Stop al viaggio di Bibi negli Emirati Arabi. È la vendetta per il no alla Giordania
venerdì 12 marzo 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 12 marzo 2021
Israele-Giordania,
parte seconda, la vendetta. E naufragato il quarto tentativo di
Benjamin Netanyahu di visitare gli Emirati dopo gli Accordi di Abramo.
Cos'è accaduto? Mercoledì il principe Hussein, figlio di Abdullah, si
preparava a visitare il Monte del Tempio, ovvero la Moschea di Al Aqsa,
con tutti gli uomini e i mitra che sembravano consoni alla casa reale e
lasciando le porte aperte alla folla: la dinastia Hashemita è
l'affidataria della Moschea di Al Aqsa e del Monte del Tempio con i
palestinesi, e il futuro monarca voleva visitarla nel giorno della
ascesa al cielo di Mohammed (Maometto) con una schiera regale e la folla
plaudente. Israele non ha accettato: dal Monte del Tempio può scaturire
la più grande violenza, è già accaduto, è il luogo originario del
Grande Tempio ebraico, ed è sotto la sua sovranità. Ma il re si adombra e
sa che è molto importante per Bibi raggiungere Mohammed bin Zayed ad
Abu Dhabi. Occhio per occhio, più qualche vecchio conto e calcolo
politico. In più la moglie del primo ministro, Sarah, è stata ricoverata
d'urgenza all'ospedale mercoledì, prima del viaggio, con l'appendicite.
Bibi ha passato la notte all'ospedale. Mentre già si vacilla sulla
possibilità di Netanyahu di partire per un viaggio che ha definito «di
grande importanza nazionale e internazionale» arriva il messaggio
giordano. «Israele voleva imporre cambiamenti...Avrebbe limitato
l'ingresso di musulmani in visita...Il principe cancella per rispetto
dei fedeli». [...]
Mediorientale
venerdì 12 marzo 2021 Generico 0 commenti
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Un altro sogno di pace nel nome di Abramo
lunedì 8 marzo 2021 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 08 marzo 2021
Nostro
padre Abramo ha avuto molto da fare negli ultimi tempi, e sempre per il
bene dell'umanità, come del resto è sua abitudine. «Lech lechà» gli
comandò il Creatore, «alzati e vai», e da allora è iniziata l'avventura
del monoteismo. Purtroppo, gli hanno dato da fare i due figli Isacco e
Ismaele, la cui eterna disputa ci ha inseguito fin qui. Il Papa è andato
coraggiosamente a Mosul, a Najaf e oltre per ricordare il messaggio di
Abramo: Dio è invisibile, infinito, e vicinissimo, pieno di amore e di
esigenze verso l'uomo, prima fra queste la pace. La pace è giusto un
attribuito morale del monoteismo figlio dell'ebraismo, fondatore dello
spirito umano in termini moderni che comprende il cristianesimo e
l'islam.
Il Papa, incontrando Ali al Sistani dopo le
atroci sofferenze cristiane per mano dell'Isis e dell'insieme dell'islam
politico in questi anni, ha incontrato il più adatto fra gli
interlocutori nel campo sciita, quello che ha sofferto tradizionalmente
nel mondo islamico la sua condizione di minoranza povera, ma anche
quello che oggi, a causa del regime iraniano, incarna le questioni
attuali più spinose: l'imperialismo, l'arricchimento atomico, la
persecuzione delle minoranze. Ma Sistani è una eccezione famosa. E un
moderato, è cauto e potente coi politici, ha cercato di placare i suoi
dopo il 2003 e di contenere gli attacchi agli americani, ha spinto con
forza alla guerra all'Isis, mantiene un rapporto con l'Iran senza
mostrargli devozione. Il Papa ha studiato bene la situazione: come si
collegò al campo sunnita nel campo ad Abu Dhabi del 2012, così adesso ha
il suo partner sciita per proteggere i cristiani nel nome di Abramo.
Questo nome così riprende un opportuno accento politico, dopo che è
diventato una stella splendente fra settembre 2020 e gennaio 2021 coi
rivoluzionari patti Israele e diversi Paesi di religione islamica. Oggi
il Papa si ispira di nuovo all'ecumenico padre delle tre religioni per
disegnare un futuro di pace in cui siano inclusi i cristiani del
Medioriente che hanno sofferto tanto. In Irak prima del 2003 i cristiani
erano più di 1,5 milioni, oggi sono meno di 200mila; una situazione
simile a quella della Siria, dove da 2 milioni sono calati a meno di
700mila. [...]
Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein: "La Corte penale internazionale contro Israele"
domenica 7 marzo 2021 Generico 0 commenti
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Informazione Corretta, il nuovo video di Fiamma Nirenstein: Israele, i vaccini e la disinformazione
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La musica di Dio: dialogo tra Riccardo Muti e Massimo Cacciari
sabato 20 febbraio 2021 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 20 febbraio 2021
Non
so se Riccardo Muti e Massimo Cacciari volessero parlare di Dio
dialogando sul rapporto tra musica e immagine, a partire da Masaccio e
da Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce di Haydn. Ma Le
sette parole di Cristo (Il Mulino) va molto oltre, e la presenza di Muti
conduce alla fine a una domanda molto impegnativa: che cosa è la
musica? Le sette ultime parole pronunciate da Cristo in croce si
rispecchiano nella meravigliosa Crocifissione di Masaccio, con il suo
accecante sfondo dorato, che Muti racconta di aver visto per la prima
volta a Capodimonte restandone fulminato. Muti e Cacciari mostrano
l'incontro tra Masaccio e Haydn, inevitabile perché entrambi hanno
intrapreso un dialogo «umano divino». Che cosa vuol dire? Semplicemente,
Haydn ha disegnato in musica le sette frasi che definiscono Cristo
nella sua dolcezza, disperazione, divinità: ha disegnato Dio nella sua
umanità, illustrando il rapporto, appunto, tra umano e divino. Lo stesso
fa Masaccio: la tragica umanità del corpo sofferente, insieme alla
compostezza ferita a morte della madre, alla stupefatto e fatale dolore
di Giovanni, e alla passione sensuale della Maddalena che, quasi per
pudore, non vediamo in viso ma solo nel manto vermiglio teso dalle
braccia disperate, lanciate verso l'alto ad abbracciare il corpo di
Gesù... E' una «somma» di colori che pensano tutto l'insieme della
vicenda di Cristo, e il suo messaggio umano-divino. Come la musica di
Haydn. Cacciari spiega che l'icona e il suono sono, in sostanza, una
sola cosa, che un quadro si ascolta, e una musica si vede, che è il
pensiero stesso a suonare e dipingere dall'inizio dell'avventura umana. [...]
Mediorientale
venerdì 19 febbraio 2021 Generico 0 commenti
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venerdì 12 febbraio 2021 Generico 0 commenti
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Così zia Rirì ha raggiunto il suo Nedo
mercoledì 10 febbraio 2021 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 10 febbraio 2021
La
Rirì ci ha lasciato. Rina Fiano, madre di Enzo, Andrea, Emanuele, i
nostri cugini; la zia Rirì, mia, della Susanna e della Simona, sorella
della nostra mamma Wanda Lattes Nirenstein. Ci ha lasciato per volare
via insieme a Nedo, dopo che lui ci se n'era andato da appena due mesi.
Era logico, era necessario. Come poteva consentire che andasse tanto
lontano senza di lei, dopo 70 anni in cui l' ha accompagnato e anche
guidato per mano sulla strada in cui ha potuto conoscere di nuovo
l'amore e la vita dopo Auschwitz? Quando nel 1948 si sposarono, lui
era tornato vivo per miracolo dopo che la sua famiglia era stata
sterminata, il bicchiere rituale rotto sotto la chuppà nel Tempio di
Firenze aveva un contenuto così carico di significati che chiunque ne
sarebbe stato atterrito. Non la bellissima sposa bruna, diciottenne.





