Il Giornale
1967-2017 - I sei giorni che cambiarono la Storia di Israele (e molto anche la nostra)
Il Giornale, 03 giugno 2017
La Guerra dei Sei Giorni scoppiò, cinquant'anni fa, mentre ero sotto la doccia, al kibbutz Neot Mordechai proprio nell'angolo in alto al confine con la Siria. Coprendomi in corsa scappai verso il rifugio sotterraneo dove, secondo i piani, avevo il compito di tenere a bada un pollaio schiamazzante di quei bambini israeliani che ti saltano addosso, ridono sempre, non chiamano mamma ma vogliono sapere molto molto bene cosa succede. La mia famiglia mi aveva spedito in Israele perché era stufa di quella ragazza indisciplinata, comunista, con la minigonna gialla. La guerra dette un nuovo indirizzo alla mia vita, anche se ci se ci ho messo qualche anno a capirlo. Lì per lì pensavo solo che il kibbutz era una continuazione dei miei ideali comunitari. Il mio sosteneva i Vietcong; reddito, case, vestiti, cura dei bambini.. tutto era condiviso; le auto erano quanto le dita di una mano, le famiglie si mettevano in lista per guidare verso il mercato di Kiriat Shmone, spesso bombardata dai siriani. I vetri delle vetrine erano tutti percorsi da nastri adesivi. I siriani lanciavano sovente i loro Mig sui campi che anch'io coltivavo.[...]
Repubblicani al governo? Tutti anti Usa
Il Giornale, 31 maggio 2017
L'antiamericanismo è una brutta malattia: induce paralisi, antisemitismo, snobismo, violenza, tenerezza verso i movimenti estremisti, lacrimosa comprensione addirittura verso i terroristi. Si verifica se i presidenti non sono di sinistra. Gli europei se ne sono stati zitti durante tutto il periodo dei dannosi fallimenti di Obama in politica estera, anche quando sono costati centinaia di migliaia di vite di innocenti e hanno spinto avanti l'ondata migratoria che tormenta l'Europa. Adesso gli abitanti del Vecchio continente trovano insopportabile il «rendiamo l'America di nuovo grande».[...]
Asse con Israele, spiraglio per i colloqui di pace
Il Giornale, 24 maggio 2017
(Gerusalemme) Sostegno incondizionato a Israele, promessa che l'Iran non avrà nessuna bomba atomica, apertura di un fronte anti-terrorista comune col mondo arabo che porti a un nuovo tipo di processo di pace coi palestinesi. È valsa la pena per Benjamin Netanyahu di resistere con determinazione a otto anni di punizione da parte della presidenza Obama senza fare passi indietro: Trump ha rovesciato la posizione americana con una visita in Medio Oriente. L'opinione pubblica internazionale, l'Onu, l'Ue, erano stati plasmati dagli stilemi obamiani, quelli di un mondo islamico in cui la Fratellanza Musulmana è un alleato, mentre l'Arabia Saudita, l'Egitto e i Paesi del Golfo venivano messi da parte; in cui l'Iran era l'alleato strategico dell'Occidente; e soprattutto Israele veniva trasformato in uno Stato paria.[...]
La preghiera al Muro del Pianto, gesto semplice e rivoluzionario
Il Giornale, 23 maggio 2017
Alzando lo sguardo su per le grandi pietre mistiche del Muro del Pianto è possibile guardare l'orizzonte del futuro; mettendo un bigliettino con un desiderio in una delle fessure, si attiva la linea diretta col Padreterno. Così ieri il presidente Usa c'è andato, cambiando la storia mediorientale e forse quindi quella del mondo intero. Perché ogni tanto il gioco cambia di colpo, e il cambiamento è imperscrutabile: i vincitori vengono messi nell'angolo, i cattivi vengono chiamati col loro nome, le bugie vengono alla luce... non è detto che tutto questo accadrà fino in fondo, fino a una conclusione positiva, ma in questi giorni col viaggio di Trump in Medio Oriente si sta rovesciando la solita «narrazione», il senso comune che ha fatto sbagliare tutte le mosse a Obama: Israele come una fonte permanente di pericolo da contenere in Medio Oriente e nel mondo; il terrorismo come un fenomeno delimitato che non deve dettare mosse di eccessivo allarme; e invece Trump a Riad ha richiesto ai sunniti un esercito arabo unito e agguerrito che restituisca al mondo musulmano l'onore di essere una religione e non una immensa setta violenta, «buttando fuori» i terroristi.[...]
Arabia, svolta di Trump: "Lotta a Iran e terrore, l'Islam è nostro alleato"
Il Giornale, 22 maggio 2017
Ne è passato del tempo, forse secoli, da quando Trump, durante la campagna elettorale, disse che l'Islam era di per sé una religione portatrice di odio e quindi di terrorismo, tanto da dover vietare l'ingresso negli USA a chi venisse Paesi Islamici. Ieri, a Riyad , di fronte a un paludato consesso di una cinquantina di leader musulmani da tutti i Paesi Arabi (di fronte a teste coronate come quella di Abdullah di Giordania, presidenti forti come Al Sisi d'Egitto, deboli come Saad Hariri del Libano, e soprattutto di fronte alla cipigliosa benevolenza del vecchio re Salman) Trump ha appassionatamente dichiarato alleati di primaria importanza i musulmani in una guerra spietata e definitiva contro il terrorismo. Ha usato toni drastici e definitivi: buttateli fuori dalle comunità, dai luoghi di culto, dalla vostra Terra... I musulmani stessi sono le principali vittime, ha detto, di questi mostri "barbari" "criminali", perseguitati dal terrore estremista come i cristiani, i musulmani e, udite udite perché mai presidente ha osato denunciarlo davanti a una folla di leader islamici, ebrei.[...]
Trump con Melania (senza velo) in Arabia
Il Giornale, 21 maggio 2017
Melania Trump il velo non se l'è messo nemmeno a Riad, prima tappa della maratona fra le tre religioni che porterà il marito in Israele e poi fino dal Papa. La sua chioma bionda brillava audacemente sotto il sole saudita anche in presenza dell'81enne re Salman. Ma è l'unico segno della superata esibizione di occidentalismo del presidente degli Stati Uniti. Adesso il mondo arabo è amico.[...]
Mossad furioso, Netanyahu no. Israele si divide
Il Giornale, 18 maggio 2017
(Gerusalemme) In Israele ci si preoccupa, qualcuno laggiù dalle parti di Raqqa forse a causa delle rivelazioni di Trump sta rischiando la vita o è già stato fatto fuori; forse mesi, anni di lavoro sono andati in fumo, forse il rapporto fra i servizi segreti israeliani e americani, essenziale per tutto il mondo, porterà i segni di una ferita. E questo avviene alla vigilia della visita di Trump in Medio Oriente che inizia il 22, la sua prima uscita, una visita caricata di aspettative sia dall'amministrazione americana sia da Israele.[...]
Finto moderato contro vero duro: povero Iran
Il Giornale, 17 maggio 2017
Le elezioni in Iran, che si terranno il 19 di questo mese, sono uno spettacolo per il pubblico internazionale, un dibattito sui candidati che a Firenze si risolverebbe con la poco aristocratica formula "accidenti al meglio". Sono, insomma, uno di quei fraintendimenti per cui il mondo intero, invece di starsi a chiedere chi è il più "moderato" dei candidati è autorizzato a dubitare della democrazia nella sua massima espressione, "una testa, un voto". In ogni caso chi vincerà non dovrà contentarsi del potere legato al suo ruolo, ma sarà anche decisivo circa l'identità (e forse lui stesso il successore) del prossimo supremo leader, Ali Khamenei, che ha 77 anni.[...]
La storia di Gerusalemme e le menzogne dell'Unesco
Il Giornale, 03 maggio 2017
E' una qualche consolazione che stavolta l'Italia non solo abbia votato contro, ma l'abbia anche annunciato per prima: almeno uno può camminare senza vergognarsi per le strade di Roma o di Firenze. Il disgusto è tuttavia sovrastante, viviamo in un mondo che nega la verità storica per motivi di odio e di vantaggio: l'UNESCO, che è una grande, importante, danarosa organizzazione dell'ONU, quella che dovrebbe misurare, determinare, definire la bellezza del mondo come lo crea l'uomo, cioè la cultura, l'arte, la natura, ha di nuovo scelto di imboccare la strada della persecuzione degli ebrei, semplicemente perché la sua maggioranza è islamica, araba, oppure ispirata da interessi legati a quel mondo.[...]
Poche illusioni sulla pace in Medio Oriente
Il Giornale, 29 aprile 2017
Grandi opportunità o grandi delusioni in arrivo? Se lo chiedono in questi giorni sia Israele che i palestinesi: la visita di Trump in Israele è stata annunciata ieri per il 22 di maggio, mentre il primo appuntamento con il presidente dell'autonomia palestinese Mahmoud Abbas è per mercoledì prossimo, ovvero un giorno dopo la celebrazione del 69esimo anniversario dell'Indipendenza israeliana. Obama solo al suo secondo mandato si decise a visitare Israele, invece viene subito. La visita è il primo segnale di quanto Israele sia importante per il presidente lo Stato Ebraico. Obama venne in Medio Oriente e visitò l'Arabia saudita e l'Egitto, e ritenne inutile dare un'occhiata a Gerusalemme. [...]
