Il Giornale
Il Papa accusa gli Usa ma così fa il gioco di chi accusa Israele
lunedì 24 febbraio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 24 febbraio 2020
Israele, tre attentati in un solo giorno «Contro il piano di pace di Washington»
venerdì 7 febbraio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 07 febbraio 2020
(Gerusalemme)
Da ieri, con un precedente pesante nel giorno avanti, in Israele ci si
barcamena sull'orlo dello scontro duro. Che Abu Mazen si figurasse che
ieri a Gerusalemme ci sarebbero stati tre attacchi terroristici di
concerto con tutte le sue proteste, è realistico. Che sappia ora cosa
farsene, meno. È cominciato alle due di notte, quando un giovane
palestinese ha travolto con l'auto un gruppo di reclute di ritorno dal
Muro del Pianto dopo il tradizionale giuramento. Quattordici sono stati
feriti, uno è ancora in condizioni molto critiche, nove sono già a casa.
Dopo una caccia di alcune ore, il terrorista è stato catturato. Più
avanti, verso mezzogiorno è stata la volta di un attacco con la pistola
in Città Vecchia, un poliziotto ferito e il terrorista (proveniente da
Haifa) ucciso; e infine un altro attacco a fuoco a nordvest di
Gerusalemme, dove un soldato è stato ferito da un'arma da fuoco, e il
terrorista è fuggito. [...]
Pace in Medioriente: la rivoluzione di Trump il sì di Netanyahu e le incertezze palestinesi
giovedì 30 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 30 gennaio 2020
Martedì
alla Casa Bianca il presidente Trump e Benjamin Netanyahu hanno
festeggiato una rivoluzione storica nell'idea di pace in Medio Oriente;
da ieri, dopo l'entusiasmo, comincia il lavorio, il che fare, i
dissensi. Una commissione congiunta studia quando e come debba essere
realizzato l'accordo, la destra israeliana protesta e così parte della
sinistra, ambedue sostengono che lo scopo dei due protagonisti sia
elettorale; mentre per alcune ore è sembrato che l'annessione della
Valle del Giordano dovesse esser immediata, adesso la prudenza rallenta
le mosse di Israele. Netanyahu è volato con tutti i giornalisti e il suo
gruppo a Mosca certo per discutere con Putin la novità, ma anche a
riprendere sul suo aereo la giovane Na'ama Issacharov che, oggi, dopo
essere stata condannata a sette anni perchè aveva in valigia 90 grammi
di marijuana sarà finalmente graziata. Quindi sarà per Bibi un ritorno
coronato da due grandi successi, mentre in questi giorni dopo il suon
rifiuto della immunità parlamentare è stato ufficialmente incriminato.
L'opposizione di Abu Mazen, urlata e amplificata dall'invito a Hamas e
alla Jihad islamica a Ramallah, sembra smorzata. Rallenta per ora il
rogo di bandiere e di foto di Trump, sia perchè alla fine può
avvantaggiarsene solo Hamas, e a causa dell'Arabia Saudita, Baharain,
Emirati, Oman e a modo suo anche dell' Egitto, che hanno dichiarato
rispetto e sostegno per il tentativo di pace e sono disposti a
sostenerlo. Forse, anche, anche alla Muqata'a si comincia a leggere
meglio il progetto. [...]
Shoah, il dolore e la fatica del ricordo in questo mondo che non aiuta Israele
lunedì 27 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 gennaio 2020
In
che modo una bambina ebrea nata nel dopoguerra incontra la Shoah e
impara a portarne memoria? Con fatica, con disgusto, con incredulità,
ingenuamente. Si avvia verso un'indagine impervia: non c'è chi le
insegnerà, le spiegherà, la consolerà. C'è il segreto della crudeltà
umana che non si può, non si deve rivelare ai bambini, e il segreto
della unicità della condizione ebraica. Nessuno vorrà rivelarle i due
segreti, dovrà costruirsene da sola l'immagine. E ancora oggi la bambina
di ieri è sola con queste due questioni, perchè sia la immensità
dell'abisso che la sua indicibile unicità le sono proibiti. Questa
proibizione è ciò che impedisce a colui che non ha questa duplice
esperienza dentro di sé di essere un credibile alleato quando dichiarata
"never again". Mi dispiace, io non vi credo anche se vi apprezzo. La
bambina è sola mentre si costruisce nella sua mente un mosaico
inaspettato. L'ebreo è ancora solo mentre ricostruisce faticosamente la
sua gioia di vivere. A Kishinev il 6 e il 7 aprile del 1903 i contadini
russi attaccarono gli ebrei, li fecero a pezzi, donne e bambini; ci
furono condanne e esclamazioni. Due anni dopo un'altra orgia di
mutilazioni e stupri investi la stessa cittadina della Bessarabia.
Roosevelt era certo contrario alla strage degli ebrei: questo non gli
impedì di trattare altezzosamente e respingere Jan Karsky, l'eroico
cristiano polacco che andò a chiedergli in ginocchio, per averlo
visitato personalmente, di bombardare il Ghetto di Varsavia e la
ferrovia che portava ad Auschwitz. [...]
Quella scritta sfregia la Storia
sabato 25 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 25 gennaio 2020Scritte, parole, segni... Nella notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1936, la Notte dei Cristalli che dette il via all'eliminazione sistematica nazifascista del Popolo Ebraico, la notte in cui arsero i beni e le case ebraiche, la parola Juden fu scritta, scarabocchiata, bestemmiata su muri e vetrine e porte. Cominciava il rogo di sei milioni di persone, fra cui un milione e mezzo di bambini. Una scritta non è solo due parole in fila: è un'arma mortale disegnata sul muro, sulla porta, sui social media che sono la maggiore di tutte le superfici sfregiabili con parole offensive destinate a diventare armi. Così alla vigilia della Giornata della Memoria è orribile vedere quelle due parole nere di odio, in tedesco!!Con lo scarabocchio di una stella di David, il Magen David che gli ebrei portarono cucito addosso come un marchio di condanna a morte. Esso oggi, finalmente, campeggia glorioso sulla bandiera Israeliana. Sì, disgusta lo scarabocchio nerastro sulla porta di casa di Aldo Rolfi, il figlio di Lidia Beccaria Rolfi partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, vomitato là di notte da un perfido demente dopo che Rolfi è intervenuto su un giornale locale per ricordare la madre, per altro deportata politica. Ma è in tedesco: chi l'ha scritta sa che la Germania era cosparsa di cartelli e segnali che dicevano da ristoranti, negozi alberghi, scuole: " Juden sind hier unerwunscht ". Gli ebrei qui non sono desiderati. [...]
Israele, 40 capi di Stato contro l'antisemitismo. E Trump «offre» la pace
venerdì 24 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 24 gennaio 2020
Mentre
intorno alla fiamma eterna accesa nella hall del Museo dell'Olocausto a
Gerusalemme ieri per tutta la giornata quaranta presidenti, re, primi
ministri hanno portato il loro tributo alla Memoria della Shoah
promettendo di combattere l'antisemitismo, si preparava un altro
drammatico annuncio. Mike Pence, vice presidente degli Stati Uniti e
Benjamin Netanyahu, appena conclusa la grande conferenza hanno
annunciato che la settimana prossima negli Stati Uniti si presenterà il
famoso "Piano del Secolo". Esso, nelle intenzioni di Trump, dovrebbe
portare la tanto desiderata pace fra Israele e Palestinesi. Netanyahu
per sottolinearne la serietà ha subito esteso l'invito al suo
antagonista Benny Gantz, capo del partito "Blu e Bianco". Jared Kushner
incaricato per il Medio Oriente e genero di Trump avrebbe dovuto essere
qui per l'annuncio, ma il maltempo ha impedito al suo aereo di
decollare. Secondo indiscrezioni, il piano prevede che i palestinesi
ottengano lo Stato se riconosceranno lo Stato Ebraico; il controllo su
Gerusalemme sarebbe israeliano e l'area C verrebbe annessa. I
palestinesi riceverebbero grandi incentivi, ma lo Stato sarebbe
demilitarizzato. [...]
Leader mondiali a Gerusalemme. Una lezione
giovedì 23 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 23 gennaio 2020Come in una
favola, i principi giungono a Gerusalemme uno a uno da ieri portando un
dono importante come l'oro l'incenso e la mirra: la memoria. Cosa c'è di
più volatile e insieme di più indispensabile quando si parla del Popolo
Ebraico, e quindi di Israele: non è un caso che tanto sforzo, tanti
soldi, tanta perversa tenacia si stata messa dai nemici di Israele nel
cancellare col cosiddetto "negazionismo" la memoria di ciò che è
indimenticabile, ovvero il tentativo di omicidio di un Popolo intero e
la sua strage, con i bambini, e che questo sia andato in parallelo alla
violenza antisemita. Adesso, nel 75esimo anniversario della liberazione
di Auschwitz sono atterrati in Israele 46 delegazioni per partecipare al
Quinto Forum Mondiale sulla Shoah: è un omaggio indubitabile alla Stato
di Israele e anche, per converso, un grido di allarme collettivo
rispetto all'incredibile, inaspettata crescita di parole, gesti, delitti
antisemiti negli ultimi anni. Ieri sera con una cena a casa del
presidente della Repubblica Reuven Rivlin è iniziata la Conferenza che
continua oggi a Yad Va Shem, il bellissimo Museo della Shoah.[...]
Antisemitismo e musulmani. Le ragioni di Matteo
lunedì 20 gennaio 2020 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 20 gennaio 2020
Chi
ha il diritto, il privilegio, di poter combattere l'antisemitismo che è
riapparso, repugnante, in tutto il mondo? Nei giorni prossimi a
Gerusalemme si apre una conferenza mai vista prima, in cui da Netanyahu a
Putin a Mattarella, a Macron tutti si consulteranno su come battere
questo fenomeno. Sembra ovvio, logico: la memoria della Shoah, lo
stupore indignato di chi settant'anni dopo assiste a una crescita
verticale di odio contro il Popolo Ebraico, l'aggressione contro le
persone, i simboli, i luoghi di culto, contro la sua legittimità ad
esistere, unisce. In realtà l'unità su come combattere questa battaglia è
un serissimo problema. Ogni guerra richiede un'analisi e quindi una
strategia accurata, e qui invece esse sono tante e spesso
inconciliabili. [...]
Niente nucleare a chi abbatte gli aerei civili
domenica 12 gennaio 2020 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 12 gennaio 2020Ops, un errore. Un errore di valutazione, «umano», certo, come hanno detto gli iraniani, e di chi? Certo non degli extraterrestri. Ma si tratta del regime iraniano, lo stesso che in queste ore i soliti ragazzi coraggiosi contestano in piazza, sfidando in città e all'università Amir Kabir, mentre fioccano i lacrimogeni e le Guardie rivoluzionarie aspettano il solito ordine di sparare. Qui non ci saranno errori: la Guardia rivoluzionaria è fatta così, prima spara, poi ci ripensa, a volte non ci ripensa nemmeno. [...]
La risposta simbolica degli ayatollah. Salva l'onore ferito ma evita l'escalation
venerdì 10 gennaio 2020 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 10 gennaio 2020
