Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Per Wikileaks la guerra è un inferno? Sai che scoop

mercoledì 28 luglio 2010 Il Giornale 6 commenti

Il Giornale, 28 luglio 2010

Forse le sole notizie contenute nei 92mila documenti di Julian Assange, il capo di Wikileaks, sono che i talebani hanno missili antiaerei attratti dal calore e anche i particolari di come l’Iran sostiene i talebani e Al Qaida, anche se in generale si sapeva anche questo. Per il resto, quello che si impara è che la guerra è un inferno, grazie tante, e che in Afghanistan tutto è molto difficile. Il buon giornalismo rivela novità, rompe stereotipi, aiuta la verità. L’operazione Wikileaks contro la guerra in Afghanistan non fa niente del genere, al contrario, con questi 92mila documenti classificati (forse si classifica troppa roba) si nutre l’insistenza di chi vuole che gli Stati Uniti e i suoi alleati tornino a casa piuttosto che combattere la guerra mondiale contro il terrorismo. Il capo di Wikileaks l’ha detto chiaro e tondo: è un modo di dire che la guerra in Afghanistan è uno schifo. Insomma è un’operazione prima ideologica che giornalistica. [...]

Israele ora ha uno scudo che lo protegge dai razzi degli amici di Teheran

venerdì 23 luglio 2010 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 23 luglio 2010

Pronto il sofisticato sistema di difesa Iron Dome per difendersi dagli attacchi da Gaza e dal Libano

L’arte della guerra è un’avventura psicologica molto più che tecnica; chi riesce a intraprendere le rivoluzioni necessarie, vince. E in genere, soltanto le democrazie riescono a mettersi in discussione fino a scavalcare tradizioni d’arma e gerarchie militari che impongono vecchi sistemi perdenti. Adesso, siamo di fronte a una rivoluzione strategica di valore globale. Tre giorni or sono su Israele è stata virtualmente eretta una «cupola di acciaio», Iron Dome, un sistema di difesa missilistico le cui due prime batterie saranno pronte a novembre. È la risposta ai missili Kassam, Katiusha, Grad, Fajr e simili lanciati, con un raggio fino a 70 chilometri, da Gaza e da Hezbollah in Libano, ovvero i razzi a breve gittata che tengono i civili di Israele ostaggio ogni giorno dell’anno. È la risposta al nuovo pericolo strategico immediato che si affianca, nel programma dell’Idf, l’esercito israeliano, al Magic Wand contro i missili a medio raggio, e l’Arrow, contro i missili a lungo raggio. [...]

In Libano si prepara la guerra: la farà Hezbollah in nome dell'Iran

giovedì 15 luglio 2010 Il Giornale 11 commenti

Il Giornale, 15 luglio 2010

Al nord: appena accadde, quattro anni fa, noi giornalisti partimmo uno a uno verso il confine settentrionale. Viaggiavamo lenti oltre la valle del Giordano lungo una strada su cui già rollavano in file insuperabili i carri armati e mezzi corazzati di vario genere. Oltre Kiriat Shmone. Nella cittadina di Metulla, dove i carri armati occupavano la parte suburbana che bordeggiava con il Libano, verdeggiante, morbido, ma irto di postazioni di Hezbollah, chi fece in tempo prenotò una stanza nell’albergo locale. Io trovai posto poco lontano in un bed and breakfast senza rifugio, ma con una buona colazione. Era iniziata una guerra che non è mai finita se non nel suo aspetto più evidente, quello dei razzi che piovevano su Israele e che ci scoppiavano fra i piedi, facendo crateri nelle strade di comunicazione, distruggendo case e scuole fino ad Acco e a Haifa, incendiando i boschi di conifere orgoglio di Israele. Un ranger che mi guidò in jeep fra gli alberi in fiamme, bloccò l’auto mentre piovevano i missili per tirare fuori dalla cenere un piccolo camaleonte. A un paio di centinaia di metri da noi, una schiera di soldati delle riserve fu annientata da un solo razzo. [...]

L’Iran è pronto per l’atomica. Ora lo dice anche la Russia

martedì 13 luglio 2010 Il Giornale 4 commenti

Il Giornale, 13 luglio 2010

Medvedev scarica l’ex alleato, reo di aver protestato per il sostegno di Mosca alle sanzioni decise dall’Onu

Adesso, secondo il perverso principio che se lo dice chi fino ad ora aveva mentito o si sbagliava, allora è vero, non ci sarà più nessuno che potrà tirarsi indietro di fronte alla luce rossa sfolgorante che lampeggia dall’Iran. Perché adesso l’ha detto anche Medvedev, il presidente russo, e certo non senza il permesso di Putin: l’Iran sta per arrivare alla conclusione della sua corsa verso la bomba atomica. È, dice, «vicino al possesso del potenziale che in linea di principio potrebbe essere usato per la creazione dell’arma atomica». Linguaggio un po’ più diplomatico, ma chiarissimo. E la Russia, insieme alla Cina, prima che i pasdaran turco e brasiliano si ergessero al Consiglio di sicurezza contro le sanzioni, era stata sempre il principale nemico delle sanzioni stesse e il migliore amico dell’Iran, quello che metteva il bastone fra le ruote degli Usa per non arrivare mai a una chiara definizione del problema. [...]

Iran is ready for nuclear power: now even Russia says so.

Now, according to the perverse principle that says that if one who until now has lied or was mistaken, then it is true, nobody will pull out in front of the blazing red light that flashes from Iran. Because now Medvedev, the Russian president, has also said it, and certainly not without Putin's permission: Iran is arriving at the conclusion of its race towards the atomic bomb. It is, he says, “moving closer to possessing the capability that could in principle be used to build nuclear weapons”. This rhetoric is a bit more diplomatic, but clear. And Russia, together with China, who - before the Turkish and Brazilian Pasdaran rose against the sanctions at the Security Council - had always been the main enemy of those sanctions and Iran's best friend, as well as the one who put the spoke in the wheel of the United States in order to never arrive at a clear definition of the problem. [...]

Obama non può perdere il poker con Israele

lunedì 5 luglio 2010 Il Giornale 3 commenti

Il Giornale, 5 luglio 2010

Stavolta non mancherà la torta. Stavolta il presidente Obama, mentre Bibi Netanyahu vola verso Washington per incontrarlo, prepara la cena, probabilmente per domani; invece, quando a marzo il primo ministro israeliano visitò il presidente USA, questi si alzò dalla loro gelida riunione alla Casa Bianca un minuto prima dell’ora del pasto, mettendo alla porta il collega mediorientale. E non aveva nessun altro a tavola ad aspettarlo se non la famigliola, come precisò allo stupito ospite. Fu uno scandalo, e soprattutto la prova di quanto gli Usa di Obama stessero prendendo le distanze da Israele. Adesso, alla vigilia del nuovo incontro, ci sono buone ragioni per immaginare che le cose andranno meglio, ma l’intrigo si è fatto molto più fitto e danza sempre sull’orlo del baratro.
Cosa c’è in gioco? Naturalmente il processo di pace con i palestinesi, cui Obama tiene assai per portarne a casa almeno una nella sua tormentata politica estera. Come primo punto all’ordine del giorno per Israele, per fare la pace le due parti perlomeno si devono sedere l’una di fronte all’altra e parlarsi direttamente, uscendo dall’impasse dovuta alla scelta dei palestinesi di comunicare attraverso l’inviato americano George Mitchell. È ridicolo, dice Israele, che questi compia una insensata spola fra Gerusalemme e Ramallah, attaccate l’una all’altra come sono e dopo che Bibi ha aperto i varchi di Gaza, ha sbloccato una quantità di check point, ha fatto il famoso «freezing» degli insediamenti dieci mesi fa. E l’ha anche detto: vogliamo due Stati per due popoli, ma parliamoci una buona volta. [...]

Riad apre il cielo ai jet di Israele contro l’Iran

domenica 13 giugno 2010 Il Giornale 9 commenti

Il Giornale, 13 giugno 2010

Fonti americane nel Golfo: l’Arabia Saudita è pronta a garantire un corridoio aereo verso Teheran in caso di attacco alle installazioni nucleari degli ayatollah. Anche Giordania ed Egitto preoccupate dei piani atomici di Ahmadinejad.

Nel compleanno delle sanguinose elezioni iraniane, il Times di Londra ha impacchettato un bel regalo per Mahmoud Ahmadinejad: è la notizia che l’Arabia Saudita avrebbe compiuto test significativi nel campo aeronautico e della difesa missilistica. Avrebbe sperimentato la disattivazione dei sistemi di scrambling, ovvero di messa in avaria di meccanismi utili a chi viola il suo spazio, e quella dei sistemi missilistici destinati a colpire qualsiasi velivolo si azzardi a sorvolare il regno sunnita. Lo scopo è evidente: consentire a Israele di utilizzare lo spazio aereo dell’Arabia Saudita, paese che non riconosce Israele, aprendo una scorciatoia verso il bombardamento delle strutture atomiche iraniane. Sarebbe stato anche previsto il rifornimento in volo dei jet. In caso di attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, infatti, gli obiettivi distano circa 2.250 chilometri, un’immensità se non si accorcia la strada passando per il Nord dell’Arabia saudita. [...]

Ora la sinistra ci ripensa: basta fango su Israele

mercoledì 9 giugno 2010 Il Giornale 6 commenti
Ora la sinistra ci ripensa: basta fango su Israele

Il Giornale, 9 giugno 2010

Dopo le accuse rovesciate contro Gerusalemme, arriva il mea culpa di stampa e osservatori internazionali. Anche Henri-Lévy condanna la disinformazione. Reuters sotto accusa: sangue e coltelli via dalle foto

Israele è una discussione primaria nel mondo odierno, è il pomo della discordia, il pretesto preferito per attaccare l’Occidente, la migliore arma di legittimazione della vecchia bandiera sovietica totalitaria della pace a strisce, è il tarlo che rode l’anima degli ebrei di sinistra che adorano la loro legittimazione narcisistico-diasporica che li esime dalla poco elegante vicenda di essere un popolo, anzi, una nazione; e soprattutto è la questione che dà agli antisemiti la possibilità di esprimersi sotto copertura e alle maggioranze automatiche dell’Onu quella di farsi forti. È anche il migliore degli stendardi rossi da sventolare davanti al toro islamista, come hanno fatto da Istanbul Ahmadinejad, che di nuovo ha promesso di cancellare Israele, Bashar Assad dalla Siria ed Erdogan, il premier turco che sta costruendo una carriera islamista per il suo Paese sulla minaccia a Israele. [...]

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

giovedì 3 giugno 2010 Il Giornale 50 commenti

Il Giornale, 3 giugno 2010

Davvero è uno choc, come ha detto Ban Ki Moon, come hanno detto i governi che scandalizzati hanno richiamato gli ambasciatori, la Turchia, la Svezia, la Grecia, la Giordania, è uno choc, oh sì, come ha detto Hillary Clinton e come anche Tony Blair ha dichiarato. È un orrore come ha detto il ministro degli Esteri dell’Unione Europea la signora Ashton… è un grande scandalo: ma non stiamo parlando della battaglia compiutasi, purtroppo con nove morti, fra gli attivisti armati della nave Marmara e le forze israeliane che cercavano di condurre il convoglio carico di beni e di personaggi non identificati a Ashdod per evitare che fossero consegnati a Hamas doni esplosivi adatti a continuare, fino a Tel Aviv, il lancio di seimila missili in territorio israeliano. No, il maggiore scandalo, il vero orrore è legato alla foga con la quale, da muro a muro, tutto il salotto internazionale si è affrettato a brandire lo stendardo antisraeliano senza nessuna cura per la verità, fregandosene dei video in cui si vede come i soldati che volevano ispezionare il contenuto del convoglio sono stati accolti a mazzate, coltellate, bombe a mano, spari; non importa alla Clinton o alla Ashton la verificata origine aggressiva e la dichiarata intenzione terrorista suicida delle organizzazioni filo-Hamas imbarcate sulla Marmara. [...]


The real terrorism is the lie against Israel

Il Giornale, 3 June 2010

It really is a shock, as said Ban Ki Moon, as said the governments who recalled their ambassadors, Turkey, Sweden, Greece, Jordan. It is a shock, oh yes, as said Hillary Clinton and as Tony Blair declared. It is a horror as the EU Foreign Minister Lady Ashton said... it is a big scandal: but we're not talking about the battle undertaken and which, unfortunately, caused nine deaths, between the armed activists of the Marmara ship and the Israeli forces, who tried to lead the convoy loaded with unidentified goods and people to Ashdod, so as to avoid handing over potential explosive to Hamas, letting it continuing the launch of six thousand missiles into Israeli territory, as far as Tel Aviv. [...]

Dieci morti per una verità capovolta

martedì 1 giugno 2010 Il Giornale 41 commenti

--- NOTA: Riceviamo una quantità di messaggi offensivi che non pubblichiamo in questa casa che è il nostro sito ----

Il Giornale, 1 giugno 2010

L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano, e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire. Ma non basta dichiararsi pacifista per esserlo. L’organizzazione turca IHH, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani, i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di armi automatiche, esplosivo, azioni violente. [...]

Ten deaths for an inverted truth

Il Giornale, 1 June 2010

With its deaths and wounded, last night’s episode on the Turkish ship, has diabolical elements. What is diabolical is the reversal, the lie that is being designed by International public opinion, as in the battle in Jenin and like the death of Mohamad Al Dura: the truth, apart from being tragic and regretful, has been inverted, flipping responsibility. Condemnations fly, and they all have a nominal character: who was on the ship is called “pacifist” or “civil” while the Israeli soldiers are depicted as having bloodily interrupted their path of a “rescue mission.” No one speaks about organizations that are pro-Hamas, none about provocations, which is really what was being transported by those ships. Besides of course the human essence that we are sad to see disappearing. [...]

La cricca delle coop che boicotta Israele

martedì 25 maggio 2010 Il Giornale 9 commenti

Il Giornale, 25 maggio 2010

È uscito da poco un libro che spiace non sia stato ancora tradotto in italiano: si chiama "The Israeli Test" e l’autore, George Gilder, sofisticato economista che gode di fama internazionale, spiega che il mondo deve a Israele in termini di scienza dell’agricoltura, medicina, software, una prodigiosa, inverosimile quantità di gratitudine. Il mondo sarebbe molto peggiore senza l’aiuto di questo piccolo Paese impegnato nella sua quotidiana lotta di sopravvivenza. C’è chi lo capisce, ed ha così superato l’Israeli test. Ma molti di più invece, poiché ottusi dall’ideologia, non sono in grado di superare l’esame: è il caso delle Coop, il consorzio nazionale delle cooperative di consumatori, e della Conad che piamente hanno ieri piegato la fronte sotto le pressioni di un gruppo di Ong e associazioni varie che hanno chiesto loro di boicottare i prodotti israeliani agricoli importati dalla società Agrexco, perché lo 0,4% di questi prodotti, non contrassegnato col marchio dei lebbrosi come nei sogni delle Ong, potrebbe invece provenire dai Territori della Giudea e della Samaria. [...]


The gang of cooperatives that boycott Israel


Il Giornale, 25 May 2010

There is a recently published book, that I'm sorry has not yet been translated into Italian, entitled “The Israel Test” and the author, George Gilder, a distinguished economist who enjoys international fame, explains that the world owes Israel an unbelievable amount of gratitude in terms of science, agriculture, medicine and software. The world would be much worse without the help of this small country engaged in its daily struggle for survival. Some understand this, and have thus passed the Israel Test. That said, many others because of their obtuse ideology are not able to pass the test: this is the case of Coop – Italy's National Consortium of Consumer Cooperatives, and Conad* (Italian retail brands which operate two of the largest supermarket chains in Italy, ndr), who dutifully folded under pressure by a group of NGOs and other associations, named "Stop Agrexco", who have asked them to boycott Israeli products imported by the company Agrexco (Israel's foremost agricultural exporter, ndr), because 0.4% of these products are not marked with the seal of leprosy as in the dreams of NGOS, as they might come from the territories of Judea and Samaria. [...]

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