Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Ecco il frutto velenoso della primavera araba: il terrore viene dall'Egitto

venerdì 19 agosto 2011 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 19 agosto 2011

La primavera araba è arrivata con un mare di sangue in Israele. Ehud Barak, il ministro della difesa israeliano, senza esitazioni ha gettato tutta la responsabilità su Hamas e ha subito bombardato un obiettivo specifico, forse una casamatta, di Rafiah: Hamas, ha detto, ha scelto la strada del Sinai, ma tutta la preparazione si è svolta, come quella di mille altri attentati, dentro la Striscia. Hamas naturalmente ha detto che non c’entra, ma uno dei leader Ahmad Yussuf  ha detto che Hamas approva.
Se si guarda la carta geografica si capisce al volo che cosa abbia inteso Barak: Hamas ha aggirato l’ostacolo del confine con Israele utilizzando la strada egiziana apertasi di bel nuovo con la rivoluzione, sia che l’Egitto abbia responsabilità di incuria o peggio, sia che il suo terreno sia stato solo la strada prescelta subdolamente per colpire Israele con un attentato plurimo, complicato, fatto apposto per dimostrare la determinazione e l’accanimento nell’ uccidere la gente di Israele, un soldato e sei civili, come sempre, sia con i  missili che con una cintura esplosiva ritrovata sul corpo di uno dei morti. [...]

«Troppa repressione» Il paradosso dell’Iran che bacchetta Londra

giovedì 11 agosto 2011 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 11 agosto 2011

Non è solo ridicolo, purtroppo ce la racconta anche molto bene su quel che succede ora nel mondo. In una presa di posizione ufficiale il governo iraniano ha chiesto al governo inglese di comportarsi con “moderazione”, nei confronti dei dimostranti che stanno saccheggiando e vandalizzando le strade di Londra. Cioè, il governo che ha fatto a pezzi con botte, esecuzioni di strada, detenzioni, torture, un’opposizione legittimamente scesa in piazza per contestare le elezioni in cui Ahmadinejad ha ripreso il potere di uno stato teocratico e dittatoriale, in cui si lapidano le donne e si impiccano gli omosessuali, si preoccupa dei diritti delle folle che contestano a suon di incendi e vetrine frantumate, violenze fisiche lo stato democratico e liberale del signor Cameron. [...]

Il crac annunciato della città multietnica

martedì 9 agosto 2011 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 9 agosto 2011

Persino Oxford Circus, dove non c’è chi non abbia messo piede entusiasta dopo uno shopping in Oxford Street e un'estenuante camminata nel West End, è stata ieri lambita dagli scontri di Londra. Le bande si organizzano, saccheggiano e distruggono, da Tottenham e Einfield cominciano a bruciare e a vandalizzare a Edmonton, a Brixton, a Waltham Forest, nel centro, al supermercatino Tesco a Ponders End. I politici e i commentatori studiano le cause, la sinistra all’opposizione attacca il governo conservatore con i suoi tagli che poi, a un rapido calcolo, si scopre non esserci stati. Le accuse sulle condizioni di vita, sulla miseria e sulla criminalità del quartiere nero piovono a raffica, ma dal 1985, epoca di altri gravissimi scontri, la disoccupazione è dimezzata; inoltre, da 875 rapine l’anno si è passati a 30. La polizia, che al tempo degli scontri dell’85 parlava pubblicamente dei neri come di scimmie, benché abbia 35 uomini feriti, non si è lasciata andare nemmeno a una parola di troppo. Da allora conta 3000 ufficiali di etnie diverse da quella british e bianca. [...]

Paradosso all’Onu: la Corea del Nord presiede il disarmo

domenica 7 agosto 2011 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 7 agosto 2011

Manca solo che l’Onu metta un gatto a presiedere la commissione per la difesa dei topi. Più o meno suona nello stesso modo la terza sessione del 2011 della Conferenza dell’Onu per il disarmo, dato che è presieduta in queste settimane dalla Corea del Nord. Ban Ki Moon ha definito la conferenza come «l’indiscutibile sede di tutti gli sforzi internazionali per il controllo delle armi». Dunque, la Corea del Nord dovrebbe occupare la sedia presidenziale contro se stessa, la sua politica atomica, missilistica, comunista, anticapitalista, antimperialista. E sempre pronta a fornire armi ad altre dittature come la Siria, in questo a braccetto con l’Iran, che aiuta nella corsa nucleare. La Corea del Nord è anche un paese totalitario che fa uso sistematico di mezzi di repressione fra cui atroci campi di concentramento. [...]

Multiculturali per forza? Minaccia alla democrazia

mercoledì 3 agosto 2011 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 3 agosto 2011

Un giorno a New York vidi un padre e un figlio neri ancora in abiti africani intenti a mangiare un gelato al tavolino di un bar. La loro amorosa comune gioia era palpabile. I loro profili si specchiavano in un comune progetto: America. La loro integrazione era palpabile come la soddisfazione di essere a New York. Erano già americani nonostante gli abiti. Qui sta il punto.

Caro Manconi, che sul Foglio riapri la discussione sul multiculturalismo attaccando una “sindrome Nirenstein” che creerebbe un falso giudizio sottraendo questa realtà al mondo dell’ineluttabile e affidandolo a quello di un’ ideologia attribuibile a “buonisti” tipo Don Ciotti o “l’internazionale socialista”, non è così. Il multiculturalismo, è vero, è “un movimento umano, un fenomeno economico, un processo demografico, una dinamica dei gruppi..” . C’è. Ineluttabile, lo è.  [...]

La coscienza nera della Nazioni Unite paralizzate dai veti

martedì 2 agosto 2011 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 2 agosto 2011

Forse Bashar Assad ha intenzione di far fuori tutti i siriani e restare da solo a governare un Paese vuoto. E forse glielo lasceremo fare, data l’incertezza con cui tutto il mondo si gratta la testa mentre l’esercito fa le pulizie con i tank, i mitra, le bande che terrorizzano e uccidono chiunque si affacci per le strade. Ieri è stata la quarta volta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dall’inizio della rivolta, se non ne dimentichiamo qualcuna. [...]

The UN Bad conscience: paralysed by vetoes

Il Giornale, August 2nd, 2011

Maybe Bashar Assad intends to kill all Syrians and to rule over an empty Country. And maybe they will let him do so, given the paralysis that characterizes the international attitude toward the cleansing actions of tanks, guns, bands that terrorise and kill anyone who steps into the street.  [...]

La Turchia minaccia ma è senza generali

domenica 31 luglio 2011 Il Giornale 0 commenti

Inizia oggi la nuova rubrica di Fiamma Nirenstein su Il Giornale: "Fuoco e Fiamma"

Il Giornale
, 31 luglio 2011

La Turchia dardeggia il suo terribile broncio: adesso, dopo Israele, c’è un altro Paese, l’Armenia che deve, e subito, porgere le sue scuse a Tayyip Erdogan, il primo ministro del Paese che dal più laico dei paesi islamici sta diventando il più intensamente islamico dei paesi laici. Non lo distrae dal cipiglio il fatto che tutti i suoi generali, compreso il capo di Stato Maggiore Isik Kosaner, si siano appena dimessi per protestare contro l’incredibile, lunga detenzione di 250 alti gradi militari per un supposto complotto contro il potere dell’AK, il partito di Erdogan al potere dal 2003. Erdogan annuncia tranquillo che il consiglio militare supremo si incontrerà lunedì per conferire nuovi incarichi militari. E’ dubbio che rappresenteranno la solita buona vecchia garanzia democratica [...]

Turkey keeps on threating, but lacks of generals

Il Giornale, July 31, 2011
 
Turkey is again very angry: after Israel, there is now another State, Armenia, which must apologize immediately to Tayyip Erdogan, the Prime Minister of the Country which used to be the most secular among the Islamic States, and turned to be the most Islamic of secular Countries. [...]

Se il multiculturalismo arriva al fallimento

martedì 26 luglio 2011 Il Giornale 7 commenti

Il Giornale, 26 luglio 2011

Solo in Italia, Paese in cui tutto diventa un tentativo di dimostrare che c’è nei dintorni qualcuno da disprezzare e mettere all’indice, qualcuno a cui sei superiore, un opportunista strumentalizzatore, un pecione, un cretino, un essere moralmente inferiore, la tragica vicenda di Oslo è diventata terreno di insulti e di colpe. Io sono fra quei giornalisti, come quasi tutti quelli che hanno chiuso in orario normale, intorno alle nove, che, occupandosi da lunghi anni di terrorismo (fra i tanti, un mio pezzo fu usato il 12 settembre del 2001 dal Wall Street Journal per spiegare che cosa è, in essenza, un terrorista), aveva stavolta potuto approfondire quasi solo la parte relativa all’autobomba di Oslo; e poco ancora sapeva dell’isola, della micidiale vicenda dei ragazzi uccisi, che ha poi molto chiarito il contesto. [...]

Oslo in guerra?

sabato 23 luglio 2011 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 23 luglio 2011

Molte piste, ma non tutte, portano ad un attacco da parte del terrorismo di stampo islamico. Nelle prossime ore si dovrà verificare con attenzione quello che per ora è un fondato sospetto. Ma se così fosse, non ha nessuna importanza se sia stato a causa delle vignette su Maometto riprese anche in Norvegia nel 2006 dal giornale danese che primo le pubblicò o a causa della presenza di un piccolo contingente in Afghanistan e uno ancora minore in Libia, che peraltro se ne andrà il primo agosto; oppure perché Al Qaida si è offesa per gli arresti domiciliari del mullah Krekar, sospettato di connivenza con Al Qaida... Non importa quali di queste ragioni venga addotta d alla prima rivendicazione di Ansar al Jihad al Alami per le decine di ragazzi morti al convegno sull’isola di Utoya o per l’orrida distruzione e le sette vittime nel centro di Oslo. [...]

Se la guerra conviene ai leader arabi in crisi

giovedì 21 luglio 2011 Il Giornale 6 commenti
Il Giornale, 21 luglio 2011

Quando un leader ha come scopo di rafforzare il suo potere e di sfuggire a qualsiasi resa dei conti, cosa fa? Mette in piedi un conflitto esterno con relativa teoria della cospirazione, fa polverone e crea rumore di spari, sparge sangue e chiama alle armi.. insomma fa una guerra. Questa è la situazione mediorientale oggi, specialmente dopo le rivoluzioni che abbiamo benevolmente chiamato “primavera araba”. Chi le ha fatte, chi le sta facendo, chi le teme... ovunque tuttavia l’incertezza del futuro solleva un clangore di spade, o meglio un ergersi di missili, e naturalmente il nemico evocato per il proprio comodo è Israele con l’intero contorno americano e occidentale, se è vero che oggi il presidente degli Stati Uniti Obama risulta nel mondo musulmano ancora meno amato di George Bush. Per esempio, secondo un’indagine del centro arabo-americano otto arabi su dieci hanno un parere negativo del ruolo internazionale degli USA, e solo cinque egiziani su cento vedono l’America positivamente, contro i trenta del 2009. [...]

When war is convenient for Arab leaders in troubles

When a leader aims to consolidate his power and to get away with accountability, what does he do? He stirs up a conflict along with the usual conspiracy theory, then he causes clashes, spreads blood, and calls to arms. In short, he goes off to war. This is the current situation in the Middle East, in particular after the revolutions that were kindly called "Arab Spring". This warfare scenario calls for war against the usual enemies: Israel, the Western world, and America in particular. Indeed, Obama seems to be less popular than George W. Bush in the Arab world: as a survey of the Arab-American Center shows, 8 Arabs on 10 negatively consider the international role of the USA, and only 5 Egyptians on 100 positively consider America, when in 2009, 30 on 100 did. [...]
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