Il Giornale
Obiettivo raggiunto, tregua a breve
martedì 18 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 18 maggio 2021
Gerusalemme Secondo una logica che può rovesciarsi ad ogni minuto per qualche evento drammatico (e ne accadono) vedremo, ma lo diciamo con cautela, un cessate il fuoco nei prossimi due o tre giorni: avverrà senza una foto della vittoria da nessuna parte, con una sconfitta non ammessa da parte di Hamas, e solo quando Israele potrà garantire un sostanziale periodo di pace. Un cessate il fuoco, con conseguente tregua ideologica: fa bene che alla televisione israeliana ad ogni interruzione dalle notizie di rovine e missili, fianco a fianco, in camice, infermieri e medici arabi e ebrei, tutti israeliani,appaiono ripetendo : insieme noi salviamo la vita. E dopo, vediamo altri negli uffici, nelle banche, nei negozi, come siamo abituati qui a Gerusalemme e nel resto di Israele a vedere dal vivo: insieme, viviamo. Stessi diritti, stessa rappresentatività nelle istituzioni, stesse difficoltà in un Paese speciale e vivo, ma difficile, caldo di temperatura e anche, adesso di missili. Ognuno di loro, ognuno di noi, si domanda in queste ore quando questo scontro con Hamas e quello sulla sua scia si interromperà. Nessuno spera che finisca per sempre: la chiamata alle armi islamista contro il popolo ebraico è cominciata da settant’anni, quando tornava a casa da un esilio forzato e rovinoso, popolo indigeno irriconosciuto.
Questo ne è un capitolo. Questo cessate il fuoco non risponderà a domande ideologiche, né alle pressioni internazionali. Si avrà quando Israele potrà promettere ai suoi cittadini, alle famiglie del sud tormentato ogni giorno ma anche a quelle di Gerusalemme e di Tel Aviv, che non dovranno più strappare dal letto i bambini e correre nel rifugio, che le loro case non saranno distrutte, che sarà possibile andare a scuola o al lavoro. Questo è l'obiettivo, tutto il resto sono sciocchezze, il dominio delle Moschee, la pulizia etnica, l'apartheid... Ma nella verità dei fatti, si tratta di togliere a Hamas la possibilità di aggredire Israele, e i fatti non escludono una rapida conclusione. In queste ore Hamas starebbe cercando mediazioni segrete tramite l'Egitto e il Qatar per concludere uno scontro che tuttavia aveva preparato molto a lungo e che ha lanciato solo quando ha intravisto una vera possibilità incendiaria, ma che, a questo nono giorno di guerra, si può dire non gli vada a segno. I segni sono chiari anche se ancora bombarda i civili israeliani e riesce a ferire e distruggere: infatti la sua ricchezza è quella della quantità e la differenziazione di missili ancora nascosti in tutta la Striscia fra cui il grosso "Aiyash", che raggiunge i 250 chilometri di gittata, autoprodotto, di cui però si sono visti pochi esemplari. Tuttavia la svariata dislocazione dei razzi e missili e dei centri decisionali di lancio negli edifici civili obbliga l'attacco dall'aria dell'IDF, per altro sempre annunciato ai cittadini perché escano dalle case. [...]
E nel caos Netanyahu torna centrale
lunedì 17 maggio 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 17 maggio 2021
Israele ha fretta di finire. Ma Hamas vuole la Jihad
domenica 16 maggio 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 16 maggio 2021
Gerusalemme Nelle
ultime ore, al quinto giorno di guerra, gli attacchi a Israele si sono
moltiplicati e differenziati: provengono ormai non solo da Gaza, da cui
sono seguitati a piovere i missili fino a Tel Aviv, ma dai territori
dell'Autorità Palestinese, dal Libano, dalla Siria, e assumono la veste
di grandi manifestazioni in molte parti del mondo, come a Londra, con
bandiere palestinesi e urla di odio anti-israeliano e antisemita.
Ci
sono due strategie opposte sugli scopi da raggiungere. Da una parte,
Israele ha un obiettivo relativamente chiaro: togliere ad Hamas la
possibilità di costringere i suoi cittadini nei rifugi, fra perdite
umane e rovine. Non scalzarlo dal potere ma bloccare le potenzialità
belliche dell'organizzazione terrorista per un pezzo. Per questo usa le
forze aeree in modo da distruggere i nidi di missili, gli uomini che li
comandano e operano. Una volta raggiunto questo obiettivo, come ripetono
gli israeliani, la guerra è finita.
Dall'altra
parte però, e questo aumenta l'impegno anche bellico di Israele, la
strategia di Hamas non è affatto di concludere. Può, sì, offrire un
cessate il fuoco finché le convenga di nuovo spedire i cittadini di
Israele nei bunker. Ma alla lunga Hamas ha uno scopo strategico scritto
in tutti i suoi documenti e i suoi discorsi e azioni, che è quello della
Guerra Santa. Su questo lavora da quando ultimamente gli se ne è
presentata la possibilità. Mi dice un palestinese da Ramallah sotto Abu
Mazen: "Mai si è sentita così forte l'influenza di Hamas, i suoi uomini
fanno arruolamenti continui, e quello che era un tempo di Fatah sta
cadendo nelle mani di Hamas". [...]
Spettri in Israele tra invasione e guerra civile - L'incubo della guerra civile tra vicini di casa
venerdì 14 maggio 2021 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 14 maggio 2021
Gerusalemme La
guerra è su due fronti: ormai oltre alla pioggia di missili un feroce
scontro interno fra cittadini ebrei e arabi tormenta Israele. Certo, i
missili di Hamas non distinguono fra cittadini israeliani dell'una o
dell'altra etnia o religione: Khalid e Nadin Awad, un padre di 56 e la
figlia di 16 anni, arabi, sono stati uccisi insieme a Lod da un missile
proprio come il bambino di cinque anni ebreo che ha lasciato la vita
mercoledì a Ashdod proprio nello stesso modo. Ma episodi come questi
ormai corrono paralleli alla frattura della vita quotidiana dei
cittadini di Lod, Acco, Kfar Kassem, Jaffa, Bat Yam... E cento altre
cittadine. "Il mio caro vicino arabo" -racconta una donna ebrea di
Acco- “non mi guarda più negli occhi dopo tanti anni di buoni rapporti,
né io a lui. L'ho visto dalla finestra dare fuoco alla mia macchina qui
nel parcheggio".
Ci sono ebrei che tolgono la
mesusà, la benedizione della casa, dalla porta, perchè gli arabi non
sappiano. Vetrine sfondate, inseguimenti e tentativi di linciaggio, e
gruppi di giovani ebrei che diventano violenti bulli, c'è di tutto: in
un grande ospedale Assaf ha Rofè, gli arabi hanno assalito medici e
infermieri ebrei chiamandoli "collaborazionisti", un ebreo è stato
pugnalato stamani a Acco per strada verso la sinagoga, c'è chi,
terrorizzato, lascia la città e cerca ospitalità altrove...
Intervista a Yossi Kuperwasser - «Hamas ha ingaggiato lo scontro per ottenere la leadership islamista»
giovedì 13 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 13 maggio 2021
Gerusalemme No, lo scontro di queste ore fra Israele e Hamas non è una resa dei conti definitiva: “È soltanto un round, anche se molto importante”. Lo dice il Generale Yossi Kuperwasser, uno degli esperti più importanti del Jerusalem Center for Public Affairs, famoso esperto di strategia, di sicurezza e di mondo arabo. Dall'esercito dove ha diretto il settore ricerca, è passato ad essere Direttore generale del Ministero degli Affari Strategici occupandosi con taglio nuovo di antisemitismo. Adesso fra un incontro e l'altro ci affida i suoi pensieri, molto diretti e privi di illusioni o ideologie.
Netanyahu e il ministro della Difesa Gantz con le loro dichiarazioni sembrano promettere alla popolazione bombardata, tormentata da Hamas, uno smantellamento definitivo dell'organizzazione.
"Io penso che stavolta chi non ha proprio un pregiudizio incancrenito e pesante contro Israele capisce che sotto un attacco di migliaia di missili, Israele ha il dovere di fermare l'attacco e di proteggere la popolazione. Israele deve attaccare gli edifici in cui si nascondono i capi di Hamas, e tuttavia noi avvertiamo uno a uno gli abitanti degli edifici presi di mira prima di colpire; quanto ai bambini che cerchiamo in tutti i modi di non colpire, secondo Defense for Children Palestine, alcuni sono stati uccisi da missili palestinesi mal costruiti e mal sparati (cfr DCIP). Detto questo, l'escalation messa in piedi da Hamas deve fermarsi…”
"Perché presto? Dal 2014 per esempio, dopo l'ultima guerra abbiamo avuto relativamente poche aggressioni. Si tratta di garantire la messa fuori giuoco delle armi e dei leader terroristi per un bel pezzo, ed è quello che stiamo facendo".
Ma perché Israele non si decide a cercare di smantellare Hamas? [...]
Guerra Hamas-Israele. Su Tel Aviv pioggia di razzi. Iran e Turchia soffiano sul fuoco
mercoledì 12 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 12 maggio 2021
Gerusalemme L'Egitto spinge Israele per un cessate il fuoco, il Qatar si dà da fare con Hamas. Ma ancora non ci siamo. Israele deve ricostituire la deterrenza per cui Hamas capisca che non può dominare la popolazione israeliana rinchiudendola in casa nel terrore dei missili. E Hamas, si sente troppo grande per smettere, e dei morti gli è sempre importato poco: è evidente dall'andamento degli scontri in Medio Oriente che uno spirito messianico, un'eccitazione simile a quella dell'Intifada possiede in queste ore Hamas, il grande difensore, oggi, della Moschea di Al Aqsa nel giorno di īd al-fiṭr e che essa ha definitivamente spodestato Abu Mazen nella leadership del mondo palestinese.
Più di 400 missili sono stati lanciati da Gaza contro Israele, gli obiettivi colpiti sono decine e il sistema antimissile ne ha fermati solo alcuni, vari edifici sono stati centrati e due donne sono state uccise nelle macerie a Ashkelon, i feriti sono decine, una famiglia con cinque figli ha il padre in condizioni drammatiche e i bambini in ospedale, le sirene suonano di continuo senza tregua al sud e la gente è costretta a restare chiusa in casa e a breve distanza dai rifugi, mentre lunedì anche Gerusalemme, la capitale, ha subito la stessa sorte.
Gerusalemme, pioggia di razzi di Hamas
martedì 11 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 11 maggio 2021
Gerusalemme Chissà se adesso le intenzioni dei palestinesi sono chiare: terrorizzare, dominare, far fuggire gli ebrei da Gerusalemme, mettere in ginocchio Israele umiliandone la capitale coi missili, la violenza. L'escalation è uscita di proporzione rispetto agli scontri di questi giorni, e adesso Israele non potrà farsi mettere in ginocchio. Un intero Paese, adesso, non intende farsi ricattare. In un'ora da Gaza sono stati lanciati 30 missili che hanno irrorato il sud d'Israele, hanno bruciato un'auto in sosta, hanno terrorizzato Sderot e Ashkelon, e di cui sette, soprattutto, hanno spedito Gerusalemme, tutta quanta, dal centro della Città Vecchia alla periferia, nei rifugi e hanno almeno un edificio sulle colline. Una intera famiglia era in casa, e ha fatto in tempo a entrare nel rifugio prima del bum.
La maledizione di Gerusalemme
lunedì 10 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 10 maggio 2021
Gerusalemme Oggi, dopo questi ultimi giorni di scoppi sempre sull'orlo di un'esplosione, la micidiale miscela della fine del Ramadan, festa musulmana fondamentale, insieme al Giorno di Gerusalemme, festa cantata, amata, danzata per le strade dal popolo ebraico finalmente tornato a casa, richiede molto buon senso da ogni parte perché non finisca nel sangue. Ci sono già stati troppi feriti fra i palestinesi e fra le Forze dell'ordine d'Israele. Adesso, le domande sono tante per calmare le acque, e Israele intanto piazza tremila poliziotti nei punti strategici, con strettissimi ordini di tenere la quiete e evitare gli scontri.
Ieri è stato un giorno relativamente calmo, ma domani? Si deve consentire di salire alla Spianata del Tempio su cui oggi sorgono le Moschee agli ebrei che vogliono pregare dove un tempo sorgeva il Santuario su cui si è costruita la loro civiltà? Si deve lasciare che sventolano le bandiere bianche e azzurre per strada? E in quali strade? E in quali vicoli della Città Vecchia ogni fiume di passione deve scorrere? E i giovani islamici, anche quelli che con le vesti, le urla, gli slogan che annunciano "morte agli ebrei" e persino annunciano che la "prossima tappa è Tel Aviv" devono veder conservato il loro diritto religioso di salire sulla Spianata di Al Aqsa? O occorre bloccare gli estremi, sfidarli fino al lancio delle pietre sul Muro del Pianto che può finire negli spari, rischiare una strage di poliziotti, come è già successo a Netanyahu, e una rovina di vite arabe?
Nessuno lo vuole, ma il margine in questa direzione è di millimetri. Il 22 aprile uno scontro alla Porta di Damasco ha aperto le danze, religiosi ebrei sono stati aggrediti per strada, TikTok ha propagato con gusto le scene e le risate, Hamas ha proclamato poi che le Moschee sono minacciate, il vecchio leit motiv di Arafat, e poiche Abu Mazen non può essere da meno il sito di Fatah ha cominciato a rilanciare il clima di guerra invitando con canzoni e discorsi i "giovani martiri" a "colpire l'obiettivo". E purtroppo è stato colpito: giorni fa a una fermata dell'autobus nei Territori tre ragazzi di 19 anni sono stati sparati da un finestrino di un'auto, uno è morto per le ferite, l'altro è in fin di vita, il terrorista è stato catturato. E poi ci sono stati altri due attacchi terroristi, mentre da Gaza piovono i palloni incendiari, il fuoco di Hamas mangia i campi coltivati e lambisce le case.[...]
Il tragico raduno religioso. E' strage anche di bambini
sabato 1 maggio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 01 maggio 2021
Così
vicini nel dolore indicibile di tutto Israele dopo la tragedia del
Monte Meron che ha lasciato 45 morti sul terreno; e così lontani con
quei vestiti neri, l'uno accanto all'altro, compatti nella fede
messianica invincibile anche oggi. La loro isola di comportamenti
mistici e esoterici si rompe nella disperazione e nel desiderio di
essere abbracciati da tutti i cittadini di questo stato piccolissimo,
Israele, costruita a immagine e somiglianza di un ebreo moderno che non
porta quel cappello alto, adatto al clima della Polonia; l'unica
democrazia del Medioriente, il frutto del Kibbutz e della determinazione
all'unità di un socialista, David Ben Gurion, fra laici e religiosi, un
popolo che ha sofferto tante perdite a causa delle aggressioni del
terrorismo e delle guerre del mondo arabo: E però, eccolo di nuovo nel
dolore, è parte fondamentale e pulsante un mondo mistico in cui ieri
sono morti schiacciati dalla loro folla nerovestita, che si è accalcata e
spinta fino alla fine mentre festeggiava per realizzare un sogno
mistico, astratto, e anche altissimo dal punto di vista dell'astrazione
teorica religiosa, quella della Cabbalà, l'interpretazione mistica della
Torah, la Bibbia. Ora tutta Israele piange e abbraccia quel mondo,
nella laicissima Tel Aviv si fa la fila per donare il sangue per le
centinaia di feriti sopravvissuti, si cercano i dispersi che sono tanti,
tutto il mondo della comunicazione, proibito ai religiosi, è scatenato
per loro. Tutti qui, compresi gli arabi israeliani, e persino parte dei
palestinesi sono attoniti di fronte alla crudeltà della tragedia che si è
consumata la notte scorsa. Tutto il mondo manda le proprie condoglianze
dalla Germania alla Giordania. [...]
Ritorna la propaganda anti-Israele: "I palestinesi vittime di apartheid"
mercoledì 28 aprile 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 28 aprile 2021
E’
dal 1975, quando l'Onu votò con maggioranza arabo-sovietica la
dichiarazione «sionismo uguale razzismo» che è stata poi cancellata nel
'91, che si ripete il tentativo di spacciare il conflitto
israelo-palestinese per una scelta del popolo ebraico di dominare e
discriminare il mondo arabo e musulmano in nome di principi
suprematisti, e appunto, razzisti. La scelta propagandistica è molto
redditizia, perché cosa c'è di moralmente peggiore al mondo, dopo il
nazismo, del razzismo? Il sistema di apartheid sudafricano non a caso
ormai defunto e sconfitto dalla buona volontà internazionale è un
parametro internazionale di tutti i mali, ed è universalmente buono e
giusto ergersi contro quell'infamia. Il tentativo di infettare Israele
con questa accusa consta adesso di un nuovo documento di Human Rights
Watch, 217 pagine di vecchie accuse ben riciclate (l'organizzazione,
come scrive il presidente di «NGO Monitor» Gerald Steinberg ha un budget
di 90 milioni di dollari in donazioni anche italiane alle varie Ong
talora legate al gruppo terrorista Fronte di Liberazione Palestinese) a
cura di Omar Shaldr, direttore del settore israeliano e palestinese.
Esse sostengono, con l'aiuto di organizzazioni come Al Haq, Pchr, Al
Mezan, Al Dameer che «Israele perseguita la popolazione palestinese» per
«assicurare la dominazione israeliana». [...]
