Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Povere egiziane in fila per votare contro se stesse

martedì 29 novembre 2011 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 29 novembre 2011

Inquadrando ieri la massa di donne egiziane in fila per votare, con il capo coperto o scoperto, con i jeans o la gonna, allegre, speranzose in quello strumento meraviglioso di potere che sono le elezioni, tutte le televisioni del mondo occidentale hanno espresso il consueto entusiasmo: la primavera araba porterà la democrazia, menomale, si vede dalle donne. Invece sarebbe stato meglio sentire un brivido e avvertire quella particolare popolazione femminile sofferente, sfruttata e oggi speranzosa: attenzione, potrebbe prepararsi un destino peggiore. [...]

Poor Egyptian women stray in line to vote against themselves

Yesterday, Western televisions showed Egyptians women queuing to vote, with their heads covered or uncovered, wearing jeans or skirts, joyful, and hopeful for the wonderful power instrument of elections. And all the media voiced their usual enthusiasm: the Arab spring will lead to democracy, as fortunately shown by women. Instead, it would have been better to feel a spine chilling sensation in seeing those suffering and exploited women who are now rejoicing: indeed their lot tomorrow may be far worse. [...]

"Questa Turchia si crede davvero il centro del mondo"

lunedì 28 novembre 2011 Il Giornale 5 commenti
Il Giornale, 28 novembre 2011

Negli ultimi anni una spe­cie di esaltazione otto­mana ha condotto Erdo­gan, il primo ministro turco, e Ahmet Davotoglu il suo mini­stro degli Esteri, a minacciare e predicare. Stavolta Davotoglu ha sparato che l'Europa deve scegliere se diventare «potenza globale» con la Turchia, o diven­tare invece «marginale» senza la Turchia [...]

This Turkey believe to be the center of the world, really"

Il Giornale, November 28 2011

In the last few years, a kind of Ottoman elation has led Erdo­gan, the Turkish Prime Minister and Ahmet Davotoglu, the Turkish Foreign Minister to threat and preach. This time Davotoglu overdid it, saying that Europe must choose whether it wants to become a «global power » with Turkey or, instead, to become “marginal” without Turkey. [...]

Egitto, troppa fretta. Il voto è un pericolo

giovedì 24 novembre 2011 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 24 novembre 2011

I militari guidano il Paese da cinquemila anni e non molleranno facilmente. E forse è meglio così: le elezioni favorirebbero solo i fondamentalisti islamici.

I militari hanno dominato l’Egitto per cinquemila anni, figu­r­iamoci se adesso hanno intenzio­ne di abbando­nare il potere. Senza entra­re nelle finezze etno- storiche per cui forse gli egiziani di oggi non sono pro­prio gli egizi di ieri, tuttavia in­sieme ai farao­ni di cui ci sono rimaste vivide pitture e statue, appaiono sem­pre cerimonio­si generali, di cui ci sono rima­sti nomi e noti­zie. Al tempo nostro, Nasser era un militare, come Sadat e Mubarak e die­tro di loro si so­no sempre in­t­raviste solide fi­gure marziali di supporto. Tantawi, oggi energico gene­rale 76enne, era sodale di Mubarak, e adesso che la folla in piazza Tahrir ne urla con odio il no­me, resiste gal­leggiando sul caos: ma se anche lui cade sotto la spinta della piazza, il futuro sarà peggiore. [...]

Egypt, it’s dangerous to rush into elections

Il Giornale, November 24 2011

The military have been ruling the Country for over five thousand years and they will not give up easily. And maybe for the better: the elections would only benefit Islamic fundamentalists.

The military have dominated Egypt for five thousand years and in no way will they relinquish their power today. There is no need to enter into the ethnic and historical fine speculations according to which today’s Egyptians are not really the Egyptians of the past. But the pharaohs - still visible through paintings and statues – were always accompanied by pompous generals whose names and feats passed on through history. In our time, Nasser was a military, like Sadat and Mubarak and behind them always appeared some sound army support officers. Tantawi, currently a 76-year old energetic general, was a close friend of Mubarak. And now that the crowd in Tahrir square is yelling his name with hatred, he is resisting floating on chaos. But if he yields to the pressure of the square, the future will be worse. [...]

In arrivo il Califfato di Tunisia, 'grazie' al partito islamista Ennahda

martedì 22 novembre 2011 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 22 novembre 2011

Una lunga, capziosa di­scussione politica per formare un go­verno è sinonimo di democrazia: la storia d’Italia an­novera svariati governi duri da partorire. Ma così come le elezio­ni non sono garanzia che la de­mocrazia ha vinto (ci mette in guardia il grande storico Ber­nard Lewis) anche la trattativa e le sue lungaggini non ce lo pro­mettono, specie nell’ambito del­la primavera araba. Dopo la fiammata hanno preso a striscia­re, lunghissimi, le stragi di As­sad, la riconquista silente e avi­da dei militari egiziani, il tira e molla della Tunisia. [...]

Quanti arabi salvati grazie a medici israeliani

sabato 12 novembre 2011 Il Giornale 10 commenti
 Il Giornale, 12 novembre 2011

Migliaia di arabi sono stati salvati da Israele: si fosse mai sentito un "grazie"

Lasciatemi essere melensa per una volta, proprio mentre i missili iraniani vengono montati sulle rampe e gli F16 israeliani rollano: è una storia di scienza e di buon senso, una storia in cui una dottoressa iraniana di una clinica universitaria, tuttavia prudentemente firmatasi NN, ha contattato “urgente!” il dottor Adi Weissbuch a proposito di una sua paziente alla sedicesima settimana di gravidanza con una grave malattia genetica. [...]

How many Arabs saved thanks to Israeli doctors

Il Giornale, November 12 2011

Thousands of Arabs saved by Israel: no-one ever said “thank you”

Let me be sentimental, once. While Iranian missiles are being deployed on the launch pads and the Israeli F16s are ready to take off, a story unfolds. It’s a story of science and common sense, the story of an Iranian doctor from a University hospital – who cautiously undersigned her “urgent!” mail NN – to Doctor Adi Weissbuch for one of her patients at the 16th week of pregnancy with a severe genetic disease. [...]

Ora togliete il Nobel a chi ha mentito sul nucleare iraniano

giovedì 10 novembre 2011 Il Giornale 6 commenti
 Il Giornale, 10 novembre 2011

L’ex direttore dell’Aiea El Baradei per anni ha minimizzato i rischi. Nel 2005 lo premiarono per "gli sforzi contro l’atomica".

C’è un eroe e c’è un gran villano nella storia della patata più bollente che il mondo intero si trova a maneggiare dalla seconda guerra mondiale, quella che ci porgono le 25 pagine dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica: tecniche, gelide, precise, confermano l’intenzione e anche, fra le righe, il successo dell’Iran nel perseguire la bomba atomica. Sì, la bomba atomica che starebbe per essere sperimentata in strutture apposite, che, si spiega, difficilmente potrebbero servire all’allevamento delle galline o quant’altro, e le testate atomiche per i missili Shihab 3: di questo si tratta, ci dice senza scomporsi la relazione, e non di energia atomica per benefici fini. [...]

And now take away the Nobel Price from the one who lied on the Iranian nuclear program 

Il Giornale, Novembre 10, 2011 by Fiamma Nirenstein

The former Director of the IAEA El Baradei has minimized the risks for years. In 2005 he was awarded the Nobel Prize for “his efforts against the atomic bomb.”

There is a hero and a terrible villain in the story of the hottest potato the whole world has been trying to handle since World War II: the 25-page report submitted by the International Agency for Atomic Energy: technical, icy, precise, confirming the intention – and between the lines – the success of Iran in pursuing the atomic bomb. Yes, the atomic bomb, that is allegedly about to be experimented in ad hoc facilities which– as the text reads – are hardly designed for poultry farming or for anything else. And the nuclear warheads for Shihab 3 missiles: this is the real nature of this program– explained without flustering by the report – and it is not atomic energy for peaceful purposes. [...]

Attenti alla Sharia, si è già insinuata nella civile Europa

domenica 6 novembre 2011 Il Giornale 9 commenti
Il Giornale, 6 novembre 2011

Se vi state preoccupando perché la primavera ara­ba sta finendo tutta in sha­ria (la legge islamica che, se ap­plicata per intero, impone pu­nizioni fisiche dalle frustate al taglio della mano, colloca le donne in posizione di inferiori­tà e n­el caso le condanna alla la­pidazione, quasi non punisce il delitto d’onore,permette la po­ligamia e impone il velo, proibi­sce l’alcool, le discoteche, il giuoco...), bene non guardate tanto lontano, venite in Europa a preoccuparvi un po’. [...]

Beware, Sharia has already creeped in Europe

Il Giornale, November 6 2011

If you are worried because the whole Arab spring is ending up in Sharia (the Islamic law that – in its most fundamentalist implementation – envisages physical punishment ranging from whipping to hand cutting, gives women an inferior status and can sentence them to be stoned to death, does not punish honor killing, allows for polygamy, imposes the headscarf, prohibits alcohol, discos, gambling) well, don’t look around, come to Europe and get worried. [...]

Ahmadinejad come Osama attaccarlo non è più un tabù

venerdì 4 novembre 2011 Il Giornale 5 commenti
Il Giornale, 4 novembre 2011

Non sarà la fine del mondo, forse sarà invece la fine di un incubo. Mentre in Israele si discute sulla possibilità di un attacco alle strutture nucleari iraniane va in scena la commedia della grande prudenza, del conformismo pacifista per cui la Nato, per esempio, si è affrettata a dire che lei non ci sta. Pure è evidente che ormai il pericolo iraniano è nel mirino di tutti: Obama altrimenti non si sarebbe mostrato con Sarkozy per dire che la minaccia iraniana è continua, e che insieme intendono imporgli una pressione «senza precedenti»; gli inglesi non avrebbero lasciato uscire la notizia che si stanno esaminando le postazioni migliori da cui dispiegare navi e sottomarini armati con missili Tomahawk; e soprattutto Israele non lascerebbe arrivare sulla stampa il suo dibattito su un eventuale intervento. Ma c’è una scadenza: martedì l’Aiea presenterà un rapporto, finalmente non drogato da El Baradei che è passato alla politica egiziana, e nero su bianco sarà chiaro a tutti che gli ayatollah sono quasi arrivati alla bomba atomica, massima scadenza il 2014, e che possiedono abbastanza materiale fissile per produrne una o due adesso. [...]

L’Unesco come Arafat: 
vuole cancellare Israele

martedì 1 novembre 2011 Il Giornale 9 commenti
Il Giornale, 1 novembre 2011

Scelta negazionista per spezzare i legami storici fra gli ebrei e la loro terra: un gesto simbolico gravissimo
.

Bene allora è fatta: adesso quando si parlerà del patrocinio dell’Unesco, del suo bollo su un’iniziativa o una dichiarazione, sapremo che non parliamo di cultura, di scienza, di patrimonio culturale dell’umanità, ma di fiction, di Indiana Jones. Questo è il messaggio ricevuto ieri dal riconoscimento della «Palestina» come stato membro dell’Unesco. Ha ricevuto, dopo che la Lega araba aveva dichiarato di sponsorizzare completamente l’iniziativa, 107 voti su 173 paesi votanti, fra cui la Russia, il Brasile, la Cina, l’India, l’Austria, la Francia; 14 contro, fra cui gli Usa, il Canada, la Germania, l’Olanda, la Romania, la Lettonia; 52 astenuti, fra cui l’Italia e l’Inghilterra. [...]

UNESCO LIKE ARAFAT: IT WANTS TO ERASE ISRAEL

Il Giornale, November 1 2011

Denialist choice to sever the historical ties between the Jews and their land: a very dangerous symbolic gesture.

Well, it did it; now when we talk about Unesco’s patronage, of its seal on an initiative or on a declaration, we know that we’re not talking about culture, science, cultural heritage but about fiction, about Indiana Jones. This is the message conveyed yesterday by the recognition of «Palestine» as a Unesco member state. After the Arab League stated its full support to this initiative, 107 countries out of 173 voted for, among which Russia, Brasil, China, India, Austria France; 14 against among which the Usa, Canada, Germany, the Netherlands, Romania, Latvia; 52 abstained among which Italy and the U.K. [...]

La fabbrica delle bugie trasforma i killer in eroi

lunedì 31 ottobre 2011 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 31 ottobre 2011

Gli italiani che leggono parte della stampa italiana non sapranno mai come sono davvero andati gli scontri che hanno coinvolto Israele e Gaza nelle ultime ore. Quasi tutti i media hanno fatto lo stesso: accusare Israele come fosse un demone assetato di sangue. Si chiama “blood libel” vecchio stereotipo antisemita. [...]
Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.