Il Giornale
Abu Mazen minaccia (e bluffa) «Stop a tutti gli accordi di pace»
giovedì 21 maggio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 21 maggio 2020
Mahmoud
Abbas, al secolo Abu Mazen, ha un'ambizione chiara: essere ricordato
come Arafat, l'uomo che ha vissuto per trascinare parte del mondo in uno
scontro frontale con Israele, con lo scopo di destrutturane le alleanze
internazionali, prima fra tutte quella con gli Stati Uniti, e la sua
stessa legittimità. Così, con un ennesimo "armiamoci e partite" che
ancora, finché scriviamo, non ha effettività pratica, ha giurato con un
discorso urlato di voler cancellare ogni tipo di accordo con Israele.
Gli USA avvertono Israele della minaccia cinese
lunedì 18 maggio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 18 maggio 2020
Ci mancava solo la strana morte del 52 enne ambasciatore cinese Du Wei trovato esanime nella sua villa per incrementare i grattacapi sulla questione cinese a Gerusalemme: un energetico personaggio ligio a Xi Jinping, e che d'un tratto, dopo la visita di Pompeo due giorni fa e un seguito di furiose dichiarazioni contro il Segretario di Stato, lascia questa Terra. Un serial di Netflix sul Mossad e la Cina sarà certo già per strada.
Inchino del governo allo jihad
martedì 12 maggio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 12 maggio 2020
La
libertà di religione e di opinione non c'entrano con la scelta di
Silvia: si tratta di accettare, comunque la si travesta, l'opzione di
distruggere l'Occidente con le sue libertà dopo un training ideologico
di quasi due anni in cui si è ripetuto che si deve scegliere la morte
sulla vita. Questo è il mantra che ripete il mondo in cui la ragazza
italiana rapita è stata indottrinata, non risulta che in parallelo abbia
frequentato una scuola di Islam moderato.
Proveniente
da quell'ambito Silvia dopo 536 giorni di prigionia nelle mani dei
terroristi di al Shabaab e un prezzo forse di 4 milioni pagato dal
governo italiano, è scesa dal volo da Mogadiscio incartata nel jilbab.
Avrebbe potuto giungere almeno vestita come Silvia faceva, dato che
l'abito in certe occasioni fa il monaco, e lo si indossa a seconda delle
circostanze. Poiché la consideriamo un essere intelligente e volitivo,
dobbiamo pensare che abbia usato il suo corpo per violare l'icona in
base alla quale l'Italia ha combattuto una battaglia di servizi segreti
italiani e turchi per 18 mesi.
Israele oltre l'emergenza. Al via negozi, asili, hotel
giovedì 7 maggio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 07 maggio 2020
Israele, con la maschera e i guanti, si avventura nello sconosciuto mondo della ripresa. Per ora si può dire che abbia attraversato il fuoco alla grande: con circa la stessa popolazione della Svezia, sui 10 milioni, ha avuto 237 morti (su circa 10mila malati) contro 2500; il Belgio, che conta 11 milioni di abitanti, purtroppo ha subito 7500 lutti, 34 volte quelli di Israele. E da questo fine settimana si ricomincia con preoccupazione e speranza, a vivere: ci si può avventurare sui mezzi pubblici lontano da casa e persino fuori città; il lavoro riprende negli uffici, nei negozi,e nelle officine, sempre con numeri chiusi e cautele; così anche le riserve naturali si può andare al mare senza fare il bagno, da un paio di giorni si può andare dai nonni, ma senza abbracciarli; in uno spazio aperto 20 persone possono riunirsi; domani riaprono, oltre i negozi di strada, anche i grandi centri acquisti e gli alberghi. E mentre già le scuole sono tornate domenica scorsa a funzionare per la gran parte, fra due giorni si riaprono persino gli asili. Tutto con restrizioni, distanziamento, igiene e mascherine. E anche con molta confusione, la gente qui come ovunque insiste per aver chiarimenti ulteriori.
La settimana santa nella Terra Santa tra lacrime dai balconi e baci su Skype
lunedì 6 aprile 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 aprile 2020
Perchè questa sera è diversa da tutte le altre? Quest'anno, mercoledì sera quando, come ogni anno, comincia la Pasqua ebraica con queste parole, ci verrà da piangere e da ridere insieme chiedendolo. E ci guarderemo in faccia; e certamente diremo l'uno all'altro "tutto". A tavola alla "grande" cena siederemo in pochi, pochissimi, distanziati, collegati su Skype con le famiglie che avrebbero dovuto sedere con noi. Ma c'è poco da fare: questa è la Pasqua con Corona. Nella notte oscura e senza rumori di Gerusalemme, ognuno ripercorrerà sulla "Agadà" la via della libertà del Popolo Ebraico guidato da Mosè fuori dall'Egitto.
A Gerusalemme, siamo in tanti: per i cristiani la Settimana Santa è stravolta. Chiusi dentro il Santo Sepolcro, nella Città Vecchia, gli 11 frati che possono uscire solo quando il custode musulmano fa girare la chiave millenaria nel portone, sanno che fuori non li attenderà la solita folla che viene da tutto il mondo, ma un gruppetto sparuto di clerici autorizzati, fra cui l'arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, che cerca di tenere aperto col cuore ciò che non può col corpo, niente processioni o messe di folla. Povero Pizzaballa, è dalla peste del 1349 che il santo Sepolcro non veniva chiuso. E' toccato a lui fronteggiare la pandemia. Le strade punteggiate dai negozietti arabi sono color pietra, niente cocci colorati, magliette, monili, arazzi ricamati. Gerusalemme è aperta nei cuori, ma le strade che sempre nei giorni di Pasqua, che quasi sempre coincidono, splendono, gridano, vendono, sentono il gelo dell'assenza di ebrei e cristiani, del vuoto, del silenzio, del pericolo del virus. La Via Crucis nei vicoli, la Città Vecchia ornata delle statuine che Papa Francesco ha voluto per segnare le stazioni, deve rinunciare alle folle, cattoliche adesso e fra una settimana greco ortodosse, che camminano cantando e pregando con croci di legno che ricordano la passione di Cristo. Le lacrime per Gesù sono rimandate, o sublimate. Il Santo Sepolcro è stato visitato ieri da Pizzaballa, cui è concesso di dire messa nel luogo sacro. [...]
È la rinascita delle nazioni
martedì 31 marzo 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 31 marzo 2020
Quel mondo della pubblicità e della tv (purtroppo) non esiste più nella realtà
domenica 22 marzo 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 22 marzo 2020
Sono mondi che non esistono più: noi li osserviamo con simpatia, o sufficienza, o con ammirazione... Ma sappiamo che li guardiamo da una finestra da un mondo trasformato, diverso, in cui la testa, le mani, il cuore, funzionano secondo criteri che non sono quelli con cui, guardando, sentiamo all'unisono. Il fatto è che adesso invece viviamo una situazione di sdoppiamento inconscio, nell'illusione, nell'attesa, nella trepida speranza, che il mondo rappresentato per la maggior parte del tempo sui media (quando non si affronta il tema del coronavirus in varie forme) réclame, film, spettacoli col pubblico, palcoscenici su cui ci si avventa felicemente abbracciandovi o dandoci la mano, sia ancora il nostro. [...]
"La privacy? Meglio restare vivi"
venerdì 20 marzo 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 20 marzo 2020
E' molto difficile misurare sulla maledetta bilancia del coronavirus i due pesi del pericolo di vita e del pericolo per il sistema di vita che abbiamo costruito nei secoli e che si chiama democrazia. Un sistema che ha mostrato sovente limiti importanti, ma che adesso si presenta ai minimi termini, tant'è vero (peccato, ma siamo contenti per i cinesi) che l'unico Paese in cui il morbo dà tregua è la Cina, una dittatura spietata.
Adesso diamo evidenti segnali di ammirazione per la sua abilità, come all'inizio e nel mezzo dell'espansione del morbo si è resa evidente la nostra soggezione. Sarebbe ora inutile negare che la segregazione e la violazione di tutti i diritti, fra cui quello della privacy, abbiano contribuito alla ripresa cinese.
Lotta al virus, lotta per la libertà
sabato 14 marzo 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 14 marzo 2020
Quando
ero piccola il corpo reale non era sostituibile col cyberspace. Adesso
il computer, lo smartphone, cercano di compiere la magia: allora, quando
mio padre era trattenuto nella Polonia comunista e il confine era
invalicabile, noi, mamma e figlie, non potevamo vistarlo né lui poteva
raggiungerci; solo un telefono nero su un tavolino a Firenze era tutto
quello che travalicava la separazione che durò ben quattro anni.
Quando
ci ritrovammo alla stazione di Firenze e lui arrivò trasfigurato,
magro, portando in regalo delle corone di funghi secchi e delle bambole
di legno, niente restò uguale. La vita che era enormemente cambiata con
la sua lontananza cambiò alle radici con la sua vicinanza. Fu illuminata
dalla libertà dell'uomo di andare, di muoversi, di scegliere il luogo
in cui essere, in compagnia di chi vuole. La dichiarazione Universale
dei Diritti dell'UOMO ne parla all'articolo 13 , "ognuno ha il diritto
di lasciare qualsiasi Paese e di ritornarci".
sabato 14 marzo 2020 Il Giornale 0 commenti
