Il Giornale
Certe vignette sono peggio - Sono a disagio. Però i pericoli sono ben altri
A Tel Aviv volevano la strage. L'Isis si "avvicina" ad Hamas
Tel Aviv la forte, la coraggiosa, la solare casa della Israele laica è stata colpita al cuore, ed è magnifico vedere come torna a vibrare di vita, di lavoro, di bambini che vanno a scuola dopo la strage. Sarona è proprio davanti alla Kiria, piena di giovani soldati, ragazzi e ragazze, che portano con incurante antimilitarismo genetico persino quell'arma ciondoloni dalla spalla che pure sanno e devono usare così professionalmente; il Ministero della Difesa sta proprio là, con tutte le sue antenne che protendono orecchie, stavolta inutili, verso l'Oriente.[...]
L'isis che brucia le donne fa scempio della religiosità
Avrebbe dovuto essere una di quelle notizie che inducono una reazione mondiale, magari anche una decisione definitiva, seria, persino dura... E invece solo qualche titolo sui giornali, e nemmeno tanto in evidenza. Il titolo delle agenzie è laconico e perfettamente informativo: l'Isis chiude in una gabbia 19 donne yazide e le brucia vive. E' accaduto nella zona di Mosul. Ah, pensa il lettore, che orrore: ormai però 19 è un numero come un altro fra tante stragi, torture, mostruosità quotidiane[...]
Se il summit sulla pace dimentica la guerra
Negli anni, si sono viste una mezza dozzina di conferenze di pace. Eccone un'altra a Parigi, un "summit" apertosi ieri sera con una cena dei rappresentanti di 29 Stati e oggi, venerdì, concentrata su questioni territoriali, politiche, economiche, militari... Chi più ne ha più ne metta. Nessuna delle conferenze, compresa quella di Annapolis indetta da Ehud Olmert e Abu Mazen, in cui Israele avrebbe dato anche la camicia pur di arrivare a un accordo, ha portato a risultati significativi, semmai dopo si è assistito a scoppi di terrorismo e a guerre con Hamas. Adesso, l'iniziativa francese porta a Parigi nuove previsioni di freddo e maltempo e contiene sin dal suo primo inizio una bizzarria: i due protagonisti non sono invitati.[...]
Auguri a Bernard Lewis lo studioso centenario che ha spiegato l'islam
Il Giornale, 31 maggio 2016
Un 90esimo compleanno molto allegro esattamente dieci anni fa. Arrivammo a Filadelfia da tanti diversi posti. Ci accolse Bouncy Churchill, elegante ed energica, grande viaggiatrice, oggi accanto a lui mentre compie 100 anni il 31 di maggio: è il più grande storico del Medio Oriente, il professor Bernard Lewis. British come il suo rigoroso accento, come la sua giacca di tweed, come i suoi modi riservati, Bernard preferisce un compleanno più quieto. Ma allora andammo in tanti, e per due giorni, persino con una maglietta colorata con la foto del suo volto serio, siamo rimasti stretti gli uni agli altri: Occidente e Oriente, le tre religioni, rappresentavamo almeno l'assetto contemporaneo dell'universo dell'uomo che per primo e più di tutti ha avuto il coraggio sia di amare l'Islam e di considerarlo parte essenziale degli studi umanistici occidentali, sia di individuarne la terribile pericolosità.[...]
Israele, Netanyahu più forte con Lieberman alla Difesa
Netanyahu aveva 61 seggi in un Parlamento che ne conta in tutto 120. Pochi davvero, il suo Governo era sempre in bilico. La trattativa con la sinistra di Ytzchak Herzog, segretario dei laburisti dell'Unione Sionista, è fallita sui dissidi interni di quel partito. Disponibile invece, dopo una lunga trattativa, il partito di Avigdor Lieberman, "Israele la nostra casa", una formazione moderata laica sostanzialmente russa, 6 seggi, un capo verbalmente molto aggressivo soprattutto, in realtà, contro Netanyahu stesso. Per accoglierlo deve avere superato molte pesanti memorie, ma ora il governo è un po’ più forte. Legittimo?[...]
Addio a Marco Pannella. La lotta più dura quella per Israele
Morire, non sembrava che fosse nei suoi programmi quando sono andata a trovarlo due o tre settimane fa; ci sono anni luce fra il momento del silenzio e l'affettuosità dell'incontro, le esclamazioni, le chiacchiere pannelliate a spirale, i rimproveri ("non sarà l'ora che ti iscrivi?"), una curiosa evidente gioia di vivere, i commenti sulla trasmissione sul Mediorente che facciamo da anni a Radio Radicale Massimo Bordin e io. Ci sono spazi chilometrici fra l'intelligente cura continua di Matteo e degli altri suoi migliori amici attenti a ogni cenno e a ogni bisogno, e l' impossibilità di essergli utile in alcun modo.[...]
La Palestina ha un museo. Ma è vuoto
Sì, sarà molto interessante il Museo Nazionale dei Palestinesi, inaugurato ieri a Bir Zeit vicino a Ramallah dopo quasi 20 anni di preparazione. Diciamo "sarà" perché al momento benché il grande monumento a forma di W (vinceremo!!) sia costato 28 milioni di dollari e risplenda di vetro e pietra, non ospita attualmente alcuna mostra. Un lapsus dovuto all'affanno di costruire una storia virtuale che cancelli quella ebraica? Per ora si sa che l'esposizione inaugurale di oggetti appartenenti a rifugiati palestinesi è stata cancellata per divergenze fra la giunta direttiva del Museo e il vecchio direttore, che è stato licenziato. Quello nuovo, Jack Persekian, non aveva niente di pronto.[...]
L'eroismo di Yoni Netanyahu è una lezione per noi europei
No, Yonathan Netanyahu non era "troppo perfetto", troppo bello e bravo per essere vero: era un eroe di Israele, era un ragazzo di Israele, insomma era Israele. E per esserlo a pieno, occorre essere un eroe. Incarnava cioè la quintessenza di ciò che questo Paese è costretto a essere, come più volte Yoni annota, per seguitare semplicemente a vivere. Lui era anche bellissimo, generoso, colto, pensoso e maturo oltre la misura di quello che consente di sopportare la morte di un giovane come lui, e questo rende la lettura un romanzo appassionante, e molto doloroso. Ma anche esaltante e lieto. Ciò che rende difficile accettare la morte di Yonatan non è solo lo spreco della perdita di un giovane meraviglioso: è l'intreccio fra la passione per la vita, per i pensieri e l'amore e la ineluttabile morte di Yoni, testimoniati dalle Lettere. Perché il lettore sente che quella guerra, tuttora in atto, merita un lieto fine, e invece Israele, la vita del Popolo ebraico, seguita a essere assediato da tutti i possibili pericoli e anche da odiosi fraintendimenti. Lo dimostra nel piccolo volume uscito da poco l'encomiabile lavoro di Michele Silenzi che ha raccolto per Liberilibri le "Lettere" di Yonatan Netanyahu, scritte dal 1963 al 1976, quando è caduto ad appena 30 anni il 4 luglio a Entebbe. Silenzi scrive poche righe ad ogni nuovo capitolo, ed è il lettore ideale del testo delle Lettere, perché capisce che la tragedia di Yonatan non è una tragedia storica ma contemporanea, non la tragedia di Israele ma di tutto il mondo, quello che lo capisce e ancor di più quello che non ce la fa a rendersene conto.[...]
Se anche gli alawiti voltano le spalle ad Assad
Con un documento firmato dalle principali famiglie alawite sembra davvero che la setta minoritaria al potere in Siria insieme alla famiglia Assad dal 1971 si prepari a un inevitabile cambiamento. Le pressioni, specialmente quelle americane e quelle saudite sono ultimamente diventate molto decise; e inoltre il giornale di proprietà saudita Al Hayat di Londra riportava che John Kerry, Segretario di Stato americano, aveva informato diversi Paesi arabi di un accordo segreto con la Russia per spingere il dittatore siriano Bashar Assad a lasciare il Paese verso un altro Paese in vista di un accordo di pace. E gli alawiti, o almeno parte di essi, sembrano capire bene, dopo avere a loro volta subito, sembra, 100mila perdite, ciò che ormai è scritto sui muri delle disperate, distrutte città siriane: la situazione è per loro sempre più pericolante e difficile, e per molti anche dispari. "Non tutte le hamule Alawite" -dice Harold Rhode, già consigliere del Pentagono e studioso di Medio Oriente-"hanno goduto i frutti del potere di Assad, anzi, molte hanno sofferto mentre erano bistrattate da famiglie più importanti. E adesso il senso di vendetta e la preoccupazione per il futuro si mescolano".[...]
