Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Netanyahu show in tv: "L'Iran ha mentito, vuole cinque atomiche"

martedì 1 maggio 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 01 maggio 2018

Su un palcoscenico su cui erano state poste le copie dell'archivio atomico che, con mitologica abilità, il Mossad ha trafugato da Teheran e ha trasportato a Gerusalemme, 55mila pagine, 183 dischetti, mezza tonnellata di materiali, Benjamin Netanyahu ha ieri sferrato uno spettacolare fendente contro lo Stato Islamico. "In questi materiali", ha detto in inglese perché il mondo lo capisse bene, "c'è il programma segreto, sempre negato, per costruire la bomba atomica iraniana". Certo, in linea di massima tutti sanno che l'Iran aveva seguitato ad arricchire l'uranio per i venti anni in cui ha seguitato a negarlo: ma nessuno aveva mai  visto, nero su bianco, come il piano conservato in archivio nel distretto di Shorabad mettesse in fila, proprio mentre sia Khamenei che Zarif dichiaravano di non avere intenzione di costruire l'atomica, tutte le sue tappe: dalle centrifughe ai mezzi balistici di trasporto, all'espansione della gittata dei missili nucleari, all'integrazione delle testate con i missili, al piano di sperimentazione nucleare per il quale erano state identificate tre zone in Iran. Si chiamava "Progetto Amad" ed era diretto da Mohser Fahrizadeh. E questo nome, ha fatto notare Netanayahu, è oggi di nuovo sulla cresta dell'onda del progetto di sviluppo energetico SPNN. In una parola, Bibi ha ripetuto: l'Iran mente, ha mentito, mentirà. E adesso che il mondo sta riconsiderando l'accordo, sa come questo sia sfacciatamente avvenuto. .[...]

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venerdì 27 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 aprile 2018

Non confondiamoci: nel giorno in cui si deve celebrare la Liberazione ad opera della Resistenza, un'unica notizia domina la cronaca italiana e tutto il resto, dichiarazioni e indici puntati, è fuffa: i titoli sono per  la caccia agli ebrei (a Milano), la loro messa al bando (a Roma), la proclamazione della bontà dello sterminio (alla Risiera di San Saba), la delegittimazione dello Stato d'Israele, l'esaltazione del Bds, l'intento di annichilire l'ebreo collettivo, lo Stato ebraico. Tutto questo si chiama antisemitismo, e naturalmente, vi stupite di questo? Unisce i suoi accoliti soprattutto di sinistra, ma anche di destra, intorno alla bandiera palestinese. Questo, in un quadro europeo compatto, in cui i berlinesi fanno una manifestazione con la kippà col respiro sul collo di quel fantasma del passato che ormai non accetta più di essere esorcizzato (e non lo sarà nemmeno questa volta, sono state molto più significative in Germania le manifestazioni in cui si urlava di nuovo morte agli ebrei, e questa volta con la bandiera degli Hezbollah); in cui i francesi considerano ormai gli omicidi e le aggressioni antisemite come fatti quotidiani, e gli intellettuali raccolgono melanconiche firme mentre Macron spiega che la Francia non sarebbe più la stessa senza gli ebrei, che per fortuna intanto fanno la valigia; in cui gli inglesi hanno oggi a capo della propria nobile sinistra storica, il Partito laburista, un’antisemita integrale amico del terrorismo. Perché, conoscete Corbyn per qualche altra caratteristica? E la campana suona anche dall'America dove Farrakhan, fotografato sorridente con Obama, annuncia nell'indifferenza generale che per gli ebrei siamo agli ultimi giorni, e li denomina forza satanica.[...]

Ma agli Ayatollah nessuno sconto

mercoledì 25 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 25 aprile 2018

No, la storia finge di insegnare che i diritti umani devono essere rispettati e che la loro violazione estrema, come impiccare gli omosessuali o lapidare le donne, è in diretta relazione alla politica estera. Ma poi non funziona. L'Europa sembra aver imparato che un dittatore integralista finirà per perseguire il genocidio. Ma non va. Così Macron, che d'un tratto indossa la sua giovanile baldanza come una leziosità da salotto parigino, ha visitato Trump nella parte di Chamberlain, il Primo Ministro inglese che dopo aver fatto un accordo fatale con la Germania, fu sostituito per l'indomita volontà di Churchill. Qui però non c'è nessun Churchill in vista: anzi, anche la Merkel col passare degli anni dai suoi sensi di colpa ora trae la fantasmagorica pretesa che un cattivo accordo è meglio di niente. Per ora, nonostante l'eccessiva affettuosità (due baci sulle gotone di Trump!) del Presidente francese in visita dal Presidente americano, l'atteggiamento di Trump è stato inequivoco: questo JCPO deve essere disfatto, oppure, come dice Pompeo, rivisto. Sembra che Macron chieda un rinvio della decisione rispetto al 12 maggio in cambio di una decisione europea di rivedere il "sunset" ovvero la ridicola decisione di consentire la ripresa dell'arricchimento atomico dopo dieci anni. [...]

Israele festeggia i suoi 70 anni. Nonostante guerre e nemici

mercoledì 18 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 18 aprile 2018

Costa, costa un prezzo enorme; i confini, la capitale, una bandiera, una lingua, costa essere liberi nella propria terra come dice l'inno nazionale. Fino a oggi, ‘70esimo anniversario della nascita dello Stato d'Israele è costato 23.645 vite di soldati, poliziotti e vittime del terrorismo. Eppure l'82 percento degli israeliani è fiero di esserlo, l'‘81 definisce il proprio Paese "un posto in cui è bello vivere". Eppure il Paese festeggia dopo aver ricordato i suoi eroi uno a uno: madre per madre, fratello, amico, fidanzata condividono immagini e parole per 24 ore prima di entrare nella festa. E' un'immensa elaborazione collettiva, organizzata con l'aiuto di gruppi, psicologi, assistenti, che si occupano sempre solo di questo. Il numero delle vittime è enorme in una società democratica, fatta per vivere, dove ogni bambino è l'idolo della famiglia, ci sono troppi eroi rispetto ai numeri piccoli anche se in crescita verticale: all'inizio 806mila cittadini, oggi moltiplicati per otto, 8 milioni 842mila, avendo assorbito 3 milioni e duecentomila immigrati. Una bella percentuale per chi non aveva una lira ed è circondato da nemici. Sono cifre incredibili, tutto è più grande della vita, come si dice in inglese.[...]

Il pressing di Israele per convincere gli alleati: "Il vero nemico è l'Iran"

lunedì 16 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 16 aprile 2018

Il possibile, non confermato, attacco israeliano alla base iraniana a gestione Hezbollah, Jabal Azzan nella zona di Aleppo, è stato un "bum" quasi in sordina rispetto alla gran confusione trumpiana. Invece è il botto che potrebbe disegnare più di ogni altro il futuro bellico dopo l'attacco americano alle strutture chimiche di Assad.  Sabato notte una grossa, forse la maggiore base armata delle forze straniere in Siria, il sito di rifornimento degli amici di Assad, è diventata cenere, e ci sono anche un paio di decine di morti. Un'esplosione casuale? E' stata Israele? Non si sa nulla. Anche gli Hezbollah dicono "se c'ero dormivo": troppa confusione in giro. Tutti preferiscono protestare, e fra loro i peggiori violatori di ogni regola di civiltà, per l' "effrazione delle norme internazionali" per l'attacco della coalizione. E così ha seguitato a fare anche ieri il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e persino Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah.[...]

L'Occidente si è risvegliato. E adesso concluda il lavoro

domenica 15 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 15 aprile 2018

Assad, quando nella sua prima reazione all'attacco dei 100 Tomahawk ha parlato dell'attacco subito come di un segnale del "fallimento dell'Occidente" ha senza volere toccato un punto sensibile, alla rovescia. Si tratta piuttosto di un improvviso risveglio: America, Francia, Inghilterra, fari della storia della democrazia, baluardi della proibizione di fare strame di esseri umani successiva alle guerre mondiali, registrata in tanti trattati e istituzioni, hanno agito insieme in una missione di giustizia: punire e proibire l'uso di armi chimiche e biologiche. La storia delle armi venefiche è scritta in tante immagini di soldati con povere maschere nelle trincee d'Europa, nelle camere a gas dei nazisti, nella strage di iraniani fatta dagli iracheni in guerra, dai missili di Saddam Hussein al Popolo ebraico dopo l'attacco americano del ‘91 (gli israeliani dispongono sempre di maschere antigas pronte all'uso), e adesso ecco i bambini neonati siriani che, e non per la prima volta, cercano di respirare piangendo.[...]

L'Europa spaccata sulla Siria. Solo Macron e May in guerra

venerdì 13 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 13 aprile 2018

Ogni ora potrebbe essere quella in cui si decide se i missili americani colpiranno gli obiettivi siriani. Ma non è detto che sia quella fine del mondo che viene profetizzata dalla maggior parte dei giornali e delle tv. E' vero, Donald Trump grida, scrive per twitter risoluzioni che andrebbero presentate con la giacca e la cravatta, minaccia, usa espressioni poco fini all'orecchio educato dei giornalisti e degli intellettuali europei. Ma su questo piove un giudizio politico esagerato e minaccioso, poco elaborato di fatto, e quindi, in una parola, molto conformista. L'Europa si muove con più cautela ma capisce che Trump ha ragione quando minaccia di colpire Assad: la Germania resta fedele al suo storico ritegno post guerra mondiale, e la Merkel promette solo di "segnalare" l'uso di armi chimiche, ma Macron, anche se ancora non ha deciso lascia pensare che al solito la Francia mobiliterà l'esercito, e Theresa May ha spostato i suoi due sottomarini verso la Siria. L'Italia senza governo, dice amenità, Salvini tiene per la Russia, e Di Maio vuole "mettere in moto le diplomazie". Eh sì. [...]

Otto missili, l'aria diventa bollente, Salman e i sunniti con l'Occidente

martedì 10 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 aprile 2018
 
Ci sono voluti due jet fighter F15 (probabilmente, e "secondo fonti straniere", Israele tace) e i loro otto missili sparati all'alba perché, almeno per una parte, il macellaio Assad ricevesse una sventola dopo le sue stragi di bambini. All'inizio tutti hanno parlato di reazione americana, dato che Trump aveva fatto la voce grossa; poi si è suggerito che fosse stata la Francia. Ma mentre l'ONU e l'UE si riempivano di esclamazioni di orrore e gli schermi tv delle immagini di quei bambini piccolissimi in preda alle sofferenze del gas che in molti casi li ha portati alla morte, diventava chiaro che né la Francia né gli USA avevano agito. E c'è da credere alla smentita di Trump: avrebbe avuto tutto l'interesse a contraddire la sua inutile dichiarazione sulla decisione di lasciare la Siria, che poi si è rimangiata. Invece, probabilmente il gesto valoroso l'ha compiuto Israele, da solo, per necessità e per scelta.[...]

Il nuovo asse imperialista riunito per spartirsi la Siria

giovedì 5 aprile 2018 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 aprile 2018

E' davvero la nemesi di ogni processo di pace il fatto che le sciagure della Siria  e la sua risoluzione siano finite ieri nelle mani del gatto, Tayyip Erdogan, la volpe, Hassan Rouhani e il padre nobile, Vladimir Putin. Che foto opportunity, il mondo del nuovo imperialismo in una sola foto. Il loro incontro ad Ankara ieri ha disegnato una soluzione un coacervo di interessi acuti e contrastanti, e una volontà evidente di spartizione. Il tutto, segnato dalla bambinesca soddisfazione, peraltro autorizzata dal grande assente, che l'America di Trump sia fuori dal giuoco, errore che Trump ancora non ha capito quanto sia grande, poiché consente l'espansione dei suoi peggiori nemici in un'area volatile e pericolosissima. Trump ha annunciato il suo desiderio di salpare definitivamente le ancore, abbandonando Curdi, Yazidi, sunniti dissidenti, cristiani… Nelle mani del trio.[...]

Il dilemma di un Paese e la sua storia

martedì 3 aprile 2018 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 03 aprile 2018

Dovevano andare in Ruanda e in Uganda, e poi a Israele non è bastato il cuore di mandare quelle donne coi bambini in braccio, quegli uomini affaticati e impauriti ad affrontare di nuovo la fame e il pericolo di vita. Netanyahu ha scelto la via dei Paesi occidentali per 16mila di loro; altri 16 mila, specie le famiglie coi bambini, resteranno in Israele. Perché? Il perché non è tanto nelle proteste popolari anche se ora i movimenti che in questi anni sono scesi in pizza si vantano.

Il motivo sta in quelle immagini stampate nella mente di ogni ebreo che si rispetta, immagini delle navi rimandate indietro coi profughi in fuga dalla Shoah, rimandati indietro a morire; il motivo sta nelle immagini dei primi pionieri che in Israele sono arrivati con mezzi di fortuna, senza un soldo e senza un vestito, accolti senza pietà a forza di bombe e fucilate. E a chi chiede se non è sbagliato domandare  ad altri Paesi di fare un sacrificio che non si vuole fare in prima persona, la risposta è questa: è semplicemente impossibile per Israele aprire le porte coi suoi otto milioni di abitanti in parte arabi stipati sulla minuscola striscia di terra assediata dal mondo circostante all'immigrazione a un fenomeno che come ha detto Netanyahu, travolgerebbe lo Stato democratico e ebraico.[...]
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