Il Giornale
Otto missili, l'aria diventa bollente, Salman e i sunniti con l'Occidente
Ci sono voluti due jet fighter F15 (probabilmente, e "secondo fonti straniere", Israele tace) e i loro otto missili sparati all'alba perché, almeno per una parte, il macellaio Assad ricevesse una sventola dopo le sue stragi di bambini. All'inizio tutti hanno parlato di reazione americana, dato che Trump aveva fatto la voce grossa; poi si è suggerito che fosse stata la Francia. Ma mentre l'ONU e l'UE si riempivano di esclamazioni di orrore e gli schermi tv delle immagini di quei bambini piccolissimi in preda alle sofferenze del gas che in molti casi li ha portati alla morte, diventava chiaro che né la Francia né gli USA avevano agito. E c'è da credere alla smentita di Trump: avrebbe avuto tutto l'interesse a contraddire la sua inutile dichiarazione sulla decisione di lasciare la Siria, che poi si è rimangiata. Invece, probabilmente il gesto valoroso l'ha compiuto Israele, da solo, per necessità e per scelta.[...]
Il nuovo asse imperialista riunito per spartirsi la Siria
E' davvero la nemesi di ogni processo di pace il fatto che le sciagure della Siria e la sua risoluzione siano finite ieri nelle mani del gatto, Tayyip Erdogan, la volpe, Hassan Rouhani e il padre nobile, Vladimir Putin. Che foto opportunity, il mondo del nuovo imperialismo in una sola foto. Il loro incontro ad Ankara ieri ha disegnato una soluzione un coacervo di interessi acuti e contrastanti, e una volontà evidente di spartizione. Il tutto, segnato dalla bambinesca soddisfazione, peraltro autorizzata dal grande assente, che l'America di Trump sia fuori dal giuoco, errore che Trump ancora non ha capito quanto sia grande, poiché consente l'espansione dei suoi peggiori nemici in un'area volatile e pericolosissima. Trump ha annunciato il suo desiderio di salpare definitivamente le ancore, abbandonando Curdi, Yazidi, sunniti dissidenti, cristiani… Nelle mani del trio.[...]
Il dilemma di un Paese e la sua storia
Dovevano andare in Ruanda e in Uganda, e poi a Israele non è bastato il cuore di mandare quelle donne coi bambini in braccio, quegli uomini affaticati e impauriti ad affrontare di nuovo la fame e il pericolo di vita. Netanyahu ha scelto la via dei Paesi occidentali per 16mila di loro; altri 16 mila, specie le famiglie coi bambini, resteranno in Israele. Perché? Il perché non è tanto nelle proteste popolari anche se ora i movimenti che in questi anni sono scesi in pizza si vantano.
Il motivo sta in quelle immagini stampate nella mente di ogni ebreo che si rispetta, immagini delle navi rimandate indietro coi profughi in fuga dalla Shoah, rimandati indietro a morire; il motivo sta nelle immagini dei primi pionieri che in Israele sono arrivati con mezzi di fortuna, senza un soldo e senza un vestito, accolti senza pietà a forza di bombe e fucilate. E a chi chiede se non è sbagliato domandare ad altri Paesi di fare un sacrificio che non si vuole fare in prima persona, la risposta è questa: è semplicemente impossibile per Israele aprire le porte coi suoi otto milioni di abitanti in parte arabi stipati sulla minuscola striscia di terra assediata dal mondo circostante all'immigrazione a un fenomeno che come ha detto Netanyahu, travolgerebbe lo Stato democratico e ebraico.[...]
Gaza. Ma nessuno dice che il loro obiettivo è sterminare gli ebrei
Il rischio che la "Marcia del ritorno" di Hamas diventi terrorismo di massa e guerra sta diventando concreta; tutto il mondo sa che questo è lo scopo sociale stesso dell'Organizzazione insieme alla morte degli ebrei e la conquista dell'Occidente, sa che qui, con le marce di massa, siamo di fronte a una svolta strategica che è una scintilla terrorista nel pagliaio del Medio Oriente. Ma l'ONU di nuovo biasima Israele alleandosi nel suo sport preferito, anche se stavolta senza riuscire a raggiungere una condanna: però Antonio Guterres, il Segretario generale, non fa mancare la richiesta di un'inchiesta internazionale, si associa all'idea tradizionale e sbagliata che Israele abbia usato forza sproporzionata nel controbattere alle manifestazioni di massa sul suo confine, e passa l'idea che abbia ucciso dei palestinesi che marciavano "pacificamente" verso il suo confine.[...]
La marcia di Gaza diventa una guerra. Si rischia la Pasqua di rappresaglia
C'è confusione sui numeri ma non sul significato della "Marcia del ritorno" di ieri, come l'ha chiamata Hamas. Si parla di 16 morti e 1400 feriti, e di circa ventimila dimostranti sul confine di Israele con Gaza, in una manifestazione organizzata per essere solo la prima in direzione di una mobilitazione di massa che dovrebbe avere il suo apice il 15 di maggio, giorno della"Nakba" palestinese, ovvero quello del "disastro" della ovvero del giorno della festa dell'Indipendenza di Israele, che coinciderà anche coi giorni del passaggio dell'Ambasciata americana a Gerusalemme.
Un'escalation continua di eccitazione mentre cresceva l'incitamento ha visto per ben quattro volte unità armate di giovani armati di bottiglie molotov, bombe a mano e coltelli infiltrati dentro i confine. Un esempio limitato di quello che Hamas vorrebbe riprodurre su scala di massa, ovvero l'invasione di Israele, come nei loro discorsi ieri hanno ripetuto i leader massimi Ismail Haniyeh e Yehya Sinwar. Non a caso nei giorni della preparazione si sono svolte esercitazioni militari con lanci di razzi e incendi di finti carriarmati, pretesi rapimenti e uccisioni che hanno persino fatto scattare i sistemi antimissile cupola di ferra spedendo gli israeliani nei rifugi. Il messaggio di Hamas era chiaro: marciate, noi vi copriamo con le armi. Ma le intenzioni terroriste di Hamas sono state incartate dentro lo scudo delle manifestazioni di massa, e l'uso della popolazione civile inclusi donne e bambini, è stato esaltato al massimo. Molti commentatori sottolineano come se Hamas decide di marciare, non ci sia molta scelta.[...]
In Europa lo spettro della Shoah
L'ultima notizia è insopportabile: a Parigi una donna ebra di 85 anni, Mireille Knoll, sopravvissuta alle deportazioni franco-naziste degli anni '40, è stata uccisa a coltellate da un giovane musulmano che la donna conosceva da quando era piccolo. L'omicidio antisemita si affaccia inaspettato quando Ilan Halimi, un ragazzo parigino viene sequestrato nel 2006 da un gruppo di giovani islamici che in una casa della banlieue lo torturano a morte leggendo il Corano senza che la polizia cerchi nella direzione di un attacco antisemita. Anche adesso seguitano i tentennamenti, sembra, forse... L'ultimo attacco antisemita ha pochi giorni, un bambino di otto anni è stato preso a botte un mese fa a Sarcelles perché indossava una kippà; pochi giorni prima una quindicenne con la Stella di David al collo è stata sfigurata a coltellate; pochi giorni dopo a un ragazzino sono state tagliate le dita con una seghetta… L'anno scorso Sarah Halimi Attal è stata buttata dalla finestra da un uomo che gridava Allah hu Akbar. Negli ultimi anni ci sono stati una decina di attacchi mortali plurimi, il Museo ebraico di Bruxelles e i bambini uccisi alla scuola di Tolosa, l'Hypercasher... Ed è solo la Francia. Gli ebrei d'Europa, compresa l'Inghilterra e la Russia sono accerchiati, se ne vogliono andare, vedono che anche se alla fine, dopo molti tentennamenti, le leadership accettano l'idea che si tratta di attacchi antisemiti, pure nessuno ha voglia di fronteggiare il vecchio mostro, che è di sinistra come Corbyn, di destra come la Le Pen, islamico come gli immigrati.[...]
Bolton è l'anti-Obama. Bersaglio dei liberal e nemico di Teheran
Il suo libro, del 2007 è intitolato "La resa non è un'opzione" (Simon & Schuster, Inc). La sua frase più famosa (e naturalmente anche la più discussa): "Se il segretariato dell'ONU perdesse 10 piani, non farebbe nessuna differenza". Una sentenza mortale, provenendo da un ambasciatore di Israele all'ONU dal 2005 alla fine del 2006 quando vinsero i democratici, il 69enne John Bolton. Nel week end il presidente americano Donald Trump ha conferito a John Bolton l'incarico di Consigliere strategico, una tessera fondamentale nel terremoto della Casa Bianca che lo ha piazzato al posto del generale McMaster, e ha portato al rimpiazzo del Segretario di Stato Rex Tillerson con il direttore della CIA Mike Pompeo. Pompeo e Bolton se si cerca di definire il gran circo rotante dell'Amministrazione statunitense, sono dalla stessa parte, due repubblicani ferventi e di principi ferrei, su cui il Capo di stato maggiore di Trump, John Kelly, conta con simpatia per riordinare un panorama tempestoso e in continuo cambiamento. [...]
Un pericolo globale nascosto sotto la cenere
Informazioni, ancora notizie, monitoraggio, conoscenza preventiva dei fatti senza limiti e senza pregiudizio, e ancora identificazione preventiva delle zone sensibili che possano produrre terrorismo, ovvero "profiling" senza paura, senza vergogna: questi sono i punti veri, i realistici suggerimenti che qualsiasi agente della sicurezza di Israele, il Paese che più di tutti nel mondo è investito dal terrorismo, può dare oggi all'Europa. Ieri a Trebes, un paesino che certo non si meritava di diventare famoso per questo, l'onda di sangue è arrivata come un'inaspettata tromba d'aria, eppure il terrorista era un personaggio già legato al mondo che gli ha ispirato o ordinato l'attacco.
Il terrorismo conta oggi in Francia 18mila candidati all'omicidio radicalizzati, 4000 pericolosissimi. Dovrebbero essere supersorvegliati, eppure una nostra reticenza tutta europea probabilmente consente che possano riuscire in azioni inaspettate, che riescano a inverare il peggio della fantasia umana avendo ricevuto da Dio in persona l'ordine di conquistare il mondo a ogni costo.[...]
Israele svela la verità: "Fermata con le bombe l'atomica di Assad"
Per capire l'emozione che come un'onda altissima ha investito Israele ieri mattina, quando a 11 anni di distanza sono stati resi noti i particolari della distruzione della base atomica siriana di Deir al Zur, bisogna mettersi nei panni di un padre che ha salvato il figlio da morte certa riprendendolo per un braccio, e questo figlio non è soltanto il popolo di Israele ma il mondo intero: infatti la sede della centrale, Deir al Zur, la città più grande della Siria orientale fu catturata dall'ISIS nel 2014 ed è rimasta nelle sue mani per più di tre anni. Immaginiamoci quindi non solo cosa sarebbe successo se oggi Assad, insieme ai suoi amici iraniani e Hezbollah, avesse nelle mani il plutonio e le strutture per la bomba atomica, ma anche quali pazzeschi ricatti i tagliagole avrebbero potuto imporre a tutti se Israele non avesse lanciato i suoi F16 e F15 in questa operazione di salvataggio del suo popolo e del mondo. [...]
Abu Mazen ormai ridotto agli insulti
Mahmoud Abbas, al secoloAbu Mazen, il Presidente dei palestinesi dal 2005, anno in cui si è insediatoal potere senza mai più tenere elezioni ha accumulato in tanti anni solo astiae inimicizie, e ora ne raccoglie i frutti. Invece di parlareinveisce ovunque, e non solo contro Israele di cui seguita a dire che è unregime colonialista e razzista, e quindi da distruggere. Ormai la lista deisuoi amici è inesistente, esiste solo una piramide di potere fatta di armi e didenaro, non c'è stato né processo di pace né unificazione sotto il suo comando,e i palestinesi cominciano a temere le conseguenze dei suoi aumentati sintomidi angoscia e paranoia. Le sue ultime picconatecolpiscono all'impazzata dentro e fuori i suoi confini geopolitici: nei titolidei giornali palestinesi, arabi e israeliani si legge soprattutto come AbuMazen abbia pubblicamente dichiarato lunedì l'Ambasciatore americano David Friedman"un figlio di un cane", e Friedman gli ha risposto ieri di frontealla platea di una conferenza a Gerusalemme chiedendosi se "si tratta diantisemitismo o di un discorso politico" [...]
