè chiamando nelle piazze quella maggioranza che ha sempre seguitato ad avere. ma è storia passata, il nuovo governo lavora contro la pandemia e per la sicurezza, speriamo riesca nei suoi intenti.

Grazie del tempo che ci hai dedicato

Nave assaltata, Iran nel mirino

lunedì 2 agosto 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 02 agosto 2021

"Israele dimostrerà che l'Iran ha fatto un serio errore attaccando la nave Mercer Street" ha detto il Primo ministro Naftali Bennett ieri. Non gli importa se dopo una prima generica ammissione su un giornale in lingua araba, il portavoce del ministero degli Esteri Said Khatibzadeh ha negato tutto e, anzi, ha rivolto a Israele le consuete mortali accuse. Per Bennett si tratta di un gesto codardo per il quale possiamo cominciare a interrogarci su quale sarà la sanzione. E probabilmente, prima o poi, qualcosa accadrà: Israele può contare solo su se stessa per deterrere e fermare i nemici. E ha dimostrato di avere molte possibilità di penetrare la corazza iraniana con frecce che sanno trovare la strada del cuore nucleare, delle centrali cibernetiche, delle basi dei "proxy" anche senza avventurarsi in guerre fatali. Bennett nel passato, quando era ministro della difesa di Netanyahu per esempio disse che avrebbe costretto l'Iran a lasciare la Siria: "Che ci sta a fare là? Non ha nessuna ragione di insediarsi sul confine di Israele. In dodici mesi lo cacceremo". Così disse, ma Bennett sapeva benissimo che gli Ayatollah sanno quello fanno, e che la Siria è un anello fondamentale nella loro strategia, anzi, in quella del defunto generale Soleimani che stava costruendo la sua grande "luna crescente" dall'Iraq allo Yemen giù per il Libano e la Siria in tutto in Medio Oriente. In prima linea: l'assedio di Israele dal Libano e la Siria tramite gli hezbollah. La nave su cui per caso o per perverso disegno strategico sono stati fatti fuori il capitano rumeno e un inglese, era l'obiettivo, presumibilmente, di una vendetta iraniana contro i bombardamenti israeliani su basi e convogli iraniano-libanesi in Siria. Svariati miliziani e comandanti iraniani sono stati colpiti in quei bombardamenti, ed ecco la vendetta trasversale.

Il fatto che essa non sia venuta direttamente dalla Siria, può dimostrare semplicemente che le forze della repubblica islamica sono indebolite dall'assenza di Soleimani, e che risulta più comodo colpire in mezzo al mare vicino all'Oman tramite l'uso, nuovo e potente, della schiera di droni di diverso tipo che l'Iran ha costruito in abbondanza. D'altra parte questo può significare che è proprio il potere centrale a Teheran, compreso il nuovo presidente Raisi che sta per insediarsi, che hanno deciso di colpire dal loro Paese coi droni nel mare, dove Israele è più indifeso che per terra. L'uccisione di due marinai del tutto estranei alle dinamiche iraniano-israeliane, e soprattutto di nazionalità che non c'entrano niente, fra cui di un cittadino di un Paese che appartiene alla Nato, l'Inghilterra, da spazio al nuovo programma del ministro degli Esteri Yair Lapid di spiegare intensivamente, come ha detto, al mondo intero, che l'Iran per colpire Israele non ha nessun problema a uccidere chi gli capita. Che il pericolo iraniano, cioè, riguarda tutti. Anzi, che le dimostrazioni di spavalderia contenute nel terrorismo gli si attagliano: fanno paura a tutti, e spingono al silenzio; portano anche al compromesso a Vienna, dove insieme a Biden tutto il mondo siede impaziente di firmare un accordo uguale a quello disastroso di Obama del 2015.

Ma accadrà presto? Intanto l'Europa da qualche segno di essersi stufata, l'Iran ha giocato nelle ultime settimane a rimandare l'accordo, ovvero alcuni cominciano a suggerire che nuove sanzioni vengano applicate: tutti sanno che l'Iran sta usando questo tempo per arricchire velocemente tutto l'uranio che può. In una parola, il fatto che l'Iran crei tanta confusione proprio adesso non deve essere considerato casuale: la sua dimostrazione di forza, i suoi droni lanciati lontano con grande sapienza tecnologica, l'imposizione al mondo di aspettare che l'inviso nuovo presidente si insedi il 5 di agosto primi di arrivare a qualsiasi conclusione, è prima di tutto un film in technicolor per la folla disperata nelle strade che grida all'Ayatollah Khamenei che non ne può più, e si batte valorosamente contro la Guardia Rivoluzionaria: è un modo di stare in sella. Se per l'Occidente arrivare a un accordo è un obiettivo che fa da comma alla parola "pace", per gli Ayatollah l'interesse primario, ovviamente collegato alla loro idea religiosa totalizzante e anche totalitaria, è la necessità divina di mantenere il potere e di usarlo per i propri fini espansivi. L'arricchimento atomico non sarà sacrificato se questi obiettivi non concorderanno con l'eventuale patto. La situazione è dunque esplosiva, la gente iraniana potrebbe essere falcidiata fisicamente come nel 2019 mentre l'uranio arricchito già disegna la bomba atomica e le provocazioni si moltiplicano. Bennett parte per gli USA per il suo primo incontro con Biden questo mese. Speriamo si capiscano.

Nave mercantile israeliana attaccata in Oman

sabato 31 luglio 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 31 luglio 2021
 
L'aggressione internazionale affiancata alla violenza interna sono sempre state la strada maestra percorsa dal regime iraniano. Lo scenario è un palcoscenico girevole, la gente soffre e le armi iraniane attaccano. In questi giorni nelle strade specie del  Khuzestan sudorientale,  il popolo, specie gli agricoltori, gridano disperati gli stessi slogan che si sentirono nel 2019, quando le proteste furono affogate nel sangue di 1500 persone uccise nelle strade delle città nella Repubblica degli Ayatollah. Manca l'acqua, il regime ha scelto solo la canna da zucchero e il riso abbandonando il resto dei campi, non c'è elettricità, i contadini abbandonano il lavoro e la casa, la protesta si muove verso Teheran dalle campagne. Ci sono già, dal 15 di luglio, inizio dei moti, 10 morti. La folla grida: "Morte al dittatore" "Khamenei, vergognati, lascia in pace l'Iran" e anche "Nè Gaza ne Libano, la mia vita per l'Iran": cioè, l'Iran non ne può più dell'ideologia espansionista della leadership che usa il terrore e la violenza affiancandosi a Hamas e agli Hezbollah in battaglie di sapore ultraideologico, dei miliardi spesi per affermare l'odio contro Israele, gli Stati Uniti, l'Occidente, per allargarsi a formare una mezzaluna di potere dall'Iraq al Libano, alla Siria, allo Yemen; che ambisce a diventare sempre più importante mentre non cela le consuete ambizioni atomiche.
 
Israele è sempre il cardellino nella miniera della disastrosa politica iraniana, e infatti era una nave mercantile israeliana quella attaccata nella notte di ieri al largo della costa dell'Oman, non a caso un Paese in predicato di diventare un amico istituzionale dello Stato Ebraico nell'ambito dei Patti di Abramo. Il governo israeliano tace, questa è una delle varie navi legate in qualche modo a Israele che sono state prese di mira in questo periodo, lo scontro registra ormai una quantità di episodi di varia entità, questo per ora non sembra di grande rilievo in confronto al danneggiamento, si dice da parte israeliana, di svariate centrali nucleari e alle eliminazioni mirate come quella del padre della bomba atomica Fahrizade.
 
Gesti molto rilevanti che Israele ha compiuto contro la bomba atomica destinata alla distruzione del suo Paese; monito che tutto sarà fatto per evitare che l'Iran ottenga la bomba. Il nuovo primo ministro Bennett ha espresso la medesima posizione. Netanyahu nel 2013 aveva detto all'assemblea generale dell'ONU che se si  voleva porre fine al programma nucleare iraniano pacificamente, guai a lasciare l'acceleratore delle sanzioni. Ma Obama cercava il patto a tutti i costi, e adesso Biden, mentre chiede a Khamenei di accettare il vecchio patto JCPOA, aspetta pazientemente che Khamenei, come ha annunciato, torni alle trattative di Vienna dopo il 5 agosto quando il nuovo infausto presidente Ebrahim Raisi sarà entrato in carica.
 
 Sono giorni in cui l'arricchimento dell'uranio, secondo gli esperti, va a mille, e così avvicina la bomba e  aumenta il ricatto per ottenere un patto che i desideri degli iraniani vogliono, per scritto, definitivo, intoccabile, quale che siano le violazioni che certamente già progettano. Proprio in questi giorni in Israele si insiste che la bomba è ormai vicinissimo. La preoccupazione è che gli USA di Biden, pur di cancellare la giusta scelta di Trump di conservare un patto fasullo e inutile, siano pronti a cancellare tutte le sanzioni riempiendo le tasche del regime.
 
La confezione di un nuovo patto nella forma richiesta di un infallibile pacchetto che preservi intatta la forza nucleare attuale dell'Iran accumulata in questi mesi, e consegni a Raisi, responsabile del mare di sangue dei dissidenti eliminati con la pena di morte un budget che arricchisce le casse del regime (e non certo quelle della gente) sarebbe un errore capitale. Subito diversi Paesi sunniti si muoverebbero per ottenere la bomba a loro volta. Bel risultato di pace. Comunque non distoglierebbe Israele dalla sua linea: fare qualsiasi cosa per assicurarsi che l'Iran non ottenga l'atomica.

 

The 2021 Israel-Hamas War: Political, Diplomatic and Public Opinion Ramifications

martedì 6 luglio 2021 English 0 commenti

Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein: "I Protocolli dei Savi anziani di Sion e il nuovo Presidente iraniano Raisi: che cosa li lega? L'antisemitismo violento del regime di Teheran"

domenica 4 luglio 2021 Generico 0 commenti
Cari amici,

oggi, il sito web Informazione Corretta pubblica in esclusiva un mio nuovo video: "I Protocolli dei Savi anziani di Sion e il nuovo Presidente iraniano Raisi: che cosa li lega? L'antisemitismo violento del regime di Teheran"
 

Clicca qui per vedere il video

Il Medio Oriente visto da Gerusalemme

venerdì 2 luglio 2021 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda
 

Roma e Madrid, per la pace in Israele basta Abramo

mercoledì 30 giugno 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 30 giugno 2021

Sono passati 30 anni di fallimenti dalla Conferenza di Pace di Madrid, e ancora l'Europa non l'ha capita. Io c'ero a quella Conferenza, piena di speranza che il conflitto israelo-palestinese trovasse se non una soluzione almeno un capo e una coda, e con esso si placasse l'odio anti-israeliano e venisse a compimento l'idea di due Stati per due popoli. Ma uno dei due, non voleva: quello palestinese. Quello che vedemmo già allora era il farsi di giorno di una tela di Penelope di chiacchiere che di notte, quando Hana Ashrawi, Saeb Erekat e altri membri della delegazione andavano in volo a riportare gli eventi ad Arafat a Tunisi, veniva disfatta. Essi tornavano alle riunioni carichi di odio, sicuri che Israele doveva essere distrutto: spargevano questo odio in dichiarazioni univoche, Israele era un odioso occupante colonialista, uno Stato razzista, di apartheid…  Intanto Farouk al Shaara ministro degli Esteri siriano convocava noi giornalisti per dirci con rinnovato livore che il Primo ministro israeliano Ytzchak Shamir là presente, che ascoltava sconsolato e impotente, era lui un terrorista. Adesso Madrid e Roma ripropongono una conferenza di pace israelo-palestinese. Sanno benissimo ambedue, che da trent'anni a questa parte i tentativi sono stati molti.

La sottoscritta, da giornalista,purtroppo non ne ha mancato uno, e sono andati tutti nello stesso modo. Il decantato accordo di Oslo firmato da Rabin, chi meglio di lui, e Arafat, e finito nel bagno di sangue della Seconda Intifada. Arafat rientrò trionfalmente, le città palestinesi furono sgomberate fino all'ultima consentendo al 98 per cento dei palestinesi di vivere sotto la giurisdizione del loro Governo, fino ad oggi. Niente di significativo per chi desiderava la morte del nemico. Anche Gaza nel 2005 è stata sgomberata fino all'ultimo uomo, e ancora i palestinesi amano parlarne come di terra occupata. Nel frattempo ci sono state parecchie altre Conferenze di Pace alla fine delle quali a fronte delle molteplici vantaggiosissime offerte di terra da parte di Israele e dai Primi ministri Peres, Barak, Olmert Netayahu etc… I palestinesi hanno sempre risposto con dei "no"e con ondate di terrore. Del resto che la loro convinzione sia quella che Israele non debba esistere è ben chiara dalla rete di accuse intessute dalla loro propaganda: genocidio, apartheid... Tutte cretinate che una mente lucida e informata non può accettare, ma che stanno alla base del nuovo antisemitismo che impedisce la pace non solo di Israele, ma del popolo ebraico. Qui viene un punto che l'Europa forse dovrebbe finalmente capire se veramente desidera la pace e l'equilibrio dell'Area mediorientale in cui, inoltre, adesso l'Iran e gli Hezbollah pesano con finanziamenti e armi a Gaza e non solo.

L'UE sappia che non tutto il mondo arabo è contro la pace, e che il veto e la criminalizzazione palestinesi non impediscono la pace: lo dimostrano i Patti di Abramo. Se i palestinesi capiranno che una vera amicizia può fiorire, pace contro pace, tolleranza contro tolleranza, vantaggi contro vantaggi, fra chi lo desidera veramente forse usciranno dal loro desiderio di distruzione razzista. Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco, Sudan oltre all'Egitto e alla Giordania sono in pace con Israele. Hanno capito che gli Ebrei appartengono a quella terra, là sono nati, là sono tornati dopo secoli di sofferenze con la loro autodeterminazione a un Paese democratico, La pace è un obiettivo che porta davvero frutti e non parole, speranza per i bambini, salute, acqua, agricoltura, tecnologia... Israele sa darla, i Paesi arabi sanno lavorare insieme. I palestinesi, se l'Europa avesse davvero voluto coinvolgerli in un Processo di Pace, avrebbero dovuto essere invitati a Bruxelles nell'ambito della pace di Abramo, perché è quello l'involucro positivo, quello del reciproco apprezzamento, cortesia, business. Non il solito disprezzo per cui a Israele ci si rivolge come a un suprematista invasore, negando i suoi diritti a essere lo Stato del Popolo Ebraico. La questione dell'occupazione, che è l'unica parola che l'UE sa compitare accusando Israele di illegalità internazionale, deve recuperare il suo significato storico: qui siamo a fronte di terre disputate, questione di suprema sicurezza, e di reciproca accettazione. Non è fatta certo solo di terra la pace, essa è stata offerta mille volte, è fatta di pregiudizio religioso e ideologico da parte palestinese, ma non più arabo.

L'Europa certamente ama la pace, quindi deve capire che il ponte per avvicinarvisi sono gli Accordi di Abramo sono quei Paesi arabi cui un tempo sembrava affezionata, e che oggi ignorano a favore di chi? Del loro peggior nemico: l'Iran! Ma non vi sembra che prima di rimettervi a progettare altre Conferenze di Pace, che il paradigma europeo vada riletto completamente? Quanto ad Abu Mazen, non vi siete accorti che è un dittatore i cui oppositori vengono uccisi? Che i denari che gli donate spariscono in vortici incontrollati? Che ha appena cancellato le elezioni dopo 17 anni di inutile e dannoso potere?
Non solo la proposta di un ennesimo Vertice di pace non è di pace, esso è di guerra al popolo palestinese stesso, che forse desidera la pace proprio come quello dei Patti di Abramo ma non può dirlo.


Tra esecuzioni di massa e elezioni farsa ora sarà corsa senza freni all'atomica

domenica 20 giugno 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 20 giugno 2021

Dunque l'Iran ha da ieri il suo nuovo presidente dopo aver vissuto ancora la farsa che ogni quattro anni mette in scena di fronte al mondo: una cosa che il regime chiama «elezioni» e che la gente schiva per la grande maggioranza. Ebrahim Raisi era sin dall'inizio «il presidente eletto», dato che così aveva deciso Ali Khamenei, il leader supremo. Dei 500 candidati che si erano presentati per la selezione, incluse 40 donne, ne erano rimasti nel setaccio del comitato che scelgono i personaggi possibili solo 7, di cui solo 4 realmente eleggibili. Si dice di lui che è un «ultraconservatore»: ma è una definizione che lascia spazio all'idea che altrove dei riformatori aspettino il loro turno. Non è così. Solo la gente sarebbe la grande riformatrice del Paese, ed è messa a tacere con la forza a regolari puntate. Cerca di dimostrare il suo scontento non venendo a votare per quel che può, e così ha fatto anche stavolta. Il pane in Iran costa 40 dollari al chilo, il salario minimo è di 215 dollari al mese. Spesso i lavoratori non vengono pagati per mesi, l'obbedienza al regime è un obbligo che si paga con la vita, la libertà di opinione e di manifestazione è una barzelletta che finisce sempre in lacrime. Ebrahim Raisi, 60 anni, nei suoi vari ruoli determinanti nel sistema giudiziario iraniano è il diretto responsabile di migliaia di condanne a morte per i più svariati crimini di violazione delle sacre leggi del regime degli Ayatollah, quindi di violatore seriale di diritti umani. Questo dovrebbe creare un serio imbarazzo internazionale, anche adesso durante le trattative di Vienna cui gli Stati Uniti sembrano tenere tanto per il rinnovo del Jcpoa, l'accordo nucleare del 2015 per cercare, del tutto inutilmente di bloccare il progetto della bomba iraniana. Illusione. L'Iran infatti, dopo aver firmato l'accordo che poi il presidente Trump ha cancellato, ha seguitato a perseguire il suo piano di diventare una potenza atomica devota prima di tutto alla distruzione fisica di Israele e poi di tutto l'Occidente, secondo le prove asportate in faldoni originali di migliaia di pagine dal Mossad e anche secondo le difficoltose verifiche dell'Aiea, l'agenzia atomica internazionale sempre impedita nei movimenti dal regime. Intanto, al comando del generale Qasem Soleimani guerreggiava ovunque, Libano, Siria, Iraq, Yemen, Gaza nel grande disegno imperialista di occupazione del Medio Oriente. Ora che è stato eliminato, il regime prosegue nel suo disegno. Così farà Raisi. [...]

Il Medio Oriente visto da Gerusalemme

venerdì 18 giugno 2021 Generico 0 commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica di questa settimana Il Medio Oriente visto da Gerusalemme condotta da Giovanna Reanda

VIDEO Webinar The Abraham Accords: Sharing the Abraham Vision with Europe

martedì 15 giugno 2021 English 0 commenti


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