Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Che beffa vedere la Cina fare la morale a Gheddafi

lunedì 28 febbraio 2011 Il Giornale 3 commenti

Il Giornale, 28 febbraio 2011

Mentre metà del mondo grida «libertà!», chi poi decide fino in fondo, in base ai criteri della governance mondiale che ci siamo costruiti, sono sempre coloro che la libertà non sanno nemmeno dove stia di casa, ma conoscono be­nissimo invece l’indirizzo dell’Onu, dove agiscono da padroni or­mai da decenni. In questo caso parliamo della Cina che, insie­me alla Russia, altro Paese che campione di libertà non risulta davvero, è riuscita a influenza­re le sanzioni che il Consiglio di sicurezza ha votato per cercare di bloccare la mattanza di Gheddafi. Mentre la vendita di armi è bloccata, bloccati i beni degli otto figli del raìs e bloccati i movimenti di alcuni personag­gi vicini a Gheddafi e ritenuti quindi pericolosi, solo dopo molti sforzi sulla Cina si è potu­to o­ttenere che la risoluzione ri­ferirà, come richiesto dai Paesi occidentali, al Procuratore del­la Corte Penale Internazionale; e a causa della Russia, il testo ri­chiamerà l’articolo 41 che met­te fuori gioco ogni misura che richieda l’uso di forze armate o di interposizione. [...]

L'Iran a Suez: ecco il dopo Mubarak

mercoledì 23 febbraio 2011 Il Giornale 6 commenti

Il Giornale, 23 febbraio 2011

Guardiamole bene quelle due navi iraniane che sono entrate alle quattro del pomeriggio nel nostro Mediterraneo. E’ uno spettacolo del tutto nuovo, ed è tutto dedicato a noi europei, israeliani, americani, è stato messo in scena per farci digrignare i denti: dal 1979 l’Egitto non lasciava passare dal suo prezioso corridoio le navi dell’Iran khomeinista, il Paese della rivoluzione sciita integralista e nemica acerrima del potere sunnita, se non di quello estremista di Hamas, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda e altri compagni del genere. Adesso, invece, ecco il primo gesto dell’Egitto post-rivoluzionario: visto che l’alleato americano, il più fedele amico, si è scansato appena la folla si è messa in marcia, il nuovo-vecchio potere militare immagina prudentemente nuove alleanze, meglio non litigare con Ahmadinejad che riempie infatti di lodi la rivoluzione egiziana. Anche i Sauditi, anch’essi leader del mondo sunnita anti-sciita, non hanno mai avuto simpatia per l’Iran khomeinista, al contrario. Anzi, ultimamente si sono battuti per difendere Mubarak: il re Abdullah ha fatto una telefonata durissima a Obama per dirgli di non umiliare il suo amico. Ma il presidente americano invece l’ha abbandonato, ed ecco che anche i sauditi tastano nuove possibilità strategiche: le navi iraniane hanno fatto scalo, sembra, dal porto saudita di Jedda. [...]

La sinistra cavalca la piazza pure se è fondamentalista

lunedì 21 febbraio 2011 Il Giornale 6 commenti

Il Giornale, 21 febbraio 2011

Se ci affacciamo sull’affresco delle rivoluzioni nel mondo islamico, in mezzo al sangue, ai messaggi su Google, ai cortei e all’orrore dei centinaia di morti in Libia, vediamo un panorama grande dal Marocco, all’Egitto, allo Yemen, al Bahrein e via ancora... e per fortuna risorge ieri l’Iran. Quanto nutrimento indigesto per la mente, quante pulsioni anche antagoniste. E qui fa specie che un osservatore esperto come l’ex primo ministro Massimo d’Alema nella sua intervista al Sole 24 ore ricalchi schemi cancellati dal tempo, in cui elezioni vogliono dire democrazia, democrazia vuole dire folla in marcia, folla in marcia vuol dire magnifico spettacolo. È un vizio tipico di una mentalità del genere «Stati generali» che viene condivisa da parecchia parte della sinistra e che porta a trovarsi spesso in compagnie scomode perché sovente una volta scesi dalle barricate i rivoluzionari si dimostrano pericolosi estremisti e persino terroristi. [...]

Quella giornalista stuprata ci ricorda che cos’è la rivolta d’Egitto

sabato 19 febbraio 2011 Il Giornale 7 commenti

Il Giornale, 19 febbraio 2011

In Piazza Tahrir, che come un grande teatro a più scene ci ha rappresentato per giorni scene di rivoluzione, di gioia e di morte, commedie e tragedie, un’inviata della CBS News è stata brutalizzata sessualmente per mezz’ora da una folla di uomini eccitati. Grandi rivoluzionari, decine di grandi combattenti della libertà che il mondo intero stava esaltando; bastava guardare la CNN e la BBC. Il cameraman di Lara Logan, una bella donna di 39 anni, veterana dell’Iraq e dell’Afghanistan, è stato trascinato via e picchiato; la giornalista è stata infine salvata da una folla che le cronache definiscono di «donne e soldati», ma chissà se è una narrativa mirata a ricomporre un’icona. Negli altri angoli della piazza la storia seguiva il copione: si gridavano slogan, si resisteva all’attacco degli uomini cammellati di Mubarak, si marciava, si filmavano giovani blogger, donne con e senza velo, la loro sete di libertà, il loro coraggio… Intanto, in quell’angolo si stava svolgendo una scena che non poteva, non doveva dire nulla sulla rivoluzione che piace alle telecamere, che nutre gli stereotipi più cari all’informazione liberal. Questa informazione per giorni ha nascosto che non pochi fra i giornalisti occidentali, tutti favorevoli alla rivoluzione, venivano in realtà strattonati e minacciati, talora portati via dalle forze dell’ordine… [...]

L’Iran esalta le rivolte, ma non a casa propria

martedì 15 febbraio 2011 Il Giornale 3 commenti

Il Giornale, 15 febbraio 2011

Gli ayatollah avevano aizzato le proteste in Egitto e Tunisia. Ieri però la rabbia popolare è esplosa contro di loro e la risposta è stata la dura repressione. Dopo aver scaricato Mubarak, ora Obama non potrà negare sostegno a chi chiede libertà a Teheran

Magari il popolo iraniano fosse davvero giunto ieri, con le sue manifestazioni che già costano feriti e morti, nella grande rivoluzione del mondo islamico. Magari queste ore di scontri nel centro di Teheran e a Isfahan preparassero un improvviso e fortunoso balzo persiano nella democrazia, contro un governo che ha il record di violazioni dei diritti umani con le sue pubbliche impiccagioni di omosessuali, dissidenti, donne, un regime che prepara la bomba atomica per distruggere Israele e l’Occidente.
Se così fosse, questo evento avrebbe due caratteristiche straordinarie: l’ironia e un totale rivolgimento strategico rispetto a tutte le rivoluzioni in atto nel mondo musulmano. [...]

Iran celebrates revolutions, but not at home

Il Giornale, 15 February 2011

The ayatollahs spurred on protests in Egypt and Tunisia, but people’s anger erupted against them, facing a brutal repression. After ditching Mubarak, Obama cannot now deny support to those calling for freedom in Teheran.

If only the Iranian demonstrations, which have already notched up casualties and deaths, really had achieved the great revolution of the Islamic world yesterday. If only these hours of clashes in the centre of Teheran and at Isfahan really were preparing Iranians for a sudden and fortuitous leap towards democracy, against a government that holds the record for human rights abuses with its public hangings of homosexuals, dissidents and women, against a regime preparing an atomic bomb to destroy Israel and the West. If it were the case, such an event would have two outstanding features: a certain irony, and a turning point for all the revolutions underway in the Muslim world. [...]

Attenti, copiare la Turchia non significa democrazia

venerdì 11 febbraio 2011 Il Giornale 9 commenti

Il Giornale, 11 febbraio 2011

Dovremmo davvero smetterla di raffigurarci schemi che ci garantiscano dove va a parare l’Egitto, meglio andare dallo psicanalista a calmare le nostre paure, specialmente ora che Mubarak vacilla sempre di più. Meglio smettere di immaginarsi una magnifica rivoluzione sociale di giovani e di donne che prepara la democrazia nel mondo arabo. C’è chi dipinge piazza Tahrir come una raffigurazione in termini arabi delle rivoluzioni liberali e anticomuniste dell’Europa dell’Est: lo faccia pure, si prenderà una solenne legnata. L’unico elemento di somiglianza l’ha individuato Sharansky: ogni uomo vessato dalla miseria e dalla prepotenza anela alla libertà. Tutti, senza distinzione. Fare il dittatore è rischioso.
C’è chi si immagina che la Fratellanza Musulmana abbia aderito a un processo democratico, e anche Obama se ne accorgerà. Ogni affermazione di gradualismo di Mohammed Badie, il capo, è puro tatticismo, e se ne trova la conferma in altre sue terribili affermazioni contro la civiltà non musulmana: lo scopo è il califfato universale e, prima di tutto, in Egitto. Infine, ci sono quelli che si calmano pensando che l’Egitto adotterà un modello turco, islamico ma secolare, in pace con l’Occidente. [...]

Obama elefante nella cristalleria mediorientale

martedì 1 febbraio 2011 Il Giornale 12 commenti

Il Giornale, 1 febbraio 2011

Il presidente americano Obama dovrebbe smetterla di pasticciare col Medio Oriente, di cambiare posizione due volte in due giorni sulla più grave delle situazioni sul tappeto della pace mondiale, il futuro dell’Egitto. Dovrebbe smetterla di mettersi in relazione con il bene assoluto invece che con quello della sua nazione e di tutto il mondo che, dietro agli Usa, crede nella libertà, nel libero mercato, nella monogamia, nei diritti delle donne. Che frivolezza è mai questa? Che razza di informazioni ha la signora Clinton quando ci dice che «Non importa chi detiene il potere (comunque, non si sa mai, magari Mubarak la sfanga, sembra sottintendere questa frase ndr), il punto è come risponderemo ai legittimi bisogni e alle lagnanze del popolo egiziano». Ottimo, ma Obama, che ha dato questa linea mollando il suo alleato di sempre, il suo punto di riferimento nel mondo arabo dopo parecchie ore di incertezza, lo sa che fra le “lagnanze” le più dure (ormai comuni in piazza) oltre che contro Mubarak, inveiscono contro gli Usa e Israele, e contro il mondo occidentale in generale? Lo sa che questa grande rivoluzione di piazza, che nella nostra visione ha soprattutto connotati sociali, deve invece essere misurata su connotati culturali islamici completamente diversi? O dobbiamo seguitare a fingere che si parli solo di pane e di lavoro, elementi senz’altro rilevanti? [...]


Obama: bull in the Mideast china shop
Il Giornale, 1 February 2011

US president Obama should stop making a mess in the Middle East and changing his position twice in two days around the most serious situation facing world peace—the future of Egypt. He should stop using Absolute Good as his point of reference, instead of the good of his country and of the rest of the world which, behind the US, believes in freedom, free market, monogamy and rights of women. What does he think he’s playing with? What kind of information has Mrs. Clinton when she tells us, “It doesn’t matter who's in power [however, who knows, maybe Mubarak will pull through, she seems to be hinting—ed.], the point is how we respond to the legitimate needs and complaints of the Egyptian people". Fine, but does Obama—who in offering this line after a number of hours of uncertainty, dumped his long-time ally, his point-of-reference in the Arab world —know that among the “complaints”, the toughest ones (commonly seen in the streets) are not only against Mubarak, but against the US and Israel, and the Western world in general? Does he know that this great revolution in the streets, that according to our cultural parameters has something to do above all with social issues, must instead be evaluated in terms of a completely different Islamic and Arab culture? Or must we continue to pretend that the crowd in the squares is only talking about bread and job? [...]

L’intifada di Baradei? Nemica dell’Occidente

domenica 30 gennaio 2011 Il Giornale 9 commenti

Il Giornale, 30 gennaio 2011

Vedremo Muhammed Al Baradei o il movimento Kyfaia o i Fratelli Mussulmani al potere in un Egitto nato dalla piazza? E porteranno la democrazia? Per ora, l’insediamento al potere di Omar Suleiman, ministro e principe dei servizi segreti, nel ruolo di vice presidente non è altro che la conferma del fatto che Mubarak non ha nessuna intenzione di lasciare il potere. L’esercito non l’ha abbandonato e Suleiman è al suo fianco da tempo immemorabile.
Il vecchio faraone forse potrà, nella più antica tradizione imperiale, come Ramses quando aveva più di 80 anni, celebrare la festa del suo ringiovanimento senza lifting, grazie a Omar. Ramses ogni anno, fino a oltre 90 anni (lo impariamo da Fuad Adjami grande storico arabo) innalzava un obelisco per ringraziare gli dei. Il popolo egiziano, salvo che per il traumatico assassinio di Sadat, non ha mai ucciso i suoi faraoni. Anche quando nel 1952 distrusse il potere di Muhammad Alì, la sua dinastia era al potere di 50 anni. Ma quando si sentono colpiti nell’onore i fellahim, contadini affamati ma di nobili antichissimi costumi, e la sua colta e pigra borghesia, come è successo quando i tunisini sopravanzarono il popolo egiziano, allora accade l’inenarrabile. Così fu dal 2350 al 2150 avanti Cristo, quando gli uomini che conosciamo raffigurati dai cocci egizi, si rivoltarono fino a liberarsi dal regno di chi li affamava. Così può accadere con Mubarak. [...]

Gli ebrei rischiano ancora il genocidio

giovedì 27 gennaio 2011 Il Giornale 8 commenti

Il Giornale, 27 gennaio 2011

Non basta ricordare la barbarie nazista: anche oggi c’è chi minaccia Israele di distruzione di massa Se si vuole che il massacro del Ghetto di Varsavia non ritorni mai più, bisogna agire di conseguenza

Non possiamo più celebrare il Giorno della Memoria semplicemente ricordando, sia pure con tutto il cuore e la migliore buona volontà. Questo è un Giorno della Memoria di battaglia. L’illusione che la storia del mondo marci progredendo, ci ha illuso che “mai più” non fosse un auspicio, ma una constatazione. Invece, è una battaglia durissima. L’Onu, nato sulle ceneri della Shoah, è stato innanzitutto costruito per garantire che la politica o l’incitamento per il genocidio siano proibiti secondo la legge internazionale. Le convenzioni dell’Onu contro il genocidio lo prevedono. Ma nella realtà, abbiamo visto cos’è accaduto in Cambogia, in Darfur, in Rwanda, abbiamo visto i tentativi di genocidio in Tibet e in Bosnia... Quanto all’incitamento, ormai è cibo quotidiano, e basterebbe un tribunale internazionale per giudicarlo come di dovere, ma nessuno lo fa. [...]


The Jews run the risk of another genocide

Il Giornale, 27 January 2011

We can no longer celebrate Holocaust Remembrance Day simply by remembering, albeit from the depths of our hearts and with the greatest of goodwill. This Holocaust Remembrance Day must be lived in a fighting spirit. The illusion that the history of the world is marching in progress deluded us into believing that “never again” is not just a hope but a statement of fact. But it is indeed a very tough battle. The UN, born from the ashes of the Shoah, was, first and foremost, set up to guarantee that genocide policies or instigation to genocide would have been prohibited by international law. This is provided for in the UN conventions against genocide. But as a matter of fact, we have seen what has happened in Cambodia, in Darfur, in Rwanda... We have witnessed genocide attempts in Tibet and in Bosnia... As far as instigation is concerned, it has become par for the course, and all that is actually needed would be an international court prepared to pass fair sentences. But nobody lifts a finger. [...]

Il coraggio di dire che l’antisionismo è antisemitismo

lunedì 24 gennaio 2011 Il Giornale 18 commenti
Il coraggio di dire che l’antisionismo è antisemitismo

Il Giornale, 24 gennaio 2011

È un evento straordinario il nuovo libro di Pierluigi Battista "Lettera a un amico antisionista" (Rizzoli, pagg. 120, euro 17,50). Le élite europee e americane si sono contagiate le une con le altre in un demente biasimo per Israele, in cui non esiste né logica né storia, ma da cui, paludata di studi, numeri, belle parole e mezze parole, esce l’idea che Israele sia un Paese che sarebbe meglio non esistesse. Anzi, che forse domani non esisterà. Anzi, che verrà distrutto. Battista distrugge invece la perversione intellettual-politica di massa dell’odio antisionista in cinque brucianti capitoli e la rivela per quello che è: antisemitismo. Ed ecco l’eccezionalità del lavoro di Battista: si contano sulle dita di una mano gli intellettuali non ebrei che abbiano sistematizzato lo scandalo dell’odio per Israele che appesta il mondo, l’Onu, l’Unione Europea, e li riduce a un circo di bugie; che salvaguarda i violatori dei diritti umani; che non si occupa del colpo alla nuca in Cina o dello sterminio in Sudan, e condanna, chiamandoli con compiaciuta pornografia «nazisti», i check point israeliani che evitano gli attacchi terroristici. [...]


The courage to admit that anti-Zionism is anti-Semitism
Il Giornale, 24 January 2011

In his latest essay, Pierluigi Battista, Italian chief columnist for "Corriere della Sera", meets all the prejudices against the Jewish people and the Jewish State head on. Those who lash out against Israel then have nothing to say about what’s going on in China and in the Darfur.

The new book of Pierluigi Battista "Lettera a un amico antisionista" (Letter to an anti-Zionist friend) (Rizzoli, 120 pages, € 17.50) is an extraordinary event. The European and American élites are competing with each other in a crazy, unprecedented and illogical spiral of criticism against Israel. This is aimed at giving the idea, embellished by studies and numbers and clothed in fine words and nebulous statements, that Israel is a country which has no right to exist. And actually tomorrow it might not exist, as so many want to destroy it Battista, in contrast, destroys this intellectual/political mass perversion of anti-Zionist hate in five burning chapters, revealing it for what it is: anti-Semitism. [...]

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.