Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

giovedì 3 giugno 2010 Il Giornale 50 commenti

Il Giornale, 3 giugno 2010

Davvero è uno choc, come ha detto Ban Ki Moon, come hanno detto i governi che scandalizzati hanno richiamato gli ambasciatori, la Turchia, la Svezia, la Grecia, la Giordania, è uno choc, oh sì, come ha detto Hillary Clinton e come anche Tony Blair ha dichiarato. È un orrore come ha detto il ministro degli Esteri dell’Unione Europea la signora Ashton… è un grande scandalo: ma non stiamo parlando della battaglia compiutasi, purtroppo con nove morti, fra gli attivisti armati della nave Marmara e le forze israeliane che cercavano di condurre il convoglio carico di beni e di personaggi non identificati a Ashdod per evitare che fossero consegnati a Hamas doni esplosivi adatti a continuare, fino a Tel Aviv, il lancio di seimila missili in territorio israeliano. No, il maggiore scandalo, il vero orrore è legato alla foga con la quale, da muro a muro, tutto il salotto internazionale si è affrettato a brandire lo stendardo antisraeliano senza nessuna cura per la verità, fregandosene dei video in cui si vede come i soldati che volevano ispezionare il contenuto del convoglio sono stati accolti a mazzate, coltellate, bombe a mano, spari; non importa alla Clinton o alla Ashton la verificata origine aggressiva e la dichiarata intenzione terrorista suicida delle organizzazioni filo-Hamas imbarcate sulla Marmara. [...]


The real terrorism is the lie against Israel

Il Giornale, 3 June 2010

It really is a shock, as said Ban Ki Moon, as said the governments who recalled their ambassadors, Turkey, Sweden, Greece, Jordan. It is a shock, oh yes, as said Hillary Clinton and as Tony Blair declared. It is a horror as the EU Foreign Minister Lady Ashton said... it is a big scandal: but we're not talking about the battle undertaken and which, unfortunately, caused nine deaths, between the armed activists of the Marmara ship and the Israeli forces, who tried to lead the convoy loaded with unidentified goods and people to Ashdod, so as to avoid handing over potential explosive to Hamas, letting it continuing the launch of six thousand missiles into Israeli territory, as far as Tel Aviv. [...]

Dieci morti per una verità capovolta

martedì 1 giugno 2010 Il Giornale 41 commenti

--- NOTA: Riceviamo una quantità di messaggi offensivi che non pubblichiamo in questa casa che è il nostro sito ----

Il Giornale, 1 giugno 2010

L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano, e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire. Ma non basta dichiararsi pacifista per esserlo. L’organizzazione turca IHH, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani, i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di armi automatiche, esplosivo, azioni violente. [...]

Ten deaths for an inverted truth

Il Giornale, 1 June 2010

With its deaths and wounded, last night’s episode on the Turkish ship, has diabolical elements. What is diabolical is the reversal, the lie that is being designed by International public opinion, as in the battle in Jenin and like the death of Mohamad Al Dura: the truth, apart from being tragic and regretful, has been inverted, flipping responsibility. Condemnations fly, and they all have a nominal character: who was on the ship is called “pacifist” or “civil” while the Israeli soldiers are depicted as having bloodily interrupted their path of a “rescue mission.” No one speaks about organizations that are pro-Hamas, none about provocations, which is really what was being transported by those ships. Besides of course the human essence that we are sad to see disappearing. [...]

La cricca delle coop che boicotta Israele

martedì 25 maggio 2010 Il Giornale 9 commenti

Il Giornale, 25 maggio 2010

È uscito da poco un libro che spiace non sia stato ancora tradotto in italiano: si chiama "The Israeli Test" e l’autore, George Gilder, sofisticato economista che gode di fama internazionale, spiega che il mondo deve a Israele in termini di scienza dell’agricoltura, medicina, software, una prodigiosa, inverosimile quantità di gratitudine. Il mondo sarebbe molto peggiore senza l’aiuto di questo piccolo Paese impegnato nella sua quotidiana lotta di sopravvivenza. C’è chi lo capisce, ed ha così superato l’Israeli test. Ma molti di più invece, poiché ottusi dall’ideologia, non sono in grado di superare l’esame: è il caso delle Coop, il consorzio nazionale delle cooperative di consumatori, e della Conad che piamente hanno ieri piegato la fronte sotto le pressioni di un gruppo di Ong e associazioni varie che hanno chiesto loro di boicottare i prodotti israeliani agricoli importati dalla società Agrexco, perché lo 0,4% di questi prodotti, non contrassegnato col marchio dei lebbrosi come nei sogni delle Ong, potrebbe invece provenire dai Territori della Giudea e della Samaria. [...]


The gang of cooperatives that boycott Israel


Il Giornale, 25 May 2010

There is a recently published book, that I'm sorry has not yet been translated into Italian, entitled “The Israel Test” and the author, George Gilder, a distinguished economist who enjoys international fame, explains that the world owes Israel an unbelievable amount of gratitude in terms of science, agriculture, medicine and software. The world would be much worse without the help of this small country engaged in its daily struggle for survival. Some understand this, and have thus passed the Israel Test. That said, many others because of their obtuse ideology are not able to pass the test: this is the case of Coop – Italy's National Consortium of Consumer Cooperatives, and Conad* (Italian retail brands which operate two of the largest supermarket chains in Italy, ndr), who dutifully folded under pressure by a group of NGOs and other associations, named "Stop Agrexco", who have asked them to boycott Israeli products imported by the company Agrexco (Israel's foremost agricultural exporter, ndr), because 0.4% of these products are not marked with the seal of leprosy as in the dreams of NGOS, as they might come from the territories of Judea and Samaria. [...]

La flotta turca verso Gaza aiuta l’Iran

sabato 22 maggio 2010 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 22 maggio 2010

Stavolta Israele ha proprio diritto di dire «mamma li turchi». Dieci vascelli turchi vogliono raggiungere la settimana prossima la costa di Gaza per portare quello che essi chiamano aiuto umanitario. In realtà, portano un gesto di solidarietà e legittimazione a Hamas, che domina Gaza con violenza integralista nei confronti della propria gente e di Israele, che ha giurato di distruggere. A Gaza chiamano il prossimo avvento della flottiglia «l’Intifada delle navi». La Turchia è l’unico Paese che assiste l’organizzazione delle navi. La prepara la IHH (Fondazione di Soccorso umanitario turco): il premier Recep Tayyp Erdogan ha incontrato gli organizzatori e ha reso pubblico il suo «sostegno per rompere l’assedio di Gaza». Sulle navi viaggeranno membri del governo turco, artisti, giornalisti: tutto quello che serve a rendere la spedizione intoccabile. [...]

Chomsky attacca Israele ma fa l’amico dei dittatori

mercoledì 19 maggio 2010 Il Giornale 2 commenti

Il Giornale, 19 maggio 2010

Ok, sia che l’ordine provenisse dall’alto o che si sia dato troppo da fare uno di quei giovanotti che al confine di Israele stanno sempre spasmodicamente attenti a chi entra (magari questo era uno studente che aveva letto i libri del professore), sarebbe stato meglio che il professore del Mit (Massachusetts Institute of Technology) Noam Chomsky fosse andato a tenere la sua conferenza a Bir Zeit, Ramallah. Chi lo avesse ascoltato lo avrebbe pleonasticamente applaudito con frenesia quando avesse detto che Israele è uno stato di apartheid, una colonia americana, sostanzialmente nazista, e avrebbe battuto le mani ancora più forte quando avesse sostenuto che Hamas è un’organizzazione non solo legittima, ma anche indispensabile per la pace in Medio Oriente.
Chomsky lo dice, lo scrive, lo ripete senza sosta, e quindi impedirgli, domenica, di avviarsi attraverso Israele sulla strada per Ramallah (Netanyahu nega, per la cronaca, di averlo mai ordinato) gli ha solo consentito di ripetere al mondo che Israele è un Paese totalitario e razzista - anzi, stalinista - e di avere una grande eco in tutto il mondo. [...]

Il tramonto veloce dell’Onu sotto gli occhi delle democrazie inermi

domenica 16 maggio 2010 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 16 maggio 2010

Quand’è che l’implausibile comportamento dell’Onu renderà impraticabile la sua stessa esistenza nella forma attuale? È il caso di chiederselo di nuovo, a così pochi giorni dall’immissione dell’Iran nel Csw, la Commission for the Status of Women, ovvero il suo maggiore organismo per la condizione femminile, perché siamo di fronte a un altro evento incredibile, se non nella logica «onusiana». Infatti lo Hrc, il Consiglio per i diritti umani, ha felicemente accettato che ne siano parte a gestire i temi del diritto di ogni uomo alla libertà e alla giustizia la Libia, l’Angola, la Malesia, il Qatar, l’Uganda. Non sarebbe stato impossibile impedire l’ennesimo paradosso, se l’opposizione avesse avuto meno di 97 voti, ovvero anche un voto meno della maggioranza dei membri dell’Assemblea. Ma l’Organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) ha il 70 per cento dei voti nei gruppi africano e asiatico e insieme ai Paesi non allineati che ancora esistono nonostante la supposta fine della Guerra Fredda raggiungono facili vittorie e in pratica determinano tutta la politica del Consiglio dei Diritti umani. [...]

La beffa Onu: «La minaccia viene da Israele»

sabato 8 maggio 2010 Il Giornale 7 commenti

Il Giornale, 8 maggio 2010

Avrebbe dovuto essere il momento critico in cui tutti gli occhi si sarebbero fissati sull’obiettivo di far cessare l’Iran dalla preparazione della bomba atomica, in cui l’Iran sarebbe stato affrontato in modo decisivo, e invece è stata una memorabile, paradossale settimana di successi per Ahmadinejad, invitato a New York in occasione della Conferenza per la revisione del trattato di non proliferazione nucleare dell’Onu (Npt). All’apertura in pompa magna già si è svolto uno stravagante testa a testa alla pari, che certo Ahmadinejad sognava, fra il presidente iraniano e Hillary Clinton. Il presidente iraniano sdottoreggiava minacciosamente sui gravi rischi che il mondo corre a causa degli Usa e di Israele, e ha sfidato di nuovo tutti sul nucleare: «Anche se le sanzioni non saranno benvenute, non le temiamo e la nazione iraniana non se ne lascerà fermare». Insomma, seguiterà con l’atomica. Perché non dovrebbe? Dagli eventi e dalle voci sulle possibili decisioni del Consiglio di Sicurezza, sembra che l’Iran potrà seguitare ad arricchire il suo uranio senza troppi impicci. [...]

"L’Iran difende le donne", nuova beffa dell’Onu

domenica 2 maggio 2010 Il Giornale 10 commenti

Il Giornale, 1 maggio 2010

L’Onu ogni giorno produce un inverosimile distruzione della ragionevolezza occidentale, ogni giorno ci propone il tema del suo significato, quando meno ci pensiamo ci salta su una spalla come una soffice civetta pazza. Stavolta ci fa restare a bocca aperta il Csw, la Commission on status of women dell’Onu, ovvero l’organismo dedicato alle donne del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, secondo lo statuto «il principale corpo politico globale» delle Nazioni Unite. Il Csw dovrebbe essere dedicato esclusivamente «alla parità di genere e all’avanzamento delle donne» e ne dà buone prove: infatti mercoledì ha cooptato per acclamazione l’Iran facendone un suo membro per un mandato di 4 anni con inizio nel 2011.
Come si esaminino i candidati a questo alto seggio, è difficile capirlo dal momento che l’Iran, secondo gli standard che definiscono la condizione femminile nella nostra cultura, è davvero ai minimi immaginabili. Il suo ordinamento giuridico, cominciamo col dire, prevede la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù, riporta Anne Bayefsky sul suo sito di osservazione dell’Onu.
Nel 2009, un rapporto del dipartimento di Stato sull’Iran mette in luce altre bellurie al femminile: violentare la moglie non è illegale, e in generale la questione della violenza è messa in modo tale che la donna è quasi sempre violentabile e anche colpevole se denuncia l’accaduto. [...]

Ecco il cartone choc di Hamas: la bara con il soldato israeliano

lunedì 26 aprile 2010 Il Giornale 9 commenti
Ecco il cartone choc di Hamas: la bara con il soldato israeliano

Il Giornale, 26 aprile 2010

Immagini in 3D per l'aut aut degli integralisti a Gerusalemme: liberate i prigionieri palestinesi o il giovane Shalit tornerà morto. Guarda il video

A coloro che spesso suggeriscono che bisogna parlare con Hamas, che l’organizzazione palestinese essendo stata eletta dal popolo ha una sua legittimità, che Gaza è ingiustamente bloccata, suggeriamo innanzitutto di dare un’occhiata al cartone animato messo in circolazione ieri da Hamas: a quasi quattro anni dal sequestro, parla del soldato di leva Gilad Shalit. Hamas immagina, dopo aver mostrato il tragico peregrinare del padre Noam da un presidente all’altro con la foto del figlio in mano, che Gilad gli sia riconsegnato, sì, ma in una bara coperta dalla bandiera israeliana. Noam, tradito e disperato grida «no!» quando si vede recapitare il suo feretro. Il cartone dura tre minuti, la colonna sonora è la voce vera di Gilad, piana e sommessa come la si sentì durante il video che alcuni mesi fa lo mostrava vivo dopo il sequestro. Il cartone vuole essere un’arma di pressione dopo lo stallo della trattativa in cui si ipotizzava la consegna di mille prigionieri circa in cambio di Shalit. Israele rifiutò tuttavia qualche nome troppo insanguinato, e pose la clausola che alcuni prigionieri liberati sarebbero stati dislocati fuori dai confini israeliani e del West Bank. [...]

L'asse Libano-Siria-Iran e la continua beffa all’Occidente

domenica 18 aprile 2010 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 18 aprile 2010 

La Siria ha consegnato agli Hezbollah i missili Scud, che sono in grado di colpire il cuore di Israele. Il riarmo dei miliziani filo-iraniani segna l’ennesimo colpo alle utopie pacifiste di Europa e Stati Uniti

Tutti col numero sulla maglietta, il primo ministro Saad Hariri tutto sudato nello sforzo di fare gol mentre invece andava a rete solo Naim Gemayel, figlio di Bashir, il capo maronita assassinato, che si è detto tuttavia contento di giocare insieme agli Hezbollah che ha sempre criticato: questa è stata la scena idilliaca che martedì a stadio chiuso i politici libanesi hanno rappresentato per commemorare il 35º anniversario della terribile guerra civile che ha contrapposto le numerose fazioni, e la pretesa riconciliazione. Ma già venerdì, a una sessione del “dialogo nazionale”, di fronte alle altre fazioni gli Hezbollah (13 eletti e tre ministri nel governo Hariri) rivendicavano il possesso del loro esercito privato sostenendo che «il Libano non ha alternativa se non la resistenza» ovvero la guerra contro Israele, ormai ritiratosi dal 2000. Il segnale più immediato di pericolo per il Libano oggi si chiama Scud, un tipo di missile che porta una tonnellata di esplosivo e può raggiungere ogni parte di Israele, missile che, secondo fonti arabe e israeliane ha raggiunto per iniziativa siriana le mani degli Hezbollah. [...]

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