Il Giornale
Criticare il governo? In Palestina è tabù
Solo i palestinesi non avranno la loro primavera araba, neppure nella fase germinale, quella dei messaggi che criticano i leader su Facebook. Ultimamente le forze di sicurezza di Abu Mazen e di Salam Fayyad hanno fermato a Ramallah Rami Samara, giornalista dell’agenzia Wafa. Aveva scritto, dopo che i suoi avevano annunciato che era colpa degli israeliani se erano falliti i colloqui di pace: «Davvero i membri dell’unica leadership legittima dei palestinesi pensano che questo annuncio gli guadagni le loro poltrone, i caffè e tè nei loro uffici di Ramallah?». [...]
Ma che follia definire moderati i Fratelli Musulmani
L’Occidente aiuta una forza che farà portare il velo e opprimerà le differenze politiche. E in Siria 300 morti non bastano per fermare Assad.
Il mondo europeo e americano, dopo essersi dichiarato a iosa colpevole di non aver capito nulla, di non aver saputo prevedere le rivoluzioni arabe, adesso cerca una pericolosa scorciatoia: individuare nei Fratelli Musulmani, i grandi vincitori dello scuotimento, un interlocutore plausibile, aperto, perfino moderato. Basta frequentare le riunioni (recentemente per esempio quella delle commissioni estere convocata dall’UE) in cui si discutono i futuri rapporti con i nuovi poteri, per capire che il maggiore desiderio dei funzionari e dei politici addetti è avviare subito il previsto nuovo «piano Marshall» che dovrebbe aiutare lo sviluppo della democrazia. [...]
Hamas cerca sponsor. Arriva la Turchia e sborsa 300 milioni
Hamas abbandona la nave che affonda e cerca casa in un mare di difficoltà nuove. Ma ecco che si avvicina un nuovo sponsor, Erdogan e gli regala 300 milioni di dollari. Così si può ricapitolare la corrente situazione di una organizzazione che è nella lista europea e quella americana del terrorismo internazionale. Hamas lascia Damasco, anche se com’è ovvio smentisce, perché il suo sempiterno protettore, l’Iran, che ancora sponsorizza Bashar Assad di Siria, gli ha richiesto di combattere contro gli insorgenti, ovvero, in larga parte, la Fratellanza Musulmana, e Hamas ha rifiutato perché, comunque, ne fa parte. Quindi ha perduto il suo migliore mecenate e anche la sede. [...]
Il Giorno della Memoria Ecco l’antisemita di oggi
Odia gli ebrei per motivi ideologico-politici, demonizza Israele e ottiene il plauso del mediocre mondo culturale.
Qualsiasi cosa si scriva e si dica oggi nel Giorno della Memoria, non servirà a porre fine l’antisemitismo. E’ difficile ormai credere nel potere della memoria. Questo giorno varrà come un blando tranquillante; potrà funzionare per blandire per alcuni minuti la coscienza europea che mal sopporta il crimine della Shoah. [...]
Ci manca solo l’atomica sotto le Piramidi
Magari gli impianti nucleari egiziani danneggiati nella località di Naaba di cui ha parlato con grande allarme Fayza Abouel Naga, ministro della pianificazione e della cooperazione, sono un'iniziativa innocente, persino utile.. ma nel clima mediorientale, molto meglio mettere le mani avanti. [...]
And here comes the Egyptian atom power
Il Giornale, jenuary 19 2012
Maybe the damage to the Egyptian nuclear power plants in Naaba, alarmingly reported by Fayza Abouel Naga, the Egyptian Minister of Planning and Cooperation, is an innocent, perhaps useful initiative … But in the Middle East, it’s better to play it safe. [...]
Lo strano gioco dello sceicco Al Thani, amico dell’America e dell’Iran
Bashar Al Assad da dieci mesi è come un torero: mentre il toro della rivoluzione galoppa a corna basse contro di lui, con mille mosse riesce a evitare il disastro, ormai previsto da tutti, del suo sanguinario regime. Per sopravvivere usa l’arma della ferocia con cui sono stati uccisi più di cinquemila fra i suoi concittadini. [...]
The strange game of Sheikh Al Thani, friend of America and of Iran
Il Giornale, January 16 2012
Bashar Al Assad has been acting as a matador for more than ten months now: while the bull of revolution charges horns down against him, with thousands of moves he manages to avert the impeding and expected disaster of his bloody regime. In order to survive, he has been using the arm of savagery in killing more than five thousand of his nationals.
Perché arriva l'ora dell'attacco agli ayatollah
Israele ha buone ragioni di pensare che l'attacco sia necessario?
Non è che tutti si debba credere ai film made in Usa: l'allarme americano per un imminente attacco israeliano all'Iran potrebbe essere una specie di «tenetemi, sennò non so che gli faccio», sulle orme del solito politically correct obamiano, contro la guerra, per le trattative, per la pace…
Guantanamo, il carcere che ha salvato l’Occidente
Allestito dopo l’attacco alle Torri Gemelle, è il più criticato e odiato del mondo. Ma ha permesso di sventare attentati e salvare molte vite
È facile essere contro la tortura dopo tanti secoli di orrori, dopo che, dagli eretici alle streghe o semplicemente ai nemici, i diversi inquisitori hanno estratto così tante false ammissioni. La giurisprudenza moderna che discende dalla Convenzione di Ginevra, che regola fra l’altro la questione dei prigionieri nei conflitti, ha dunque proibito di farne uso. [...]
Guantanamo, the prison which saved the West
Il Giornale, January 10 2012
Set up after the attacks against the Twin Towers, it’s the most criticized and hated facility in the world. But it prevented attacks and saved many lives.
It’s easy to be against torture after many centuries of horror, after the various inquisitions extracted so many fake confessions from heretic, witches or simply from enemies. The modern legislation prohibits its use in line with the Geneva Convention that also regulates the issue of prisoners of war during conflicts. [...]
Se pure l’Onu piange per il tiranno Kim
Non sono mancati gli spettacoli a effetto nel 2011, dalle rivoluzioni arabe, allo tsunami giapponese all’esecuzione di Bin Laden… Si può affermare tuttavia che la scena peggiore di quest’anno grandioso sono i fiumi di lacrime della massa di prefiche e di prefici (si potrà dire?) che si sono spremuti in scene di isterismo di fronte alle telecamere per dimostrare quanto amassero, quanto era buono Kim Jong-Il, in realtà un dittatore senza pietà, che ha torturato, imprigionato, fatto morire di fame il suo popolo per 17 anni. I suoi campi di concentramento fanno concorrenza a quelli di Hitler, vi sono rinchiuse circa 300mila persone su 20 milioni di abitanti. [...]
Se pure l’Onu piange per il tiranno Kim
Non sono mancati gli spettacoli a effetto nel 2011, dalle rivoluzioni arabe, allo tsunami giapponese all’esecuzione di Bin Laden… Si può affermare tuttavia che la scena peggiore di quest’anno grandioso sono i fiumi di lacrime della massa di prefiche e di prefici (si potrà dire?) che si sono spremuti in scene di isterismo di fronte alle telecamere per dimostrare quanto amassero, quanto era buono Kim Jong-Il, in realtà un dittatore senza pietà, che ha torturato, imprigionato, fatto morire di fame il suo popolo per 17 anni. I suoi campi di concentramento fanno concorrenza a quelli di Hitler, vi sono rinchiuse circa 300mila persone su 20 milioni di abitanti. [...]
If even the U.N. cries for the tyrant Kim
Il Giornale, December 30 2011
There has been no lack of sensational shows in 2011, from the Arab revolutions to the Japanese tsunami and Bin Laden execution.. however I can say with a good degree of certainty that the most disgusting scenes of this spectacular year is the flood of tears of the mass of mourning men and women who revelled in hysteric scenes before the cameras to show how much they loved Kim Jong-Il and how good he was. Actually he was a merciless dictator who tortured, imprisoned and starved to death his people for 17 years. His concentration camps cruelty comes close to Hitler’s, and today there are about 300 thousand prisoners out of 20 million inhabitants. [...]
