Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Antisemitismo e musulmani. Le ragioni di Matteo

lunedì 20 gennaio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 20 gennaio 2020

Chi ha il diritto, il privilegio, di poter combattere l'antisemitismo che è riapparso, repugnante, in tutto il mondo? Nei giorni prossimi a Gerusalemme si apre una conferenza mai vista prima, in cui da Netanyahu a Putin a Mattarella, a Macron tutti si consulteranno su come battere questo fenomeno. Sembra ovvio, logico: la memoria della Shoah, lo stupore indignato di chi settant'anni dopo assiste a una crescita verticale di odio contro il Popolo Ebraico, l'aggressione contro le persone, i simboli, i luoghi di culto, contro la sua legittimità ad esistere, unisce. In realtà l'unità su come combattere questa battaglia è un serissimo problema. Ogni guerra richiede un'analisi e quindi una strategia accurata, e qui invece esse sono tante e spesso inconciliabili. [...]


Niente nucleare a chi abbatte gli aerei civili

domenica 12 gennaio 2020 Il Giornale 2 commenti
  Il Giornale12 gennaio 2020

Ops, un errore. Un errore di valutazione, «umano», certo, come hanno detto gli iraniani, e di chi? Certo non degli extraterrestri. Ma si tratta del regime iraniano, lo stesso che in queste ore i soliti ragazzi coraggiosi contestano in piazza, sfidando in città e all'università Amir Kabir, mentre fioccano i lacrimogeni e le Guardie rivoluzionarie aspettano il solito ordine di sparare. Qui non ci saranno errori: la Guardia rivoluzionaria è fatta così, prima spara, poi ci ripensa, a volte non ci ripensa nemmeno. [...]

La risposta simbolica degli ayatollah. Salva l'onore ferito ma evita l'escalation

venerdì 10 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 gennaio 2020

Il grande spettacolo della vendetta iraniana ha preso ieri l'aspetto di una rappresentazione grottesca, col tragico backstage dei 176 uccisi sull'aereo ucraino caduto, o abbattuto… Su questo disastro ognuno fantastichi ciò che crede, non si saprà mai perché gli iraniani non consegneranno la scatola nera. Quello che si sa è che l'attacco sulle basi americane in Iraq, ovvero la rappresaglia per l'eliminazione di Qassem Soleimani, è stato prima annunciata e poi pubblicizzata con molta maggiore forza di quella dell'attacco stesso. Esso ha certo danneggiato con 6 missili le basi di al Asad e con un razzo quella di Erbil, ma  senza uccidere i soldati di stanza. Le forze irachene e forse, si dice, anche quelle americane, sono state avvisate prima. Una bella quantità di 22 missili è stata comunque lanciata in meno di un'ora ma fra le forze NATO non risultano vittime, comprese fra le forze del contingente italiano. In parole povere, è stata una grossa operazione propagandistica, e curiosamente lo ha spiegato twittando il ministro degli Esteri iraniano stesso Javad Zarif rivendicando la sua risposta "proporzionata", con la quale quindi, lo scontro potrebbe concludersi. [...]

Polveriera araba

lunedì 6 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 06 gennaio 2020

Chi si immagina che sia adesso il momento in cui il Medio Oriente rischia il caos è davvero distratto. Qualcuno ha detto che Israele è una villa nella giungla. Lasciando da parte la villa, la giungla è veramente tale. Ed è difficile che possa essere più intricata e selvaggia, da molti anni. L'esplosione è sempre a portata di mano. E' vero che ieri il Parlamento iracheno ha chiesto al governo di escludere la presenza militare americana in seguito all'eliminazione di Suleimani. E questa non sarà l'unica conseguenza immediata del gesto di Trump. E tuttavia, come una volta mi disse Arafat, le onde del deserto cambiano per posizione, altezza, colore: ma la sabbia resta sempre la stessa. Gli USA si possono aspettare adesso chele milizie sciite in Iraq attacchino i militari, i diplomatici, i civili. L'Iraq appare il più logico teatro per una risposta immediata, là è stato eliminato, oltre al generale Suleimani, anche Abu Mahdi al Muhandis, il capo delle milizie filo-iraniane irachene. Ma anche se gli americani sono stati estromessi politicamente, questo non stabilizza il potere filo-iraniano. Molti iracheni non hanno nessuna simpatia né per gli americani né, tantomeno, per gli iraniani. Nelle case irachene si è distribuito dolci quando Suleimani è stato ucciso, ripensando ai più di duecento morti che nelle settimane scorse le milizie hanno fatto nelle piazze di Baghdad che protestavano  contro l'establishment filo-iraniano. I molteplici, aggressivi interessi internazionali che sconvolgono il Medio Oriente  sono uno dei motivi delle infinite sanguinose rivoluzioni che hanno sconvolto questa larga porzione del globo terracqueo: l'America, la Russia, l'Iran, il potere sunnita, la Turchia, la Cina, tutti fomentano scontri fratricidi, causati alla base da autoritarismo, corruzione, violazione dei diritti umani, povertà, terrorismo, che a partire dalla prima Primavera Araba hanno portato a milioni di morti e  alla  biblica emigrazione dell'ultimo decennio. La maggiore delle guerre è ancora in corso in Siria, e oltre a Russia, Iran, Hezbollah, si è presentata un'altra forza armata contro i Curdi, quella di Erdogan, il presidente Turco. Anche lui sia in Siria che in Libia sfodera il suo imperialismo ottomano che si presenta come contraffaccia di quello Iraniano sciita. Ma i due hanno anche interessi comuni. [...]

Le mosse di Trump per ribaltare il regime di Teheran. La prossima mossa

domenica 5 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 gennaio 2020

Che cosa può succedere adesso? Naturalmente nessuno lo sa, ma leggere la politica di Donald Trump, se non si indossano occhiali ideologici e non si comincia a sproloquiare sulla sua erraticità, la sua incompetenza, la sua imprevedibilità.. il suo comportamento strategico appare chiaro. La sua scelta di campo è trasparente, ed è sincero quando dice che non vuole la guerra, come lo è Pompeo quando ripete che l'esecuzione di Qassem Suleimani non punta a questo. Si capisce anche che, tuttavia, se gli iraniani dovessero reagire furiosamente, ci si può aspettare un'escalation. Il piano non è certo una Terza Guerra Mondiale, Theodoro Roosvelt prima di farsi coinvolgere nella Seconda ci mise un bel po’... In democrazia la guerra non è mai popolare, specie a fronte delle elezioni. Semmai il problema è che l'Iran non è una democrazia ed è guidato da una visione messianica che si conclude nello scontro finale di Gog e Magog per il trionfo del Mahdi, il messia sciita; pure la leadership è calcolatrice e abile, e adesso sa che Trump non è un chiacchierone. Dal maggio del 2019 l'Iran ha inaugurato una nuova escalation antiamericana  in mare minando le navi nel Golfo, in cielo tirando giù un drone, poi in settembre prendendo di mira le "facilities" militari, poi uccidendo un contractor; e poi portando i suoi adepti iracheni a assediare l'ambasciata, gesto sbagliato, dati i precedenti dell'ambasciata a Teheran ai tempo di Carter, e di quella di Bengasi ai tempi di Obama. Trump non sopporta che l'Iran bruci la sua bandiera mentre cerca l'egemonia sul Medio Oriente , e ha reagito uccidendo il generale al comando di quella battaglia. Ha avuto ragione? Si, anche legalmente: l'ha detto il famoso avvocato Alan Dershowitz, democratico,Trump ha più ragione di Obama quando ha fatto giustiziare Bin Laden. Infatti Suleimani era un combattente  in divisa, Bin Laden uno sconfitto in fuga.[...]

Un colpo ai terroristi. E sul lungo termine la pace sarà più facile

sabato 4 gennaio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 04 gennaio 2020


E' stupefacente che l'eliminazione di Qassem Suleimani venga quasi ovunque in queste ore valutata per i pericoli per la pace che potrebbe comportare senza considerare i reali disastri di guerra che la sua vita ha causato. E di conseguenza, è assurdo non considerare che, nel lungo termine, è certamente portatrice di pace la scomparsa dalla scena politica del capo iraniano delle milizie Quds  che ha affermato durante un'intervista del 2009 che "il vero paradiso perduto dell'uomo è il fronte di guerra".

Qassem Suleimani è stata la causa basilare del volgersi dell'Iran, che certo già lo possedeva nel suo dna, verso il terrorismo, verso una scelta persian-imperialistica e soprattutto verso il messianismo dello Stato Islamico. Abbiamo conosciuto quello sunnita dell'ISIS; terrificante e orrido, ma piccolo e alla fine sconfitto. Quello di Qassem Suleimani, era già padrone del Medio Oriente e volto a conquistare il mondo:  lui si vantò che era già grande cinquecentomila chilometri quadrati, e aveva ragione. Iraq, Libano, Siria, Gaza, Yemen e non solo, oltre naturalmente all'Iran stesso, lui li aveva soggiogati con mezzi diversi, al cui centro però troviamo sempre le armi e l'odio ideologico. Di centinaia di migliaia di missili aveva riempito gli Hezbollah, diventando amicissimo di Nasrallah; con le armi aveva difeso, insieme a loro e sotto gli auspici russi, Bashar Assad, che senza il suo aiuto non sarebbe sopravvissuto.[...]

Una questione centrale in USA (ma non solo)

lunedì 30 dicembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 30  dicembre 2019

E' ormai un bel pezzo che l'antisemitismo è divenuta una questione  centrale nella politica americana, anche se nessuno ha voglia di accettare questo scandalo conoscitivo. Eppure se ne parla ormai ogni giorno anche nell'ambito della campagna presidenziale. Gli Stati Uniti la patria della mondializzazione spontanea, delle etnie e delle religioni che si mescolano in nome del sogno americano, la Terra che lontano dall'Europa infestata dal nazismo ne organizzò a caro prezzo la liberazione e che ha accolto e prodotto la migliore cultura ebraica contemporanea... non passa giorno senza episodi di feroce antisemitismo, compreso quello del 10 di dicembre a Jersey city dove un attacco a un piccolo supermarket kasher ha fatto 3 morti. Eppure adesso è proprio New York, campione del melting pot mondiale, che ha visto in pochi giorni ben quattro attacchi antisemiti sanguinari di cui l'ultimo sabato: uno sconosciuto di provenienza afroamericana è penetrato nella casa addetta a sinagoga del Rabbino Chaim Rottenberg nel quartiere di Monsey e ha pugnalato all'impazzata i cittadini ebrei newyorkesi. Erano riuniti in più di cento per accendere le candele di Chanucca, la grande festa delle luci cui è parallela quella cristiana del Natale.

L'attacco è stato secondo i testimoni accompagnato da furiose manifestazioni di violenza fisica e verbale, e seguito quindi dalle reazioni furiose e stupefatte di moltissimi notabili cittadini newyorkesi , che ripetono che l'antisemitismo non ha diritto di cittadinanza negli Stati Uniti e tanto meno a New York e che lo si deve combattere senza pietà e senza tregua. Ma sarà vero? In realtà l'America ne è inondata. [...]

Sfida a Netanyahu dopo 23 anni da segretario. Ora l'ex delfino Sa'ar vuole la guida del Likud

venerdì 27 dicembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 dicembre 2019

Per la prima volta nella sua storia di Primo Ministro, di leader indiscusso del Likud, Benjamin Netanyahu è stato sfidato ieri da un contendente alle primarie del suo partito, il partito laico conservatore che Bibi ha guidato dal '96. L'ha portato a vittorie fulminanti sempre circondato dall'amore senza se e senza ma dei suoi, la pancia e anche la testa di Israele, gente comune, soldati, intellettuali. Tutti quanti fieri di avere un capo che di sicuro si staglia nel panorama mondiale come un leader che ha portato stabilità, ricchezza, sicurezza a uno dei Paesi più piccoli e più contestati del mondo. Ma adesso, è scontro. Ieri nel 106 seggi sparsi per un Paese sommerso dalla pioggia battente, rarissima qui, centosedicimila e 48 aventi diritti al voto (certamente decimati dal maltempo) si sono trovati a dover scegliere fra il loro capo storico, primo ministro da 11 anni, e Gideo Sa'ar. E' un politico elegante e di bell'aspetto, avvocato di mestiere, figlio di un padre medico immigrato dall'Argentina e di una mamma maestra, sposato per la seconda volta con Geula Even, una delle più importanti Anchorwoman dalla tv israeliana, madre di due dei suoi quattro figli... Sa'ar è un conservatore nato, nato nella couche di Netanyahu  che già nel ‘99 l'ha fatto segretario del governo, avviandolo così sulla strada per cui poi ha servito come presidente della coalizione per i due governi Sharon e in seguito è stato, con Bibi, ministro della Cultura e poi degli Interni. [...]

kp

mercoledì 27 novembre 2019 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 27 novembre 2019


Apprezzo il tentativo del mio antichissimo caro amico Ernesto Galli della Loggia di fornire ai lettori del Corriere della Sera una approfondita lettura dell'antisemitismo contemporaneo, delle sue ragioni, delle sue caratteristiche. Proprio per questo temo di dover sostenere che il pezzo ha alcune caratteristiche inadatte a questo scopo. L'articolo di Ernesto vuole presentarsi con un distacco storico e morale che invece di chiarire complica, invece di aiutare a combattere l'antisemitismo invita a considerarlo un fenomeno che per quanto profondo viene soprattutto sventolato da gruppi sociali e culturali che hanno interesse a farsene bandiera contro le loro falle. Devo dire che condivido con lui il fastidio per l'uso strumentale che "personaggi politici non ebrei fanno spesso e volentieri dell'ebraismo, quando per attestare il proprio impeccabile status etico ideologico si affrettano a cogliere strumentalmente la minima occasione per manifestare a gran voce la propria vicinanza solidarietà amicizia stima...". Ecco, ha detto benissimo: ma faccia attenzione. Non ha mai notato che gli stessi, e non solo politici, ma anche intellettuali, lettori di tutte le belle collane Adelphi, adoratori di Woody Allen, si guardano bene dall'intervenire quando si dichiara che Israele è uno Stato di apartheid, autore di genocidi, violento usurpatore di terre arabe? Molti autori fra cui Robert Wistrich (e modestamente anche io) hanno spiegato come ogni analisi che prescinda da questo punto è irrilevante.[...]

Indignatevi pure per l'Israelofobia in doppiopetto

mercoledì 27 novembre 2019 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 27 novembre 2019


Apprezzo il tentativo del mio antichissimo caro amico Ernesto Galli della Loggia di fornire ai lettori del Corriere della Sera una approfondita lettura dell'antisemitismo contemporaneo, delle sue ragioni, delle sue caratteristiche. Proprio per questo temo di dover sostenere che il pezzo ha alcune caratteristiche inadatte a questo scopo. L'articolo di Ernesto vuole presentarsi con un distacco storico e morale che invece di chiarire complica, invece di aiutare a combattere l'antisemitismo invita a considerarlo un fenomeno che per quanto profondo viene soprattutto sventolato da gruppi sociali e culturali che hanno interesse a farsene bandiera contro le loro falle. Devo dire che condivido con lui il fastidio per l'uso strumentale che "personaggi politici non ebrei fanno spesso e volentieri dell'ebraismo, quando per attestare il proprio impeccabile status etico ideologico si affrettano a cogliere strumentalmente la minima occasione per manifestare a gran voce la propria vicinanza solidarietà amicizia stima...". Ecco, ha detto benissimo: ma faccia attenzione. Non ha mai notato che gli stessi, e non solo politici, ma anche intellettuali, lettori di tutte le belle collane Adelphi, adoratori di Woody Allen, si guardano bene dall'intervenire quando si dichiara che Israele è uno Stato di apartheid, autore di genocidi, violento usurpatore di terre arabe? Molti autori fra cui Robert Wistrich (e modestamente anche io) hanno spiegato come ogni analisi che prescinda da questo punto è irrilevante.[...]

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.