Attivita parlamentari
LEGGI RAZZIALI: FINE DI UN DOLOROSO EQUIVOCO PER CITTADINI ITALIANI VITTIME DI DISCRIMINAZIONE
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera
Tutti ricordano certamente la vicenda del signor Bert Vorchheimer, che sul Corriere della Sera ha occupato per diversi giorni intere pagine.
Il signor Vorchheimer, nato a Milano ed emigrato nel 1944 negli Stati Uniti, denunciava l'impossibilità di riacquistare la cittadinanza italiana, che gli fu revocata in seguito alle leggi razziali del 1938. All'epoca seguimmo assiduamente la vicenda e sollevammo la questione rivolgendoci al Ministro dell'Interno Maroni e al sottosegretario Mantovano, che mostrarono ambedue grande sensibilità.
Apprendiamo ora che il Ministero dell'Interno, con una circolare del 15 giugno, ha provveduto a fare chiarezza su questa dolorosa vicenda.
La sorte del signor Vorchheimer fu quella di tutti quei cittadini che avevano acquisito la cittadinanza italiana dopo il 1 gennaio 1919. Il Regio decreto n. 1381/38 e il RDL 1728/38 prevedevano infatti la revoca delle "concessioni di cittadinanza italiana fatte a stranieri ebrei posteriormente al 1 gennaio 1919". Questi cittadini, a fronte delle persecuzioni, sono stati costretti in molti casi ad emigrare all'estero, facendo domanda di cittadinanza ai paesi che li avevano accolti. Nonostante nel 1944 tali leggi furono abrogate, questi cittadini, nel momento in cui si sono rivolti alle rappresentanze diplomatiche italiane all'estero per vedere ripristinata la loro cittadinanza italiana, si sono trovati ad affrontare lunghe trafile burocratiche, spesso con esito negativo, come denunciato dal signor Vorchheimer.
La circolare ministeriale di questi giorni chiarisce che "poiché non si trattò di una scelta volontaria in quanto determinata dalle tragiche vicende storiche, i nostri ex connazionali, salvo espressa rinuncia, non hanno mai perso la cittadinanza italiana, trasmettendola dunque ai loro discendenti".
Si pone così fine a un equivoco che ha amareggiato la vita di cittadini sui cui già nel passato si era accanita la sorte di un'odiosa discriminazione razziale.
In piazza per la democrazia in Iran

Sono con tutto il cuore al fianco del popolo iraniano, contro gli orrori di un regime antisemita e guerrafondaio, e spero che i governi democratici di tutto il mondo, sappiano finalmente porgere quell'aiuto sostanzioso e decisivo, che sino a oggi purtroppo è mancato, ai dissidenti che difendono i diritti umani e che sono contro la bomba atomica.
Per questo aderico e sarò presente alla manifestazione promossa da Il Riformista e Radio Radicale, oggi, mecoledì 17 giugno, dalle 18:30 a Piazza Farnese a Roma.
Spero di incontrarvi lì.
GUARDA IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE:
DIAMO UNA MANO AI RAGAZZI DI TEHERAN
di Antonio Polito
Dobbiamo dare una mano ai coraggiosi di Teheran. Sfidare il regime, in così tanti, per chiedere elezioni libere senza brogli, è una prova che l'Iran può cambiare, se il mondo gli dà una mano a cambiare. Spedite la foto che pubblichiamo in questa pagina all'ambasciata iraniana a Roma, la troverete sul nostro sito www.ilriformista.it insieme con l'indirizzo mail. Venite a Piazza Farnese domani sera, alle 19, dove il Riformista e Radio radicale terranno una no-stop di solidarietà col popolo iraniano. Mettete qualcosa di verde, un nastro, una t-shirt, un berretto, per dire ai ragazzi di Teheran che non sono soli. Gli europei e gli americani hanno una responsabilità nei confronti dell'Iran. E si comportano invece spesso in modo schizofrenico. I governi passano da minacce di intervento armato, per fermare la corsa al nucleare di un regime fanatico e pericoloso, a profferte di dialogo e di strette di mano. Negli ultimi tempi l'Italia si è distinta in questo secondo atteggiamento, e ancora ieri Frattini ha detto che sì, l'Europa è preoccupata della sorte dei ragazzi che protestano a Teheran, sì, è preoccupata dei brogli elettorali, sì, è preoccupata delle violenze del regime: ma la priorità resta l'Afghanistan, e quindi resta anche l'invito al governo iraniano per i colloqui di Trieste. [...]
L'esodo dimenticato degli ebrei
Oggi, in un’audizione alla Commissione Esteri della Camera, è stata per la prima volta affrontata la questione dei profughi ebrei dai paesi arabi. La Commissione ha ascoltato il Prof. Irwin Cotler, già Ministro della Giustizia Canadese e presidente onorario dell'organizzazione "Justice for Jews form Arab Countries" e il Prof. David Meghnagi dell'Università Roma Tre, lui stesso scappato dalla Libia nel 1967.
E’importante portare alla conoscenza degli italiani quello che nessuno sa: ovvero che oltre alla ben nota nakba palestinese, esiste una ben più voluminosa, e prolungata nei tempi, nakba ebraica, che è nata dal cuore dell’antisemitismo arabo nei confronti degli ebrei, una realtà che si contrappone al mito della tolleranza islamica nei confronti delle minoranze religiose.
Il numero di profughi ebrei cacciati dai paesi arabi si aggira intorno al milione, superando quindi quello dei palestinesi. La portata delle persecuzioni e dei sequestri di beni fu ben più duratura: ebbe il suo apice nel periodo 1945-48 e poi di nuovo nel 1967.
La nakba palestinese fu causata dall’invito arabo ad andarsene e da una guerra contro Israele da parte di cinque eserciti che si opposero alla risoluzione di partizione dell’Onu del novembre 1947, mentre l’espulsione degli ebrei dai paesi arabi era rivolta a una popolazione che non aveva mai adottato un atteggiamento ostile verso quelle che consideravano le loro patrie.
E' impressionante come questi fatti storici siano del tutto ignorati: siamo abituati ad assistere alla commozione generale per i discendenti dei profughi palestinesi del 1948, il cui status è mantenuto artificiosamente come alibi e arma per una politica anti-israeliana, mentre tutti ignorano invece questo enorme esodo ebraico, che è costato vite e sofferenze.
Dopo la proposta del premier israeliano Netanyahu, nel suo discorso di domenica, di trattare sulla base di due stati per due popoli, si capisce quanto ci sia di attuale in questa questione: oltre all’evidente necessità di non invadere Israele con un numero sovrastante di nipoti e pronipoti di profughi palestinesi, così come accadrebbe se si applicasse il - peraltro univoco - diritto al ritorno, di nuovo la leadership palestinese solleva la questione dell’impossibilità di riconoscere Israele, la patria degli ebrei, come Stato ebraico. Questa è la negazione dell’identità degli ebrei come nazione, che va a braccetto con la negazione dell’identità della sofferenza ebraica provocata direttamente dall’antisemitismo arabo e che ha prodotto quest’altra nakba ignota ai più, che è giunto il momento che il mondo metta almeno alla pari di quella dei palestinesi.
La nostra iniziativa non è di rivendicazione, ma di memoria, verità e giustizia nella speranza che il riconoscimento delle reciproche sofferenze serva alla causa della pace.
Potete riascoltare l'audizione qui:
e la conferenza stampa che è seguita, qui:
Visita di Gheddafi: necessaria cautela
Roma, 10 GIU (Velino) - “Forse il Senato non è la sede più adatta per un discorso di Gheddafi: la sua visita di Stato può benissimo articolarsi in una quantità di altre sedi più consone alla cortesia e alla cautela al contempo. La visita di Stato del leader libico Gheddafi fa seguito a un trattato che, sia dal punto di vista della cooperazione che nel contenimento del fenomeno dell’immigrazione clandestina, può portare a importanti risultati. Esso è frutto di un ottimismo politico che, per altro, nei mesi passati è stato condiviso dall’ONU, che ha messo la Libia alla presidenza della commissione per i diritti umani e dall’Unione Africana, che ha posto Gheddafi alla sua testa". Lo afferma Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della commissione Esteri
della Camera.
"Tuttavia, ci sembra che un personaggio dal passato e anche dal presente complicato come quello di Muammar Gheddafi, sia da guardarsi e, di conseguenza, da accogliersi sì con cortesia, ma anche con la dovuta cautela. Il nostro Senato, casa della democrazia, difficilmente può essere considerato come luogo ideale per una concione di un personaggio che viola i diritti umani; sui cui servizi segreti pesa il sospetto di avere imprigionato e torturato quattro ex islamici convertiti al cristianesimo; che nel suo Libro Verde sanziona la libertà femminile nel campo del lavoro e della vita civile, che la vede pari “ai fiori creati per attrarre i granelli di polline e produrre i semi”. Gheddafi ha invitato il mondo arabo a impugnare le armi contro Israele; la sua storia è punteggiata di estremismo e di episodi di terrorismo e solo recentemente nuovi accordi hanno portato all’arresto del programma di sviluppo di armi di distruzione di massa. La proposta poi di un incontro con la comunità ebraica romana di origine libica proprio di Shabbat, il giorno del riposo per gli ebrei, sembra un inconscio ripetersi di quell’atteggiamento di supremazia riservato ai dhimmi nel corso dei secoli.
Auspichiamo dunque che Gheddafi, in Senato e in ogni altra circostanza istituzionale, esprima il suo apprezzamento verso l’apertura di credito che l’Italia gli concede, impegnandosi a rispettare i diritti umani, ad affermare la sua considerazione per la piena libertà della donna, ad assumere un atteggiamento nettamente di contrasto all’estremismo islamista quando si parla dello Stato d’Israele. Per quanto riguarda invece il precedente richiamato dall’On. D'Alema di Arafat che venne alla Camera con la pistola, si trattò - conclude Nirenstein - di un episodio abominevole, certo non da citare come esempio”.
Manifestazione a Ginevra di fronte all'ONU
Cari amici,
mercoledì scorso ho partecipato a Ginevra a una manifestazione in un luogo altamente simbolico: alle mie spalle il grande palazzo dell’Onu con le sue 192 bandiere, appena insozzato dall'indecenza del discorso del presidente iraniano Ahmadinejad. Davanti a me, invece, un pubblico che gridava il proprio sostegno alla vita e all’unica democrazia in Medio Oriente. La manifestazione è stata convocata da numerose organizzazioni internazionali che protestavano contro l’impostazione dei lavori della "Conferenza dell’Onu contro il razzismo e le discriminazioni", la ormai nota "Durban 2", che si è conclusa ieri, boicottata da 10 paesi (Italia, Polonia, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Canada, Stati Uniti, Israele, Australia, Nuova Zelanda). L'evento voleva anche ricordare il sessantesimo anniversario della Risoluzione 273 che ammetteva Israele all'Onu come uno Stato amante della pace (peace-loving state). Su quel palco rappresentavo l'Italia nella sua coraggiosa scelta che ha fatto da apripista a una maggiore consapevolezza dell'Unione Europeasulla farsa che si stava nuovamente per compiere sotto l'egida delle Nazioni Unite e, questa volta, nel cuore dell'Europa, a Ginevra. [...]
Dear friends,
last Wednesday, April 22, I participated in a rally in Geneva in a very symbolic location: behind me the huge UN building with its 192 flags, that has just been soiled by Iranian president Ahmadinejad's indecent speech. In front of me, a public showing its support for life and for the only democracy in the Middle East. The rally was promoted by a large number of international organizations protesting against the works of the "UN conference against racism and discrimination", better known as "Durban 2", which eventually ended last Friday being boycotted by 10 countries. The rally was aimed also at celebrating 60th Anniversary of UN Resolution 273, which admitted Israel to the UN as a peace-loving state.
On that stage, I, as Vice-president of the Committee on Foreign Affairs of the Italian Parliament, represented Italy in its courageous choice not to attend the Conference, being thus the first European country to pull out of it and paving the way for a major European Union consciousness of this umpteenth farce in the name of human rights, which was taking place within the UN frame and this time in the core of Europe, Geneva. [...]
Durban 2: lungimirante la scelta italiana di non partecipare
ONU: NIRENSTEIN (PDL), LUNGIMIRANTE SCELTA ITALIANA DI NON PARTECIPARE.
NESSUNO RIENTRI IN CONFERENZA CONTAMINATA DA RAZZISMO AHMADINEJAD
Roma, 20 apr. (Adnkronos) - Fiamma Nirenstein interverra', come unica rappresentante dall'Italia e insieme, tra gli altri, a Nathan Sharansky, Irwin Cotler e David Harris, alla grande manifestazione organizzata per questo mercoledi' a Ginevra da tutte le organizzazioniche si oppongono all'obbrobrio di Durban 2 che si sta inscenando in questi stessi momenti presso la sede dell'Onu di Ginevra. "La decisione italiana -ha dichiarato la vice presidente della commissione Esteri della Camera- di non partecipare alla pseudo-conferenza contro il razzismo, presa dal ministro Frattini con grande coraggio e inizialmente in grande solitudine nel contesto europeo, si e' dimostrata non solo corretta, ma anche di lungimirante intelligenza politica e strategica".
"Infatti -prosegue- oggi, all'apertura dei lavori della conferenza, il discorso di Ahmadinejad, in cui accusava Israele e gli Stati Uniti di essere la causa dei mali del mondo e impartiva lezioni
di antirazzismo, mentre nel suo Paese i dissidenti politici vengono incarcerati, gli omosessuali impiccati e le minoranze religiose come i Baha'i perseguitate, ha portato decine e decine di delegati di vari paesi ad uscire dalla sala. Una sala contaminata dall'indecenza di un discorso antisemita e razzista, nella quale -conclude l'esponente Pdl- nessuno dovrebbe piu' fare rientro".
Iran e diritti umani: 30 dalla rivoluzione
CONFERENZA STAMPA: 1 APRILE, ORE 11.30
Insieme a un gruppo di giovani promotori del neo-costituito “Comitato per gli studenti Iraniani”, i deputati Fiamma Nirenstein, Gianni Vernetti, Beatrice Lorenzin e Benedetto Della Vedova hanno tenuto oggi una conferenza stampa nel ricorrere del trentennale dalla proclamazione della Repubblica Islamica dell'Iran. Da trent'anni la Repubblica Islamica dell'Iran continua a perpetrare sistematiche violazioni dei diritti umani contro la propria popolazione e ripetute aggressioni alla pace mondiale.
Iran, appello bipartisan: Piu' sanzioni e sostegno ai dissidenti
Roma, 01 APR (Velino) - Rinnovare e irrigidire le sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran, sostenere "a distanza" i giovani dissidenti, costruire una coalizione di paesi arabi moderati che contrasti il rischio di egemonia del paese degli ayatollah nella regione mediorientale. Sono obiettivi ambiziosi quelli che parlamentari come Fiamma Nirenstein, Gianni Vernetti, Benedetto Della Vedova e Beatrice Lorenzin, vogliono raggiungere. Per spiegarne le ragioni i quattro hanno tenuto una conferenza stampa alla Camera dei deputati, insieme al giornalista Ahmed Rafat,
Francesco Parisi della direzione nazionale dei giovani democratici e Daniele Nahum, presidente dell'unione giovani ebrei d'Italia. "Bisogna dire chiaramente all'Iran che deve fermare il programma di arricchimento dell'uranio, impedendo al regime di disporre di armi atomiche" dice la Nirenstein. "Poi dobbiamo lavorare per far cessare le esecuzioni capitali e per dire basta alla tortura dei dissidenti politici". L'Iran, secondo la parlamentare del Pdl, rappresenta una "minaccia", infatti ha come obiettivo "l'eliminazione di uno Stato democratico come Israele". E la mano tesa del presidente americano Barack Obama non pare produrre risultati soddisfacenti: "Obama balla da solo - dice la Nirenstein -, per ballare il tango bisogna essere in due, ma dal versante
iraniano non c'e' risposta".
L'Iran, secondo Gianni Vernetti (Pd), ex sottosegretario agli Esteri, e' "la principale fonte di instabilita' nell'area mediorientale e ha un obiettivo ben preciso: il cambio di regime dei paesi arabi moderati". Intanto, il presidente Ahmadinejad "incarcera i dissidenti, ad esempio i giovani blogger". Per questo, aggiunge l'ex dielle, "ho chiesto al presidente della commissione Esteri di
istituire una commissione d'indagine sulla Repubblica islamica, che approfondisca le questioni, ad esempio, dei diritti civili". Ma con l'Iran si devono attivare solo i canali diplomatici? "L'intervento militare non e' auspicabile - spiega Vernetti -, ma rimane come ultima opzione una volta saltati i canali di dialogo. Diciamo che e' un'alternativa che fa da sfondo alle trattative". Per Della Vedova, deputato del Pdl e presidente dei Riformatori liberali, bisogna "evitare la logica del 'comunque le cose alla fine si sistemano'. E serve far capire all'opinione pubblica iraniana che l'Occidente libero non sta dalla parte del regime". (udg) [...]
Giochi del Mediterraneo, Nirenstein: sì a invito Israele, anche al di fuori delle competizioni
Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati
Nel corso di una conferenza stampa oggi alla Camera, i deputati Fiamma Nirenstein, Enrico Pianetta, Margherita Boniver, Alessandro Pagano e Franco Narducci hanno presentato la lettera inviata al Presidente del Consiglio Berlusconi dall’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele (che annovera oltre 200 tra deputati e senatori), nella quale denunciano l’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo, che si terranno quest’anno a Pescara dal 26 giugno al 5 luglio.
L’On. Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ha dichiarato: “E’ inammissibile che l’unico stato democratico del Medioriente sia continuamente soggetto a boicottaggi, contro le sue università, i suoi prodotti, contro i suoi atleti. L’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo si è palesata peraltro negli stessi giorni in cui alla tennista israeliana Shahar Peer è stato vietato di giocare in Dubai e, a Malmoe, si giocava la sfida Svezia-Israele della Coppa Davis a porte chiuse, mentre fuori le folle si scatenavano in cori antisemiti”.
“L’idea del Ministro Frattini di invitare le delegazioni sportive escluse alla cerimonia di apertura dei Giochi è senz’altro positiva”, continua Nirenstein. “La mia proposta è quella che l’Italia compia un ulteriore passo avanti per affermare la propria volontà di evitare un boicottaggio di Israele: che inviti gli atleti israeliani a esercitare le loro specialità sportive anche al di fuori delle competizioni”.
“Questa scelta” conclude Nirenstein, “scavalcherebbe le scadenze della burocrazia del Comitato internazionale preposto all’organizzazione dei Giochi, promettendo nei fatti, e non in termini astratti, l’apertura alla delegazione israeliana alla prossima edizione dei Giochi”.
E, a proposito di boicottaggi...
Giochi del Mediterraneo: conferenza stampa dei parlamentari “Italia-Israele” contro l'esclusione di Israele
L’ufficio di presidenza dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele, che annovera oltre 200 parlamentari tra deputati e senatori, terrà domani una conferenza stampa contro l’esclusione d’Israele dai prossimi Giochi del Mediterraneo di Pescara. Nel corso della conferenza stampa i parlamentari esporranno le iniziative dell’Associazione in merito alla vicenda e presenteranno la lettera inviata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Sottosegretario con delega allo sport Rocco Crimi e all’On. Mario Pescante, Commissario Straordinario di Pescara2009, nella quale si chiede di intervenire presso il Comitato organizzatore per invitare la delegazione israeliana ancora a questa edizione dei Giochi.
A renderlo noto è l’ufficio di presidenza dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele, costituito da Enrico Pianetta, Fiamma Nirenstein, Gianni Vernetti e Rossana Boldi.
La conferenza stampa si terrà domani, mercoledì 25 marzo, alle ore 17:30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione (Sala del Mappamondo).
Per accrediti stampa: fax: 06-6783082.
Roma, 24 marzo 2009
Medici & clandesitini: nessuno scandalo nella petizione indirizzata al premier
Bufera sul ddl sicurezza
Nirenstein: "Nessuno scandalo nella petizione indirizzata al premier"
di Fabrizia B. Maggi, L'Occidentale
Il disegno di legge sulla sicurezza è tornato in Aula alla Camera dopo le modifiche del Senato ed è subito ricominciata la polemica. Tra le fila della maggioranza è immediatamente circolata una petizione indirizzata al capo del governo Silvio Berlusconi, che lo esortava a non porre la fiducia sul provvedimento: l’Aula avrebbe così l’opportunità di discutere due norme largamente contestate quali l’introduzione del reato di clandestinità e l’eliminazione del divieto di segnalazione degli irregolari alle autorità da parte dei medici. Capeggiata da Alessandra Mussolini, “la carica dei 101” – come è subito stata ribattezzata dai media –, ha ottenuto anche il sostegno di Fiamma Nirenstein che in una breve intervista all’Occidentale spiega le motivazioni che l’hanno spinta a firmare.
L’onorevole Mussolini propone di modificare il ddl sicurezza nella parte che riguarda l’abolizione del divieto di denuncia degli immigrati irregolari e l’introduzione del reato di clandestinità. Cosa l’ha spinta a sottoscrivere la richiesta?
Essenzialmente per una ragione di carattere giuridico: perché non si deve mettere il cittadino nella condizione di dover risolvere il problema della clandestinità chiedendogli di denunciare. Ad esempio i genitori di un bambino che ha un’infezione o una malattia, si trovano di fronte alla difficoltà di dover decidere se far curare il proprio figlio o meno per la paura che il medico li denunci. Inoltre, non ritengo giusto che alcune categorie deboli come i malati e i minori possano trovarsi a dipendere da una parte di cittadini più forti di loro, come i medici e gli insegnanti, solo perché sono clandestini o figli di clandestini. Bisogna avere più cautela, non è questione di essere più morbidi è questione di non mettere di mezzo i cittadini in una questione che in realtà è istituzionale. [...]
