Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Due morti in sinagoga, incubo nazi in Germania

giovedì 10 ottobre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 ottobre 2019

Mentre scrivo e Kippur è appena finito, si sa, da Gerusalemme, che ci sono due corpi di ebrei uccisi davanti a una sinagoga di Halle, nell'Est della Germania. Sono stati uccisi mentre andavano alla cerimonia di Yom Kippur, il giorno più santo per gli ebrei di tutto il mondo, in cui tutto il popolo ebraico si unisce  nel digiuno e nella meditazione. Chi li ha uccisi? Un gruppo antisemita che ha fatto irruzione nella sinagoga, probabilmente formato da tre uomini. Mentre scriviamo ancora non si conoscono i particolari. La nebbia ancora avvolge le motivazioni specifiche e la dinamica dell'attentato, ma una cosa invece è chiarissima: questo delitto di fronte al Tempio avviene nel Paese che, se dovesse scegliere al mondo una sola cosa da fare per rendere i suoi cittadini degni abitanti di questo mondo, questo sarebbe dedicare la sua vita intera allo sradicamento dell'antisemitismo, prima di pensare al benessere o allo sviluppo. La Germania è il Paese che, col peggiore di tutti i genocidi conosciuti, ha assassinato 6 milioni di ebrei deportandoli, rendendoli schiavi, uccidendo col gas donne e bambini. [...]

La scelta Usa minaccia Israele. Uno Yom Kippur di isolamento

mercoledì 9 ottobre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 09 ottobre 2019


Oggi a Yom Kippur, per il mondo ebraico il più importante fra i giorni sacri perché è quello in cui si ripensa a se stessi e ai propri errori e peccati, e si cerca nel digiuno completo per 48 ore la strada del pentimento e della correzione. Tutti cessano da ogni attività per sprofondare nel pensiero; e in queste ore la preoccupazione in Israele è profonda. Da una parte ancora non si vede all'orizzonte la soluzione di una crisi politica che ha al centro la figura di Netanyahu: il primo ministro che ha guidato il Paese per 13 anni incaricato dal presidente Rivlin potrebbe, secondo voci, restituire il mandato già domani e in quel caso, con probabilità, si andrebbe alle terze elezioni in un anno mentre si appannerebbe la certezza di poter contare su un leader che certo ha i suoi lati criticabili, come ogni leader democratico, ma che ha tenuto la barra della stabilità, del benessere e della pace. Questo, mentre il Paese sente sul collo il fiato di una situazione di sicurezza precaria e difficile più del solito. Si sono aperte in questi giorni  gli archivi della terribile guerra del kippur: nello stresso giorno sacro del 1973 Israele fu attaccato a sorpresa dai siriani e dagli egiziani. Fu un bagno di sangue, Israele perse 3000 uomini e ce la fece sono per la determinazione sovrumana di sopravvivere. Dai nuovi documenti si capisce che in uno stato di negazione psicologico pericolo, la leadership rifiutò di capire la situazione. Tutti cercarono di esorcizzare il rischio rimandando la mobilitazione generale, da Golda Meir a Moshe Dayan, allora ministro della difesa. Poi la realtà prese uno spaventevole sopravvento quando i tank siriani apparvero a frotte sul Go0lan, e Dayan scrive a un certo punto di aver temuto che il Paese potesse restare senza un numero sufficiente di uomini e di armi per difendere la vita stessa. Oggi i mezzi e la consapevolezza sono infinitamente più rilevanti e sofisticati,m e i rapporti con gli stati sunniti forniscono una certa rassicurazione, e tuttavia nuove minacce all'orizzonte obbligano Israele a concentrarsi, a interrogarsi, a cercare nuove risposte. [...]

Bibi e lo Yom Kippur tra i guai giudiziari e il rifiuto di Gantz

giovedì 3 ottobre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 03 ottobre 2019

Due scene molto concrete, su sfondo spirituale: questa è la situazione in Israele mentre si cerca di venire a una conclusione sulla situazione giudiziaria di Benjamin Netanyahu e sul governo di un Paese  pericolosamente spenzolato e sull'eventuale terza tornata elettorale in un anno se nessuno ce la fa. Da una parte venti avvocati dello Stato e dieci di Netanyahu discutono da ieri mattina tre possibili accuse che possono trasformarsi in incriminazioni; dall'altra una riunione della fazione di Bibi, 55 seggi in parlamento contro i 44 della sinistra di Benny Gantz, che però ha due seggi in più come partito (33 di Blu8 e Bianco contro i 31 del Likud) si registra che Gantz rifiuta il governo di coalizione se BIBi non va a casa. E lui, non ne ha nessuna intenzione. [...]

Bibi cerca il governo di unità nazionale. Immunità certa solo con l'esecutivo

venerdì 20 settembre 2019 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 20 settembre 2019

Chi pensava che finalmente la terribile campagna elettorale in Israele fosse finita, non ha fatto i conti con la determinazione delle due parti: Benny Gantz, che alla fine della conta ha ricevuto, secondo il Canale tv 13, 33 seggi, e Netanyahu, che è rimasto a 31 sono ancora come due galli in battaglia. Il primo quindi, se si conta anche il dubbio consenso della lista araba, coi suoi 13 seggi avrebbe 57 seggi, e Bibi 55. Ne occorrono 61 per fare il governo. Nel mezzo come l'araba fenice, Yvette Lieberman con i suoi seggi, che da 9 sono ieri diventati 8. Bibi, a parte che non crede fino in fondo che il consenso sia davvero diminuito ma che le cause dell'insuccesso siano momentanee e casuali, comunque non ha nessuna intenzione di arrendersi. Sa che Israele non intende andare per la terza volta alle elezioni, pensa che comunque questa soluzione forse gli darebbe spazio per riconquistare i voti perduti, e quindi gioca libero e veloce. Ha poco tempo: il 25 a voto certificato, il presidente comincia le consultazioni, in sette giorni, il 2 ottobre, deve concludere e dare il mandato e il prescelto ha poi 28 giorni fino al voto di fiducia. Proprio il 2 ottobre Bibi sarà sentito dai giudici per una eventuale incriminazione, e qui scatta la sua necessità di ricevere l'immunità parlamentare che gli sarebbe garantire solo se ha il governo. Conta sul suo carisma ancora molto forte e sulla inesperienza e la scarsa coesione del suo diretto interlocutore e nemico, Benny Gantz, un bravo generale ma un neonato del parlamento. [...]

Fine di un'era?

giovedì 19 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 19 settembre 2019

Unità, governo di unità nazionale: in cima ai pensieri  molto confusi di queste ore in Israele, campeggia la consapevolezza, ripetuta da tutti i discorsi post elettorali, che Israele è traumatizzato, spaccato, e che non essendo la Svizzera o la Svezia, deve curare rapidamente le sue ferite. Ma non si sa come fare ancora, e le convulsione di queste ore mostrano un Paese che comincia a pensare l'impensabile, a immaginare soluzioni machiavelliche, un po’ come il governo che Shimon Peres formò con Yzchak Shamir nel 1984. La conta ancora non è completamente conclusa, ma in realtà i giochi sembrano fatti. "Blu e Bianco" ha un seggio in più del Likud: 32 a 31. Sono tanti, dentro e fuori di Israele, quelli che disegnano la situazione come la fine, il tramonto, la morte politica di Bibi e la vittoria assoluta di Benny Gantz. [...]

Testa a testa Gantz-Bibi: caos Israele

mercoledì 18 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 18 settembre 2019

E' parità sostanziale fra i due grandi protagonisti di questo terribile scontro elettorale che elegge la 22esima Knesset dello Stato d'Israele, anche se i diversi canali televisivi danno numeri un po’ diversi. Per esempio Benny Gantz riceve 33 seggi dal Canale 13 mentre Benjamin Netanayhu ne prende 31, ma secondo il primo Canale i due sono pari con 32 seggi a testa. Ma nessuno dei due candidati principi, il capo del Likud e di Blu e Bianco, ha, in generale, contando gli alleati, il numero fatidico di seggi necessari per rappresentare la maggioranza che consente di formare il governo: 61. Netanyahu infatti può contare su 56 o 57 seggi, e Gantz invece su 54. I due partiti che decideranno il destino dei due leader adesso, nella fase in cui il Presidente deve designare il suo prescelto, sono il terzo partito, quello arabo "Lista Unitaria" che è cresciuto fino a 12 seggi e "Israel Beitenu" "Israele casa nostra" di Avigdor Lieberman, lo stesso che ha mandato a gambe all'aria Netanyahu cinque mesi fa, il superlaico che può indifferentemente fare una scelta o di destra o di sinistra tenendo tuttavia fermo un punto: il suo odio conclamato per Bibi e anche per i religiosi (Bibi non lo è). Crescono i partiti ortodossi fino a 17 seggi, si mantengono in sella i due partiti di sinistra che passano le forche caudine per entrare in parlamento con 5 mandati ciascuno. Bibi, sempre fortissimo, però non ha vinto. [...]

Il Golfo e la sfida Netanyahu-Gantz

martedì 17 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 17 settembre 2019

Le ultime ore prima del voto di oggi in Israele sono state caratterizzate da agitazione e ansia, da reciproco sospetto, dal senso di una dolorosa prova. Bibi Netanyahu e Benny Gantz si fronteggiano in un'arena in cui non campeggia solo l'elettorato, ma anche una quantità  di attori che possono determinare il futuro di Israele stando dalla parte dell'uno o dell'altro al momento della formazione della maggioranza di 61 voti alla Knesset, che conta 120 seggi. Può essere questione di una testa, di una faccia, di un personaggio, di una vendetta o di una ripicca… Come è accaduto due mesi fa quando l'antagonismo di Yvette Liebermann ha precluso la formazione del governo Netanyahu. Potrebbe succedere di nuovo? Sì, potrebbe: infatti i due protagonisti adesso stanno l'uno di fronte all'altro con una patrimonio di voti per il Likud da una parte e per "Blu e Bianco" dall'altra che è quasi identico, tutti e due intorno ai 30 seggi, uno di più uno di meno. E gli altri 30?  Le trattative sono già sul terreno da tempo, e in buona sostanza vertono sul medesimo punto: con Bibi o senza Bibi. Il Primo Ministro negli ultimi giorni ha giocato due carte: la prima quella dei rapporti internazionali, coi viaggi dell'ultima ora in Inghilterra e soprattutto da Putin a Sochi, e le ripetute telefonate con Trump. Una dimostrazione di indispensabile equilibrismo internazionale mentre l'Iran assedia Israele dai confini al nord. [...]

Tutti contro Bibi

lunedì 16 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 16 settembre 2019

In Israele si vota fra due giorni: sono elezioni fatali, ma non perché le prospettive dei contendenti siano diverse, come si usava nel passato. Lo scontro vedeva in campo figure come Shimon Peres, che credeva nella condivisione di un futuro pacifico con i palestinesi, o dall'altra parte un campo scettico e disincantato, devoto alla difesa del nuovo, agognato Stato. Oggi, specie dopo il fallimento di Gaza, è idea comune che uno Stato palestinese sarebbe una piattaforma di lancio del terrorismo specie iraniano. Le agende basilari dei due contendenti principali, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz non sono diverse, tant'è vero che se uno ascolta la campagna elettorale, che in Israele viene trasmessa più volte al giorno chiusa in un contenitore, hanno per oggetto sempre e comunque soltanto un tema: Netanyahu, Netanyahu e ancora lui. Il suo nome accompagnate da mille accuse e sberleffi, viene ripetuto ad ogni istante dai suoi contendenti. Cosa non si è detto: corrotto, egocentrico, cinico, pericoloso, antidemocratico. Ma alternative politiche non ce ne sono: nessuno salvo il Meretz ormai accompagnato nella stessa lista da un Ehud Barak trasformato e diverso torna alla formula " due stati per due popoli", nè all'abbandono della Giudea e della Samaria. Nessuno ipotizza la divisione di Gerusalemme, o mostra particolare propensione a considerare i palestinesi un interlocutore disposto al compromesso. Troppo terrorismo, troppe dichiarazioni estreme di Abu Mazen accompagnate dal finanziamento e dalla lode istituzionale degli shahid, e soprattutto troppo chiaro il nesso fra l'incombente pericolo iraniano e ogni tipo di ostilità dal confine, quella di Hamas e della Jihad islamica a sud e a nord quella degli Hezbollah. [...]

Se vince le elezioni Netanyahu annette la valle del Giordano

mercoledì 11 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 11 settembre 2019

Se sarò rieletto, ha detto Bibi Netanyahu ieri in un drammatico annuncio a reti unificate, annetterò immediatamente la Valle del Giordano, e in un secondo tempo una volta che il consenso sia certificato (probabilmente con un referendum ndr) procederò ad annettere gli insediamenti che completano lo scudo di difesa di Israele ad oriente. Un messaggio elettorale, certo, ma dal contenuto storico. "E' un'occasione unica che ci si presenta oggi, ed è ora o mai più" ha detto Netanyahu, evidentemente riferendosi al rapporto speciale con gli Stati Uniti e con Donald Trump, mentre ancora brucia il ricordo del rifiuto di Obama nei confronti delle drammatiche esigenze di sicurezza di Israele per ben otto anni. [...]

Così nasce il governo più anti-sionista. Complottisti contro Israele. E l'esecutivo più antisemita

venerdì 6 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 settembre 2019 

Ora, la mia domanda è molto semplice: potrà il partitoDemocratico evitare di essere parte di un governo antisemita e anche promotoredell'appeasement con l'Iran, l'unico paese del mondo che ripete senza treguache il suo scopo è distruggere un altro Stato membro dell'ONU, appunto Israele?I leader democratici, a quel che ne sappiamo, da Renzi in poi, non hanno questovizio, anzi, hanno spesso dimostrato simpatia per Israele, lo Stato Ebraico checontribuisce al progresso mondiale e difende la democrazia nonostante siamartoriato dal terrorismo palestinese e minacciato di morte da più parti. Noncosì però per il suo partner, che pratica la forma più corrente diantisemitismo, l'odio contro Israele, secondo la definizione internazionale(IHRA, Working Definition of Antisemitism) ormai adottata da 31 Stati.

L'antisemitismo è un buon concime populista. I Gilet Gialli in Francia ne hanno fatto una bandiera, hanno persino assalito fisicamente Alain Finkelkraut, un filosofo ebreo molto noto. L'odio antiebraico è una loro bandiera. Ma il 5 febbraio, il nostro nuovo ministro degli esteri Di Maio insieme a Di Battista gli hanno fatto una visita di solidarietà. Perchè è nella loro natura: il populismo confonde, secondo la migliore tradizione fascista e comunista, l'odio per gli ebrei con quello per i padroni, gli sfruttatori, contro la burocrazia, l'elite ladra, l'ingiustizia economica. Il movimento di popolo antisemita, come dice Hannah Arendt ha sempre attratto i politici, anchese usa slogan come "La Francia muore di fame e gli ebrei accendono le lucidella Hanucca" o anche "Macron-Zion". In Inghilterra un altro esempio di antisemitismo populista da seguire per i 5 Stelle, Corbyn non ha esitato a dichiarare il movimento terrorista di Hamas, suo caro amico, ed è andato nel 2014 un Tunisia a mettere i fiori sulla tomba degli assassini degli 11 atleti che i palestinesi scannarono a Monaco. Corbyn è un antisemita attivo, nega la Shoah, finanzia il negazionismo, l'incitamento anti-israeliano è monetacorrente nel suo onorevole partito. [...]

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.