Il Giornale
L'Europa che flirta con le idee del killer
Non solo lady Ashton. Molti, anche in Italia, ragionano come il terrorista: paragonano i morti di Tolosa e di Gaza.
L’assassino di Al Qaida che ha ammazzato tre bambini ebrei e il loro papà a Tolosa, l’ha subito spiegata con una logica ineccepibile: i bambini ebrei morti sono il prezzo che gli ebrei devono pagare per i bambini uccisi a Gaza. A una persona normale questa logica risulta demenziale non solo perché considerare che lo scambio di bambini scannati sia inconcepibile, ma anche perché non c’è un briciolo di verità in ciò che il criminale ha detto: l’esercito israeliano non ha mai colpito intenzionalmente un solo bambino, anzi ha sospeso infinite operazioni quandosi è delineata una vittima incolpevole. Ciò non ha evitato che a Gaza i bambini siano usati come scudi umani insieme al resto della popolazione civile, o che vengano uccisi per sbaglio in qualche azione per cui poi Israele si scusa e per cui, sovente, processa. Ma l’Europa non è normale. È impazzita, stordita infragilita. [...]
Strage di bimbi ebrei, vittime del razzismo
Francia sotto choc: tre allievi e un insegnante massacrati di fronte a scuola. Sospetti sui neonazisti.
Che cosa resta da dire, in Europa, patria della Shoah, quando un uomo va a sparare ai bambini ebrei che entrano a scuola? E forse non ci è noto, semmai l’assassino sia lo stesso che ha fucilato nei giorni scorsi tre paracadutisti di origine straniera, il nesso fra uccidere gli ebrei e chiunque egli ritenga inferiore rispetto alla sua immagine pazzoide di società pura? Un tipo come lui non ha già buttato nei campi di concentramento, insieme agli ebrei, anche gli zingari e gli omosessuali? Forse che l’Europa non sa a memoria come sia facile ignorare millenni di civilizzazione per fare di sé una miserabile belva, stavolta una belva in motocicletta, che va a caccia di ragazzi maghrebini prima e poi di bambini ebrei? [...]
Gli Arrigoni amano Hamas, non la sua giustizia
C’è qualcosa di fatale e triste, come chiedere che un racconto mal concluso trovi almeno un baleno di luce in un seguito qualunque, purchè sia, nella richiesta di verità rivolta soprattutto allo Stato Italiano che proviene dalla famiglia, dagli avvocati, dagli amici di Vittorio Arrigoni, il giovane attivista filopalestinese ucciso per mano di coloro che considerava i suoi migliori amici nella striscia di Gaza. Là, prodigandosi per i palestinesi e spargendo dal suo blog parole di fuoco contro Israele, un Paese orribile, di apartheid, che merita la sparizione e sarà un bene per tutti, scriveva Arrigoni, faceva il volontario. Purtroppo fu rapito e ucciso un anno fa da un gruppo definito “salafita”, ormai una specie di patente di assoluzioni per tutti i loro amici appena di un grado al di sotto nella scala dei tagliagole, come Hamas e la Fratellanza Musulmana, appunto. [...]
Un altro antisemita musulmano: l’Europa si svegli
Il ragazzo marocchino di 20 anni che voleva ammazzare centinaia di ebrei milanesi della sinagoga di via Guastalla a Milano non era ispirato dalla politica d’Israele, di conseguenza con risvolti antisemiti. No, J. M. era antisemita, voleva colpire gli ebrei in sinagoga.
Episodi del genere sono già successi tante volte, cerchiamo di trarne qualche senso logico. J. M. è antisemita come tanti musulmani in Europa, nei Paesi Arabi, in Iran, in Oriente, persone che negano la Shoah, che vogliono distruggere Israele, che pensano che uccidere gli ebrei sia un dovere. È una realtà documentata da volumi, da numerosissime riedizioni dei Protocolli dei Savi di Sion, da serial televisivi di largo ascolto in Europa in cui gli ebrei strappano gli occhi ai bambini arabi, o raccolgono i soldi per fondare Israele nei bordelli. [...]
Quel patto segreto fra Obama e Israele sulla guerra all’Iran
Il presidente avrebbe trovato l’accordo con Netanyahu. Attacco rimandato a dopo le elezioni in cambio di armi.
Tempo in cambio di mezzi: questo sembra essere il vero accordo segreto raggiunto fra gli Usa e Israele a Washington la settimana scorsa.
A quattr’occhi è un’altra cosa, e anche due che, come si sa, non si sono particolarmente simpatici, alla fine un punto che salvaguardi gli interessi reciproci lo possono trovare, anche quando si parla di guerra. Così Obama e Bibi, nelle more della gigantesca convention dell’Aipac: nell’arena dei tredicimila ospiti, Netanyahu, pure fra dichiarazioni di devozione all’alleanza con gli Usa, assicura che Israele non prenderà rischi di fronte all’impellenza del rischio atomico iraniano e agirà al momento giusto; Obama dichiarandosi il migliore amico di Israele pure avverte che gli Stati Uniti hanno intenzione di ritentare ancora la strada dei colloqui e delle sanzioni. Ma ambedue sanno che, con tutta probabilità, Obama sarà rieletto e certamente dovrà avere a che fare, nei prossimi mesi e anni, con un Israele in stile Bibi, ovvero, «never again». [...]
Siria, cacciare via Assad? Non riusciamo a cacciarlo nemmeno dall’Unesco.
Aiuti umanitari ai ribelli feriti? Un intervento armato? Ma per carità: per l'istituzione Onu Assad non si tocca nemmeno con un fiore
Aiuti umanitari ai ribelli feriti? Forse l’intervento armato necessario per far cessare l’immensa strage di Bashar Assad? Ma per carità. Se chiedete all’Unesco, la raffinata istituzione dell’Onu «per l’educazione, la cultura e la scienza» avrete un’immagine magnificata dell’impotenza delle istituzioni internazionali. Assad non si tocca nemmeno con un fiore. [...]
L’attacco all’Iran è deciso. E Obama non può dire no.
Il presidente cerca di rimandare l’intervento militare ma assicura fedeltà e aiuto a Tel Aviv. Che però preme per agire contro la minaccia atomica.
È finito, in realtà, il tempo in cui «tutte le opzioni sono sul tavolo», come ha detto Obama. È finito alla conferenza annuale dell’Aipac, American Israel Public Affairs Committee, a Washington. Obama lo può ripetere, e l’ha fatto di fronte a un pubblico di tredicimila amici d’Israele bollenti, la cui passione cercava di spingere senza troppo successo a dichiarazioni d’impegno definitivo: ma sì, Obama ha risposto, ma l’ha fatto volteggiando alla sua maniera spesso inconsistente, spesso fascinosa, come un torero nella corrida, piroettando, sventolando una bandiera di speranza di fronte a un pubblico immenso che voleva comunque amarlo e farsi amare perché sa che sarà lui il prossimo presidente, di nuovo. [...]
L’Egitto ora censura pure Romeo e Giulietta
Primavera oscurantista: ritirato al festival di Luxor il film "Uscita dal Cairo", una storia d’amore che non rispettava i "confini" tra religioni
La buona notizia è che, almeno, un gruppetto di intellettuali protesta, e fra questi Tarek el Shenawi, critico cinematografico egiziano di fama. Ma la notizia cattiva conferma il clima di pesante oscurantismo che domina ormai la “primavera” egiziana: il film «Uscita dal Cairo», una love story fra una donna musulmana e un cristiano copto, è stata censurata e ritirata dal Festival del cinema africano in corso a Luxor, dove avrebbe dovuto essere proiettato stamattina. Ci sono tanti motivi per essere molto dispiaciuti di questo fatto, ma il più immediato riguarda la infinita, invincibile eliminazione di Romeo e Giulietta nel nostro tempo. Ma in una società diversa. Infatti, non c’è molto spazio per l’amore nelle società islamiche, a meno che il fidanzamento non coincida con una quantità di regole prefissate dalla tradizione, dalla famiglia, dalla sharia, dalla religione… da una folla in cui comunque le donne non contano niente. [...]
Afghanistan ancora in rivolta. Non si può chiedere scusa a chi sparge odio e uccide.
Il rogo del Corano "uccide" due americani. Sebbene bruciare i testi sacri sia stata una mancanza di rispetto, non si può chiedere scusa a chi ammazza.
C’è un errore di approccio culturale evidente nel bruciare dei testi del Corano. Ed esso è pesante e insopportabile quando proviene dalla potenza americana oltretutto nella delicatissimo fase di ritiro dall’Afghanistan. Come abbiano potuto gli ufficiali americani decidere di bruciare cento testi del Corano, è difficile da capire. Diremmo che questo presuppone una sorta di cieca innocenza, inammissibile a quel livello di responsabilità. Potevano stipare i volumi in qualche armadio con tutte le indicazioni e le spiate (forse anche quelli agli occhi dei fedeli, santificate?) che si mandavano per loro tramite i prigionieri. E invece hanno suscitato il finimondo. Ovvero: hanno compiuto, oltre che un brutto sgarbo, anche un errore culturale che sembra un lapsus quasi voluto: il mondo occidentale, dopo tante umiliazioni, ha qui ignorato il fatto che laddove si compiono atti che offendano la religione, là si scatena una violenza delittuosa e incontenibile. Consideriamo dunque l’errore per quello che è stato: non una distrazione, ma una mancanza di rispetto per le altrui opinioni, certamente. [...]
Stop all’asse con l’Iran. Solo così fermeremo la mattanza in Siria.
La guerra fredda non è stato niente a confronto, e a questa non mancano le sue peggiori caratteristiche: furore ideologico, sangue innocente, terrorismo diffuso... A una delle due parti manca tuttavia una delle caratteristiche di allora. La bomba atomica. Ma sta per averla, e quindi, diamoci una regolata. La rivoluzione siriana sta toccando un apice. [...]
