Il Giornale
Israa uccisa a Betlemme per l'onore
giovedì 5 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 05 settebre 2019
La scena è un corridoio di ospedale a Betlemme, una ragazza di 21 anni proprio in quegli istanti viene uccisa a botte, YouTube ci restituisce purtroppo in diretta un orrore di fronte a cui non si può che piangere e torcersi le mani: sentiamo le urla della ragazza in cui risuona la tragica storia di milioni di donne sacrificate al totem mostruoso del delitto d'onore. Chi preme il triangolino dell'audio può sentire le urla di raccapriccio e di dolore di una creatura uccisa da mani che dovevano proteggerla, e invece la fanno a pezzi. Sono quelle del fratello istigato dal padre, che, e questo aumenta il raccapriccio, l'ha uccisa per la seconda volta all'ospedale dove l'avevano mandata con la spina dorsale rotta le sue botte. [...]
L'amore (non corrisposto) degli ebrei per la sinistra
martedì 3 settembre 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 03 settembre 2019
Trump ha aperto una nuova questione ebraica, che si è affacciata col sapore di un frutto proibito già molte volte, ma non ha bruciato mai al calor bianco della politica americana: perché gli ebrei hanno una propensione verso la sinistra nonostante tutto l'antisemitismo travestito da "critica al sionismo" o allo Stato di Israele che essa ha dimostrato dal tempo dell'Unione Sovietica e anche da prima, quando i suoi maggiori teorici individuavano negli ebrei gli alfieri del capitalismo? Perché sono persino pronti a disprezzare, a mettere da parte senza riguardo la più evidente simpatia per Israele se viene da parte conservatrice? La storia dell'ultimo esempio di questa situazione è nota: il 19 di agosto Israele ha rifiutato il permesso di entrare a una nuova eletta democratica del Congresso, Rashida Tlaib, di origine palestinese. La Tlaib insieme a un'altra nuova eletta democratica, Ilhan Omar, è un'esponente del movimento di boicottaggio di Israele. Israele, dopo lunga e acuta discussione, aveva prima stabilito per legge di proibire l'ingresso agli esponenti del BDS, che non è, come pretende, un movimento di critica democratica, ma un travestimento ideologico per nascondere lo scopo della sparizione di Israele (le prove sono migliaia, ma questo è un altro articolo). Le due neoelette con grandi fanfare si erano unite a un gruppo di deputati e senatori americani diretti in Medio Oriente, ma si sono fatte organizzare una gita a parte che soddisfaceva la loro scelta propagandistica radicalmente anti-israeliana. Non a caso l'aveva messa in piedi una NGO palestinese filoterrorista: uno dei dirigenti ha scritto persino che gli ebrei bevono il sangue dei cristiani per Pasqua. Dopo un primo diniego la Tllaib ha avuto il permesso di entrare in Israele, che lei chiama solo Palestina, a causa di una vecchia nonna che desiderava rivedere. La Tlaib prima ha annunciato che accettava e che non avrebbe predicato odio, poi spinta da molti tweet e commenti ha deciso per il gran rifiuto. [...]
L'Eliseo e quell'azzardo per un'intesa sul nucleare
lunedì 26 agosto 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 26 agosto 2019
Non è andato benissimo a Macron il colpo di scena preparato per il G7 di Biarritz, anche se suggerisce un qualche accordo USA-Europa sulla questione iraniana: quel gran sorriso soddisfatto del visitatore a sorpresa Javad Zarif, ministro degli esteri iraniano,cui il presidente francese aveva promesso una mediazione con Trump (che non ha incontrato) e il resto dei grandi per tornare a un accordo che alleggerisca le sanzioni, non era adatto alla giornata particolarmente turbata da gesta iraniane contrastate sul campo dalla determinazione israeliana. Zarif è arrivato contento a Biarritz, secondo il consueto schema iraniano per cui la diplomazia è uno spettacolo per il pubblico internazionale, la sua politica che sta sconvolgendo il mondo e ridisegnando il Medio Oriente, un'altra storia. Zarif, con la mano tesa nella speranza che nonostante la cancellazione del trattato con Obama l'Europa riesca a convincere anche l'America a nuovi patti ha calcato il proscenio del G7; ma proprio nelle stesse ore i piani terroristici, che restano una strada maestra insieme alla promessa di distruggere Israele, invadevano le cronache internazionali.[...]
Ora la Palestina bandisce i gay: brutto segnale fondamentalista
mercoledì 21 agosto 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 21 agosto 2019
L'Autorità
Palestinese ha messo al bando tutte le attività pubbliche in favore
della comunità gay e lesbica palestinese, e in particolare ha proibito
ogni mossa al gruppo Al Qaws, fondato nel 1991, che era riuscito a far
uscire allo scoperto un gruppo di Nablus, ne preparava una
manifestazione pubblica, e stava aprendo qualche finestra anche in altre
parti dell'Autorità Palestinese. Ma non esageriamo per favore, una
società islamica può sfidare la Sharia apertamente? Per ora non è mai
accaduto, gli episodi di odio antiomosessuale dimostrano un radicamento
popolare del pregiudizio che arriva, come in Egitto, a più del 90 per
cento, e fra i palestinesi dunque, la maschera bonaria che Abu Mazen
ama spesso mostrare all'Occidente è caduta. Gli LGTB palestinesi hanno
perso in questi giorni anche quel piccolissimo margine di speranza che
dava loro il fatto di non essere ufficialmente classificati come
criminali dalla loro legge, mentre tanti Paesi mussulmani li mettono al
bando. A Gaza, dove il governo è quello di Hamas, organizzazione
terrorista integralista islamica, oltre alle torture, alle botte,
all'imprigionamento, vige la pena di morte: fra le esecuzioni più note
quella, nel 2016,del trentatreenne Mahmoud Ishtiwi, condannato a morte
per omosessualità benché fosse uno dei comandanti militari. Morì non
come uno shahid, ma come un gay, per legge. [...]
Giorno di guerriglia a Gerusalemme. Scontri alla Spianata delle Moschee
lunedì 12 agosto 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 12 agosto 2019
L'alleanza tra sinistra e islam che sfocia nell'antisemitismo
sabato 20 luglio 2019 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 20 luglio 2019
L'antisemitismo diventa pericoloso quando molte correnti afferiscono alla sua corrente. Così è oggi. Ma poiché esiste lo Stato d'Israele, esso può essere fermato. Intendo scrivere un pezzo veramente antipatico sull'antisemitismo, per un motivo molto semplice: finché si permetterà all'antisemitismo di travestirsi, non ci sarà nessuna strategia adeguata a batterlo. Per esempio, ho trovato del tutto impropria la comparazione fra la pericolosità dell'aggressione, repellente per altro, del Nordic Resistence Movement agli ebrei di Umera nel 2016 con lo svuotamento imposto agli ebrei di Malmo dall'odio della comunità musulmana antisemita, specialmente se si considera che l'anno scorso la Svezia ha sperimentato il più alto numero di morti uccisi in attacchi classificate come delitti, 306 eventi un numero aumentato del cento per cento. La maggior parte degli attacchi sono avvenuti per mezzo dei fucili kalachnikov in aeree "vulnerabili" abitate soprattutto da immigrati non occidentali e dai loro discendenti. La polizia parla nei suoi rapporti di "presenza di "returnees"simpatizzanti di gruppi terroristi… Specie dal 2014 quando fu proclamato il Califfato in Siria e in Iraq". Malmo, da cui sta svanendo la comunità ebraica che ha annunciato che chiude bottega, soffre la presenza di estremisti islamici tanto da aver stampato delle "guidelines" per i suoi impiegati comunali che li invita fra l'altro a guardare bene fuori prima di lasciare un edificio "per evitare di finire in una situazione indesiderata" e invita a lasciare la bici o la macchina fuori per meno tempo possibile, il rischio comune è quello di continui incendi: insomma la presenza islamica crea da protagonista una vera e propria "situazione di guerra", come la definiscono molti onorevoli commentatori e dove gli ebrei hanno sgomberato i terreni di maggiore persecuzione. L'antisemitismo svedese è un caso di studio molto speciale, in cui si trovano esaltati tutti gli elementi dell'antisemitismo europeo oggi: un sottofondo di antico antisemitismo cristiano, la comoda e utilitaria permanenza di fantasmi utilizzabili al bisogno in tutti, chi più chi meno, i paesi europei. E' l'antisemitismo light, ora dipinto di sciocco snobismo delle upper class, ora invece plebeo e demenziale negli stadi.[...]
L'Iran arricchisce l'uranio. Parte la corsa all'atomica. Trump: «Stiano attenti»
lunedì 8 luglio 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 08 luglio 2019
Imprenditore palestinese alla conferenza di pace. Torna e l'Anp lo arresta
lunedì 1 luglio 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 01 luglio 2019
Che cosa è più significativo nel comportamento palestinese rispetto alla loro idea di una pace possibile? Il fatto che mentre Israele espandeva la zona di pesca di Gaza e riapriva le forniture di benzina planassero sul sud di Israele non meno di una ventina di oggetti incendiari lanciati coi palloni e appiccassero fuoco a campi coltivati e strutture civili, oppure che l'Autorità Palestinese nell'West Bank arrestasse al suo ritorno un uomo d'affari palestinese che aveva partecipato alla Conferenza Economica del Bahrain e avesse fatto irruzione nelle case di altri tre loro businessman per la stessa ragione? La Conferenza è stato il primo passo della ciclopica impresa che l'America si propone per portare Israele e i palestinesi a un tavolo di pace: l'ipotesi di Trump e del suo consigliere e genero Jared Kushner contenute in 28 pagine di programma senza ipotesi territoriali di sorta, lasciati alle parti in causa, è cambiare il paradigma stesso del processo: i palestinesi hanno rifiutato ogni soluzione territoriale anche larghissime, come quella di Ehud Barak a Camp David o quella di Olmert nel 2008 che prevedeva la rinuncia alla Città Vecchia di Gerusalemme. L'idea è stata quella di costruire innanzitutto una struttura autonoma palestinese con caratteristiche di stabilità e di speranza: la gente dovrebbe finalmente stare meglio, l'aiuto e il controllo dovrebbe essere garantito da tutto il mondo arabo sunnita, e a questa ipotesi sarebbe destinata la bellezza di 50 miliardi di dollari di cui beneficerebbero anche gli interlocutori medio orientali del processo. [...]
Quel dilemma esistenziale sull'immigrazione
domenica 30 giugno 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 30 giugno 2019
Ciò che lascia stupefatti e come stremati, alla fine della storia di mare o, se si vuole, all'inizio della vicenda dei migranti della Sea Watch 3 è l'insopportabile semplificazione con cui l'opinione pubblica nostrana e internazionale ha trattato la vicenda. I buoni e i cattivi, i fascisti e i comunisti, la pietà e la crudeltà. La deificazione, per esempio di Le Monde e da noi di Repubblica, di Carola Rackete, la mostrificazione di Salvini, la convinzione infantile che ci fossero una ragione e un torto ben disegnati e inequivocabili lascia stupefatti, è una scelta idolatrica. I semplificatori si prendono innanzitutto serie responsabilità politiche nei confronti dell'Europa stessa: la violazione delle leggi, l'arroganza con cui la capitana della nave ha gestito a sua immagine e somiglianza le leggi internazionale, il disprezzo verso l'Italia, uno dei Paesi membri immaginando che le leggi di uno dei più importanti Paesi membri possano essere giudicate e ignorate dovrebbero essere rifiutate da tutti quelli che trengono all'UE. La questione dell'immigrazione è come dice il titolo del libro-raccolta (da me curato e in parte scritto) che a Tel Aviv presentiamo lunedì "un dilemma Esistenziale". Il volume che è intitolato "L'ondata migratoria in Europa, un dilemma esistenziale" cerca di fare proprio il contrario, ovvero di addentrarsi nella necessità immediata dell'Europa di affrontare un problema vitale e essenziale per la sopravvivenza del Vecchio Continente in se stesso come entità storico-culturale e sociale, sia come accumulo di leggi e norme. O lo si affronta, o soccomberemo alle divisioni interne e a una pressione che per esempio, fa sì che la metà della popolazione maschile adulta dei Paesi Arabi programma di emigrare. [...]
Offerte e incognite tra Pasdaran e Hamas
lunedì 24 giugno 2019 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 24 giugno 2019
Tutto si muove a Gerusalemme. E' arrivato il consigliere strategico di Trump, John Bolton per l'inusitato summit USA-Russia-Israele che inizia oggi. I tre consiglieri strategici dei primi ministro parleranno di Siria, di Iraq, di Iran.. e che affrontino, loro tre, l'assetto del Medio Oriente di certo non fa stare allegri gli Ayatollah, e nemmeno i palestinesi. Trump ha graziato l'Iran all'ultimo minuto dopo l'abbattimento del drone richiamando i suoi aerei, e ha detto che spera non solo nella pace, ma in un futuro prospero e stabile per l'Iran stesso. Una visione che si va disegnando sempre di più, quella di un uomo d'affari che intende fornire al mondo non una leadership militare, ma delle ragioni cogenti per capire che la vita deve essere vissuta per quello che ha da offrire oggi, e non come un disegno divino di predominio. [...]
