Il Giornale
Paradosso all’Onu: la Corea del Nord presiede il disarmo
Manca solo che l’Onu metta un gatto a presiedere la commissione per la difesa dei topi. Più o meno suona nello stesso modo la terza sessione del 2011 della Conferenza dell’Onu per il disarmo, dato che è presieduta in queste settimane dalla Corea del Nord. Ban Ki Moon ha definito la conferenza come «l’indiscutibile sede di tutti gli sforzi internazionali per il controllo delle armi». Dunque, la Corea del Nord dovrebbe occupare la sedia presidenziale contro se stessa, la sua politica atomica, missilistica, comunista, anticapitalista, antimperialista. E sempre pronta a fornire armi ad altre dittature come la Siria, in questo a braccetto con l’Iran, che aiuta nella corsa nucleare. La Corea del Nord è anche un paese totalitario che fa uso sistematico di mezzi di repressione fra cui atroci campi di concentramento. [...]
Multiculturali per forza? Minaccia alla democrazia
Un giorno a New York vidi un padre e un figlio neri ancora in abiti africani intenti a mangiare un gelato al tavolino di un bar. La loro amorosa comune gioia era palpabile. I loro profili si specchiavano in un comune progetto: America. La loro integrazione era palpabile come la soddisfazione di essere a New York. Erano già americani nonostante gli abiti. Qui sta il punto.
Caro Manconi, che sul Foglio riapri la discussione sul multiculturalismo attaccando una “sindrome Nirenstein” che creerebbe un falso giudizio sottraendo questa realtà al mondo dell’ineluttabile e affidandolo a quello di un’ ideologia attribuibile a “buonisti” tipo Don Ciotti o “l’internazionale socialista”, non è così. Il multiculturalismo, è vero, è “un movimento umano, un fenomeno economico, un processo demografico, una dinamica dei gruppi..” . C’è. Ineluttabile, lo è. [...]
La coscienza nera della Nazioni Unite paralizzate dai veti
Il Giornale, 2 agosto 2011
Forse Bashar Assad ha intenzione di far fuori tutti i siriani e restare da solo a governare un Paese vuoto. E forse glielo lasceremo fare, data l’incertezza con cui tutto il mondo si gratta la testa mentre l’esercito fa le pulizie con i tank, i mitra, le bande che terrorizzano e uccidono chiunque si affacci per le strade. Ieri è stata la quarta volta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dall’inizio della rivolta, se non ne dimentichiamo qualcuna. [...]
The UN Bad conscience: paralysed by vetoes
Il Giornale, August 2nd, 2011
Maybe Bashar Assad intends to kill all Syrians and to rule over an empty Country. And maybe they will let him do so, given the paralysis that characterizes the international attitude toward the cleansing actions of tanks, guns, bands that terrorise and kill anyone who steps into the street. [...]
La Turchia minaccia ma è senza generali
Inizia oggi la nuova rubrica di Fiamma Nirenstein su Il Giornale: "Fuoco e Fiamma"
Il Giornale, 31 luglio 2011
La Turchia dardeggia il suo terribile broncio: adesso, dopo Israele, c’è un altro Paese, l’Armenia che deve, e subito, porgere le sue scuse a Tayyip Erdogan, il primo ministro del Paese che dal più laico dei paesi islamici sta diventando il più intensamente islamico dei paesi laici. Non lo distrae dal cipiglio il fatto che tutti i suoi generali, compreso il capo di Stato Maggiore Isik Kosaner, si siano appena dimessi per protestare contro l’incredibile, lunga detenzione di 250 alti gradi militari per un supposto complotto contro il potere dell’AK, il partito di Erdogan al potere dal 2003. Erdogan annuncia tranquillo che il consiglio militare supremo si incontrerà lunedì per conferire nuovi incarichi militari. E’ dubbio che rappresenteranno la solita buona vecchia garanzia democratica [...]
Turkey keeps on threating, but lacks of generals
Il Giornale, July 31, 2011
Turkey is again very angry: after Israel, there is now another State, Armenia, which must apologize immediately to Tayyip Erdogan, the Prime Minister of the Country which used to be the most secular among the Islamic States, and turned to be the most Islamic of secular Countries. [...]
Se il multiculturalismo arriva al fallimento
Il Giornale, 26 luglio 2011
Solo in Italia, Paese in cui tutto diventa un tentativo di dimostrare che c’è nei dintorni qualcuno da disprezzare e mettere all’indice, qualcuno a cui sei superiore, un opportunista strumentalizzatore, un pecione, un cretino, un essere moralmente inferiore, la tragica vicenda di Oslo è diventata terreno di insulti e di colpe. Io sono fra quei giornalisti, come quasi tutti quelli che hanno chiuso in orario normale, intorno alle nove, che, occupandosi da lunghi anni di terrorismo (fra i tanti, un mio pezzo fu usato il 12 settembre del 2001 dal Wall Street Journal per spiegare che cosa è, in essenza, un terrorista), aveva stavolta potuto approfondire quasi solo la parte relativa all’autobomba di Oslo; e poco ancora sapeva dell’isola, della micidiale vicenda dei ragazzi uccisi, che ha poi molto chiarito il contesto. [...]
Oslo in guerra?
Se la guerra conviene ai leader arabi in crisi
Quando un leader ha come scopo di rafforzare il suo potere e di sfuggire a qualsiasi resa dei conti, cosa fa? Mette in piedi un conflitto esterno con relativa teoria della cospirazione, fa polverone e crea rumore di spari, sparge sangue e chiama alle armi.. insomma fa una guerra. Questa è la situazione mediorientale oggi, specialmente dopo le rivoluzioni che abbiamo benevolmente chiamato “primavera araba”. Chi le ha fatte, chi le sta facendo, chi le teme... ovunque tuttavia l’incertezza del futuro solleva un clangore di spade, o meglio un ergersi di missili, e naturalmente il nemico evocato per il proprio comodo è Israele con l’intero contorno americano e occidentale, se è vero che oggi il presidente degli Stati Uniti Obama risulta nel mondo musulmano ancora meno amato di George Bush. Per esempio, secondo un’indagine del centro arabo-americano otto arabi su dieci hanno un parere negativo del ruolo internazionale degli USA, e solo cinque egiziani su cento vedono l’America positivamente, contro i trenta del 2009. [...]
Guerra al rais e pace col figlio? Sarebbe un flop clamoroso
Il Giornale, 16 luglio 2011
Attenzione, niente scherzi, ci dovrà essere un mediatore unico sulla vicenda della Libia e niente Gheddafi né membri della sua famiglia nel mezzo. Questo è stato il messaggio che il ministro degli esteri italiano Franco Frattini al vertice del Gruppo di Contatto Internazionale aperto ieri a Istanbul dal ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu. E’ stato un incontro importante, perché crea un compatto schieramento internazionale che punta su una soluzione politica nonostante la determinazione a seguitare a bombardare anche durante il Ramadan e le promesse degli inglesi di aggiungere quattro Tornado alle loro forze aeree in guerra: infatti la signora Clinton ha dichiarato che gli Stati Uniti riconoscono il Consiglio Nazionale di Transizione come "l’interlocutore più legittimo del popolo libico", ovvero lo strumento che da maggiori garanzie a tutte le componenti della rivolta. [...]
Piazze arabe, nuovo caos. Stavolta l’Occidente non si lasci sorprendere
Quattrocentomila persone in piazza in una città di 700mila abitanti, Hama, in Siria, sono davvero tanti. Un milione in piazza Tahrir, al Cairo, 5 mesi dopo la cacciata di Mubarak, sono un’esagerazione. La temperatura è altissima nel mondo arabo e ci dice che forse le diagnosi e le medicine non erano le più azzeccate. È chiaro che ciò che hanno ottenuto gli egiziani è lontano dal costruire fiducia in quel governo militare che a parte Mubarak e alcuni suoi stretti collaboratori non ha saputo mettere in moto non dico una democrazia, ma nemmeno i processi che dessero ragione, famiglia per famiglia, degli 845 morti nelle dimostrazioni della «primavera». [...]
