Il Giornale
"Grazie all'America la realtà ha vinto sulla propaganda", l'intervista di Fiamma Nirenstein al generale Yossi Kuperwasser
Il Giornale, 15 maggio 2018
Il generale Yossi Kuperwasser è stato il capo del settore ricerche dell'Intelligence Militare dell'Esercito israeliano e il Direttore Generale del Ministero per gli Affari Strategici. Oggi senior ricercatore del Jerusalem Center for Public Affairs, la sua fama internazionale conduce esperti e politici di tutto il mondo a consultarlo su ogni soggetto legato alle strategie antiterroristiche nel mondo. Gli abbiamo chiesto un parere, nel giorno in cui gli Usa riconoscono Gerusalemme capitale dello Stato d'Israele.
Il generale Yossi Kuperwasser è stato il capo del settore ricerche dell'Intelligence Militare dell'Esercito israeliano e il Direttore Generale del Ministero per gli Affari Strategici. Oggi senior ricercatore del Jerusalem Center for Public Affairs, la sua fama internazionale conduce esperti e politici di tutto il mondo a consultarlo su ogni soggetto legato alle strategie antiterroristiche nel mondo. Gli abbiamo chiesto un parere, nel giorno in cui gli Usa riconoscono Gerusalemme capitale dello Stato d'Israele.Colonnello,
perchè in definitiva è così importante, così fondamentale che
l'ambasciata americana sia stata trasferita a Gerusalemme? Non erano già
ottimi i rapporti con Trump? Non vi sentivate abbastanza sicuri della
vostra capitale? «Noi non abbiamo mai avuto
nessun'altra capitale dall'inizio della storia di Israele, anzi
dall'inizio della storia ebraica: Gerusalemme è la nostra capitale da
3000 anni, siamo solo tornati a casa. Ed è così evidente, così
testimoniato in mille pietre e libri che proprio per questa evidenza
negata abbiamo sofferto: a nessun altro popolo è mai stato negato il
diritto di decidere quale sia la sua capitale. Oggi finalmente ci
sentiamo soddisfatti». [...]
Quello spirito di Israele fatto di sangue e genio adesso vive nei bambini
(Gerusalemme) Sottile, chiara come il sole, bionda come una fata, Ivanka è scesa dall'aereo che l'ha portata col marito Gerald Kushner e con i maggiori dignitari americani a realizzare il sogno che oggi, per Israele, diventa realtà: Gerusalemme viene riconosciuta dagli Stati Uniti come capitale dello Stato d'Israele. Ma non è lei l'idolo dei giovani: si chiama Netta Barzilai, è corpulenta, anzi molto grassa, truccata come una strega con due virgole nere dagli occhi alle tempie, gli abiti colorati stretti sulle gambone che vogliono straripare, e sabato ha vinto, sì, ha vinto contro decine di Paesi di tutto il mondo l'Eurovisione che si svolgeva quest'anno a Lisbona. La canzone,"Toy", è quanto di più femminista si possa disegnare, una dichiarazione di indipendenza definitiva: "I am not your toy", non sono il tuo giocattolo. Di più: sono Netta, un'israeliana della cittadina di Hod HaSharon, poco a nord di Tel Aviv, 25 anni, 4 anni di militare, un straripante personalità carismatica nonostante il fisico, una musicalità indubbia, con toni di voce fra il roco e l'urlato, come Janis Joplin, cui evidentemente si ispira. La sua estraneità fisica agli stereotipi sfotte e stuzzica chi è normale, e trascina chi come lei si sente "diverso".[...]
Trent'anni dopo, ecco la rivincita di Netanyahu
Gerusalemme vibra di gioia in queste ore, e anche Netanyahu. Si preparano fuochi d'artificio sulla città di David, le strade sono ornate di fiori, il consolato americano si sta trasformando in ambasciata. Benjamin Netanyahu oltre al fragore della solita battaglia che lo accompagna da quando nel 1967 tornò dagli Stati Uniti a 18 anni per arruolarsi nelle unità speciali in una guerra di difesa da cui non si è mai più, in un modo o nell'altro, riposato, sente però adesso anche il respiro dell'apprezzamento, del pensiero positivo, del sorriso che il mondo nega al suo Paese anche quando ha ragione da vendere nella difesa dei suoi cittadini. Adesso non è così: persino l'Ue, dopo che Israele ha risposto all'incursione iraniana, ha riconosciuto il suo diritto a difendersi. Trump ha strappato il patto con l'Iran contro cui Netanyahu si è battuto solo contro tutti per trent'anni; l'Europa non vuole, ma dà molti segni nei discorsi di Macron e Merkel di cominciare a capire che non bastano i proventi degli affari per renderlo potabile. [...]
È guerra Israele-Iran in Siria. Raid dopo i razzi di Teheran
Qassem Suleimani il mitologico generale delle Forze Quds che guida l'espansione imperialistica dell'Iran e la sua acquisizione di missili balistici circondato da fama e da paura, in queste ore probabilmente si pone domande molto difficili sul seguito della breve guerra del Golan, Per la prima volta nella storia, con tracotanza estrema, dalla Siria la Guardia Rivoluzionaria ha firmato un attacco di razzi contro l'odiata Israele. Suleimani aveva promesso una vendetta per l'attacco alla Base militare T da cui l'Iran aveva lanciato su Israele un sofisticato drone armato ricevendone una risposta che aveva distrutto la base e ucciso sette dei suoi uomini. E l'ha fatto, e forse non per caso, il giorno dopo la cancellazione del patto sul nucleare da parte di Trump, che sta anche per riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Una guasconata a più dimensioni, che però non ha funzionato: l'Iran adirato, odiatore, che ha minacciato una furiosa risposta a Trump e la solita distruzione di Israele, spara 20 razzi russi, di cui 16 non riescono a passare il confine e ad entrare in Israele, mentre lo scudo di difesa ne blocca tre nel cielo. [...]
Israele, venti di guerra. Rifugi antiaerei riaperti
Più diretto e duro di così non avrebbe potuto essere, senza giri di parole ha cancellato l'accordo con l'Iran, con il ritorno totale delle sanzioni, la definizione di quel Paese come di un centro di terrore imperialista, in cui persiste il disegno atomico, la forza distruttiva in Medio Oriente e nel mondo. Ha spiegato che se l'avesse lasciato in piedi, avrebbe costituito la premessa di un caos permanente, e dopo averlo descritto ha annunciato che il Segretario di Stato Pompeo era in quel momento in viaggio per la Corea dove avrebbe preparato un nuovo accordo, e ha alluso anche a un magnifico futuro di pace per il popolo iraniano se si libererà dal regime che lo opprime.
In Israele Netanyahu dopo un discorso di congratulazioni ha invito all'Iran a restare tranquillo, dato che seguitano a arrivare notizie di un'intensa preparazione di missili al nord in Siria nelle basi iraniane. E sarà in previsione della vendetta promessa per l'attacco alla base T4 in Siria da parte, la rabbia per l'uscita di Trump: comunque, ieri sera Israele ha fatto aprire tutti i rifugi antimissile sul Golan. Vista da Israele, la decisione di Trump è la conclusione di una battaglia campale infinita che Netanyahu si è sobbarcato, in cui è stato vituperato e trattato da guerrafondaio. Visto dal Medio Oriente intero, è una rivoluzione, una svolta che induce tutti a prepararsi alla difesa, o all'attacco, o al ripensamento. E' un gesto di rottura che ristabilisce una leadership americana, nega che ciò che è stato comunque sarà, e affossa una vacca sacra del liberalismo obamiano diventato legge. Anche l'Europa ne uscirà trasformata, costretta a risparmiare qualche sorriso per quei dittatori guerrafondai ora identificati come tali.[...]
Allarme di Israele «L'Iran è pronto a colpirci»
L'Iran pianifica di attuare in tempi brevi la sua vendetta dopo gli attacchi delle ultime settimane alle sue postazioni militari in Siria e di lanciare missili sul nord d'Israele. La provenienza militare segreta rende molto affidabili le informazioni affidate ad un canale televisivo. Schiere di missili terra-terra vengono armati per colpire soprattutto, sembra, strutture militari, e la cura ne è probabilmente affidata a Hezbollah o a altri amici intimi, presenti in forza, della Repubblica degli Ayatollah.
Questo per potere, dopo il colpo, negare la responsabilità di Teheran in prima persona: ma il comando dell'operazione è in prima persona delle "Guardie della Rivoluzione", l'intraprendente braccio armato dell'Iran più deciso a una politica espansionistica. Il capo della forza speciale in loco è Ali Ajiazade, agli ordini dello stratega principe della conquista iraniana del Medio Oriente, il generale della "Forza Quds" Qasem Suleimani. I precedenti dell' operazione di guerra sono nell'Operazione israeliana su territorio siriano quando sono state rase al suolo due strutture importanti per il disegno egemonico iraniano: la prima il 9 febbraio, quando, dopo che un drone carico di esplosivo era stato atterrato e la sua sofisticata base operativa identificata, fu bombardata la struttura di controllo detta T4, e vennero uccisi 7 iraniani. Un aereo dell'aviazione israeliana fu atterrato e i piloti si salvarono. Poi, due settimane fa, vicino a Homs, è stata distrutta la grossa base di missili a lunga gittata sempre operata dagli iraniani, e ci sono stati altri morti. ...]
L'Occidente e la cecità su Abu Mazen
Il Medio Oriente, come la punta dell'Everest, fuoriesce sempre da un mare di nuvole. Sono le nuvole di bugie di cui l'Europa e gli Stati Uniti coprono, per non vederlo, un panorama carico di violenza, di odio anticristiano e antiebraico. Solo un calore rovente e inconsueto di verità può farle svanire: questo è accaduto nei giorni scorsi, abbagliando l'opinione pubblica. Due episodi hanno provocato il cambiamento di panorama, e costringono l'Occidente a correre a comprare gli occhiali da sole: le rivelazioni del Primo Ministro israeliano Netanyahu, dopo che il Mossad ha sottratto all'Iran, che li aveva religiosamente catalogati, 100mila "file" sull'arricchimento dell'uranio e li ha trasportati miracolosamente in Israele; e le dichiarazioni antisemite, ignoranti, antistoriche di Abu Mazen.[...]
Abu Mazen antisemita: "Ebrei causa della Shoah coi loro comportamenti"
Netanyahu show in tv: "L'Iran ha mentito, vuole cinque atomiche"
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Non confondiamoci: nel giorno in cui si deve celebrare la Liberazione ad opera della Resistenza, un'unica notizia domina la cronaca italiana e tutto il resto, dichiarazioni e indici puntati, è fuffa: i titoli sono per la caccia agli ebrei (a Milano), la loro messa al bando (a Roma), la proclamazione della bontà dello sterminio (alla Risiera di San Saba), la delegittimazione dello Stato d'Israele, l'esaltazione del Bds, l'intento di annichilire l'ebreo collettivo, lo Stato ebraico. Tutto questo si chiama antisemitismo, e naturalmente, vi stupite di questo? Unisce i suoi accoliti soprattutto di sinistra, ma anche di destra, intorno alla bandiera palestinese. Questo, in un quadro europeo compatto, in cui i berlinesi fanno una manifestazione con la kippà col respiro sul collo di quel fantasma del passato che ormai non accetta più di essere esorcizzato (e non lo sarà nemmeno questa volta, sono state molto più significative in Germania le manifestazioni in cui si urlava di nuovo morte agli ebrei, e questa volta con la bandiera degli Hezbollah); in cui i francesi considerano ormai gli omicidi e le aggressioni antisemite come fatti quotidiani, e gli intellettuali raccolgono melanconiche firme mentre Macron spiega che la Francia non sarebbe più la stessa senza gli ebrei, che per fortuna intanto fanno la valigia; in cui gli inglesi hanno oggi a capo della propria nobile sinistra storica, il Partito laburista, un’antisemita integrale amico del terrorismo. Perché, conoscete Corbyn per qualche altra caratteristica? E la campana suona anche dall'America dove Farrakhan, fotografato sorridente con Obama, annuncia nell'indifferenza generale che per gli ebrei siamo agli ultimi giorni, e li denomina forza satanica.[...]
